raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Voci del virus

abbraccio. "Ti abbraccio", "un abbraccio", "un abbraccione", con la variante distinta di "un forte abbraccio" che è da compagni – sinistra Pd e soprattutto oltre. Persino più del bacio (che è altrettanto sconsigliabile se non di più), l'abbraccio è il simbolo di ciò che affettivamente ci è negato dal virus, segno di quanto costituisse una figura centrale nella –> prossemica (reale o –> enunciata) in vigore nella –> società. Comprensibile perciò la debolezza di chi saluta per iscritto (o addirittura in videocall –> online) e aggiunge la clausola "abbracciamoci anche se non si può".

 

"andrà tutto bene". Il mantra ottimista ha fatto la sua comparsa al Nord, nei primi giorni di preoccupazione, su post-it applicati a portoni e pali della luce e spesso vergati da mani apparentemente infantili o comunque giovani. Poi lo si è letto su striscioni, fuori dagli asili chiusi, come un hashtag panoramico. Poi è stato adottato da qualche adulto. Infine, col peggiorare dell'emergenza, dichiarato a dir poco idiota e anche offensivo. Come sempre i deploratori non hanno distinto fra enunciatori ingenui, il cui ottimismo incondizionato è sempre benedetto, ed enunciatori senzienti e riflessivi, che hanno ragioni per astenersene. Chi deplora espressioni senza far questione della loro provenienza è preda della Sindrome della Cartina Tornasole: se dici così, allora pensi male – chiunque tu sia e per qualsiasi motivo e in qualsiasi circostanza tu dica così. 

 

anziano / vecchio. Le due parole sono comunemente ritenute offensive. "Vecchia" è solo la radio che non funziona; "anziani" sono solo i colleghi pensionati, e neppure tutti, poiché i "prepensionati" sono "ancora giovani" (o anche: "ancora validi"). I termini che si riferiscono con precisione alle età più avanzate non sono mai impiegati direttamente ma sempre con litoti, eufemismi, comparativi, cioè in uno dei modi che consente di esprimere anche il punto di vista di chi parla. "Vecchi" non lo si è più: si è "non più giovani" o "più grandi di" o, con scherzosa e non casuale allusione al politicamente corretto, "diversamente giovani". Nei cauti tentativi di indicare le categorie a rischio, queste forme di cortesia sono state rese inutili dalla brutalità dei –> numeri (–> sessantacinquenne) e da categorie di evidente allusività, come quella degli "ultranovantenni".

 

asintomatico. Il termine articola la più classica opposizione tra sano e malato. In un primo momento ci si è illusi che l'asintomatico fosse innocuo, anche se infetto. Caduta l'illusione, l'asintomatico è divenuto (all'opposto) insidioso anche se sano. Il termine è così divenuto il crisma lessicale dell'invisibilità e intangibilità della minaccia, di cui possiamo essere tanto vittime come adiuvanti, sempre ignari di tutto.

 

assembramento. "Mon semblable, mon frère", "mio simile, mio fratello" (–> fraternità), diceva Charles Baudelaire, introducendo la sua raccolta intitolata al Male. L'etimo lo dice: assembrare ci proviene dal francese assembler,  che a sua volta proviene da adsimilāre "assimilare". ""Far simile", rendere gli altri come sé: quindi influenzare, contagiare. Deve essere per quello che la riunione, l'incontro e persino l'adunata paiono neutri, mentre l'"assembramento" è, già dal suo nome, un po' sospetto. 

 

autocertificazione. Ognuno garantisca per sé e ne risponda. Di certo c'è ben poco, di certificato ci deve essere tutto. 

 

barca. "Siamo tutti nella o sulla stessa ___ ". Modo di dire variamente applicato alla situazione causata dal virus, e di volta in volta adeguato o erroneo. L'osservazione per cui nessuna differenza di censo può immunizzare dal virus è corretta e pertinente. Il –> lockdown ha però conseguenze ovviamente molto diverse sui diversi cittadini: c'è chi nella barca langue e rischia l'inedia, chi prospera, chi comunque passa il periodo senza danni. Tuttavia è altrettanto vero che è la –> società nel complesso a essere colpita, anche se i ruoli e i gradi in cui ciascuno vi opera sono distanti fra loro, e lo sono drammaticamente. Barca è anche da mettere in relazione con l'arte del –> governo. (Di barconi, invece, non si parla più).

