Categorie

Elenco articoli con tag:

Racconto

(384 risultati)

Fior di ginestra

Lenta, e saggia, per Leopardi è la ginestra. Ma ogni anno, tra aprile e maggio, quando i declivi ridono e profumano di giallo, non mi sovviene il canto estremo del Recanatese. A rischio d’apparir dimentica del crudo destino dell’umana specie, e sciocca quanto il secolo da lui dileggiato, quando le ginestre sono in fiore è una pagina dannunziana che mi corre alla mente. Sarà perché le ginestre del mio cuore sono marchigiane, quelle del promontorio tra Gabicce Monte e Fiorenzuola di Focara, dove il giallo taglia il verde e il blu come nell’occhio di Franco Fontana; sarà perché qui la ginestra non par proprio «fiore del deserto» e i vulcani sono tanto lontani. Sarà per questo che le ginestre dannunziane di San Vito Chietino e tutta la voluttà di Giorgio Aurispa in attesa d’Ippolita hanno il sopravvento nella mia memoria poetica: sta per arrivare la desiderata, e deve passar sui fiori al pari della Madonna dei miracoli. Cinque giovani, campagnole e canterine, sono state mandate a giuncare i fiori del maggio e Giorgio le raggiunge:   Trovò il ginestreto. Era un pianòro...

Linea gotica

Mentre si sta celebrando il 70esimo anniversario della liberazione d'Italia dall'occupazione nazista, un'occupazione militare che sarebbe stata impossibile o comunque molto più difficile senza la collaborazione dei fascisti locali; mentre insomma si sta tornando a discutere sulla natura e le conseguenze della guerra civile, è bene ricordare quanto il nostro Paese fosse anche teatro decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale. Dall'agosto 1944 e fino alla seconda metà d'aprile del 1945 l'Italia è stata divisa in due da quella che i tedeschi chiamarono la Linea gotica (poi cambiarono il nome in Linea verde). Da Cinquale sul Tirreno, a due passi da Carrara, fino a Rimini le truppe naziste costruirono un sistema di bunker, trincee, trappole e ostacoli vari per rallentare l'offensiva degli Alleati.   Di quella parte della storia si parla poco, si predilige, e forse giustamente dal punto di vista della discussione su quella che è l'eredità e la lezione della Resistenza, concentrare il discorso sui partigiani, sulle scelte esistenziali e politiche che hanno fatto schierare la meglio gioventù...

Il Sacro Monte di Varese

Era una bella giornata d’aprile. Partimmo da Monza la mattina molto presto, diretti al Sacro Monte di Varese: uno sparuto gruppo di insegnanti alla testa di un manipolo di studenti, le terze dell’Istituto Statale d’Arte sperimentale. Anno 1985. Insegnare ci piaceva. Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Abbiamo sempre amato il corpo a corpo con la conoscenza, sorretto dalla volontà di trasmetterla. Ne facevamo tante di gite a quel tempo. Le chiamavamo escursioni didattiche perché si trattava di vere e proprie ricognizioni interdisciplinari sul campo di quanto affrontato in classe. E così il pullman che ci portava alla meta si trasformava in aula viaggiante, come ci aveva insegnato Silvestrini, il nostro nume tutelare, il leader morale e culturale, l’anima della nostra scuola.   C’erano: Marco, che insegnava Storia del Pensiero Scientifico; Letizia, Architettura; Liliana, Matematica e Fisica; Paolo, Geometria Descrittiva e Proiettiva e io, Storia dell’Arte. Ciascuno di noi aveva contribuito con le proprie competenze, come sempre facevamo, al buon esito di quel progetto di studio. Agli allievi quel giorno spettava il...

