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Teatro

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Speciale ’77. Gorilla, draghi e mongolfiere. Conversazione con Giuliano Scabia

Bologna e Trieste, l’aula e la piazza: il Settantasette raccontato da Giuliano Scabia in un’intervista/conversazione con Stefano Chiodi e Andrea Cortellessa.     Stefano Chiodi: Com’è cominciato il tuo lavoro all’università di Bologna?   Giuliano Scabia: Nel ’72 facevo teatro vagante, un’azione chiamata Forse un drago nascerà. Nei paesini dell’Abruzzo fondavo città che duravano tre giorni, il terzo giorno la città si trasformava in un drago. In ogni posto portavo un teatrino che poi restava lì. Un giorno ero sul Monte Velino, in un paesino che si chiama Massa d’Albe, facevo il cavaliere e combattevo col drago quando arriva un messo comunale e dice: C’è uno che vorrebbe parlare con lei al telefono, da Bologna, un certo Squarzina. Ho detto va bene, finisco e vengo. Era Squarzina che mi invitava al DAMS. Ti piacerebbe venire a Bologna a insegnare?, mi fa; e io: non è la strada che ho scelto, studiare mi piace ma adesso sto facendo il drago. Lui insiste e gli dico: lunedì vengo a Bologna col furgone.   Andrea Cortellessa: In quante...

Speciale ’77. Il passo del Gorilla

Lunghe discussioni in venti, in una stretta stanza d’albergo, fino alle tre del mattino. Teatro in bar minuscoli o in grigie palestre scolastiche. Incontri nelle case, davanti a un bicchiere di vino. Scalate a montagne con violini, flauti, bandiere e un gigante dall’abito azzurro svolazzante, il Gorilla Quadrùmano.     Era il 1974. Un anno abbastanza lontano ormai dal 1968 e vicino al 1977. Le città erano state percorse da cortei e lo sarebbero state ancora, fino agli omicidi delle Brigate Rosse, fino al rapimento di Aldo Moro e all’uccisione della sua scorta, il pieno degli anni di piombo, l’inizio del “riflusso”. A quei tempi la politica guidava le nostre vite di studenti universitari: una “politica” che provava a fuggire dalla burocrazia e sognava e tentava di realizzare parole come partecipazione, comunicazione, gestione dal basso. In quei mesi l’Italia introdusse, con un vittorioso referendum, il divorzio; di lì a poco la sinistra sarebbe andata al governo nelle più importanti città italiane e si sarebbero aperti nuovi scenari di speranza e anche nuovi conflitti,...

Venezia - Asseggiano, 8 marzo 2012

Spacco bottiglia-ammazzo famiglia! Che significa? Significa che basta un niente per incendiare una scuola, o un quartiere. Ma andiamo con ordine, e ripartiamo dal 27 febbraio.   Finalmente i due mari si sono incontrati: finalmente dopo mesi di lavoro separati, siamo arrivati a riunire tutta (o quasi) la tribù di Eresia della Felicità a Venezia: finalmente il 27 febbraio al Cinema Teatro Aurora di Marghera, ospiti della compagnia teatrale Questa Nave, si sono incontrati il gruppo dell’Istituto Tecnico Edison-Volta di Asseggiano e il gruppo del Liceo Classico Marco Polo di Venezia. In attesa che arrivasse il tecnico del teatro e accendesse la luce in sala, i ragazzi si sono annusati, come dice Filippo. Aspettando nell’atrio, i due gruppi restavano divisi, tranne qualche timido approccio, e gli sguardi sottecchi o lanciati come dardi. Emozione e curiosità nell’aria. Poi abbiamo iniziato.     Abbiamo iniziato tutti e 45 sul palco, in cerchio, col canto dell’ottava del Boiardo, da L’Orlando innamorato, il canto con cui spesso iniziamo gli incontri di non-scuola. È un modo per scaldare la voce e la...

