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Saggio

(168 risultati)

Campioni # 13. Silvia Bre

Se il nostro luogo è dove il silenzioso guardarsi delle cose ha bisogno di noi dire non è sapere, è l’altra via, tutta fatale, d’essere. Questa la geografia. Si sta così nel mondo pensosi avventurieri dell’umano, si è la forma che si forma ciecamente nel suo dire di sé per vocazione.     da Silvia Bre La fine di quest’arte (Einaudi, Torino 2015, pp. 83,  € 11), p. 23       In vedendo il buio si conosce qual è la luce e in udendo il silenzio si impara che sia il suono Giovanni della Casa     La poetica stilnovistica ha sperimentato e conosciuto una formula che la poesia successiva sembra avere quasi del tutto smarrito: il congedo. Il congedo era quell’estrema, conclusiva parte di una rima, in cui il poeta rompeva l’andamento naturale del proprio componimento per rivolgersi infine alla poesia stessa, per guardarla negli occhi, ormai estranea, e indi rivolgerla verso i suoi lettori. Esempi giustamente celebri di congedi sono nella poesia di Guido Cavalcanti, che poteva addirittura concludere quasi ironicamente la sua più...

Renzi, il divo

  Un’anticipazione dal volume di Vanni Codeluppi Mi metto in vetrina. Selfie, Facebook, Apple, Hello Kitty, Renzi e altre “vetrinizzazioni”, in uscita presso l’editore Mimesis.     Francesco Alberoni ha operato diversi decenni fa nel volume L’élite senza potere una precisa distinzione tra l’«élite senza potere» e l’«élite dotata di potere», cioè tra i divi e i politici. A suo avviso, la società consente ai primi di trasgredire la morale corrente, purché ciò avvenga all’interno dello spazio privato. Non permette però questi comportamenti ai politici a causa del fatto che ad essi è affidata la responsabilità della gestione effettiva del potere. Pertanto, se i politici sono in grado di avere un potere, i divi non possono, perché ciò potrebbe rappresentare un pericolo per il sistema democratico. Nei circa cinquant’anni trascorsi da quando Alberoni sviluppava queste riflessioni, sia i divi che i politici hanno visto però profondamente mutare la loro condizione. La televisione prima e il Web poi li...

Remix

Se il paesaggio moderno assume consistenza in virtù del modello secondo il quale si usa il passato per costruire il futuro, in quello contemporaneo si impongono tratti peculiari che giustificano i tentativi volti a far emergere la mappa di una nuova cultura, quella appunto del remix, che privilegia, più di quanto sia avvenuto in precedenti epoche storiche, modalità compositive basate sul riutilizzo – più o meno – creativo e consapevole di oggetti culturali preesistenti. In una siffatta cornice, i concetti correlati di ‘innovazione’ e ‘ripetizione’ rappresentano le principali coordinate attraverso le quali questo libro prova a far luce sulle più attuali forme comunicative, stringendo in particolare il fuoco su: una possibile genealogia del remix; l’inattualità di categorie moderne quali ‘autore’ e ‘originale’; i contributi della cultura hacker; l’ereditarietà sociale dei motivi culturali; le estetiche della ripetizione e dell’ibridazione; l’erosione dei confini dell’amatorialità; i contributi macchinici alla creatività; la...

Carlo Levi, Morante, Pasolini

Tra i motivi romantici che la modernità decadente ha più estenuato, incanalandovi la sua tendenza estetizzante e regressiva, c’è il vagheggiamento di una vitalità incorrotta, premorale e infantile, magari col risvolto o la maschera del populismo. E c’è, soprattutto, la natura tutta letteraria di questo mito. Ci si mostra nell’atto di tornare alle origini, o di raccogliere intorno a sé un popolo primitivo; ma a tutto ciò non corrisponde né una conversione religiosa né un progetto politico. Rimane un gesto lirico: la Poesia si traveste da mistica e azione, mescolando fissazione narcisistica e fascinazione per una realtà in apparenza estranea alla Storia. Il primo simbolo di questa illusoria trasmutazione è D’Annunzio, artista subito famoso in Europa ma irrimediabilmente italiano, perché solo da noi uno spregiudicato decadente poteva essere ancora per metà un vate classicista: molto del suo vino nuovo colava infatti in otri vecchissimi, anzi in aulici dogli. Così gli esteti e i populisti successivi, perfino quelli che più gli somigliavano come Malaparte, hanno dovuto rinnegarlo, contrabbandando la sua eredità ingombrante (e quella di Pascoli) solo dopo averla truccata alla dogana del...