 

contagio (e infezione). Il lemma contagio compare nel titolo dell'instant-book pubblicato con grande tempestività da Paolo Giordano (Nel contagio, Einaudi-Corriere della sera, 2020). Il caso di quel titolo è rimasto raro. Nell'uso corrente il termine si legge nei conteggi statistici ("diminuiti i contagi") ma non come denominazione generale del fenomeno. A questo proposito si dice "il coronavirus" o "il Covid 19" e non si usa l'antonomasia "il Contagio" e neppure "l'Infezione", come se l'invisibilità e intangibilità dell'evento non consentissero di nominarlo per quello che in effetti è. Si preferisce allora alludere al Coronavirus, per l'agente; alla –> curva, per l'andamento; alla –> guerra, per la durezza dell'impegno, la posta in gioco e l'incertezza dell'esito; alla –> pandemia, come denominazione complessiva dell'evento. Evento che è però dovuto ai fatti relazionali del contagio e dell'infezione.

 

contenimento. È il massimo che si possa ottenere, il risultato che ci si aspetta dalle misure di isolamento (v.). La morale non la conosciamo ancora, ma sappiamo come finirà la fiaba. Quelli che resteranno vivranno felici e contenuti.

 

curva. La geometria conosce curve che hanno nomi di figure o generi retorici: parabola, ellissi, iperbole. Su un diagramma invece la curva rappresenta l'andamento di un fenomeno. L'occhio ne trae anche possibili previsioni per il futuro, dette "tendenze". La curva è appunto considerata come "una linea di tendenza". La prima tendenza che emerge (forse l'unica) è proprio quella ad attribuire ai fenomeni un andamento prevedibile, more geometrico. La tendenza è dell'occhio, non dei fenomeni (–> picco/plateau).

 

distanza / distanziamento sociale. La distanza sociale è quella che si rispetta ordinariamente fra sconosciuti, e che la –> prossemica distingue dalla più ampia distanza pubblica e dalle inferiori distanza personale e distanza intima. Il distanziamento sociale è invece l'obiettivo che si ottiene con i provvedimenti di –> isolamento o –> lockdown, con l'auspicio di un –> contenimento del –> contagio. Non tutti hanno potuto scegliere con chi e da chi distanziarsi. Ci si chiede quali effetti sortirà il distanziamento, nei tempi almeno medi presumibilmente richiesti per il contenimento. Allungare la mano offrendo la stretta, prendere sottobraccio, battere una spalla, accostarsi per un selfie assieme, sfiorarsi in una coda o in un mezzo pubblico: era qualcosa di più che normale (–> normalità). Ora ad aumentare, oltre alla distanza, è il suo stesso valore.

 

dpcm. Sigla di Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri. La versione democratica, e quindi negoziata, dell'editto. Interviene nelle nostre vite prima nel refolo dell'annuncio ventilato (o "paventato", secondo una distorsione lessicale che si fa ormai norma); poi nello sgocciolio delle "fonti certe", come "indiscrezione"; quindi in forma ufficiale alla fine di un'elaborazione faticosa (con rinvii dai pomeriggi alle notti alle mattinate) come "testo". Fuori dal testo, nessuna salvezza, diceva Algirdas J. Greimas. 

 

droplet. Inglese per: "gocciolina". Si dice droplet perché il lessico medico scientifico è in buona parte internazionale. Si tratta delle goccioline di saliva che tutti noi espelliamo parlando, e ancor di più starnutendo o tossendo, e trasmettono malattie infettive. Come ha detto Silvia Bencivelli nel suo "DizionaVirus" per RadioTre "la buona notizia è che le goccioline hanno qualche micron di diametro (millesimi di mm, o milionesimi di m) quindi non restano sospese a lungo e, dopo circa un metro, cadono. La cattiva è che cadono sulle superfici a noi vicine, tavoli, maniglie delle porte, telefoni, tastiere, e quindi possiamo toccarle e poi con quelle mani… ecco perché van lavate bene, e spesso". Vengono dette "goccioline di Flugge" perché, prosegue Bencivelli, "il medico Karl Georg Wilhelm Flügge nel 1897 pubblicò una lunga serie di esperimenti sui “viaggi aerei” della nostra saliva con cui dimostrò che non era l’ambiente, di per sé, a far ammalare. Ma era il malato nell’ambiente, e che bastava quello. Un malato. La scoperta dei droplet, quindi, rappresenta un fondamentale della storia della nostra igiene, ed è da lì che si sono maturate le idee, scientifiche, di –> isolamento e di protezione individuale tramite dispositivi come –> mascherine e guanti". 

 

fase due. È il nome del "ritorno alla –> normalità": l'antidoto, e antitesi hegeliana, della tesi del virus. La vera emozione sarà la fase tre.  

