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Racconto

(421 risultati)

Disegnare

Disegnare, disegnare. Mi prendo cura di me quando disegno davvero. Non quando ho una copertina o un articolo da illustrare. In quel caso applico, metto in pratica, competenze che mi sono procurato. Progetto ed eseguo.     Disegnare davvero, invece, è divagare. Come una passeggiata, ha poco a che vedere col pensiero razionale.     I risultati non sono attesi o predisposti. Neanche ricercati. Ci si muove su un terreno più o meno coltivato, più o meno esplorato, e si aspetta che accada qualcosa.     Il filo che collega la mano e la mente non è la parola. Quando si è stanchi o si ha fame si torna. Anche solo con un filo d'erba tra i denti, un fiore che forse ci meraviglierà una volta seccato, una piccola vertigine… Ma se si è stati fortunati, allora si è provato per un attimo il dolce naufragio di Leopardi.

Questo mondo è sfuggente

Mentre sto uscendo di casa per la prima di queste passeggiate mi appunto una frase di Harold Brodkey. La frase è in un racconto intitolato Suo figlio, tra le braccia, in alto nella luce che si trova nella raccolta Storie in modo quasi classico (in Italia è pubblicata da Fandango nel 2013 con la traduzione di Delfina Vezzoli). La frase dice: “Questo mondo è sfuggente. Ma qualcuno che si lascia osservare non è sfuggente, non fa male”.   Sono le nove del mattino, il marciapiede davanti al portone è invaso di mobili e vecchie suppellettili scrostate dal tempo. Il mio primo pensiero è: “Cristo, un nuovo trasloco”. Sono ancora scioccato dal ricordo del nostro ultimo trasloco, cinque anni fa. Allora venivamo via da un bilocale in zona Giustiniana, e nonostante l’enorme fatica che abbiamo fatto, possedevamo molte meno cose di quante ne possediamo oggi. A quel tempo A., la mia compagna, aveva una pancia di sette mesi; adesso al posto di quella pancia c’è un bambino di quasi cinque anni. Se è vero che ogni uomo sviluppa intorno a sé una nube di oggetti, come i detriti spaziali che...

I pomi della discordia del Kashmir

Nel 2008, una settimana prima di vincere le elezioni, il presidente Obama disse che risolvere la controversia sulla lotta per l’autodeterminazione nel Kashmir (causa di tre guerre tra India e Pakistan dal 1947 a oggi) rientrava nei suoi obiettivi cruciali». L’India accolse con sbigottimento la sua dichiarazione; da allora, però, Obama non si è quasi più pronunciato in merito. Ma lunedì 8 novembre 2010, durante la visita al nostro paese, ha dato un’immensa soddisfazione ai suoi ospiti affermando che gli Stati Uniti non interverranno in Kashmir e annunciando il proprio sostegno alla candidatura indiana a un seggio nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Pur parlando con eloquenza delle minacce poste dal terrorismo, non ha detto una parola sulle violazioni dei diritti umani nelle valli kashmire.   La decisione di cambiare idea un’altra volta sul Kashmir è legata a parecchi fattori: l’andamento della guerra in Afghanistan, l’entità dell’aiuto pakistano di cui hanno bisogno gli Stati Uniti e gli eventuali acquisti di aerei da parte del governo indiano nel corso del prossimo inverno...

Placebo

Magari sono malato, ma se non leggo io non dormo. Se non dormo, finisce che sto male. Siccome ci tengo alla mia salute, allora leggo. Sono 50'anni che va così. Ormai ho questa coazione, che se non la rispetto a sera gli occhi si chiudono, la bocca si spalanca fin quasi a mandare fuori sesto le mascelle, ma se la testa non è piena anche di cose che ho letto (e di spazio lì ce n'è, figurarsi!), il sonno non arriva. Dal fondo del vuoto una voce mi rimprovera: lazzarone! C'ho il super io bibliotecario. Non è che lo faccia per la cultura, per senso civile o altro, tutte cose degnissime, per carità... però quelle vengono dopo. Prima deve piacermi quello che faccio, che non significa sempre senza sforzo o pena, così anche il resto viene più efficace, suona meno falso. È che altrimenti mi sembra di non aver vissuto. Di non aver messo in atto, consumato, tutte le forze della giornata. Uno spreco. Che sia anche un surrogato? Certo! Il sostituto di qualche altro sostituto. Di sicuro però non lo è di una vita che non ci sarebbe, o sarebbe altrove: quando leggo, vivo (mica si è morti, se si...

