Divagazioni su Pasolini

Pasolini ha vissuto in un tempo in cui ancora si poteva agire.

Si può agire anche adesso, ma spesso sono azioni virtuali, azioni che ti lasciano nella gabbia del tuo corpo e non riesci a uscire.

Pasolini che vuole aprire gli occhi è dunque un uomo che soffre perché gli uomini dagli occhi chiusi, gli uomini dallo sguardo basso non vogliono cambiare postura.

Pasolini e i molli. L’eterna mollezza italica. Ci si può ridere quando si svolge in un bar, diventa pericolosa quando agisce sul piano della storia. Pasolini aveva uno spirito greco, una pulsione balcanica in una nazione che è tutto un formicolio di mezze misure, di cattiverie senza talento, di generosi che non ti danno niente.

 

Sempre in Italia a un certo punto ti ritrovi al punto di Pasolini. Hai intorno a te un’umanità a basso voltaggio. Più lavori e più sei denigrato. Nessuno sopporta l’eroismo, il martirio. I devoti della miseria spirituale non ti perdonano la tua inquietudine. Ti dicono narciso, egoista, ti attribuiscono calcoli dove hai slanci, ti fanno furbo come loro, non capiscono il furore, lo scambiano per arrivismo.

Pasolini e l’Italia che non vuole cambiare e però non accetta di essere limpida, secca. L’Italia umida, corrotta. L’Italia ingrata coi suoi spiriti irregolari. L’Italia che non ama l’eresia, il coraggio. L’Italia che ama i facili e non capisce i semplici. Pasolini era una fiamma. Portava la verità nel corpo. Era un batticuore in giro per il mondo. Lui amava se amava, soffriva se soffriva, guardava se guardava. Parola e azione, studiare ed esporsi, giocarsi la vita, non giocare con la vita. Osare, esagerare, rompersi piuttosto che estinguersi.

 

 


Ora siamo nell’Italia degli estinti, solfatara del rancore. Ai tempi di Pasolini la parola grande e la parola piccola erano ancora ben distinte. Adesso tutto è sulla stessa tavola digitale, il sonetto e l’ingiuria sgraziata, il cuore limpido e quello opaco. Pasolini non ha cambiato l’Italia ma ha dato una pista per chi vuole stare alla larga dai compromessi. I suoi nemici invincibili erano gli epigoni di Ponzio Pilato. Li vediamo al lavoro ogni giorno. Possono perfino amare Pasolini, ma in fondo vogliono uccidere il suo spirito ogni volta che si ripresenta in altre figure. Il delitto di Ostia in qualche modo continua. Pasolini è insopportabile. Questa è una nazione col respiro corto, col respiro furbo. Odia gli innocenti, odia il sacro. E lo sterminio che Pasolini aveva intravisto non si ferma in nessuna giornata. La coalizione dei mediocri tiene il suo rogo sempre acceso, basta un cenno di poesia e sei condannato, non hai diritto a svolgere le tue indagini sulle umane inquietudini, devi limitarti alla melina, alla pozzanghera.

 

Il gioco è scambiare la lotta per lamento. L’amore indicibile per i corpi diventa immorale. La violenza del non saper bruciare, i tutori del gelo. Pasolini di nuvole e di vento contro il mondo chiesa, il mondo chiuso. La luce, il buio, le cose nette. 

Lui sapeva e ora sappiamo anche noi. Il tempo che ci resta non può essere speso assieme ai molli. Amare quello che non è molle: il volo degli uccelli, il ramo da cui escono le foglie, le cose mirabili che ancora riescono agli umani.

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