Meravigliosamente

Non conosco altra parte d'Italia che condensi in così pochi chilometri tracce di civiltà tanto illustri come la Sicilia orientale. Di qui una chiesa barocca, di là un teatro greco, un mosaico romano, una tonnara, o semplicemente una graziosa villetta liberty. Il freddo intenso non impediva al nostro gruppo di lombardi al 37simo parallelo di seguire i dettami delle guide e di soppesare con cautela (come se ci trovassimo in una spedizione etnografica nell'Africa coloniale) i consigli degli indigeni. Eravamo ospiti (paganti) di un barone di illustre casata che ogni sera ci offriva un aperitivo davanti a un bel fuoco scoppiettante e ci deliziava con aneddoti, il più fresco dei quali risaliva a Franceschiello, ma era un ottimo conteur e non chiedevamo di meglio. Quanto al cibo, eravamo ostaggio della signora La Greca che ci preparava il meglio della cucina siciliana in modalità casalinga (la più efficace, ça va sans dire): pasta alla Norma, trancio di pesce spada con salmoriglio, insalata di cedri, delicatissimi spaghetti con alici e pangrattato, un robusto brasato al Nero d'Avola e, nec plus ultra, una zuppa di cozze al...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Günter Grass la sentinella

Ora che se n’è andato, al di là  delle parole di cordoglio e dei riconoscimenti di rito, non saranno pochi in Germania quelli che tireranno un sospiro di sollievo. Con lui è uscita di scena una figura scomoda, uno che conosceva le fibre profonde dei suoi connazionali, che ne sapeva riconoscere l’ipocrisia con un fiuto infallibile nell’istante preciso in cui si manifestava, e non solo nella politica, anche nel costume nazionale, nei silenzi collettivi, nell’accettazione dell’esistente, nei tratti in cui l’ethos collettivo  si rispecchia nella politica.     Ha criticato l’America negli anni della Guerra fredda, è stato nemico giurato delle politiche di riarmo della Nato negli anni Ottanta, ha denunciato i limiti della riunificazione tedesca. Con grave imbarazzo di Angela Merkel è stato dichiarato ‘persona non grata’ dallo stato d’Israele per le sue recenti critiche al suo ruolo di potenza atomica in Medio Oriente e nell’ultimo anno ha assunto le difese della Grecia contro la politica di austerità della UE volute dalla cancelliera tedesca.   Il...

India: pisciare e non baciare

L’orgoglio è un motore che tiene vive economie zoppicanti, nazioni di incerta identità e può addirittura accendere la crescita. Ma può anche essere usato per darsi una ripulita. È proprio l’orgoglio ciò su cui ha cercato di far leva il premier indiano Narendra Modi per innescare uno dei cambiamenti più importanti per il suo paese in questi mesi. La sua più grande campagna di relazioni pubbliche si chiama Missione India Pulita, o Swacch Bharat Abhiyan, in hindi. È un’arma a doppio scoppio, figlia di una mente furbissima, perché da un lato ha cercato di togliere qualsiasi potere metaforico a un partito avversario, quel partito dell’uomo qualunque, l’AAP (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal che da anni usa la scopa come simbolo un po’ “grillino” per spazzare via la corruttela e il passato stantio. Ora Modi ha provato ad appropriarsi del simbolo spogliandolo della metafora e cercando di ridicolizzare chi brandiva lo spazzolone di paglia come icona, invece che per l’uso cui è realmente destinata: la sporcizia per terra. Dopo la vittoria straripante di...