Sincopi o perdite di coscienza transitorie

Frilens a bestia     Fin'ora m'è piaciuto molto essere frilens. Mi piace perché “fri” vuol dire “libero” e “gratis”, due delle mie parole preferite, insieme a “girella” e “palavino” che però è una parola russa.   Ci sono quelli che dicono che schifo i frilens sono come i disoccupati, sono barboni. Ma non è vero perché i barboni hanno la barba brutta e dormono fuori in continuazione anche d'inverno. Noi frilens invece non esiste. Se mia madre scopre che dormo fuori di notte mi butta fuori di casa che poi non può se io sono già fuori ma si vede che certe volte, quando grida non ci pensa a quello che dice esattamente.   Ho un sacco di amici frilens come me. Tutti liberi di fare come ci pare ma non ci pare mai niente di male, poi. Siamo bravi ragazzi ce lo dicono tutti anche se abbiamo quasi cinquant'anni. Ci chiamano ragazzi perché siamo giovani nel cuore. E poi veniamo tutti da esperienze diverse, io prima di essere frilens per esempio ero disoccupato che non andava bene perché la gente parla parla e mia madre...

New York 1964: la pop art

È stato da poco ripubblicato da Laterza Pop Art di Alberto Boatto, il libro che ha fatto conoscere al pubblico italiano uno dei momenti decisivi nel panorama artistico dell’ultimo mezzo secolo. Alla sua prima apparizione, nel 1967 presso l’editore Lerici, la lucida e documentata analisi di Boatto rappresentò una vera boccata d’ossigeno: nel clima culturale di quegli anni, in cui le forti riserve o l’aperta ostilità della critica, specie quella di orientamento marxista, si saldavano all’opposizione all’imperialismo americano, la pop art veniva spesso considerata espressione diretta del potere culturale ed economico statunitense, un sorta di manifesto del capitalismo consumista. La vittoria di Robert Rauschenberg alla Biennale di Venezia del 1964, lo stesso anno del viaggio a New York di Boatto, rappresentò in effetti un vero spartiacque nella vicenda culturale, non solo italiana, di quel decennio: l’inizio di un rimescolamento radicale che presto avrebbe prodotto un paesaggio integralmente nuovo, dove alla vicenda modernista, ai suoi “ismi”, al sentimento di continuità storica e politica, all...

La palpebra

Quei pochi tratti, che compongono un carattere ideografico, sono tracciati in un certo ordine, arbitrario ma regolare: la linea, iniziata a pieno pennello, termina con una punta sottile, curva, deviata all’ultimo momento dalla propria direzione. E questa stessa traccia, come di una pressione, che si ritrova nell’occhio giapponese.   Kabuki   Si direbbe che il calligrafo anatomista posi a piena mano il pennello sull’angolo interno dell’occhio e rovesciandolo un poco, d’un sol tratto, come suole nella pittura alla prima, apra nel viso una fenditura ellittica, ch’egli chiude verso la tempia, con un rapido piegarsi della mano; il tracciato è perfetto perché semplice, immediato, istantaneo eppur deciso come quei cerchi che occorre tutta una vita per saper tracciare con un gesto sovrano.   Una mano mentre traccia una linea di calligrafia   L’occhio, così, è contenuto tra le parallele dei suoi orli e la doppia curva (rovesciata) delle estremità: si direbbe l’impronta ritagliata d’una foglia, la traccia distesa d’una larga virgola dipinta. L’occhio è...