Il Tram post-pop di Antonio Latella

USA, anni Quaranta: la culla dell’American Dream comincia a scuotersi. Passato e futuro convivono fra le performance poetiche beat e la caccia alle streghe del maccartismo, mentre le ricerche dirompenti dell’espressionismo astratto e il successo planetario del rock’n’roll sono lontani anni luce dai sobborghi della rampante nuova borghesia operaia, dove si va affermando l’unità abitativa mono-familiare, con elettrodomestici sempre più sfavillanti e il neonato immaginario televisivo – in un cortocircuito politico e culturale che di lì a poco segnerà tutto il secolo.     Un prodotto preciso e straziante che rimanda a quel nugolo di esplosive giustapposizioni – che tanto sembrano aver da dire sulla condizione socio-politica e culturale in cui versa oggi l’Occidente – è Un tram che si chiama desiderio, testo in parte autobiografico che ha consacrato al successo (e allo scandalo, visti i tanti tabù toccati) Tennessee Williams nel 1947, dove vecchio e nuovo, ricchezza e povertà, integrità e cinismo si sfidano, si mescolano e si scontrano. Poco rappresentato...

Santa Giovanna dei segni

E arrivò il primo Brecht di Luca Ronconi, un Santa Giovanna dei macelli lontano da ogni ortodossia. Ronconi lo porta in scena sullo storico palcoscenico del Piccolo Teatro di via Rovello che vide i Brecht di Giorgio Strehler come una sfida a un autore che paradossalmente ha evitato per decenni, lui che ha messo in scena “epicamente” Quer pasticciaccio brutto de via Merulana e I fratelli Karamazov, lui che i testi li ha smontati nelle loro componenti strutturali. Forse di Brecht gli dava fastidio l’ideologia. O meglio la lettura ideologica che ne hanno fatto: quel socialismo militante che riassorbe anche i continui dubbi in una visione inevitabilmente finalistica.     Ora che solo di domande e non di risposte si vive, è giunto il momento di riprendere il drammaturgo di Augusta fuori da ogni agiografia, di rivoltarlo, asciugarlo dalle pretese di grande spettacolo, perfino da un certo grottesco da cabaret espressionista, facendone rifulgere le contraddizioni, in uno spettacolo secco, crudele, “scientifico” (avrebbe detto lo stesso Brecht), dove le certezze si smontano, piuttosto. Ronconi va al testo del 1929,...

L’ironico esistenziale di Lucia Calamaro

Questa stagione ce la ricorderemo come l’anno dell’“Orgoglio drammaturgico”. Dal nord al sud non si fa altro che parlare di nuova drammaturgia tanto che certe compagnie, le pugliesi a esempio, avrebbero tutto il diritto di dire “guardate che noi la nuova drammaturgia ormai la facciamo da anni”. Bisognerebbe interrogarsi proprio su quell’aggettivo che la precede: quanto è determinante o urgente oggi parlare di nuove forme? Dopo aver destrutturato le unità narrative e dialogiche compartimentando gli spettacoli in insiemi autonomi, dopo aver disintegrato il concetto di personaggio, attraversato il dispositivo in ogni suo meandro mostrandone al pubblico ogni ingranaggio, dopo aver benedetto l’ennesima stagione del Teatro Immagine, questa volta votata al digitale, in definitiva cosa rimane se non lo scheletro? Ecco forse bisogna iniziare a ricostruire i muscoli.     Non a caso gran parte della scrittura britannica (da Caryl Churchill a Tim Crouch), che spopola nei teatri di tutto il mondo, è una drammaturgia profondamente ancorata al reale inteso come fitta rete di relazioni interdipendenti...

Bouvard e Pécuchet 2.0

Sono due clown beckettiani con calzoni troppo corti, visi troppo pallidi e occhiaie troppo pronunciate, grandi pance di chi sta sempre incollato a una sedia i Bouvard e Pécuchet di Mario Perrotta, premio speciale Ubu 2011 per la Trilogia dell’individuo sociale, chiusa da questo spettacolo ispirato dal romanzo incompiuto di Flaubert. Sono, quei due, la nostra umanità in un Atto finale senza fine, una ricerca di senso senza intelligenza, inchiodati a una tastiera per computer che pende dal petto, in dialogo con i loro doppi virtuali e altri fantasmi del mondo proiettati alle loro spalle su uno schermo, onnivori, bulimici di informazione, di domande che non riescono a avere risposta. Quelle loro pance, anzi, somigliano a quella del divoratore Ubu re, mangiatore di uomini, distruttore di se stesso.     Si sono ritirati dal mondo non per confezionare marmellate o per studiare sui libri geografia, astronomia, mitologia, storia antica, medievale, moderna o contemporanea, in un sapere che rimanda continuamente a altro sapere, spalancando l’abisso dell’ignoranza e dell’impotenza. Questa volta le loro domande inani sull’umanit...

