America al voto. Trump e l’utopia Ayn Rand
Nel primo capitolo della terza e ultima parte del suo fluviale romanzo Atlas Shrugged, pubblicato nel 1957 – in Italia La rivolta di Atlante, 1958, ristampato nel 2016 – Dagny Taggart, una giovane imprenditrice, che cerca con tutte le sue forze di salvare la rete ferroviaria ereditata dalla famiglia, colpita da sabotaggi e incidenti vari, e impoverita dalla fuga dei suoi dipendenti più validi, raggiunge la cittadina di Atlantis, in una sperduta vallata del Colorado. Ci troviamo negli Stati Uniti di un futuro prossimo venturo dove l’intera struttura del governo federale sta per crollare, le imprese più redditizie sono sull’orlo del fallimento, una burocrazia tanto estesa quanto inefficiente ha preso il controllo delle istituzioni pubbliche e private, e il pensiero scientifico è asservito a un potere politico che si avvia a diventare una dittatura comunista ̶ o fascista, dal momento che per Rand tra l’uno e l’altro sistema non c’è una grande differenza.
L’alternativa randiana si chiama “Atlantis”, il nome della cittadina in cui si sono rifugiate le menti più brillanti dell’America, l’élite di un capitalismo che ha smesso di produrre per una comunità allo sbando, ma anche un’eletta schiera di intellettuali e di artisti (musicisti, scrittori) e soprattutto il meglio degli scienziati e dei tecnici, che, abbandonato ogni incarico pubblico, stanno reinventando il futuro su basi nuove, mentre non disdegnano di occuparsi della terra e delle esigenze quotidiane della comunità. Constatata l’impossibilità di riformare l’America, gli abitanti di Atlantide hanno dichiarato uno sciopero a oltranza e attendono la disgregazione del vecchio ordine per prendere in pugno le redini dello stato e riportare gli Stati Uniti allo splendore delle sue origini. Questa è l’utopia capitalista di Ayn Rand, che mescola il ritorno a un passato agreste e la ricerca tecnologica più avanzata, l’affermazione libertaria di un individualismo estremo e la celebrazione di una fratellanza – da cui non sono escluse le donne – basata sulla meritocrazia più estrema. Gli Atlantidei battono moneta, usando esclusivamente l’oro e l’argento, mentre perseguono l’ideale mens sana in corpore sano. Essi accettano la libera competizione in un’economia basata sul laissez-faire senza alcun correttivo, e disprezzano i saccheggiatori governativi (looters), che depredano i cittadini più laboriosi e intraprendenti.
A proposito di Ayn Rand, l’autrice di Atlas Shrugged, una intellettuale ebreo-russa, dotata di forte temperamento, emigrata negli Stati Uniti nel 1924 a diciannove anni, morta nel 1982, arrivata fino a Hollywood, scrittrice e fondatrice della filosofia dell’Objectivism, si è parlato di “miniarchismo” più che di “anarco-capitalismo”, ovvero dell’affermazione di una società basata sul capitalismo, che attribuisce allo stato, un “guardiano notturno”, solo un minimo di funzioni collettive. L’uso del termine “anarchico” è comunque oggetto di contestazione. È pur vero che, in Italia, una casa editrice aperta ai movimenti libertari, la Liberlibri, ha ripubblicato nel 2023 la distopia Anthem (1938) con il titolo Antifona, e che Anthem, una sorta di anello di congiunzione tra Noi di Zamjatin e 1984 di Orwell, meriterebbe un’attenzione che qui non è possibile dedicarle. A parere di chi scrive, i romanzi di Rand sono assai più interessanti della sua ‘filosofia’ politica basata su un individualismo esasperato, convintamente atea e fondata su postulati astratti che trovano scarsissimo riscontro nell’esperienza storica, malgrado lo sforzo di legittimazione di accademici come Robert Nozick (Anarchy, State, and Utopia, 1974). Un esempio storico in cui l’iniziativa privata avrebbe sostituito efficacemente l’assenza delle istituzioni statali sarebbe rintracciabile durante la conquista del Far West. Peccato che questo fenomeno sia stato accompagnato dalla deportazione o dall’eliminazione tout court delle popolazioni native.
