Immagini

Martin Kippenberger a Berlino

Martin Kippenberger è un artista spettacolare. Il mio non è un giudizio di gusto, ma una semplice constatazione pratica, se un museo grande e famoso, come Hamburger Bahnhof di Berlino, volesse costruire una mostra di sicuro impatto, una di quelle esposizioni destinate ad attrarre i visitatori come il miele le mosche, Kippi sarebbe l’uomo giusto. E dato che le idee semplici sono condivise da molti ecco Kippenberger in mostra a Berlino: fino al 18 Agosto 2013 Hamburger Bahnhof, il principale museo d’arte contemporanea della capitale tedesca, mette in scena Martin Kippenberger: Sehr Gut | Very Good, retrospettiva dal sapore nostalgico e dal sicuro impatto scenico, che concede, a chi sappia coglierla, una lettura critica più profonda dell’opera di un...

Nam June Paik in Italia

Avete mai guardato la tv? Certo che sì. No, ma intendo, l’avete mai guardata negli occhi? E l’avete mai ascoltata? Certo che sì. No, ma intendo, ascoltata quando non ha niente da dirvi. Quando non è costretta a mandare in onda la vostra serie preferita, la partita del mercoledì sera, il talk show che vi dà di cosa parlare con i vostri amici il sabato pomeriggio. Le avete mai sorriso? Avete mai chiuso gli occhi e percepito la sua presenza? Insomma, l’avete mai contemplata, ci avete mai giocato assieme...? L’avete mai considerata e amata per quello che è, un apparecchio elettronico da cui escono suoni e immagini? Non credo. Per molti di noi la televisione è una vera compagna di vita, è lei a scandire...

Found photos in Detroit

Daniele De Luigi: Found photos in Detroit è un libro che lascia attoniti. Scabro e crudo, fin dal titolo è volutamente laconico e didascalico: pagina dopo pagina non vi si trova altro da quanto dichiarato nelle quattro righe introduttive, un catalogo di vecchie fotografie buttate via, poi ritrovate, raccolte, selezionate e fedelmente riprodotte. Detroit era cresciuta elegante e raffinata a partire dalla fine dell’Ottocento, poi divenuta capitale mondiale dell’industria automobilistica con Henry Ford e focolaio delle battaglie per la democrazia e l’uguaglianza nel Dopoguerra. Dagli anni Sessanta ha vissuto un declino inesorabile e drammatico: la popolazione, che dopo la Guerra contava quasi due milioni di abitanti, era scesa alla fine del decennio scorso a...

Pisapia, Boeri e Bob Dylan

Milano, 4 Febbraio. Con in mano il prezioso invito alla “preview” della mostra dei dipinti di Bob Dylan, New Orleans Series, arriviamo a Palazzo Reale. All’ingresso rigido controllo dei nomi e degli accrediti. Il gruppo di persone ammesse per prime a visitare la mostra è solo di una cinquantina di persone: tranquilli 50-60enni benvestiti, tipici baby boomer incanutiti, cresciuti con la sua musica. L’impressione è che nessuno (tra di noi parecchi figli di: Feltrinelli, Abbado, Archinto, genere cui appartiene lo stesso assessore Boeri&old friends) sia lì per i quadri, ma solo per Lui. Infatti la voce incontrollabile è che Lui arriverà, si mostrerà solo ai “primi ammessi”, passerà, darà un’occhiata alla mostra, forse stringerà qualche mano, ma non ci sarà una conferenza, in barba al...

Paola De Pietri. To face

Nella foschia si intravede un’ampia distesa d’erba da cui affiorano qua e là zone sassose che rendono difficoltosa una semplice passeggiata. D’altra parte siamo in una zona che oggi è meta turistica ma nel passato ha conosciuto gli scontri durissimi che hanno visto contrapposti giovani che, a seconda dei luoghi anche confinanti in cui erano nati, potevano vestire la divisa dell’esercito italiano o di quello austriaco. La Grande Guerra fu chiamata così perché quasi azzerò un’intera generazione facendola marcire nelle trincee, soffocare nei cunicoli, trucidare da generali incapaci che imponevano avanzate su campi aperti, morire sotto bombardamenti così intensi da svuotare gli arsenali cui le industrie non riuscivano a...