Lo studio del mito nel Novecento

Per gentile concessione dell'editore pubblichiamo un estratto dall'introduzione e l'indice del volume collettivo Filosofie del mito del Novecento, Carocci 2015 (a cura di Giovanni Leghissa ed Enrico Manera): il volume si propone come strumento di sintesi e confronto delle principali linee di studio emerse nel Novecento, tra gli estremi segnati da Freud e Sloterdijk, e intende mostrare, attraverso gli studi di filosofi, psicologi, antropologi, sociologi, storici delle religioni e delle idee, il nesso tra il 'mito' e gli ambiti delle pratiche sociali con cui i vincoli collettivi trovano stabilità e fondamento.       Dall'introduzione dei curatori   Un’esposizione storico-critica delle principali linee teoriche di riflessione sul mito nel Novecento deve muovere dalla consapevolezza che il mito si manifesta tanto quale fantasma dell’origine quanto quale doppio della ragione; ambivalente in modo costitutivo, esso è pervaso dalla ripetizione e dalla modifica, pertanto sfugge alla presa quasi fosse una nave pirata che solca il vasto oceano inseguita faticosamente dalle flotte delle scienze umane. Più che...

L'egemonia che la Germania non vuole

L’egemonia tedesca in Europa è un prodotto dell’Unione monetaria europea e della crisi del 2008. Non fu tuttavia la Germania a volere l’euro: fin dagli anni settanta, le sue industrie di esportazione avevano convissuto molto bene con le ricorrenti svalutazioni dei partner commerciali europei, in risposta alle quali la produzione manifatturiera tedesca si spostò da mercati price-sensitive a mercati quality-competitive. A volere una valuta comune europea fu soprattutto la Francia, per superare l’umiliazione della svalutazione del franco rispetto al marco e, dopo il 1989, per vincolare la Germania unificata a un’Europa unita, auspicabilmente a guida francese. Fin dalla sua concezione, l’euro fu una costruzione contraddittoria. La Francia e altri Paesi europei, come l’Italia, erano stanchi di dover seguire la politica di tassi d’interesse da moneta forte della Bundesbank, che era diventata de facto la banca centrale d’Europa. Sostituendo la Bundesbank con la Banca centrale europea, essi si aspettavano di recuperare almeno una parte della sovranità monetaria perduta a favore della Germania.   [...

Epica e fotografia

È in uscita da DeriveApprodi il volume Etica e fotografia. Potere, ideologia, violenza dell’immagine fotografica, a cura di Raffaella Perna e Ilaria Schiaffini, che raccoglie gli atti del convegno omonimo tenutosi lo scorso novembre all’Università di Roma «La Sapienza» e comprende interventi di Andrea Cortellessa, Antonello Frongia, Adolfo Mignemi, Lucia Miodini, Federica Muzzarelli, Raffaella Perna, Antonello Ricci, Ilaria Schiaffini e Michele Smargiassi. Anticipiamo qui il saggio di Andrea Cortellessa sul lavoro di Giorgio Falco e Sabrina Ragucci.     Cosa sia l’epica nel mondo moderno, e perché tanta nostalgia essa continui a ispirarci, non è facile dire. Com’è ben noto, Hegel nell’Estetica definisce «moderna epopea borghese» il romanzo del suo tempo, il novel brevettato nell’Inghilterra del diciottesimo secolo. Ma una simile definizione allude più a una distanza, da un modello remotissimo avvertito come irraggiungibile, che a un’effettiva vicinanza. È in termini funzionali insomma, per il ruolo cioè che svolge nella formazione dell’...