 

fraternità. Il meno celebrato dei tre valori della Rivoluzione Francese ha preso una momentanea rivincita sugli altri due. La libertà è stata infatti sacrificata alla salute collettiva e l'uguaglianza messa fortemente in dubbio dalle non trascurabili conseguenze delle differenze di censo (–> barca). Pesantemente connotata in senso religioso come certo è, alla fraternità corrisponde però un'idea di mutuo sostegno e comune destino che risuona quando si dice che sarà il comportamento collettivo a far conseguire un –> contenimento del virus. Una –> società di meno liberi, di mai veramente uguali, ma di fratelli? Saprebbe un po' di massonico, quindi intendiamoci bene.

 

governo. Ha fatto bene, ha fatto male, se l'è cavata, si è fatto ridere dietro nel mondo, è stato d'esempio. Andrà ricordato che lo stesso concetto di "governare" è di origine marinara (dal greco "kybernêin" e dal latino gubernāre, "reggere il timone", –> barca) e la medesima radice è alla base di "cibernetica" (dall'inglese cybernetics, dal gr. kybernētikḗ (sottinteso téchnē) ‘arte di pilotare’, da kybernáō ‘io governo una nave’ –> telematica).

 

guerra. Metafore e riferimenti bellici cercano di costruire una sceneggiatura comune, per quanto tremenda, a cui riportare la realtà ignota e imprevedibile che si sta affrontando. Proprio gli approcci più bellicosi e spavaldi sono però apparsi del tutto inefficaci. Della guerra reale si sono visti di fatto solo il disorientamento degli strateghi, il prevalere dei propagandisti e la disperazione del personale sanitario, insufficiente e privo di mezzi per curare i malati, e anche solo per identificarli, isolarli, proteggere sé. La scelta delle sceneggiature di guerra mostra peraltro che anche gli storyteller non trovano un format narrativo adatto a comunicare quanto succede e puntano su un'analogia che ha come unico fulcro la messa in crisi radicale dei rapporti esistenti e la minaccia a tutta la popolazione. Si tratta dunque di un equivoco, certo tenace.

 

incubazione. Parente stretto dell'incubo, è il periodo fra l'esposizione e la contrazione. Dopo aver incontrato e prima di incarnarlo il male giace in noi. Lo si incùba.

 

Ph Michael Wolf.


intensiva, terapia. Non un'azione medica e neanche la disciplina medica che ne studia e programma le modalità, ma oggi è soprattutto l'assieme di strutture architettoniche, edilizie, medicali e logistiche con cui è possibili trattare le fasi più critiche della patologia. Sistemazioni di fortuna e costosi allestimenti finanziati da appelli e collette e frettolosamente messi in opera, fra polemiche e sospetti e finali inaugurazioni solenni, con assembramenti però autocertificati dalle autorità che organizzano. Càpita che trovati fondi, costruito un abbozzo di reparto, tagliato il nastro tra frotte di politici e cameramen mascherati e tutti assembrati fra loro si scopra che mancano i medici e il personale. È stato il caso, a quanto pare, che si è verificato nei locali di quella che con plurima ironia si chiama "ex Fiera di Milano".

 

intensivista. Si dice almeno dal 1987, sul vocabolario c'è da tempo, ma è un termine che non era mai emerso dalle acque della medicina ospedaliera. È il terapeuta della crisi, lo specialista del gioco duro, l'esperto della res intensa.

 

isolamento. Prendere distanza dagli altri ha come ovvia implicazione ritrovarsi soli, come individui o come nuclei di conviventi. Il vizio dell'isolamento è divenuto momentaneamente una virtù.

 

lockdown. È l'–> isolamento, è il blocco, il confinamento, la messa in sicurezza ed è anche termine inglese, con il tanto di connotazione tecnica e di efficienza che ciò comporta. Per i non anglofoni ma anche per chi semplicemente non è di madrelingua inglese, l'espressione dell'efficienza risulta così avere un'origine esotica, estranea, appresa.

 

malattia. In filosofia, anche in quella spicciola e quotidiana, a volte si pensa alla malattia come all'occasione per l'insorgere di un principio di realtà. Uno "non ci pensa" poi arriva la malattia "e allora se ne accorge". La malattia come realtà che "non si può negare" e non è una costruzione concettuale. No, è un fatto, come il muro su cui sbatti, il gradino in cui inciampi, la pioggia che ti bagna. Dove si capisce che persino per i filosofi che con migliore disposizione vi si richiamano la realtà è più che altro una gran rottura di coglioni.

 

mascherine. In una crisi cominciata esattamente a Carnevale, le mascherine che proteggono dai o almeno trattengono i –> droplets sono state oggetto delle più contraddittorie indicazioni di esperti, pseudoesperti, governanti nazionali e amministratori locali, delle più incresciose vicende di accaparramento e speculazioni, delle più minuziose analisi tipologiche. I virologi che richiedono a chi li ascolta di portare sempre la mascherina, e lo fanno a volto nudo, sono la perfetta sintesi della più tipica se non folkloristica incongruità istituzionale fra norma e prassi.