Expo e dintorni: umanità in ascolto

Una domenica, una delle ultime che precedono l’apertura dell’Evento, il tempo, quello atmosferico non è primaverile. All’Expo Gate si occupano di informare il Pianeta. Si legge in un cartello.   Umanità in ascolto, ph. Antonino Costa   Quel giorno il pianeta Terra aveva potuto assaggiare e scoprire prodotti tipici del piccolo Stato di San Marino, che dimora in seno alla nostra bella Italia. Gli sbandieratori hanno fatto la loro parte, ma io non li ho fotografati. Persi per sempre? Almeno per quanto riguarda Expo 2015.   Stargate, ph. Antonino Costa   Mi ero lasciato distrarre dai tracciati geometrici dei tralicci della struttura Expo Gate e mentre fotografavo trasognante, mi tornava in mente un vecchio film dei miei vent’anni che si intitola Stargate (1994). La scena più bella è quando il piccolo team, in missione esplorativa, entra in un cerchio (un portale) che li ingoia e li proietta in un mondo dall’altra parte della galassia.   Stargate, ph. Antonino Costa   Oggi è giovedì, sono andato a cercare il cartello, per rileggerlo. A mo’ di conferma, ma non esiste...

Judith Malina: il segreto dei poeti

In un freddissimo pomeriggio di un novembre di un anno e mezzo fa, ho comprato dei pasticcini in una panetteria italiana di Astoria, nel Queens, sono salita sulla metro, poi su due autobus, e in qualche ora sono arrivata in New Jersey, a Englewood, più precisamente alla Lillian Booth Actors Home, a “casa” di Judith Malina. Si stupì: «Ormai quasi solo gli amici vengono fin qui. D'altronde oggi un tale viaggio non avrebbe molto senso per chi volesse chiedermi quello che ho già detto in tante interviste o in vari libri».   Judith Malina con Silvia Calderoni, ph. Andrea Macchia   Da lei – fondatrice con Julian Beck del Living Theatre, esperienza fondamentale del novecento teatrale –  non cercavo più notizie, o più sincerità di quella che si può percepire nella sua interezza solo nella trama delle narrazioni, tra le pieghe delle parole e dei gesti che ha scritto e portato in scena. Tra l'altro, in veste di studiosa, l'avevo incontrata al Segal Theatre sulla Quinta Strada più volte durante quel periodo di ricerca trascorso a New York e avrei continuato a dialogare...

The Divine Comedy Exhibition: A Journey Beyond Words

Here the column's introduction: Why Africa?    Versione italiana     What goes on during the creative process? How does the thread – connecting an idea, a reference or a suggestion with the completed artwork – unfold? Beyond Words, the section from the catalogue of The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists – the exhibition curated by Simon Njami, now in its third stop at Washington DC’s Smithsonian National Museum of African Art– follows these threads through the subjective narrative of each involved artist. Every artist has selected an important word to describe his/her work and connection to Dante’s Divine Comedy. Grace, Experience, Hope, Fear ...  These words sum up the idea, behind the inspiration, connecting on a logic and emotional level the author and the universal themes of Dante’s work. The selection of images, thoughts and words taken from the catalogue, courtesy of the curators, allow us to connect with the artists, listening to their voices, stories and poetics, and to approach the artwork as one of the possible guises adopted by the creative...

La mostra The Divine Comedy: un viaggio oltre le parole

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     Cosa succede durante il processo creativo? In quali modi si srotola il filo che lega un'idea, un riferimento o una suggestione con l'opera finita? La sezione Beyond Words del catalogo di The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, la mostra curata da Simon Njami e giunta in questi giorni alla sua terza tappa presso lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC, segue questi fili, attraverso il racconto in soggettiva di ciascun artista coinvolto. Ognuno ha scelto una parola importante per descrivere il proprio lavoro e il legame con la Divina Commedia di Dante. Grazia, Esperienza, Speranza, Paura... Le parole riassumono l'idea, lo spunto dal quale nasce il ponte logico ed emozionale tra l'autore e i temi universali dell'opera dantesca. La selezione di immagini, pensieri e parole tratte dal catalogo e gentilmente concessa dai curatori ci permette di entrare in relazione con gli artisti, ascoltarne la voce, le storie e la poetica e avvicinarci all'opera come una tra le possibili...