Fotografare opere. Luisa Lambri

Non immaginavo che si potesse davvero fotografare un Judd o un Fontana a questo modo. Non riuscivo a immaginare un’inquadratura originale di fronte a un’opera d’arte, specie di questo genere e così famose: un parallelepipedo di Judd, un taglio di Fontana sembrano, letteralmente, fotograficamente inavvicinabili. Tutti noi ci siamo avvicinati, magari dopo esserci allontanati per tentare una panoramica, ma non abbiamo “visto” quello che ha visto Luisa Lambri. Oppure, emulando Ugo Mulas, abbiamo cercato di fare una fotografia “critica”, interpretativa, che fosse dell'opera o della visione dell'artista, o della posizione dello spettatore; Lambri no.   Cosa ha fatto? Ha trattato quelle opere come ha già trattato non...

Full of numbers

Questa mattina mi arriva l’invito a una conferenza dedicata ai numeri come uno degli eventi collaterali alla mostra di Renzo Bergamo a Milano. Se ne parlerà con professori di fisica e di matematica ovviamente, ma l’approccio sarà umanistico. I tempi in cui i numeri si apprendevano insieme alla musica, all’arte e alla poesia come la più affascinante espressione dell’ingegno umano sembrano lontani, oggi si arricciano i nasi e si storcono le labbra solo nominandoli. Alla domanda filosofica “cos’è un numero?” si rimane spiazzati, senza parole e si cerca di mettere insieme pensieri diversi che compaiono nella mente. Si cerca di dare una definizione a qualcosa dal carattere estremamente astratto, quasi autoreferenziale,...

Adelita Husni-Bey alla galleria Gasworks

Utopia, educazione, regole, micro-esperimenti sociali sono i temi più frequentati dalla giovane artista italo-libica Adelita Husni-Bey. Il suo lavoro è costituito da collaborazioni che coinvolgono diverse realtà sociali e artistiche, o da laboratori educativi.   Nel video proiettato in formato gigante nella sala d’ingresso della mostra Playing Truant, la prima personale di Husni-Bey a Londra (alla galleria Gasworks), un gruppo di bambini è intento a giocare a “la società utopica”. Corrono su e giù dal palco dell’auditorium della loro scuola, protestano contro un fantomatico re, discutono del bisogno o meno di istituzioni, si riuniscono in cerchio per decidere dell’organizzazione della loro comunità...

Gabriele Basilico: la lentezza dello sguardo

Nel dicembre 2012 ho presentato a Milano le Lezioni di fotografia di Gabriele Basilico. Eravamo in una sala del Castello Sforzesco affollata e attenta: Basilico parlò, un po’ affaticato, ma lucido, appena emozionato, del suo modo di fare fotografie, dei viaggi, della scelta dei temi, del suo lavoro di trent’anni, di alcune delle sue fotografie più famose, i porti, i paesaggi urbani. La fotografia come quotidiano, e come scelta di vita.   Non ho mai troppo creduto a una specificità del medium fotografico; o piuttosto, rivisitandone caratteri, grammatiche, funzioni, lessici, temi, ho scorto sempre nelle fotografie in quanto immagini, illustri o anonime che fossero, un elemento profondamente perturbante nella sua familiarità, e nelle cose ritratte “così come sono” un fantasma, una...

One on one

Il KW Institute for Contemporary Art, spazio espositivo di forte impronta sperimentale nel Mitte berlinese, è un sismografo sensibile alle vibrazioni discorsive dell’arte e sull’arte contemporanea fin dagli inizi degli anni novanta. Il direttore Klaus Biesenbach fonda nel 1996 la Biennale di Berlino, arrivata lo scorso anno alla sua settima edizione. Curata da Artur Żmijewski, Joanna Warsza e dal gruppo Voina, dal 27 aprile al 1 luglio 2012 aveva proposto modelli d’azione per integrare pratiche artistiche in forme di attivismo politico, liberare la vocazione dell’arte da futilità estetiche e frivolezze di mercato e ricondurla a servizio di un programma rivoluzionario. Ora i ricordi degli slogan primavera/estate – “Forget Fear”,...

Helke Bayrle. Portikus Under Construction

Un archivio raro e insolito di 132 film girati dalla filmmaker polacca Helke Bayrle all’interno della sala espositiva di uno dei luoghi più importanti e all’avanguardia per l’arte contemporanea in Europa, la kunsthalle di Portikus, è attualmente ospitato e consultabile da Peep-Hole a Milano.   La singolare e complessa costruzione di Portikus Under Construction ha inizio nel 1993, nel momento in cui la regista comincia a raccogliere e documentare sistematicamente tutte le fasi di preparazione e di elaborazione delle mostre monografiche che hanno avuto luogo in questa Kunsthalle fondata nel 1987 dal curatore e critico Kasper König come filiale espositiva della Städelshule, l’accademia d’arte e di architettura di Francoforte....