Della Rand si sa che appoggiò la candidatura del Repubblicano radicale Barry Goldwater, travolto dai voti a favore di Lyndon Johnson nelle elezioni presidenziali del 1964 e che manifestò approvazione per la riduzione dei poteri del governo federale promessa da Ronald Reagan nel 1981, all’inizio del suo primo mandato presidenziale. È possibile che la seguace più fedele, seppure inconsapevole, di Rand, sia stata Margaret Thatcher, primo ministro inglese dal 1979 alla fine del 1990, favorevole alle privatizzazioni, alla diminuzione del carico fiscale per i ceti più abbienti, alla riduzione della spesa pubblica per i servizi sociali. È tuttavia probabile che Rand non avrebbe approvato la teoria del popular capitalism, cara a Mrs Thatcher. Pressoché nulla ha a che fare il pensiero di Rand, per inciso, con l’attuale governo italiano di centro-destra, che guarda molto di più alla saga de Il signore degli anelli di Tolkien, che all’utopia libertaria e fortemente elitaria di Atlas Shrugged.
Sempre presente in modo discreto nello scenario politico americano, l’ideologia ispirata da Rand ha ripreso vigore negli Stati Uniti nel primo decennio del nostro secolo. Nel 2005, durante la celebrazione, avvenuta a Washington, del centenario della nascita di Rand, Paul Ryan, un influente esponente repubblicano del Wisconsin, avrebbe ricordato che i valori dell’Oggettivismo di Rand erano alla base del suo impegno politico. Nel 2009 Ryan dichiara: “Quello di unico che sta accadendo oggi nel mondo e in America è che è come se noi stessimo vivendo proprio adesso in un romanzo di Ayn Rand.” Candidato repubblicano alla vicepresidenza degli Stati Uniti nel ticket elettorale guidato da Mitt Romney nel 2012 e poi speaker della Camera dei Rappresentanti dal 2015 al 2019, Ryan raccomanda ai suoi aiutanti la lettura di Atlas Shrugged, ma poi, a poco a poco, si distacca da Rand (oltre che da Trump), denunciandone l’appoggio all’ateismo. Intanto il pensiero di Rand era tornato in auge, prima con la grande crisi finanziaria (2007-2008), che sembrava preannunciare il collasso finanziario del paese, poi, nel 2009, durante il tentativo del Presidente Obama di introdurre una forma di assistenza sanitaria pubblica, che avrebbe comportato inevitabilmente l’aumento delle tasse per i più abbienti.
Mentre le forze radicali reazionarie organizzate nel Tea Party traevano apertamente ispirazione anche dalla lettura di Atlas Shrugged e dal ruolo del suo protagonista, il leader libertario John Galt, l’importanza del romanzo di Rand viene riconosciuta esplicitamente, nel 2016, da alcuni esponenti del governo della prima Amministrazione Trump, come Rex Tillerson e Mike Pompeo. L’11 aprile 2016, pochi mesi prima della vittoria su Hilary Clinton, anche Trump avrebbe dato il suo contributo alla ‘causa’ dell’Oggettivismo in un’intervista concessa all’opinionista democratica Kirsten Powers su USA Today, sostenendo di identificarsi con l’architetto di grattacieli Howard Roark l’eroe anti-establishment, egocentrico e avverso a ogni compromesso, di un altro prolisso romanzo di Rand, The Fountainhead, pubblicato nel 1943 (La fonte meravigliosa, uscito in Italia nel 1946 e ristampato nel 2020). Trump tesse le lodi di The Fountainhead sostenendo sbrigativamente che esso “si riferisce al mondo degli affari, alla bellezza, alla vita, e alle emozioni interiori. Il libro riguarda ogni cosa (everything)”. Più di un commentatore ha espresso il suo scetticismo sulla capacità di Trump di leggere un romanzo che rivaleggia in lunghezza con Atlas Shrugged, ritenendo più probabile che il futuro Presidente degli Stati Uniti avesse in mente il film del 1948, sceneggiato dalla stessa Rand, diretto da King Vidor, in cui Roark viene interpretato da Gary Cooper e la sua amante Dominique Francon da Patricia Neal. Rivista oggi, The Fountainhead è un’opera cinematografica non priva di una sua grandiosità melodrammatica nella love story passionale tra i due protagonisti e nella visualizzazione del paesaggio aereo di New York, in cui la recitazione di Gary Cooper, uno dei volti più amati dell’eroe americano, ribadisce la necessità di difendere a ogni costo la libertà dell’artista.