L'uomo che sussurra alle patate

Commercialista mancato, a mille metri di altezza, sull’Appennino tra Liguria ed Emilia, coltiva trecento varietà per preservarle dall’estinzione. Il suo campo è un catalogo vivente.   Chi è convinto che le patate si assomiglino tutte e che ci sia poco da sapere su una pianta che offre quanto di più semplice e modesto può arrivare dal campo al piatto, si prenda la briga di consultarne il catalogo. Ma per farlo non si accontenti di interrogare internet né si metta a sfogliare le pagine dei trattati che le sono stati dedicati nel corso dei secoli – a partire dalla scoperta del Nuovo Mondo e quindi dall’arrivo in Europa di questa pianta proveniente dalle Ande, venerata dagli Inca, che la chiamavano “papa”. Il fatto che all’inizio la patata si chiamasse “papa” creò qualche imbarazzo quando Filippo II, re di Spagna, decise di omaggiare il pontefice con alcuni esemplari di questa coltivazione che i conquistadores dal Perù avevano a poco a poco diffuso in tutta l’America, dal Pacifico ai Caraibi. Regalare la “papa” al Papa era parso poco conforme al...

Milano (Stazione Centrale)

Agli inizi degli anni cinquanta, all’ultimo piano di un grande palazzo, proprio davanti alla Stazione Centrale di Zurigo, c’era il prestigioso Studio di gra­fica e fotografia Heineger & Müller-Brockmann. Quel luogo era spesso frequentato dal geniale grafi­co Max Huber (1919-1992) che, dal 1940, si era stabi­lito a Milano, dove collaborava con lo Studio Bog­geri (fondato nel 1933: una sorta di Bauhaus italiano), studiando contemporaneamente all’Accademia di Brera, in contatto con Bruno Munari e Albe Steiner. Dopo aver curato la grafica dell’Einaudi e di Borsa­lino, nel 1950 Huber aveva iniziato a lavorare con la Rinascente, per il suo avveniristico Ufficio sviluppo. Dopo aver progettato il loro bel logo si occupò della pubblicità e dell’allestimento delle vetrine. Fu lui a convincere il ventiseienne fotografo polacco-svizze­ro Serge Libiszewski, che lavorava da tre anni nello studio di Zurigo, a trasferirsi a Milano, città allora apertissima a tutte le novità: «Che fai qui a Zurigo? A Milano c’è bisogno di bravi fotografi, in Rinascen­te trovi le porte aperte!...

Il podalirio e il nano Morgante

Quando intorno alla metà del 1500 Cosimo I commissionò un ritratto del nano Morgante a Agnolo di Cosimo detto il « Bronzino » nessuno poteva immaginare la bizzarria che il Bronzino stesso avrebbe partorito dalla sua fervida creatività e dal pennello coltivato nella bottega fiorentina del Pontormo. Per intenderci, il nano Morgante non era che il più popolare dei buffoni della corte pittiana di Cosimo e quello quindi che passò alla storia. Altri si erano cimentati nel ritrarre questo buffone di corte amato dal Signore mediceo; tra questi, lo scultore Valerio Cioli che lo scolpì grasso e con addome batraciano seduto come un Bacco su di una testuggine nella fontana del Giardino di Boboli detta appunto “del Bacchino”. Il Vasari stesso, lodando l’arte del Cioli, parla di un’opera invero realistica e ci narra che “mai è stato veduto un altro mostro così ben fatto”. Naturalmente, il Vasari usa un linguaggio oggi inaccettabile, ma mi pare doveroso citarlo proprio per sottolineare come il nano Morgante sia stato un personaggio invero originale in quella corte fiorentina...