It’s really a common ground. Per una architettura senza architetti

Common Ground, “Terreno comune”, era il titolo della 13° Biennale di Architettura di Venezia che si è chiusa domenica 25 novembre. Nelle intenzioni del direttore della mostra, David Chipperfield, questa edizione avrebbe dovuto mettere in mostra tutto quello che architetti e urbanisti hanno in comune a livello mondiale, un ideoletto globale, fatto di forme o regole o politiche di intervento che rimbalzano consonanti tra continente e continente, fra scuola e scuola. Gli interventi sono stati dei più vari (e prevedibili); per scontate ragioni promozionali molto spazio è stato dato ai grossi nomi del divismo architettonico internazionale (Foster, Herzog & de Meuron), mentre sotto silenzio sono rimaste le figure femminili (a parte la solita Zaha Hadid...

Offside Effects

La Prima Triennale di Arte Contemporanea di Tbilisi si è inaugurata a fine ottobre 2012, a poche settimane dal drastico rovesciamento politico che ha visto il partito “europeista” di Mikheil Saakashvili, al potere da un decennio, sconfitto dall’alleanza “Sogno georgiano” del miliardario Bidzina Ivanishvili. Anche se non sempre le macrostrutture economiche e politiche devono essere messe in causa quando si parla di cultura visiva contemporanea, nel caso di Offside Effects, la premessa politica è quanto mai importante. Soprattutto se si considera che l’evento, organizzato da un centro culturale totalmente indipendente come il CCA (Center for Contemporary Art Tbilisi), ha dovuto assistere al repentino decurtamento dei fondi istituzionali...

Il racconto di un universo. Nino Migliori allo Spazio Forma

Ogni scatto di Nino Migliori potrebbe essere definito come un racconto, una storia. Le sue fotografie più famose sono cariche del neorealismo tutto italiano degli anni ’50, quando dal Nord al Sud si cominciava a riprendere una vita normale, più leggera, si ricostruiva un futuro. L’Italia che Migliori scopre quando comincia a fotografare a Bologna è quotidiana e nuova allo stesso tempo, è un’Italia poetica ma normale, è un’Italia fatta di vicoli, di biciclette, di bambini con i calzoni corti e di frati che giocano a pallavolo. L’occhio di Migliori è preciso, documentarista, profondamente geometrico nella costruzione spaziale dell’inquadratura. Sono immagini lente, pensate, intense.   La...

dOCUMENTA (13) – Kassel

dOCUMENTA, che quest’anno è giunta alla sua tredicesima edizione, è una mostra d’arte contemporanea nata nel 1955 per volontà di Arnold Bode (1900-1977), un architetto e artista originario di Kassel. La città, pesantemente bombardata durante la Seconda guerra mondiale, doveva diventare un luogo dove – all’inizio ogni quattro anni e dal 1972 con cadenza quinquennale – la Germania si sarebbe ripensata attraverso l’arte. Nel progetto originario il bisogno di elaborare collettivamente un lutto senza rimuovere le proprie responsabilità si saldava con l’urgenza di immaginare la rinascita del paese e di scrollarsi di dosso l’oscurantismo nazista e l’eccesso di obbedienza che aveva portato e tenuto al...

Vivian Maier. I am a camera

 “I am a camera, camera, camera” (Yes, Into the Lens)     La storia di Vivian Maier sembra una favola. Schiva, riservata, incurante della celebrità, questa fotografa scoperta da poco, e per caso, ha tutti i requisiti per rendere la sua biografia e il suo lavoro interessanti non solo a chi si occupa di fotografia. Una mostra recente alla Galleria dell’Incisione di Brescia fino al 15 novembre – la prima in Italia – offre la possibilità di un iniziale contatto con le sue opere, già esposte in numerose mostre a Chicago, Londra, Oslo, Monaco, Amsterdam.   Sconosciuta fino al 2009, anno della sua morte, Vivian Maier viene casualmente scoperta da John Maloof, un agente immobiliare che sta scrivendo la storia di...

Sylvia Jill. Decostruire

Sylvia Jill al verbo distruggere preferisce decostruire. È infatti con minuzia e precisione chirurgica che preleva da fogli di calcolo le parti malate del nostro sistema economico: i dati che aiutano gli analisti a determinare costi e profitti, a stimare transazioni, a completare fondatissime (?) analisi. Preleva valori. Ne scopre lo scheletro e ce lo mostra, esile, fragile, vuoto. “Ritaglio migliaia di quadratini di carta, cerco di rendere visibile il lavoro manuale, di farlo percepire per comunicare la perdita. Mi interessa che questo nuovo reticolo assuma importanza grazie al processo che metto in atto, poiché il nostro modo di organizzare le informazioni è in realtà più importante delle informazioni stesse”. Così i numeri...