Lugano. Verso ovest

Per alcuni anni della mia vita, mentre ero un giovane apprendista regista radiofonico, ho frequentato il Ti­cino e in particolare Lugano. Lavoravo come assistente regista di Sergio Fer­rentino alla produzione di alcuni suoi radiodrammi, tra i quali, in particolare, uno sui novecento giorni dell’assedio di Leningrado, messo poi in scena come si faceva alla radio una volta, con gli attori in diretta e il pubblico in sala, dall’auditorium della Radio sviz­zera italiana, il 29 novembre 2006. Ma questa è un’al­tra storia.   ph. Giovanna Silva   A Lugano ho passato molti mesi quell’anno, il 2006, a lavorare con i tecnici, a fare le prove con gli attori, a registrare suoni di guerra sulle colline insie­me all’esercito svizzero. In primavera albergavo in un piccolo hotel a conduzione familiare, pieno di italiani immigrati dal Meridione. In autunno, nei giorni pri­ma della diretta, ci trasferimmo tutti di fronte al lago, in un hotel che portava il nome del famoso educatore, filosofo e riformatore svizzero Johann Heinrich Pe­stalozzi.   ph. Giovanna Silva   All’interno dell’albergo c...

Expo e dintorni: Expo al via

Molto bene. Oggi è il primo maggio. Il giorno della strage di Portella della Ginestra, nel 1947. Vorrei essere in Sicilia, a Palermo in questo giorno di festa, festivo meglio. Da calendario.     Invece devo trovare la forza di prendere la macchina fotografica e andare il giro a fotografare per la rubrica In-Expo. Il cielo è coperto, vi dirigo lo sguardo, vedo volare i rondoni che anche quest’anno sono venuti qua a Milano. Imperterriti volano, cacciano, fanno il loro lavoro per il bene del mondo, proprio come Expo.     Maggio il mese delle rose e del mio quarantaduesimo compleanno. Bon! Prendo la macchina fotografica ed esco. Prima tappa Piazza Duomo, mi pare che ieri c’era il concerto d’inaugurazione dell’Evento.     Continuo a scrivere al rientro dal mio giro, nel frattempo c’è chi ha avuto il tempo di sfasciare auto, vetrine, incendiare negozi. Insomma reagire rabbiosamente al periodo storico.     Di contro lì a Expo, a Rho Fiera Expo c’era una calma pazzesca. Già sulla linea del metrò nessuna ressa e carrozze affollate. Sul posto si percepiva...

Scivoloni

Mi ero convinto che per aver cura di me avrei dovuto smettere di fumare, mangiare meno carne rossa e più verdura, fare un po’ di ginnastica, controllarmi. Non mi era parso nemmeno troppo sbagliato applicare il motto epicureo del “vivi nascosto”, sebbene la comparsa dei social network avesse reso più complicato stare dietro ai consigli degli antichi maestri. Pensavo che questo fosse il trucco, anzi, la via maestra per la felicità. Ma allora perché tanta insoddisfazione? Perché dopo pochi mesi di salutismo e sorrisoni per far vedere a tutti che stavo meglio e quindi ero migliore d’un tempo, ero lì lì per infilare i jeans dentro gli stivaletti scamosciati e iscrivermi al sito del poker on line? C’era forse una maratona di zumba in agguato? Di zumba infernale a piedi nudi sulla spiaggia alle due del pomeriggio d’un ferale ferragosto che mi attendeva con una bevanda energetica e nuovi “luoghi” per il mio smartphone? Non lo so, so solo che una sera mentre scattavo una foto sono scivolato e ho sbattuto la testa. Da quella sera non ho ricominciato a fumare, ma ho ricominciato a leggere prima...