Il lamento dell'insegnante

Dovendo una buona volta tirare le somme di tutto il nostro percorso, cercando di esporre la conclusione delle conclusioni, per parafrasare la Bibbia, o la madre di tutte le conclusioni, per parafrasare il Corano, potremmo ben dire che aveva ragione Hans Magnus.   Hans Magnus chi? Hans Magnus Enzensberger, poeta, professore, traduttore, saggista tedesco e innamorato dell’Italia. Era già piuttosto noto, in Italia, quando una ventina di anni or sono un film, e che film!, contribuì al sensibile incremento della sua popolarità qui da noi.   Si tratta di Caro diario di Nanni Moretti, per la precisione del secondo degli episodi di quel film, «Isole», in cui è narrata l’imprevedibile metamorfosi di un austero professore: costui, ritiratosi a Lipari, per scrivere il libro della vita, si trasforma a poco a poco in un teledipendente, fanatico delle soap-opera più corrive. Che c’entra Enzensberger? C’entra, c’entra. Dato che in una delle ultime scene l’austero professore, gridando ai quattro venti la sua nuova passione per le serie televisive triviali, finisce per mandare letteralmente a quel paese...

Il miglior lavoro del mondo

Sono sempre più numerose le persone, giovani e meno giovani, che si lanciano, a volte abbandonando anche lavori sicuri e ben remunerati, in vere e proprie avventure con il proposito di dar vita a nuove attività basate su una concezione etica dell’imprenditorialità e del lavoro. È il fenomeno della cosiddetta “impresa sociale”, che sembra nascere dalla presunta fine delle ideologie e dal disincanto verso le forme consociative tradizionali e grazie ai fasti delle nuove tecnologie, a partire da quelle legate alla rete. Un fenomeno molto articolato e complesso che comprende imprese che si occupano di “prodotti e servizi ecosostenibili, operando nella cosiddetta green economy; imprese che sperimentano modi di produzione open-source e iniziative di share-economy; e poi cooperative di tipo A e B; iniziative di micro-economia sostenibile; agenzie di quel che viene definito behavioural change (si tratta di usare gli strumenti del marketing per generare un comportamento più solidale e rispettoso per gli altri e per l’ambiente); e ancora imprese che forniscono servizi di welfare (in realtà molti ospedali o asili sono...

Saving oneselves

Between the 9th and the 13th of September 1943 nearly one thousand Jewish refugees coming from all over Europe, who had been kept by the authorities of Italian occupation within the residence forcée of Saint-Martin-Vésubie, crossed the Colle delle Finestre and the Colle Ciriegia in escaping from the Nazi genocide. Refugees from all over Europe, amongst whom a few months’ old babies and elderly people, walked down to Valle Gesso seeking for a refuge in Italy. The march “In through the memory”, now at its XVII edition, remembers their journey.   Version française Versione italiana       Lives in a trap   A family sitting at table eats a frugal meal. Worry, fear and tension are perceived. The mother makes for the endless time a thought explicit, a thought that is now an obsession or this is the first time it is discussed. The children do not understand, they guess, they know. Let’s go away from here, let’s escape. Mummy and daddy do quarrel, cry and embrace, reassure themselves.   Everything will be fine.   We have to try and imagine this scene, being aware that it has been happening...

Se sauver soi-même

Entre le 9 et le 13 septembre 1943 un millier de réfugiés juifs venus de toute l'Europe, qui avaient été assignés à résidence forcée à Saint Martin Vésubie par les autorités italiennes d’occupation, traversèrent les cols de Fenestre et de Cerise afin d'échapper au génocide programmé par les nazis. Des réfugiés provenant de toute l’Europe, parmi lesquels se trouvaient des enfants en bas âge et des vieillards, descendirent dans la vallée du Gesso pour trouver refuge en Italie. La marche “A travers la Mémoire”, parvenue à sa XVII ème édition, nous rappelle leur épopée.   Versione italiana English Version         Des vies prises au piège   Une famille est réunie autour de la table et consomme un léger repas. On ressent une inquiétude, de la peur, une tension. La mère décrit pour une énième fois sa pensée devenue obsédante, ou bien dont on parle pour la première fois...