Venezia-Asseggiano, 30 gennaio 2012

  Scommettiamo che Beppe Grillo all’Istituto Tecnico di Asseggiano non sarebbe capace di ripetere quel che ha maldestramente sostenuto sullo ius soli?   Ma andiamo con ordine, e ripartiamo da dove ci eravamo fermati. Ovvero dal fatto che dopo gli incontri preparatori di ottobre, si sono formati due gruppi con i quali abbiamo lavorato tutte le settimane, ogni lunedì all’Istituto Tecnico Edison-Volta di Asseggiano, il martedì al Liceo Classico Marco Polo di Venezia. Entrambi i gruppi contano un numero di partecipanti attorno ai 20-25.     Stiamo lavorando su Mistero buffo di Vladimir Majakovskij, scritto nell’estate del 1918. La trama è semplice, misto di realtà e fantasia: c’è un diluvio, una sorta di diluvio universale, pochi esseri umani si salvano convergendo al polo boreale, unico luogo rimasto asciutto. Majakovskij li divide in “puri” e “impuri”, dove i primi sono i rappresentanti del potere (aristocrazia e alta borghesia), i secondi sono i lavoratori. Poiché l’alluvione minaccia anche il polo costruiscono un’arca e insieme procedono a una...

Nuova spettacolarità

Diverse definizioni possiamo rievocare per figurare la scena degli anni ottanta, una realtà in esaurimento e in movimento, in trasformazione. Giuseppe Bartolucci, critico-guru di varie generazioni della sperimentazione teatrale, parla di “nuova spettacolarità”; Oliviero Ponte Di Pino, in un libro che raccoglie le esperienze più significative del periodo, sottolinea la ricerca di “una grammatica del presente”.   Magazzini Criminali, Sulla strada (1982)   O forse dobbiamo piuttosto scattare varie istantanee. Una coreografia ossessiva e barbara, sotto cieli tropicali e ardori desertici, con luci coloratissime, musiche iterative a avvolgenti, in Sulla strada dei Magazzini Criminali di Sandro Lombardi, Federico Tiezzi e Marion D’Amburgo, il nomadismo elettronico innestato sul tronco del vecchio Kerouac (1982). Un correre dei personaggi attraverso ambienti disegnati con tratto da fumetto in Tango glaciale di Falso Movimento con la regia di Mario Martone (1982). Il balletto antigravitazionale, nella metropoli incombente, in vari spettacoli della Gaia Scienza e di Giorgio Barberio Corsetti. Il teatro si fa danza. La...

Il barocco ovvio

  Un marinaio grida “mare ti amo” ai flutti, due suore accudiscono un ragazzone in coma, un’anziana rivive il suo amore che non c’è più evocandolo sulla scena. Sono le tre situazioni presentate nella Trilogia degli Occhiali di Emma Dante, che torna alla sintesi della scrittura scenica con la sua compagnia dopo produzioni internazionali, romanzi e regie alla Scala. Il teatro della regista e autrice palermitana procede per visioni che si sviluppano tramite picchi emozionali, fabbricando effetti che negli anni hanno costruito un linguaggio: situazioni drammatiche presentate per segmenti narrativi affiancati; iperboli grottesche di una superficie della rappresentazione che cela significati metaforici; musiche ad alto tasso di emozionalità che esaltano il tono delle azioni; oggetti e scene usati simbolicamente, che parlano quanto la marcata carica espressiva delle partiture fisico-gestuali degli attori. Sono i caratteri che ritroviamo in questa trilogia, tre parti di una sola commedia umana ma pure frammenti autoconclusi che ambiscono a contenere in sé il mondo.     S’inizia con Acquasanta, un...