Re/Search Milano

Libreria Popolare di via Tadino Giorgio Fontana   La prima cosa che noti, forse, è il legno. La quantità di legno che c'è ovunque — legno vivo, ripiani e librerie vecchio stile, non una traccia di metallo, in legno persino gli scaffali delle riviste — e che riviste: “lo Straniero”, “Left wing”, “A”, “Legendaria”, “Hystrio”, “Atti impuri”. Poi noti i libri, ovviamente: ovunque, belli stipati, non come in tante librerie di oggi dove lo spazio sembra più importante della carta. Qui la carta abbonda eccome; e di qualità. La libreria Popolare di via Tadino — nata nel 1974 su iniziativa di alcuni dirigenti Cisl, Mario Cuminetti, Lucia Pigni Maccia, padre Davide Maria Turoldo e altri — vanta una selezione mai scontata e fieramente indipendente. Tutto frutto del lavoro del barbuto Guido, ora in carico del negozio, e degli altri bravi librai. Mi raccomando, non perderti la ricca messe di testi anarchici sugli scaffali a sinistra dell'ingresso. E non perderti nemmeno l'assortimento di saggi sulla religione e sulla politica, le tante case...

La partita di giro della spending review

Ma chi è il freelance? Che fa? Io lo sono e ho una sola certezza. Quando devo pagare l’IVA tutti si prodigano a spiegarmi che si tratta solamente di una partita di giro. Ma quando sono io a staccare una fattura e scrivo l’importo “+ IVA”, provoco reazioni scomposte, alcuni cominciano a negarsi al telefono, altri mi guardano male e qualcuno mi insulta pesantemente. Non è per buttarla sempre sulle differenze tra Nord e Sud Italia, ma fare il freelance da queste parti non è cosa semplice. Da queste parti è il Sud.   In una regione che ha fatto delle sovvenzioni pubbliche la fonte di sostentamento di milioni dei suoi abitanti, è inevitabile che il freelance si rivolga al settore pubblico per sottoporre progetti e sbarcare il lunario. L’impresa privata, sebbene sia più dinamica e smart, con le idee chiare e orientate al profitto e che si definisce 2.0 (anche se ne ignora il significato) rappresenta un'esigua fetta di mercato che tende a difendere la convinzione che il freelance debba lavorare gratis, solo per farsi pubblicità. Il sistema clientelare che ha dominato quest’isola ha...

Diario del lutto

31 ottobre (1977)   Lunedì, ore 15. Rientrato per la prima volta da solo nell’appartamento. Come potrò mai viverci tutto solo? E simultaneamente evidenza che non vi è alcun altro luogo di ricambio.     *** 31 ottobre (1977) Acutezza nuova, strana, nel vedere (in strada) la bruttezza o la bellezza della gente.   *** 1° novembre (1977) Momenti in cui sono «distratto» (parlo, all’occorrenza scherzo) – e come secco – a cui seguono bruscamente emozioni atroci, fino alle lacrime. Indecidibilità del senso: si può dire tanto che sono insensibile, se non addirittura articolato su di una sensibilità esteriore, femminile («superficiale»), contraria all’immagine seria del vero dolore – quanto che sono profondamente disperato, intento a lottare per darla a bere, per non incupire chi mi sta accanto, ma che a tratti, non potendone più, «crollo».   *** 4 novembre (1977) Questa notte, per la prima volta, sognato di lei; era sdraiata, ma niente affatto malata, con la sua camicia da notte rosa dell’Uniprix...   *** 4 novembre (1977) Verso le ore 18: l’appartamento è caldo, dolce, illuminato, pulito. Lo rendo tale, con energia, devozione (ne...

Fior di ginestra

Lenta, e saggia, per Leopardi è la ginestra. Ma ogni anno, tra aprile e maggio, quando i declivi ridono e profumano di giallo, non mi sovviene il canto estremo del Recanatese. A rischio d’apparir dimentica del crudo destino dell’umana specie, e sciocca quanto il secolo da lui dileggiato, quando le ginestre sono in fiore è una pagina dannunziana che mi corre alla mente. Sarà perché le ginestre del mio cuore sono marchigiane, quelle del promontorio tra Gabicce Monte e Fiorenzuola di Focara, dove il giallo taglia il verde e il blu come nell’occhio di Franco Fontana; sarà perché qui la ginestra non par proprio «fiore del deserto» e i vulcani sono tanto lontani. Sarà per questo che le ginestre dannunziane di San Vito Chietino e tutta la voluttà di Giorgio Aurispa in attesa d’Ippolita hanno il sopravvento nella mia memoria poetica: sta per arrivare la desiderata, e deve passar sui fiori al pari della Madonna dei miracoli. Cinque giovani, campagnole e canterine, sono state mandate a giuncare i fiori del maggio e Giorgio le raggiunge:   Trovò il ginestreto. Era un pianòro...