Letizia Battaglia. Spiazzamenti

Roland Barthes chiamava punctum, quel mistero in bilico tra razionalità e mistero che rende ogni fotografia unica e irripetibile. A volte pare che anche le immagini ne siano consapevoli, sembra che dicano: “Io sono questo: un corpo, un occhio, uno strumento. Io mi chiamo Francesca Woodman, io sono Letizia Battaglia”, come si può udire dalle fotografie delle due artiste, esposte nella mostra in corso presso la galleria di Massimo Minini a Brescia.   Se è quasi impossibile scindere l’opera di Francesca Woodman dalla sua sorte, silenzioso segreto che resta intimo e illeggibile, con Letizia Battaglia ho parlato. O meglio è stata lei a parlare con me. Io ho saputo dire solo il mio nome. Poco prima di uscire dalla galleria con un catalogo...

Fotografia – Festival Internazionale di Roma

Quasi inevitabile quest’anno la scelta di Fotografia – Festival Internazionale di Roma alla sua undicesima edizione, curata da Marco Delogu e come sempre allestita negli spazi del MACRO a Roma, di portare l’attenzione sul tema del lavoro. In tempi di crisi economica, un soggetto scontato ma anche difficile da realizzare nella sua complessità. Lavoro, al giorno d’oggi, significa tutto e niente: il lavoro che c’è, che non c’è, il lavoro che ha perso la dignità di potersi chiamare tale, il lavoro che toglie lavoro e partecipa attivamente alla crisi, e non ultimo, il lavoro stesso del fotografo, che non è semplice artista, ma anche professionista con impegni da portare a termine.   Chris Killip, Netting Seacoal...

Le Chiocciole azzurre e la Madonnina

Sono cinquanta, sono azzurre e sono invadenti. Le avevamo già viste in giro per Milano ma adesso si sono impossessate per pochissimi giorni del simbolo del capoluogo lombardo: il Duomo.   In collaborazione con la Veneranda Fabbrica del Duomo e con l’Associazione Opera d’Arte, il gruppo artistico Cracking Art torna a far parlare di sé. Questa volta però il fine - forse - giustifica i mezzi. Le chiocciole - sculture, disposte in ordine sparso sulle terrazze della cattedrale tardo-gotica, sono in vendita e tutto il ricavato andrà a favore dei restauri della Guglia maggiore, quella più cara a tutti i milanesi, quella della Madonnina per intendersi. Ma perché delle chiocciole? Cosa c’entrano con Milano e soprattutto con il...

Gabriel Orozco. Sculture involontarie

PULSIONI DELLA SCULTURA. Nel corso di un’intervista con l’artista messicano Gabriel Orozco nel 1998, Benjamin Buchloh ha individuato tre grandi momenti che segnano la storia della scultura nel XX secolo. Nel primo, la scultura è intesa in senso tradizionale come pratica artigianale; nel secondo, questa s’identifica con il gesto avanguardistico del ready-made; nel terzo viene esaltato l’aspetto propriamente costruttivo della scultura. Ognuno di questi tre momenti ha dei capofila: il primo spazia da Constantin Brancusi a Henry Moore; il secondo risale ovviamente a Marcel Duchamp; il terzo si origina nel Costruttivismo russo, passa per la scultura di Picasso, Julio Gonzàlez e David Smith e si spinge fino al minimalismo. Il vantaggio di questo schema...

Yto Barrada. Delle cose solitarie e non dimenticate

Due terzi abbondanti dei paesi del mondo non trovano posto sui libri di storia, e il Marocco è fra questi. Tale spiazzante constatazione guida il lavoro di Yto Barrada, fotografa franco-marocchina, la cui prima personale italiana è ospitata dal Macro di Roma, grazie alla nuova partnership con Deutsche Bank, che – ci auguriamo – porterà una salutare ventata di globalizzazione anche nelle stanze dell’arte.   Barrada, che ha studiato storia e scienza politiche alla Sorbona, osserva il proprio paese da una strana lontananza: i soggetti dei suoi scatti colmano il campo visivo, assumendo non di rado aspetti monumentali, anche quando si tratta di edifici e giardini affetti da precoce obsolescenza, perché abbandonati all’incuria; di...