Sentimento e rimozione

Che cosa è, allora, il tempo? Se nessuno me lo chiede, lo so; se dovessi spiegarlo a chi me ne chiede, non lo so...”. È una delle frasi forse più conosciute delle Confessioni di Sant’Agostino. Lo è per il suo potere evocativo, lo è nel far capire sulla pelle come, citando Borges, tutti “siamo fatti di tempo”...

La stessa cosa potrebbe valere per la memoria, anzi la stessa cosa vale per memoria e rimozione, che pare escludere la memoria ma da cui al tempo stesso si fa abbracciare. Può esserci forse memoria senza rimozione? Può esserci rimozione senza il ricordo? Non sono poi memoria e rimozione un tentativo di preservare, di modificare o di cancellare i segni che la storia e il tempo lasciano su di noi...?

Si potrebbe forzare e inseguire il paragone con il tempo di Sant’Agostino… se non fosse che la memoria segna certamente per ognuno di noi una certezza, segna infatti la “scia biologica” del tempo, è anzi la sua intima sostanza, la percezione sulla carne per tutto quel tempo chiamato vita. E questo per le tragedie come per tutte le piccole cose che attraversano le nostre esistenze.

Ma se memoria e rimozione sono una sorta di scia biologica del tempo, allora sono qualcosa da comprendere nella carne prima che nella mente, qualcosa da afferrare nei sentimenti almeno come nella razionalità dei concetti in sé...

 

Come in una giornata d’estate che con le sue ore dilatate può diventare disagio e sofferenza, quando accompagnata dalla noia o dal dolore. Come il dolore di chi, sentendosi lasciato, dilata quel tempo all’inverosimile mentre nella memoria insegue cause, ricostruisce impossibili ragioni...

Lontano, da qualche parte, quelle stesse ore avranno per un altro tutta la leggerezza di una giornata luminosa e quella rimozione sarà solo un accessorio impercettibile dell’estate e del fluire intermittente del corpo e dei pensieri...

Solo la condivisione delle emozioni l’uno nell’altro porterebbe a riconoscersi e forse ad una conoscenza in sé... ma non ora e non in quel momento, almeno fino a quando memoria e rimozione – fatti della stessa sostanza – viaggeranno su percorsi, egoismi e carni differenti... fino a quel momento qualunque verità ci sia, non verrà mai restituita.

 

Opera di Diana Copperwhite.


Tre anni dopo, nell’anniversario di una giornata estiva come è stata il 24 agosto 2016.

Due giorni separati da tre anni ed entrambi hanno a che fare con la storia, con la memoria, la rimozione, la sofferenza e la verità...

Quel giorno alle ore 3 e 36 la terra aveva rovinosamente tremato. Era l’inizio dell’infinito terremoto di Amatrice, di Accumuli, di Rigopiano che per mesi avrebbe dilaniato una larga fetta dell’Italia centrale e delle sue montagne.

In quei giorni di tre anni fa memoria e rimozione avevano coinciso, tutto il paese abbracciato a quella tragedia. La rimozione, quando in realtà era solo sopravvivenza, era e doveva essere solo per i sopravvissuti... allontanare, dare un senso al destino, alla mancanza e alla tragedia. Ma per tutti gli altri, per tutti noi, l’esperienza che univa prevaleva nelle strade, nelle case, davanti ai televisori, la memoria cuciva nella mente e nella carne una tragedia e un pezzo di tempo che sarebbe stato impossibile dimenticare.

 

Tre anni dopo le cose sembrano profondamente diverse. Abbiamo dimenticato e stiamo dimenticando quei giorni e quella tragedia. Non i sopravvissuti, non chi dal terremoto ha avuto sconvolto la vita, ma su tutti gli altri, nella politica come nel corpo sociale che ci fa una comunità, la rimozione ha vinto nel succedersi delle stagioni e il terzo anniversario può essere stato solo un ricordo impercettibile ed accessorio di un’estate e del distratto fluire dei corpi e dei pensieri...

Lentamente, nel corso dei tre anni memoria e rimozione si sono separate perché hanno viaggiato su carni differenti... ma a differenza delle coppie o degli amanti, nel complesso e articolato corpo sociale che ci fa tutti comunità, non è solo la verità che può e deve essere restituita. Va restituita soprattutto la concretezza dei giorni che legano la memoria alla vita che sarà: di quest’ultima, memoria o no, rimozione o meno, non si vede ancora nessuna restituzione.

Opera di Diana Copperwhite.

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