Linea gotica

Mentre si sta celebrando il 70esimo anniversario della liberazione d'Italia dall'occupazione nazista, un'occupazione militare che sarebbe stata impossibile o comunque molto più difficile senza la collaborazione dei fascisti locali; mentre insomma si sta tornando a discutere sulla natura e le conseguenze della guerra civile, è bene ricordare quanto il nostro Paese fosse anche teatro decisivo per le sorti della seconda guerra mondiale. Dall'agosto 1944 e fino alla seconda metà d'aprile del 1945 l'Italia è stata divisa in due da quella che i tedeschi chiamarono la Linea gotica (poi cambiarono il nome in Linea verde). Da Cinquale sul Tirreno, a due passi da Carrara, fino a Rimini le truppe naziste costruirono un sistema di bunker, trincee, trappole e ostacoli vari per rallentare l'offensiva degli Alleati.   Di quella parte della storia si parla poco, si predilige, e forse giustamente dal punto di vista della discussione su quella che è l'eredità e la lezione della Resistenza, concentrare il discorso sui partigiani, sulle scelte esistenziali e politiche che hanno fatto schierare la meglio gioventù...

Il Sacro Monte di Varese

Era una bella giornata d’aprile. Partimmo da Monza la mattina molto presto, diretti al Sacro Monte di Varese: uno sparuto gruppo di insegnanti alla testa di un manipolo di studenti, le terze dell’Istituto Statale d’Arte sperimentale. Anno 1985. Insegnare ci piaceva. Eravamo giovani e pieni di entusiasmo. Abbiamo sempre amato il corpo a corpo con la conoscenza, sorretto dalla volontà di trasmetterla. Ne facevamo tante di gite a quel tempo. Le chiamavamo escursioni didattiche perché si trattava di vere e proprie ricognizioni interdisciplinari sul campo di quanto affrontato in classe. E così il pullman che ci portava alla meta si trasformava in aula viaggiante, come ci aveva insegnato Silvestrini, il nostro nume tutelare, il leader morale e culturale, l’anima della nostra scuola.   C’erano: Marco, che insegnava Storia del Pensiero Scientifico; Letizia, Architettura; Liliana, Matematica e Fisica; Paolo, Geometria Descrittiva e Proiettiva e io, Storia dell’Arte. Ciascuno di noi aveva contribuito con le proprie competenze, come sempre facevamo, al buon esito di quel progetto di studio. Agli allievi quel giorno spettava il...

Meravigliosamente

Non conosco altra parte d'Italia che condensi in così pochi chilometri tracce di civiltà tanto illustri come la Sicilia orientale. Di qui una chiesa barocca, di là un teatro greco, un mosaico romano, una tonnara, o semplicemente una graziosa villetta liberty. Il freddo intenso non impediva al nostro gruppo di lombardi al 37simo parallelo di seguire i dettami delle guide e di soppesare con cautela (come se ci trovassimo in una spedizione etnografica nell'Africa coloniale) i consigli degli indigeni. Eravamo ospiti (paganti) di un barone di illustre casata che ogni sera ci offriva un aperitivo davanti a un bel fuoco scoppiettante e ci deliziava con aneddoti, il più fresco dei quali risaliva a Franceschiello, ma era un ottimo conteur e non chiedevamo di meglio. Quanto al cibo, eravamo ostaggio della signora La Greca che ci preparava il meglio della cucina siciliana in modalità casalinga (la più efficace, ça va sans dire): pasta alla Norma, trancio di pesce spada con salmoriglio, insalata di cedri, delicatissimi spaghetti con alici e pangrattato, un robusto brasato al Nero d'Avola e, nec plus ultra, una zuppa di cozze al...

