Hito Steyerl: crisi simultanee, immagini sovrapposte

9 Febbraio 2026

Eventi meteorologici estremi, recessioni post-pandemiche, conflitti armati e crescita dei movimenti di estrema destra a livello globale: così Hito Steyerl definisce il capitalismo nell’era dell’intelligenza artificiale. È una condizione di multicrisi capillare, che si sovrappone sempre di più con i rendering dell’AI generativa. La persistenza di crisi simultanee e interconnesse non è semplicemente lo sfondo storico in cui emerge la produzione contemporanea di immagini sintetiche, ma ne è la condizione strutturale. Le immagini generative non si limitano a rappresentare il mondo, ma partecipano attivamente alla sua organizzazione materiale, politica ed energetica.

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Hito Steyerl, Stills from The Island, 2025, Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul.

Adam Tooze utilizza un concetto molto simile, quello di “policrisi”,  per descrivere una condizione in cui crisi multiple agiscono simultaneamente, rafforzandosi a vicenda e rendendo il sistema complessivamente instabile. Dopo il Covid-19, la crisi non può più essere rappresentata come un singolo evento o una mappa bidimensionale, ma va intesa come un sistema opaco e instabile, composto da piani sovrapposti e non governabile con strumenti previsionali tradizionali. Con The Island, il progetto site-specific presentato all’Osservatorio Prada, l’artista utilizza l’isola come una figura ambigua: non un rifugio né un punto di osservazione privilegiato, ma uno spazio di esposizione alla crisi stessa, in cui l’intelligenza artificiale viene utilizzata come lente critica per indagare le condizioni attraverso cui la realtà viene oggi osservata, mediata e fatta collassare. O mantenuta deliberatamente in uno stato di indeterminazione.

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Hito Steyerl, Stills from The Island, 2025, Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable. Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul.

Lo stato di indeterminazione delle immagini

Della condizione di indeterminazione nell’ecosistema visivo dell’informazione, Hito Steyerl ne aveva già indagato il terreno epistemico e politico nel saggio del 2012 Missing People: Entanglement, Superposition, and Exhumation as Sites of Indeterminacy. Mutuando il concetto di sovrapposizione degli stati dalla fisica quantistica, Steyerl utilizza l’esempio delle persone scomparse come soggetti intrappolati in una condizione di indeterminazione: né vivi né morti, né presenti né assenti, almeno finché l’autorità riconosciuta non interviene a misurarne le condizioni. L’indeterminazione, dunque, è uno stato prodotto e mantenuto dall’autorità, che controlla i dispositivi di mediazione e stabilisce quando e se una sovrapposizione debba collassare in una verità ufficialmente costituita.

Un esempio urgente e paradigmatico è lo shutdown di Internet imposto l’8 gennaio dal governo iraniano per silenziare le rivolte anti-governative. Le manifestanti e i manifestanti sono da allora in una condizione di sovrapposizione. Finché la violenza dello Stato non viene registrata, distribuita e riconosciuta da media legittimati, non collassa in una verità pubblica condivisa. È proprio in questa fase di invisibilità forzata che le immagini sintetiche assumono una funzione decisiva. Nel vuoto prodotto dallo shutdown, hanno iniziato a circolare video e immagini generate dall’intelligenza artificiale che mostrano presunte marce di sostegno all’ayatollah Khamenei, folle ordinate, consenso compatto. Queste immagini non competono con una realtà visibile ma la sostituiscono generando l’unica realtà accessibile, quella istituzionale. In assenza di osservatori indipendenti, lo Stato non si limita a controllare ciò che viene visto perché diventa l’unico apparato di misurazione. Decide quando la realtà può emergere, in quale forma e a quale risoluzione. In questo scenario, lo slop dell’intelligenza artificiale non è rumore collaterale, ma un dispositivo autoritario e il suo potere non risiede nella credibilità, ma nella saturazione. Slop significa letteralmente ​​“brodaglia” o “pastone”, e indica contenuti IA di bassa qualità ma generati molto rapidamente. Una massa di immagini che non informano, ma occupano lo spazio percettivo impediscono al reale di collassare in un fatto contestabile. Come nel paradosso quantistico, ciò che non viene osservato resta in uno stato di sospensione. L’indeterminazione non è ontologica, è amministrata.