Lavia e Lo Monaco. La Roma del Pirandello eterno

A oggi Luigi Pirandello contende la palma di autore più frequentato a Goldoni e Shakespeare. Come ha ricordato Sergio Lo Gatto, nella cronaca della conferenza stampa di presentazione del Centro Nazionale di Drammaturgia Contemporanea, tentativi come quello del dismesso Idi (Istituto per la Drammaturgia Italiana), nato all’indomani della seconda guerra mondiale, troppo poco hanno fatto per dare dignità ai nuovi autori teatrali. Quello che differenzia ancora l’autore dei Sei personaggi rispetto agli altri due monumenti è l’intoccabilità. Ovvero è praticamente impossibile, se non molto difficile, trovare sulle scene italiane, anche quelle più sperimentali, lavori teatrali che partendo dai testi del siciliano mettano in scena esempi di riscrittura autonomi per linguaggio e drammaturgia. Il risultato è quasi sempre una monumentalizzazione di quei testi, sguardi certamente rispettosi, ma che ne hanno rovistato ormai da infinite angolazioni le possibilità. Di certo uno dei problemi fino a poco tempo fa era quello dei diritti, ma ora che i fatidici settant’anni sono scaduti e il Siciliano è stato...

Torna il teatro di Brecht

Un boom che pare garantire benessere a tempo indeterminato, seguito da livelli d’inflazione a dir poco storici; l’investimento in azioni che sembrano destinate a crescere a dismisura e la speculazione malcelata delle lobby bancarie; i piccoli risparmiatori prima preoccupati poi in lacrime che si radunano rumorosi davanti a Wall Street, tempio dichiarato del progresso occidentale. Sembrano resoconti dell’altro ieri, mentre sono storie di quasi cent’anni fa, di quel venerdì nero che gettò gli Stati Uniti e il mondo nella Grande Depressione. Sia ben chiaro, il paragone è di comodo: parliamo del 1929 per incontrare il lavoro di Brecht, un artista e intellettuale la cui esistenza ha singolarmente coinciso con le trasformazioni cruciali del ‘900 e pare essere ancora destinata ad accompagnarne gli esiti. L’occasione è d’eccezione: dopo un lungo oblio, l’opera brechtiana sembra essere tornata all’ordine del giorno teatrale proprio in questi ultimi anni, guarda caso anche grazie a testi scritti proprio a ridosso della crisi, da La resistibile ascesa di Arturo Ui di Claudio Longhi a Orazi e Curiazi dell...

Venezia - Asseggiano, 8 gennaio 2012

  “E quanto alle antiche relazioni di Ravenna con Venezia, non potendone ritrovare il principio, dovemmo risalire allo studio delle origini delle due città, che vedemmo non contemporanee, ma certo consimili”.   (Pier Desiderio Pasolini, 1874)     Riprendo a scrivere di non-scuola, dopo la serata di Donne al Parlamento al Valle in dicembre. E d’accordo con la redazione di doppiozero, diamo a questo blog un nuovo titolo, non legato a un singolo progetto, come è stato per Capusutta a Lamezia Terme, bensì un titolo che possa comprendere luoghi e avventure differenti durante l’anno, appunto il titolo di NON-SCUOLA, in modo che io possa raccontare i progetti che le Albe vanno realizzando in giro per l’Italia e per il mondo. Compresi quelli futuri di Capusutta, perché siamo fiduciosi sulle promesse del sindaco di Lamezia di continuare l’esperienza.   Ripartiamo dal Nord Est: infatti, mentre stavamo terminando il primo anno di Capusutta in Calabria, già dall’ottobre scorso avevamo iniziato una nuova non-scuola a Venezia. Voluti là dalla Fondazione di Venezia, un...

Oltre l’osceno. Intervista a Romeo Castellucci

Osceno è uno spettacolo che si interroga sul dolore umano, sui figli che si caricano sulla spalle la decadenza fisica dei padri? O osceno è il clamore fondamentalista che si scatena intorno a un lavoro teatrale senza averlo visto, presumendo, per sentito dire? E non è osceno il conseguente silenzio (o mezzo silenzio) complice di molti, che non fa chiarezza, che non denuncia la montatura? Questa riflessione sorge a seguito delle polemiche nate dalla rappresentazione dello spettacolo Sul concetto di volto del figlio di Dio di Romeo Castellucci / Socìetas Raffaello Sanzio, in programma al teatro Franco Parenti di Milano dal 24 gennaio.   Vari gruppi di integralisti cattolici hanno mobilitato i loro blog per boicottare la rappresentazione, definita “oscena”, “blasfema”. Si chiamano Gli ultimi tempi, Messa in latino, La voce di don Camillo, Pontifex Roma, Sudditi di Cristo, Medjublog, Gloria tv eccetera. Su YouTube il comitato san Carlo Borromeo del blog Basta cristianofobia ha prodotto un inquietante spot in cui sotto una musica marziale scritte incalzanti invitano all’azione contro lo spettacolo, concludendo con...