Passaporto biometrico a Londra

Un mese fa sono andato a St. Lucia. Un mese e una settimana fa mi sono accorto che il mio passaporto era scaduto da mesi. Sono riuscito a ottenere un passaporto svizzero provvisorio a Londra e a partire poco più tardi del previsto. A St. Lucia la colonna per il controllo passaporti è così ingiustificata da sembrare un monito, l’affermazione di qualcosa. Forse: «Rinunciate al tempo accelerato e funzionale, lasciatevi assorbire dalla risacca dello spazio puro e si riempirà di felci giganti e grovigli pluviali, diventerà mare e oceano, unione e cancellazione dello spazio e del tempo». Ma non credo. Quando infine arriva il mio turno il giovane impiegato gira e rigira i miei documenti, c’è qualcosa di anomalo, non vado in hotel, non sono qui in vacanza, e per cinque minuti buoni lui sembra domandarsi cosa potrebbe domandarmi, poi mi chiede un numero di telefono e io glielo do, e via verso il prossimo controllo.   Ora sono in partenza per Boston. Gli USA hanno amabilmente semplificato il processo di accettazione per gli europei grazie al programma di visto ESTA, che puoi fare da solo on-line su diversi siti e a...

Günter Grass la sentinella

Ora che se n’è andato, al di là  delle parole di cordoglio e dei riconoscimenti di rito, non saranno pochi in Germania quelli che tireranno un sospiro di sollievo. Con lui è uscita di scena una figura scomoda, uno che conosceva le fibre profonde dei suoi connazionali, che ne sapeva riconoscere l’ipocrisia con un fiuto infallibile nell’istante preciso in cui si manifestava, e non solo nella politica, anche nel costume nazionale, nei silenzi collettivi, nell’accettazione dell’esistente, nei tratti in cui l’ethos collettivo  si rispecchia nella politica.     Ha criticato l’America negli anni della Guerra fredda, è stato nemico giurato delle politiche di riarmo della Nato negli anni Ottanta, ha denunciato i limiti della riunificazione tedesca. Con grave imbarazzo di Angela Merkel è stato dichiarato ‘persona non grata’ dallo stato d’Israele per le sue recenti critiche al suo ruolo di potenza atomica in Medio Oriente e nell’ultimo anno ha assunto le difese della Grecia contro la politica di austerità della UE volute dalla cancelliera tedesca.   Il...

India: pisciare e non baciare

L’orgoglio è un motore che tiene vive economie zoppicanti, nazioni di incerta identità e può addirittura accendere la crescita. Ma può anche essere usato per darsi una ripulita. È proprio l’orgoglio ciò su cui ha cercato di far leva il premier indiano Narendra Modi per innescare uno dei cambiamenti più importanti per il suo paese in questi mesi. La sua più grande campagna di relazioni pubbliche si chiama Missione India Pulita, o Swacch Bharat Abhiyan, in hindi. È un’arma a doppio scoppio, figlia di una mente furbissima, perché da un lato ha cercato di togliere qualsiasi potere metaforico a un partito avversario, quel partito dell’uomo qualunque, l’AAP (Aam Aadmi Party) di Arvind Kejriwal che da anni usa la scopa come simbolo un po’ “grillino” per spazzare via la corruttela e il passato stantio. Ora Modi ha provato ad appropriarsi del simbolo spogliandolo della metafora e cercando di ridicolizzare chi brandiva lo spazzolone di paglia come icona, invece che per l’uso cui è realmente destinata: la sporcizia per terra. Dopo la vittoria straripante di...