L’isola come dispositivo critico della multicrisi

In The Island, l’artista continua il discorso sullo stato indeterminazione dell’immagine ponendo una domanda esplicita: perché la rivoluzione copernicana è riuscita a produrre un cambio di paradigma collettivo nella percezione del mondo, mentre la fisica quantistica – pur avendo rivoluzionato la nostra comprensione della realtà – non ha ancora trovato una traduzione condivisa sul piano culturale e politico? E come la sintesi artificiale delle immagini si intreccia oggi con condizioni materiali, storiche ed ecologiche della multicrisi capillare? La mostra si sviluppa attraverso molteplici narrazioni interconnesse che confluiscono nell’immagine di una catastrofe imminente: l’inondazione dell’isola di Korčula. Proprio perché circoscritta, l’isola diventa un dispositivo critico per pensare la simultaneità delle crisi: l’innalzamento del livello del mare, l’estrazione delle risorse, le infrastrutture energetiche e l’eventuale militarizzazione dei confini.

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Immagini della mostra “The Island” di Hito Steyerl, Osservatorio Fondazione Prada, Milano. Foto: Andrea Rossetti. Courtesy: Fondazione Prada.

Il progetto site-specific si apre con una prima sezione screen-based, composta da quattro schermi che mostrano le interviste integrali fatte dall’artista alle figure chiave della mostra: Mate Parica, Darko R. Suvin, Tommaso Calarco e Sachi Shimomura. Cosa c’entrano tra loro la scoperta di un’isola artificiale neolitica sulla costa di Korčula nel 2023, l’esplosione dell’ufficio postale di Zagabria nel 1941, i qubit e la scoperta della proteina fluorescente verde nel 1962? Questi eventi forniscono le basi scientifiche, storiche e culturali per comprendere l’inondazione dell’isola. La convergenza spazio-temporale di queste narrazioni si materializza nella grande installazione video al secondo piano dell’Osservatorio. Qui entra in scena Flash,  un supereroe-influencer-divulgatore scientifico che incarna in modo parodico una versione contemporanea del personaggio delle serie di fumetti sci-fi del 1938 Flash Gordon alla conquista di Marte. Giunto sull’isola per salvarla dall’inondazione, ne deve affrontare subito un’altra: quella digitale del suo feed, sommerso dal brainrot e da poltiglia visiva sintetica così viscosa da aver ormai contaminato tutto. Il montaggio del video insiste sulla sovrapposizione delle immagini e, a tratti, assume esplicitamente la forma di uno scroll verticale, reso visibile dall’interfaccia di un TikTok hackerato. L’inondazione reale e quella digitale collassano l’una nell’altra; immagini generate artificialmente e non si alternano in un flusso continuo che rende percepibile la simultaneità di crisi climatica, proliferazione delle immagini sintetiche e deriva autoritaria dell’ecosistema mediale.

Tra junk time e tempo profondo

In una sequenza del video, Flash dialoga con il fisico Tommaso Calarco alla ricerca di una via d’uscita, di una possibilità di creare un’interferenza nello slop, che ha ormai inondato ogni piattaforma. La proposta di hacking di Calarco è interessante: cosa succederebbe se dentro alla poltiglia AI si trovassero degli interstizi per inserire dei frame che attraverso un’accelerazione dello scroll possano ricomporsi in contenuti alternativi? Se dunque il cinema è una sequenza di immagini con una durata, allora è possibile immaginare un uso quantistico delle piattaforme, forzando un’interferenza percettiva come forma di contro-attacco.

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Hito Steyerl, Stills from The Island, 2025, Single channel HD video, Cinema; Quantum noise holograms; Archaeological projection spheres; Documentary videos. Duration 26 minutes (Single channel HD video); installation dimensions variable. Courtesy of the artist, Fondazione Prada, Andrew Kreps Gallery, New York, and Esther Schipper, Berlin/Paris/Seoul.