Expo e dintorni: Nutrire il pianeta

Andare in giro in città a piedi e usando i mezzi pubblici, con la macchina fotografica appresso. Una reflex digitale che mi hanno prestato. Un obiettivo cui ho tolto il filtro di protezione e il tappo, la uso così, pronta per scattare, ho accettato di lasciare montata la tracolla. Non mi servivo di una reflex da anni (anche se questa è digitale). La sua caratteristica più importante è che guardi attraverso l’obiettivo, per farlo devi mettere la macchina a contatto con il volto, per indirizzare l’occhio nel mirino. Ne segue che ti nascondi la faccia. Per anni ho usato una 6x6 a pozzetto, vuol dire che guardi l’inquadratura dall’alto verso il basso, a una certa distanza. Quando fotografi le persone, sono loro che osservano il volto del fotografo che ha lo sguardo rivolto verso il basso.   Comunque, anche scattare con la reflex può essere piacevole. Il contatto con la strada è importante, pure parlare con le persone, però difficilmente le fotografo. A volte torno in luoghi che ho visto in giorni che non avevo la macchina fotografica con me. Quando ho incontrato questi SUV parcheggiati su un’...

I sogni di Gino Girolomoni

Non un singolo sogno, una stella fissa, o uno stabile punto d’orientamento lungo l’arco di una vita, ma una miriade, una moltitudine scalpitante di sogni luminosi. Mai vissuti in solitudine, se non inizialmente, nel primissimo impeto. I sogni di Gino Girolomoni non sono stati proiezioni individuali o esercizi di affermazione personale, hanno sempre toccato altre vite, hanno fatto comunità. Questo, probabilmente, lo interessava più di ogni altra cosa: la vita insieme, e un modo di stare al mondo. Anche se oggi può risultare difficile dire che cosa gli premesse di più. Per una ragione semplice: non c’era gerarchia nei suoi sogni. Almeno non apparente, non immediatamente identificabile. A chi lo ha conosciuto talvolta può essere parso una fabbrica di progetti dal ritmo convulso, un laboratorio di idee e iniziative cui era difficile stare dietro. E certo è stato anche questo. Gino era sempre una spanna più avanti del punto in cui lo avevi lasciato. Non stava mai fermo. Nella vita, si buttava a perdifiato, come rapito da una forza inquieta. Fino a morire di fatica, credo lo si possa dire.   Sergio Quinzio, il...

Via Boffalora

Questa foto andrebbe a collocarsi dopo la pubblicazione del pezzo Milano zona cinque. In quel testo si può leggere che terminai il rullo di negativo con dei ritratti a un’amica; mentre la prima fotografia fu quella che scattai agli zingari che camminano in fila.   Lei   Non senza una certa confusione e immaginazione posso risalire al giorno imprecisato dello scatto a questa ragazza. Ci trovavamo nello spiazzo antistante alla casa dove abitavo, in via Boffalora. Una strada posta topograficamente tra la Barona, Famagosta e Gratosoglio; l’area periferica che ho percorso negli anni a seguire per scattare le foto di Fotogiornale. È vero che poi mi sono mosso in un raggio leggermente più corto. Mi sorprendo di notare, leggendo ancora il testo di Milano zona cinque, che iniziai questo lavoro fotografico sulla periferia di Milano con il pezzo Roggia Carlesca le cui foto realizzai in realtà nell’agosto 2012: «Ero in giro a cercare altro (le foto del bambino sulla roggia che trovai mesi dopo) e per un centinaio di metri ho seguito questo gruppetto di zingari, finché mi decisi a rubare lo scatto»; ovvero due...

Busto Arsizio

Alla città di Busto Arsizio mi lega il ricordo del liceo, che ho frequentato agli inizi degli anni settanta, e di un monumento chiamato “Tre culi” a causa di tre figure nude sospese a mezz’aria con le terga rivolte ai passanti su un lato della piazza. L’iscrizione alla base spiega che il monumento è dedicato alla memoria dei caduti, ma il deplorevole titolo assegnato dai Bustocchi ha la meglio sull’iscrizione: le tre figure in bronzo, ahimè, non richiamano alla mente il sacrificio per la patria dei nostri caduti.   In strada   Spesso ignoriamo quale sia il potere delle parole sulle immagini, cosa che i cardinali del seicento invece non ignoravano affatto. Altre figure nude, o quasi. La nudità non è quella imbarazzante dei “Tre culi” ma quella raffinata della coppia Apollo e Daphne scolpita da Gian Lorenzo Bernini per il cardinale Scipione Borghese. In seguito a una critica sulla sconveniente presenza di quest’opera sensuale e pagana in casa di un cardinale, Maffeo Barberini compone un distico da incidere sulla base del gruppo marmoreo: “Quisquis amans sequitur fugitivae gaudia...