Expo e dintorni: umanità in ascolto

Una domenica, una delle ultime che precedono l’apertura dell’Evento, il tempo, quello atmosferico non è primaverile. All’Expo Gate si occupano di informare il Pianeta. Si legge in un cartello.   Umanità in ascolto, ph. Antonino Costa   Quel giorno il pianeta Terra aveva potuto assaggiare e scoprire prodotti tipici del piccolo Stato di San Marino, che dimora in seno alla nostra bella Italia. Gli sbandieratori hanno fatto la loro parte, ma io non li ho fotografati. Persi per sempre? Almeno per quanto riguarda Expo 2015.   Stargate, ph. Antonino Costa   Mi ero lasciato distrarre dai tracciati geometrici dei tralicci della struttura Expo Gate e mentre fotografavo trasognante, mi tornava in mente un vecchio film dei miei vent’anni che si intitola Stargate (1994). La scena più bella è quando il piccolo team, in missione esplorativa, entra in un cerchio (un portale) che li ingoia e li proietta in un mondo dall’altra parte della galassia.   Stargate, ph. Antonino Costa   Oggi è giovedì, sono andato a cercare il cartello, per rileggerlo. A mo’ di conferma, ma non esiste...

Judith Malina: il segreto dei poeti

In un freddissimo pomeriggio di un novembre di un anno e mezzo fa, ho comprato dei pasticcini in una panetteria italiana di Astoria, nel Queens, sono salita sulla metro, poi su due autobus, e in qualche ora sono arrivata in New Jersey, a Englewood, più precisamente alla Lillian Booth Actors Home, a “casa” di Judith Malina. Si stupì: «Ormai quasi solo gli amici vengono fin qui. D'altronde oggi un tale viaggio non avrebbe molto senso per chi volesse chiedermi quello che ho già detto in tante interviste o in vari libri».   Judith Malina con Silvia Calderoni, ph. Andrea Macchia   Da lei – fondatrice con Julian Beck del Living Theatre, esperienza fondamentale del novecento teatrale –  non cercavo più notizie, o più sincerità di quella che si può percepire nella sua interezza solo nella trama delle narrazioni, tra le pieghe delle parole e dei gesti che ha scritto e portato in scena. Tra l'altro, in veste di studiosa, l'avevo incontrata al Segal Theatre sulla Quinta Strada più volte durante quel periodo di ricerca trascorso a New York e avrei continuato a dialogare...

The Divine Comedy Exhibition: A Journey Beyond Words

Here the column's introduction: Why Africa?    Versione italiana     What goes on during the creative process? How does the thread – connecting an idea, a reference or a suggestion with the completed artwork – unfold? Beyond Words, the section from the catalogue of The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists – the exhibition curated by Simon Njami, now in its third stop at Washington DC’s Smithsonian National Museum of African Art– follows these threads through the subjective narrative of each involved artist. Every artist has selected an important word to describe his/her work and connection to Dante’s Divine Comedy. Grace, Experience, Hope, Fear ...  These words sum up the idea, behind the inspiration, connecting on a logic and emotional level the author and the universal themes of Dante’s work. The selection of images, thoughts and words taken from the catalogue, courtesy of the curators, allow us to connect with the artists, listening to their voices, stories and poetics, and to approach the artwork as one of the possible guises adopted by the creative...

La mostra The Divine Comedy: un viaggio oltre le parole

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?      English Version     Cosa succede durante il processo creativo? In quali modi si srotola il filo che lega un'idea, un riferimento o una suggestione con l'opera finita? La sezione Beyond Words del catalogo di The Divine Comedy: Heaven, Purgatory, and Hell Revisited by Contemporary African Artists, la mostra curata da Simon Njami e giunta in questi giorni alla sua terza tappa presso lo Smithsonian National Museum of African Art di Washington DC, segue questi fili, attraverso il racconto in soggettiva di ciascun artista coinvolto. Ognuno ha scelto una parola importante per descrivere il proprio lavoro e il legame con la Divina Commedia di Dante. Grazia, Esperienza, Speranza, Paura... Le parole riassumono l'idea, lo spunto dal quale nasce il ponte logico ed emozionale tra l'autore e i temi universali dell'opera dantesca. La selezione di immagini, pensieri e parole tratte dal catalogo e gentilmente concessa dai curatori ci permette di entrare in relazione con gli artisti, ascoltarne la voce, le storie e la poetica e avvicinarci all'opera come una tra le possibili...