Calvino, Levi e i buchi neri

Nell’aprile del 1975 la rivista «Le Scienze», edizione italiana di «Scientific American», pubblica la traduzione di un articolo sui buchi neri. Il titolo in originale è The Search for Black Holes e l’autore lo scienziato Kip S. Thorne. La rivista è molto seguita in quel periodo in Italia e tra i suoi lettori affezionati ci sono anche due scrittori assai noti: Italo Calvino e Primo Levi. L’autore di Le cosmicomiche ne parla nel mese di settembre sul «Corriere della Sera» nella sua rubrica «Osservatorio del signor Palomar», titolo: I buchi neri. Calvino nota che da alcune settimane tutti gli amici con cui il suo alter ego, il signor Palomar, parla, finiscono sempre per affrontare l’argomento dei buchi neri. Il pezzo è un efficace riassunto degli argomenti sviluppati da Thorne, che si alternano a riflessioni di tipo filosofico e antropologico sul posto dell’uomo nell’universo.   Il tema appassiona Calvino da decenni, almeno dagli anni Quaranta, e ha trovato spazio nella sua opera narrativa, in particolare in Le cosmicomiche. Il cambio di paradigma in corso, osserva lo...

Lo spirito universale della narrazione

Il titolo di questa comunicazione suona forse troppo enfatico. È quasi una citazione rubata a Thomas Mann. Lo "spirito della narrazione" è suo, ma confesso che l'aggiunta, così perentoria da risultare sfacciata, dell'aggettivo "universale", è mia. Tuttavia, prima di arrivare ad affrontare i termini "spirito" e "universale", vorrei dire qualcosa sulla parola "narrazione". Utilizzerò, non tanto per seguire la sua definizione di narrazione, ma per indicare il tema sul quale fare qualche variazione, un bel libro di un amico, Paolo Jedlowski, Storie comuni (Bruno Mondadori 2000), tutto dedicato alle narrazioni che si fanno nella vita quotidiana. Nonostante si tratti di un campo leggermente diverso, tuttavia mi interessa ritornare a questa prima dimensione dell'universalità della narrazione, a quel narrare che prende tutti, per vedere come si possa tentare di ascoltare lo spirito, che forse respira dentro le parole che diciamo e dalle quali siamo raccontati.   Per Jedlowski "narrazione" significa "mettere storie in comune". Le storie sarebbero...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

L'ideologia

Il fatto è dunque il seguente: individui determinati che svolgono un'attività produttiva secondo un modo determinato entrano in questi determinati rapporti sociali e politici. In ogni singolo caso l'osservazione empirica deve mostrare empiricamente e senza alcuna mistificazione e speculazione il legame fra l'organizzazione sociale e politica e la produzione. L'organizzazione sociale e lo Stato risultano costantemente dal processo della vita di individui determinati; ma di questi individui, non quali possono apparire nella rappresentazione propria o altrui, bensì quali sono realmente, cioè come operano e producono materialmente, e dunque agiscono fra limiti, presupposti e condizioni materiali determinate e indipendenti dal loro arbitrio.   La produzione delle idee, delle rappresentazioni, della coscienza, è in primo luogo direttamente intrecciata all’attività materiale e alle relazioni materiali degli uomini, linguaggio della vita reale. Le rappresentazioni e i pensieri, lo scambio spirituale degli uomini appaiono qui ancora come emanazione diretta del loro comportamento materiale. Ciò vale allo stesso...

Immagini nutrienti

Il testo è tratto dalla dal primo volume della collana IMM, Not Straight. Documento, piega, inganno, a cura di Elio Grazioli e Riccardo Panattoni, Moretti&Vitali editore.     Si dice da ogni parte che viviamo nell’epoca e nella società delle immagini, il che vuol dire non solo che ne siamo immersi ma anche che viviamo della società delle immagini, che ce ne nutriamo, che le immagini sono il nostro cibo quotidiano. Ma che cosa significa nutrirsi di immagini? Che cosa ci danno in pasto? Che cosa mangiamo di esse?     Quello della fotografia è un bacio di Giuda, dice Joan Fontcuberta, proprio quando cerca di farti credere di essere oggettiva e documentaria, ti sta tradendo e consegnando agli imbrogli della manipolazione. Compito dell’artista è quello di svelare tali manipolazioni, innanzitutto gettando il dubbio sulla presunta innocenza e neutralità del mezzo. In che modo? Certo non contrapponendovi, secondo Fontcuberta, né l’espressione, lo stile, la soggettività, l’originalità, l’autorialità, né la specificità del medium, la sua...