Expo e dintorni: RHO FIERA EXPO MI

Ho comprato un biglietto delle linee S (Suburbane) di Trenord per Rho Fiera Expo. Costo del biglietto 2,20 euro; al ritorno col metrò ho pagato 2,50. Ero partito dalla stazione di Porta Garibaldi.   Operaio   Certo il metrò è più comodo e veloce e si evince facilmente dai trenta centesimi in più che fanno pagare, ma è arrivando alla stazione di Rho Fiera Expo con il Passante e linee ferroviarie di superficie che mi rendo conto del gran lavoro edilizio che c’è in atto. Da semplice osservatore e frequentatore di bar (per bere il caffè), direi che c’è del ritardo sulla consegna dei lavori alla città e ai visitatori. Scendendo dal treno ho raggiunto il sottopassaggio che collega tutto: la fiera, il metrò e di nuovo la linea S e il centro. In effetti, è bello grande. Ciò che ho colto maggiormente stavolta non si può fotografare: i rumori delle seghe circolari dei carpentieri, il pulviscolo che si sviluppa e certi odori forti di solventi. Tanti operai con accenti del sud e del nord. Linguaggi tecnici su fili elettrici che portano corrente a sistemi. Ingegneri e...

Expo e dintorni: Controcampo Expo

In un articolo di Repubblica del 13 maggio 2012 leggo: «L’anno scorso era rifugio di rom, nel 2015 potrebbe diventare il nuovo polo cittadino del cibo, una grande piazza coperta dove produttori e consumatori si incontrano secondo la filosofia del chilometro zero per abbattere i costi di distribuzione».   Di fatto tre giorni fa nel fondo del paiolo erano rimaste della polenta abbastanza ben conservata, una forchetta e mezzo guscio d’uovo, e la cenere ancora chiara e soffice lasciava credere a un fuoco spentosi da non tanto tempo. Mi trovavo nei pressi del “Palazzo di cristallo” costruito nel 1933 dall’Innocenti a Lambrate, in via Rubattino, a due passi dal fiume Lambro. In questo stesso complesso industriale si produceva la Lambretta.   A due mesi e dieci giorni dall’apertura ufficiale di Expo 2015, mi si è chiesto di fotografare un controcampo di questo evento. Così dal centro ho raggiunto la periferia della città, è lì che riesco a riordinare le idee. Poi, camminare con la macchina fotografica fa il resto.   Ero arrivato nel cuore dell’Ortica. Volevo trovare un’...

Moto per luogo. Promemoria Auschwitz

Mi sento più consapevole, minuscola ma allo stesso tempo capace di tanto, vuota.   Osserva, dietro c'è la vita. Prendete ottocento ragazzi, ottocento adolescenti, accompagnateli in un'esperienza immersiva il cui culmine è il luogo di memoria più visto e raccontato del nostro tempo, Auschwitz. Se, nel farlo, riuscirete ad ascoltare il vostro silenzio e a lasciare spazio alle loro parole, sarete stati utili a loro e a voi stessi: uscirete da un viaggio di memoria diversi da come eravate quando l'avete iniziato.     Noi proviamo a farlo da diversi anni, ormai: strutturiamo percorsi di conoscenza dell'uomo nel tempo per accompagnare studenti da tutta Italia in un viaggio a cui abbiamo dato il nome di Promemoria Auschwitz, che quest'anno – tra il 16 e il 22 febbraio – ha visto la partecipazione di questi ottocento ragazzi. È un viaggio di memoria in un luogo della nostra storia, ed è al Brennero che comincia, quando tanti piccoli gruppi, provenienti da luoghi diversi e lontani tra loro, salgono su un treno e formano una comunità disposta a condividere un'esperienza di rara...