Sul New Yorker del 5-12 giugno 2017, in “A Golden Age for Dystopian Fiction”, l’autorevole storica Jill Lepore ha sottolineato come subito dopo la prima vittoria presidenziale di Obama (2008) siano state comprate in America mezzo milione di copie di Atlas Shrugged, mentre un mese dopo l’avvento di Trump a Washington nel 2016 1984 di Orwell sia balzato in testa alla graduatoria dei best-seller venduti da Amazon negli Stati Uniti. In realtà, Atlas Shrugged può essere letto sia come un’utopia anti-statalista, come è nel caso dei seguaci del Tea Party che inneggiavano a John Galt e ad Atlantis contro il welfare state di Obama, sia come una distopia dalle molte facce, che mostra l’inarrestabile declino della way of life americana.
In quanto a Trump, qualunque stimolo randiano abbia potuto manifestarsi durante il suo primo mandato, esso è ormai scomparso con il potenziamento dell’autorità federale in alcuni settori-chiave (si pensi alle operazioni dell’ICE), l’intromissione continua nella legislazione dei singoli Stati, i ricatti economici compiuti contro università e istituzioni indipendenti, e l’uso della potenza militare americana all’estero, deciso senza consultare il Congresso. D’altra parte, Trump ha bisogno dell’appoggio delle correnti fondamentaliste cristiane, che sono ostili all’inflessibile ateismo di Rand. Se c’è un personaggio a lui vicino che potrebbe trarre ancora ispirazione dal pensiero di Rand, forse è un grande imprenditore come Elon Musk, assoldato da Trump all’inizio del suo secondo mandato presidenziale per tagliare i fondi assegnati all’amministrazione pubblica, spregiudicato e visionario ideatore di scenari tecnologici futuristici sulla conquista di Marte o sulle trasformazioni sociali portate dall’Intelligenza Artificiale.
Di certo, la figura di John Galt, austera e implacabile nella sua volontà di sacrificarsi per gli ideali di Atlantide, non ha nulla in comune con le esibizioni del Presidente Trump, con i suoi modi clowneschi, la sua retorica da imbonitore televisivo, nella migliore tradizione del conman americano, la cui versione più benevola è quella del Mago di Oz nel celebre romanzo di Frank L. Baum. Le promesse fraudolente e irrealizzabili di Trump sono quanto di più lontano si possa concepire dall’idealismo libertario dei pure improbabili eroi randiani. Se vogliamo rintracciare tra le pagine di Atlas Shrugged, gli avatar di Donald Trump, di Elon Musk, dei loro più stretti alleati, dovremmo mettere da parte le pagine di Atlas Shrugged dedicate ad Atlantide, e passare a un capitolo successivo (“Anti-Greed”). Qui il sinistro terzetto dei reggitori supremi degli Stati Uniti, che, grazie all’appoggio degli industriali corrotti e asserviti, hanno assunto il controllo completo dell’economia nazionale con la Direttiva 10-289, impedendo ogni tentativo di innovazione tecnologica, assiste ai risultati di un esperimento militare, il Progetto X, avvallato sui media nazionali dal dottor Sadler, un autentico scienziato, che è il capo autorevole del Science State Institute, interamente finanziato dal governo. Si tratta di un macchinario che emana ultrasuoni capaci di annientare in un determinato raggio di terreno qualsiasi organismo vivente, e di sbriciolare qualsiasi edificio ̶ la metafora estrema di un’America totalitaria che si avvia verso l’apocalisse.
Alla fine di Atlas Shrugged, il segno del dollaro, tracciato da John Galt, sostituisce provocatoriamente quello della croce. Liberatosi di ogni senso di colpa, il capitalista duro e puro di Ayn Rand, ben lontano dal populismo dello showman Trump, sarà il salvatore degli Stati Uniti. Il paradosso, per un lettore contemporaneo di Atlas Shrugged, ancora attaccato – malgrado tutto – ai valori incarnati nelle vecchie democrazie europee, è che Trump riesce sempre a occupare la scena, materializzandosi ovunque, come certi personaggi inquietanti di Philip K. Dick: sia nella (pseudo)utopia di Atlantide, che nella distopia orwelliana dell’America della Direttiva 10-289.
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