Eppur si dona

Chissà se il grande etnologo francese Marcel Mauss, mentre all’inizio degli anni venti si accingeva a scrivere il suo Saggio sul dono, avrebbe mai immaginato che a distanza di un secolo quel suo apparentemente semplice modello teorico del dono sarebbe stato non solo ancora evocato, ma anche applicato all’economia occidentale. Lui, che aveva costruito la sua teoria soprattutto su dati etnografici provenienti dall’Oceania, mescolando atti sociali e credenze magiche, si sarebbe forse stupito a sentire come, in questi anni di crisi del modello capitalistico-finanziario, l’idea di una società basata non solo sull’utilitarismo venga sempre più spesso evocata come via d’uscita.   Il valore della teoria di Mauss sta nella sua semplicità. Cosa spinge gli uomini a donare è stata la prima domanda che si è posto, cosa spinge chi riceve un dono a contraccambiare la seconda. Questioni quasi banali all’apparenza, che però nascondono una forza incredibile.   Se poi pensiamo che uno dona mentre l’altro riceve e ricambia, viene quasi da chiedersi dove stia la differenza rispetto a uno...

L’imitatio Christi dell’oro

Consideriamo ora per un momento la merce in riposo oro, la quale è denaro, nel suo rapporto con le altre merci. Tutte le merci rappresentano nei loro prezzi una determinata somma d'oro, sono dunque soltanto oro rappresentato o denaro rappresentato, sono rappresentanti dell'oro, come, viceversa, nel segno di valore il denaro era apparso come semplice rappresentante dei prezzi delle merci.   Siccome in tal modo tutte le merci sono soltanto denaro rappresentato, il denaro è l'unica merce reale. In contrapposizione a tutte le merci che sono soltanto una rappresentazione dell'esistenza autonoma del valore di scambio, del lavoro sociale generale, della ricchezza astratta, l'oro è l'esistenza materiale della ricchezza astratta.   Dal lato del valore d'uso ogni merce esprime solo un elemento della ricchezza materiale mediante la sua relazione con un particolare bisogno, esprime un lato puramente isolato della ricchezza. Ma il denaro soddisfa ogni bisogno in quanto è direttamente trasformabile nell'oggetto di ogni bisogno. Il suo valore d'uso è realizzato nella serie infinita dei valori d'uso che...

Elpis

Ogni uomo si trova preso nell’avventura, ogni uomo ha, per questo, a che fare con Daimon, Eros, Ananche, Elpis. Essi sono i volti – o le maschere – che l’avventura – la tyche – ogni volta gli presenta. Quando l’avventura gli si rivela come demone, la vita gli appare meravigliosa, quasi che una forza estranea lo sorreggesse e guidasse in ogni situazione e in ogni nuovo incontro. Presto, tuttavia, la meraviglia cede al disincanto, il demonico si traveste da routinier, la potenza che portava la vita – Ariele, Genio o Musa – si oscura e nasconde, come un gabbamondo che non mantiene le sue promesse.   Mantenersi fedele al proprio demone non significa, infatti, abbandonarsi ciecamente a lui, confidando che in ogni caso ci condurrà al successo – se siamo poeti, che ci farà scrivere le poesie più belle; se siamo uomini dei sensi, che ci darà la felicità del piacere. Poesia e felicità non sono i suoi doni: è lui, piuttosto, il dono estremo che felicità e poesia ci fanno nel punto in cui ci rigenerano, ci fanno nascere nuovamente. Come la Daênâ della mistica...

Roberto Bolaño

Un nuovo ebook della collana Starter arricchisce la libreria di Doppiozero.   Una originalissima guida all'opera complessa di Roberto Bolaño. Federica Arnoldi ne ricostruisce, con una scrittura molto brillante e acuta, i passaggi segreti, i ritorni e le trasformazioni dei personaggi, le differenti declinazioni dei temi principali e la sostanziale unitarietà.