Questa logica di interferenza si estende oltre lo schermo e prende forma nello spazio espositivo attraverso le sculture mediali di Steyerl. Componenti industriali e tecnologiche sono innestate in rami di legno provenienti dall’isola di Korčula, su cui l’artista ha progettato sistemi di proiezione semicircolari, simili ad antenne. Su queste superfici curve vengono proiettate molecole luminose che ricostruiscono l’isola neolitica sommersa, in quello che Steyerl definisce l’emergere di “tecnologie quantistiche neolitiche”. Queste sculture, quasi tecno-sciamaniche, operano tra immagine e materia, tra tempo profondo e junk time del presente tecnologico. Come l’hacking dello scroll mira a introdurre interferenze nel flusso dello slop, così queste sculture suggeriscono la possibilità di sovrapporre linee temporali differenti e rendere visibile la policrisi dell’inondazione. The Island si articola dunque come un ambiente mediale, dove l’inondazione non viene semplicemente visualizzata. L’artista si ispira infatti in modo esplicito al principio di indeterminazione di Heisenberg, usando diverse forme di mediazione per creare delle “armoniche superiori”, che mostrano come un fenomeno esista solo nel momento della sua materializzazione.

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Immagine della mostra “The Island” di Hito Steyerl, Osservatorio Fondazione Prada, Milano. Foto: Andrea Rossetti. Courtesy: Fondazione Prada.

Immagini che consumano

Il tentativo di The Island di mutuare concetti dalla fisica quantistica per materializzare nello spazio espositivo la multicrisi capillare passa attraverso un punto di svolta teorico preciso. La mostra si fonda su una rielaborazione critica del regime contemporaneo delle immagini sintetiche che l’artista formula più esplicitamente nel saggio Medium Hot. Intelligenza artificiale e immagini ai tempi del riscaldamento globale (2025), recentemente tradotto in italiano da Timeo. In Medium Hot, Steyerl insiste su un punto cruciale: i media non sono entità immateriali ma sistemi energetici e termodinamici. Non a caso, i diffusion models si basano su un’idea che deriva direttamente dalla teoria della diffusione del calore formulata da Joseph Fourier nel XIX secolo. In questo senso, sfidando la distinzione tra media “caldi” e “freddi” di McLuhan, Steyerl definisce l’intelligenza artificiale come un medium caldo proprio per l’enorme consumo energetico necessario a produrre ordine contro l’entropia.

È in questo quadro che Steyerl introduce il concetto di da/mages, un neologismo che fonde damage (danno) e image (immagine). Le da/mages sono combinazioni di dati e immagini che danneggiano ciò che le circonda attraverso l’estrazione di lavoro, dati e risorse, trasformando guerra, marketing e sorveglianza in variazioni di uno stesso spettro operativo. Il damage non è un effetto collaterale, ma una funzione sistemica. La palude algoritmica dello slop — di cui il feed di Flash è invaso, così come i nostri — contribuisce allo stesso metabolismo estrattivo. Il damage prodotto da questo regime dell’immagine risiede dunque tanto nella sua deriva autoritaria quanto nel suo impatto ecologico ed energetico. Intervenire significa lavorare sul piano del tempo e dello spazio, cercando fratture all’interno di questo processo metabolico estrattivo. Rompere la dinamica del junk time dell’AI slop per riaprire un tempo più profondo diventa una necessità politica.

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Hito Steyerl,  Medium Hot. Intelligenza artificiale e immagini ai tempi del riscaldamento globale, Timeo, 2025.

Con The Island, Steyerl rende visibile la condizione di sovrapposizione tra materialità, estrattivismo, autorità e pixel che caratterizza l’immagine contemporanea. La mostra chiarisce come l’indeterminazione non sia una mancanza di informazione, ma una condizione prodotta e amministrata, strumento di controllo tanto quanto spazio di conflitto. Allo stesso tempo, però, suggerisce la possibilità di sfruttare proprio questa indeterminazione per immaginare pratiche di interferenza e di hacking percettivo: non per ristabilire un ordine, ma per rendere visibile la stratificazione delle immagini, delle temporalità e dei regimi di potere che le attraversano.

In copertina, Immagine della mostra “The Island” di Hito Steyerl, Osservatorio Fondazione Prada, Milano, Foto: Andrea Rossetti, Courtesy: Fondazione Prada.

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