edu.org.com.biz

A Londra, mia figlia ha iniziato scuola a 4 anni. È un anno di prescuola, ma già lasciando l’asilo e entrando nel complesso scolastico in cui farà le elementari – forse perché il gruppo, parte del gruppo in questa città in cui la mobilità fisica è altissima, rimanga lo stesso per tutto il ciclo. Già in uniforme, aspetto un po’ tradizionale – il che non sorprende in questa città così globale nel suo respiro, multietnica nelle sue stratificazioni comunitarie, britannica nella sua forma –, e un po’ democratico, il che sorprende di più, o lascia perplessi, se si pensa che sono gli istituti scolastici stessi a essere disposti lungo una scala gerarchica di classe sociale, di modo che se l’uniforme di una data scuola mette i suoi allievi sullo stesso piano, li mette pure al di sopra o al di sotto di un’altra scuola con un’altra uniforme, un po’ come divisa e gradi militari.   Di recente un giornalista ticinese mi diceva che in Svizzera da quando i dirigenti di banca non rivestono più alte cariche nell’esercito i rapporti tra le...

Viaggio fuori dallo spazio-tempo

Vorrei stare da solo, a Bellinzona. E come si fa? A Bellinzona sono nato, a Bellinzona vivo, e non ho più nella memoria le prime passeggiate, le sconfitte e le scoperte, le fughe, il rischio del ritorno. Tutto è na­scosto sotto una piacevole coperta di abitudini. Ma per parlare di una città, dicono le guide più avvedute, devi starci da solo per un po’. Non basta esserci cre­sciuto, devi essere in grado di tornarci come nuovo. Potrei camminare con gli occhi bendati. Potrei farlo dopo un’immensa nevicata, di quelle che ridise­gnano le città, oppure potrei scegliere una via dove non sono mai passato. Perché a pensarci bene qua e là ci sono cortili o stradine che non ho mai voluto percorrere, e che potrebbero nascondere qualunque cosa. Sotto la coperta di abitudini, forse barando un poco, mi sono conservato qualche pezzo di mistero.   Non basta. Ciò che voglio offrire ai lettori di questa guida è l’ignoto, sì, ma non come evento ca­suale. L’ignoto che mi interessa è quello che sta lì ad aspettarti come un cane sdraiato sullo zerbino. Vo­glio crearmi,...

Mimosa e mimose

Non si capisce cosa ci sia da festeggiare. Ti regalano il rametto giallo d’ordinanza e il giorno dopo te lo ritrovi rinsecchito nel vaso. Spreco di mimose, di retorica, di sentimentalismo. Lasciamo le mimose sugli alberi e le donne a cavarsela da se stesse, come sempre. Quelle partigiane e comuniste che, a Roma nel 1946, pensarono di caratterizzare la celebrazione dell’8 marzo con un fiore (come il garofano rosso per il primo maggio), scelsero la mimosa perché diffusa e facilmente reperibile nel Lazio, per nulla costosa e già fiorita alla fine dell’inverno. Ma, a distanza, tale scelta allora felice oggi non le rende un gran servizio. Tanto sono gioiosi i ciuffi che ricadono soffici dagli alberi nelle regioni più meridiane – lì ti sorprendono sopra un muro d’orto o al giro di gomito d’un vicolo – tanto fanno venire l’itterizia l’8 di marzo: sventolati come trofei da giovinette che manco sanno perché li tengono in mano, venduti a peso d’oro ad ogni crocicchio. Dovremmo scrollare di dosso alla mimosa l’inflazione consumistica da festa della donna (con dolce e cocktail a seguire),...