La merce

Marx ritorna? Dopo essere finito in cantina o sugli scaffali alti delle biblioteche di anziani lettori del tempo che fu, dopo essere stato escluso dai programmi dei partiti politici di sinistra, dimenticato, non più citato, ecco che Marx torna – ma forse non se ne era mai andato davvero. Thomas Piketty intitola il suo libro, best-seller in Europa e in America, Il Capitale del XXI secolo (Francia, Seuil 2013; Italia, Bompiani 2014). Alla Biennale Arte di Venezia di quest’anno il curatore, Okwui Enwezor, lo ripropone come un autore di culto intorno a cui si costruisce una parte importante del suo progetto All the World’s Futures.   Alla Biennale Das Kapital verrà letto da attori alla stregua di un testo drammaturgico e altre iniziative ruotano intorno all’opera più nota, e meno letta, del filosofo tedesco. Forse non è un caso che sia un curatore d’arte contemporanea a resuscitare l’autore del Manifesto del Partito Comunista. Marx come un’icona? Anche lui avrà alla Warhol il suo quarto d’ora di celebrità?   Abbiamo pensato di proporre ai lettori passi delle opere di Marx dedicati...

Deporre un uovo all'ora di cena

Ruth Krauss e i suoi libri   «Mi ricordo» scrive Pamela Travers autrice di Mary Poppins «come per un lungo periodo della mia infanzia, fui assorta nell'esperienza di essere un uccello. Assorta ma non perduta poiché sapevo perfettamente di essere nello stesso tempo una bambina. Decisa, indaffarata, tenace, intrecciavo il nido e preparavo tutto per le uova come se la vita di tutta la natura dipendesse dal mio zelo. “Lei non può venire, sta facendo le uova,” dicevano i miei fratelli, andando a tavola. E mia madre, completamente immersa nel suo ruolo di madre di famiglia distratta, districava le mie membra intrecciate e mi trascinava fuori dal nido: “Come ti ho detto centomila volte, non devi fare le uova quando ti chiamo a tavola.”»   Maurice Sendak illustrazione per The Juniper Tree and Other Tales from Grimm, 1973   Il medesimo senso dell'umorismo della famiglia Travers, lo si ritrova intatto nei libri, meravigliosi, di Ruth Krauss e Maurice Sendak. Qui da noi non sono conosciuti, perché Maurice Sendak si legge esclusivamente per quello che forse è il picture book più...

Günter Grass. Sbucciando la cipolla

Sbucciando la cipolla è il testo-verità dell’ultimo Grass. Questo scritto autobiografico ormai considerato come il libro dello scandalo, scuote l’opinione pubblica scatenando una tempesta di prese di posizione, di giudizi e di commenti sulla stampa tedesca e internazionale nel mezzo dell’estate del 2006. Esso compare nelle librerie poco dopo che, il 12 agosto, in un’intervista rilasciata alla “Frankfurter Allgemeine Zeitung”, lo scrittore danzichiano – ormai settantottenne – ne ha anticipato i punti salienti e ha dichiarato di aver finito per arruolarsi per poche settimane, negli ultimi mesi di guerra, in un reparto delle Waffen-SS, il famigerato corpo elitario dell’esercito tedesco composto da fedelissimi di Hitler, come volontario presso l’artiglieria contraerea. È un duro colpo per la sua immagine pubblica, che ne esce scalfita. Si fa a gara a rinfacciare a Grass i trascorsi giovanili, con il rischio che ne resti travolta la credibilità del suo ruolo di «apostolo della morale», secondo la formulazione del settimanale “Der Spiegel” che poco dopo, il 21 agosto, gli dedica una...

Castiglioni maestri del design

In veste di designer   Tra le pagine del catalogo per un Museo del design italiano secondo Mendini, anno 2010, si trova un vestito a colori dalla foggia bizzarra: l’abito da designer di Achille Castiglioni. Come quello di un Arlecchino futurista, deperiano, è fatto di ritagli e sfridi ricuciti: càmice da lavoro che, derogando la serietà ingessata del professionista, funziona come astuccio esteso, a cingere, ad avvolgere il corpo di tasche e taschini, ed è capace di custodire addosso al designer, pronti all’uso, gli strumenti del mestiere. Capace anche – almeno idealmente, secondo un rituale non si sa quanto atteso – di introdurci allo spirito che gioiosamente dava il tono al lavoro nello studio-bottega; di inaugurare come spazio-tempo propriamente scenico – di teatro, di spettacolo meraviglia – quello che i designer abitavano come il luogo più proprio.   Il grembiule di Achille Castiglioni, design di A. Castiglioni e Max Huber Questa divisa a colori, disegnata da Achille con Max Huber in un uggioso pomeriggio d’inverno, è quanto di più rispondente alla questione che alla...