Marionette con l'anima

Adrian Kohler e Basil Jones nel 1981 fondano la Handspring Puppet Company, una compagnia teatrale sudafricana composta da attori in carne e ossa e marionette. Nella presentazione di TED ripercorrono l’evoluzione delle loro creazioni. Da una piccola iena relativamente semplice da manovrare fino alla loro ultima fatica: Joey, un cavallo realizzato in dimensioni naturali per lo spettacolo War Horse, che si presenta e si muove sul palco con incredibile realismo.     Più di cento anni fa Edward Gordon Craig nel suo articolo L’attore e la Supermarionetta aveva teorizzato, citando Eleonora Duse, la necessità di estromettere gli attori dal teatro: potessero morire di peste! Al suo posto sarebbe dovuta subentrare una figura inanimata; la Supermarionetta. La sua prossimità alla morte, alla materia inerte richiama alla mente di Craig un corpo in trance, completamente dimentico di sé e allo stesso tempo perfettamente in grado di eseguire ogni singolo gesto con grande perfezione.     Già Heinrich von Kleist guardava con ammirazione al teatro delle marionette e ne osservava la grazia e la leggiadria. La...

Nuovi sguardi per un teatro dell’infanzia

Baby Don’t Cry di Babilonia Teatri è uno spettacolo per l’infanzia duro e lieve, mai sdolcinato. Comincia nel buio, con un pianto inconsolabile, sotto una luce gialla intermittente di soccorso, fra una carrozzina con lucine da luminaria di festa e un albero di natale. Una voce ripete, in incalzante litania: “Non piangere. Non serve a niente. Non vedi che non posso, non posso… Il papà, cosa ti ha detto!… Dai un bacino al tato… alla tata… Questo è pericoloso. Poi piangi, piangi… Io ti devo curare, io ti devo amare… Io…Io… Io…”. Inscena le ipocrisie, le viltà, la distrazione degli adulti, i ricatti esercitati dai bambini e i conseguenti sensi di colpa dei genitori. Racconta, per salti analogici, per suggestioni, un rapporto difficile, quello tra padri sempre più distratti e figli coccolati, e abbandonati soli, mettendo a confronto, ferocemente, contendenti entrambi troppo concentrati su di sé. Narra di bambini delle nostre società opulente e di altri che hanno pianto posando per la prima volta i piedi sul nostro suolo, pensando che non avrebbero...

Un osceno tran tran

Auden: “Ciò che realmente invidio è che tu stai ancora lavorando”. Britten: “Tu non lavori?” Auden: “Ogni giorno, ma non faccio nulla. Ho il vizio dell’arte; scrivo poesie di una gradevole domesticità, tentando di catturare le poche carbonizzate emozioni che vagano nel mio passaggio stralunato. In ogni caso, scrivere è apparentemente terapeutico”.   The Habit of Art (Il vizio dell’arte) è una delle commedie recenti di Alan Bennett: è andata in scena al National Theatre di Londra nel 2009 con Alex Jennings nei panni di Britten e Richard Griffiths in quelli Auden. All’ultimo Prix Italia si è vista una produzione televisiva di Channel Four, diretta da Adam Low, in cui Bennett e il regista teatrale Nicholas Hytner raccontano il making of di questa pièce, che è teatro nel teatro, la messinscena di una messinscena. Quei due, Britten e Auden, omosessuali e artisti, si incontrarono negli anni Trenta. La loro amicizia profonda durò un decennio, e poi si perse dopo il 1939, quando Auden andò in America con un giovane scrittore omosessuale,...

Premi per giovani e paesi per vecchi

L’Italia è un paese per vecchi, dunque parlare di giovani è di moda. Nel teatro italiano tutti quanti vanno in cerca di giovani: gli spettacoli sono quasi autoprodotti e costano meno, le compagnie sono spesso costrette ad accettare condizioni poco dignitose e, se nello stesso festival si mettono insieme più opere, “giovane” diviene una categoria estetica che tiene a galla le programmazioni. Pochissimi sono quelli che rischiano, andando in cerca di compagnie sconosciute e offrendo qualche opportunità vera, per quanto è possibile fare. L’Associazione Scenario si è presa questa responsabilità dal 1987 organizzando l’omonimo premio dedicato alle forme del nuovo e, in questi anni modaioli, è divenuta un punto di riferimento per i gruppi che sono all’inizio. La scorsa settimana, al Teatro Franco Parenti di Milano, sono state presentate le quattro opere “finite” dell’edizione 2011, la “Generazione Scenario”: i vincitori di Scenario e Scenario Per Ustica, riservato quest’ultimo a spettacoli dal particolare valore civile e due spettacoli che hanno ricevuto...

Roma, Teatro Valle, 16 dicembre 2011

Scrivo questa ultima puntata del diario di Capusutta prima di ritrovarci tutti a Roma, al Valle occupato. Non l’avrei detto, il giorno che ci siamo arrangiati a provare per strada, tra le auto che passavano, perché a Lamezia nessuno ci aveva aperto il teatro, che Donne al Parlamento, dopo la “prima” a Lamezia, sarebbe arrivato fino al Valle. Ma vado con ordine, e racconto come è andata la “hell’s week”, la “settimana dell’inferno”, così negli Stati Uniti chiamano la settimana che precede il debutto.   Scendo a Lamezia e subito capisco che il clima non è buono. Ne avevo scritto già sul doppiozero del 5 maggio 2011, quando mi preoccupavano gli atteggiamenti di certi burocrati lametini, e al mio arrivo ne trovo conferma. I “corsari” hanno appena recitato il loro Molière al Politeama, come stava scritto nella nostra convenzione con il Comune, che contemplava non solo il laboratorio di Capusutta, ma anche alcuni spettacoli delle due compagnie, in modo da presentarci ai ragazzi oltre che come guide del laboratorio anche come attori e registi con una propria poetica: lo...

Maria Tasinato

Santiago di Compostela è lontana dall’Appennino tosco-emiliano, soprattutto se il viaggio si fa a piedi, per centinaia e centinaia di chilometri, rispettando i ritmi ondivaghi, eppure precisissimi, del cammino francese. Una strada che è nel mito ormai e che del paesaggio sempre teneva conto, per dare al pellegrino riposo e sollievo, nel tempo in cui chi camminava compiva il proprio itinerario ad Deum. Maria Tasinato ha compiuto la scorsa estate il suo sogno di recuperare quel passo antico, quell’andatura filosofante, quel peripatetico discorrere con sé. Fino a tempi recenti la sua abituale scena era Padova, dove nelle aule fruste del Liviano ha per lungo tempo fatto proseliti discettando della “velenosa bellezza” (questo il titolo di un suo notevolissimo studio sull’Encomio di Elena di Gorgia da Leontini) della filosofia, tra gli splendori della sofistica e le epifanie del mondo tardo-antico. Platone è il suo nemico, perché è responsabile del maggiore crimine del sapere di Occidente: quello di concepire l’amore come frutto di mancanza e non come pienezza, “come rimedio a imbattibile melanconia e...

La danza di Woyzeck nel vuoto

Woyzeck danzato, cantato, recitato. Il Balletto Civile di Michela Lucenti presenta Woyzeck - ricavato dal vuoto nell’ambito del glorioso Teatro Festival di Parma, una rassegna che in anni di minori tagli e di maggiori slanci portò in Italia mostri sacri della scena europea come Bernhard Minetti, Peter Stein e Eimuntas Nekrosius. Lo spettacolo, come gli altri di questa compagnia, usa la danza come scandaglio dell’esistenza e della società, lanciando il corpo a esplorare l’oscurità, aiutandosi con il canto per non perdersi, con la parola per provare a capire.     Il personaggio principale di questo testo frammentario e incompiuto scritto nel 1836 da Georg Büchner, giovane scienziato e rivoluzionario, è stato la bandiera di varie avanguardie. Maurizio Camilli lo indossa totalmente, rendendolo un giovane Cristo di bell’aspetto portato al supplizio, con poco del soldato di truppa vessato di certa iconografia post-espressionista. Diventa eroe sacrificale in un mondo alla deriva, fatto di consumo e solitudine, dove i persecutori – il dottore che lo usa come cavia, il capitano che lo rimprovera di assenza...

Credete solo ai vostri occhi

Il mago Alcandre è il portiere dell’Hotel du Louvre di Parigi. La grotta dove Pierre Corneille fece rappresentare le visioni dell’Illusion comique è la sala video della sicurezza interna, giù negli anfratti squallidi e trascurati di un palazzo d’oggi. Pridamant, il padre distrutto dalla fuga del figlio Clindor, logorato e affranto da anni di contatti perduti chiede aiuto al demiurgo, che gli mostra sui monitor cosa ha combinato quel giovane così bello e avventuroso, fortunato e sventurato, di dubbie frequentazioni e ambigui doppi amori. L’idea di prendere capolavori del proprio repertorio teatrale a affidarli alla regia cinematografica di giovani talenti è venuta alla Comédie Française, e Mathieu Amalric, l’ex attore che ha girato Tournée, ha scelto i sontuosi, ipnotici e ammalianti versi alessandrini del reazionario normanno che piacque a Mazzarino, Richelieu, Louis XIII e Louis XIV, inurbato a Parigi, insediato all’Académie Française, e infine morto all'incredibile età di 78 anni, scocciato dall’ascesa del giovane e presuntuoso Racine.   L’...

Lamezia Terme, 20 novembre 2011

  Torno a Lamezia. Finalmente abbiamo le date ufficiali del debutto di Donne al Parlamento: 20 e 21 novembre, ore 21, al Teatro Comunale Politeama, gestito per il Comune da Piero e Pierpaolo Bonaccurso del Teatrop.   I corsari hanno lavorato benissimo. Ricordate che vi dicevo dei problemi creati dalla innaturale (per la non-scuola) pausa estiva? Bene, sono andati dappertutto, non solo sono ritornati nelle scuole, ma anche nelle strade, nelle piazze. Nei pub, dove gli adolescenti si danno raduno, e hanno trovato nuove adesioni ed entusiasmo. Come crediamo si faccia il lavoro con i giovani? Si fa così. Impiegando tempo e passione. Le locandine, certo, i manifesti, i dépliant, la conferenza stampa, ma prima di tutto il guardarsi in faccia. Il prenderli sul serio, uno a uno. E forse i giovani stessi possono farlo meglio di tutti, per questo è importante non essere “avari”, ma coinvolgere ragazzi attenti e svegli e appassionati nei progetti culturali, se vogliamo che siano una miccia capace di accendere i loro coetanei.     Le prove procedono. Io oggi seguo solo Praxagora e le altre con Emanuele e Tonino, mentre...

Con L’uomo della sabbia attraverso gli spettri della realtà

Scoprire in quali pieghe si addentra il percorso dei Menoventi – ovvero di Consuelo Battiston, Gianni Farina e Alessandro Miele – è avventura per spettatori curiosi e attenti, felici di ancorarsi a una poltrona che quanto più sarà salda, tanto più potrà capovolgere e rimescolare i pensieri, rubando ogni certezza. Per la compagnia romagnola (per due terzi d’adozione) il tessuto della realtà e le sue infinite increspature sono quanto mai materia di lavoro, luogo denso in cui agire l’attore e i suoi strumenti. “In realtà sta a capo all’ingiù la realtà”, segnala il punto -18 del “termometro” alla rovescia che scandisce la ricerca dei Menoventi: un percorso che avanza per sottrazione, rubando allo spettatore tutto ciò che possedeva per sentirsi al sicuro nel buio della sala (perfino l’anima, come nel radiodramma Il contratto, ispirato al precedente Postilla, spettacolo per un solo spettatore).     Con gli ultimi lavori i Menoventi sembrano introdursi sempre di più nel fondo di labirintiche questioni. Per Santarcangelo 41, oltre a...