 

motoria, attività. Consentita, sconsigliata. Salutare, deprecata.

 

normalità. Il desiderio di "tornare alla normalità" è comune a tutti e sarebbe strano che non lo fosse. È vero che durante la normalità non era del tutto normale, in quanto normalità, apprezzarla. Allora la si chiamava "banalità" e si cercava di evaderne al possibile. Ora la banale pizza al ristorante, la banale visita alla nonna, la banale strada per la scuola o il lavoro, il cappuccino e brioche al bar, i commenti sul calcio, persino i clacson, tutto ma proprio tutto ci sembra qualcosa di simile allo zavattiniano mondo in cui "buongiorno" significa ancora e solo "buongiorno" (–> resilienza). Era un mondo normale. Il mercato degli animali vivi di Wuhan era normalissimo. La Baggina – o Pio Albergo Trivulzio di Milano – era normalissima: anzi, quella era una normalissima eccellenza.

 

numeri. Si dice che le crisi siano "opportunità". Questa ha perlomeno dato l'occasione di far riflettere sulla reale oggettività dei dati numerici usati nelle comunicazioni mediali. Numeri forniti "in assoluto", senza alcuna relazione con alcun altro dato. Dati di contagiati non parametrati al numero di controlli clinici, dati di decessi limitati agli istituti ospedalieri e non raccolti su base territoriale, incrementi e decrementi annunciati senza considerazione per anticipi e ritardi dell'afflusso dei dati dai laboratori... Solo in un contesto verbale che ne fissi la pertinenza i dati numerici sanno restituirci immagini precise e utili della realtà. I numeri sono oggettivi e dunque ingannevoli. Le parole sono ambigue e dunque oneste.

 

online A proposito della diffusione online delle cerimonie cattoliche legate a Quaresima e Pasqua l'antropologo Marino Niola ha parlato di "ecumene digitale": la spiritualità rappresentata, forzatamente, dall'immaterialità dei pixel. Un Paese in forte ritardo sull'aggiornamento digitale di impianti, procedure e popolazione si è improvvisamente trovato a dover vivere online persino una delle sue maggiori feste religiose. Online si erano nel frattempo spostati, con edizioni speciali, eventi culturali previsti nella primavera; online si sono svolte riunioni e attività professionali che prima avevano impiegato solo marginalmente le risorse dello –> smart working. Online, soprattutto, si erano spostate la –> scuola e (un po' meno impreparata, ma non molto) l'università. Forse sarà proprio il virus a far capire che l'Internet per tutti e la connettività assicurata in tutto il problematico territorio italiano sono necessità civiche e civili (cioè di cittadinanza e di civiltà) e non accessori frivoli e consumistici.

 

pandemìa. "Tutto il popolo", da etimologia; "tutti i popoli", nell'uso contemporaneo: nessun popolo può sentirsene escluso.  Con l'accento sulla "e", "pandémia era la "Venere" di tutti, cioè la prostituta. 

 

passeggiate. –> motoria, attività.

 

picco/plateau. In orografia stanno rispettivamente per una cima isolata e un altopiano. Nella lettura della –> curva dell'andamento del virus, sul picco e/o il plateau (entrambi distinti dall'articolo determinativo, per singolarità e anche antonomasia) si è giocata una partita discorsiva a tre. Il discorso scientifico riconosce il picco di un fenomeno solo dopo che è passato (tanto più se il fenomeno ha caratteristiche proprie del tutto inedite, come nel caso) e non afferma che ciò che al momento non può essere ragionevolmente smentito; il discorso politico e il discorso mediale invece vivono di annunci: chi anticipa una notizia si lega ad essa, se poi l'anticipazione sarà smentita si rimedierà con una rettifica. Non taciuta o al più sospesa come vorrebbe il discorso scientifico, non annunciata come vorrebbe il discorso mediale, né proclamata come vorrebbe il discorso politico, l'imminenza del picco è stata quindi "ventilata", in un compromesso enunciativo che alla fine è convenuto a tutti e tre.

 

positivo. Latino tardo positīvu(m) "ciò che viene posto". La "teologia positiva" è quella che afferma che gli attributi divini non sono ineffabili ma sono concetti che possano essere definiti. La "scienza positiva" è quella che si basa su dati empirici. "Positivo" è dunque un aggettivo che ricorre in contesti di tracotante hýbris umana e non sarà soltanto malizioso vedere un sarcasmo della parole nel destino per cui nel linguaggio corrente viene ribaltata la connotazione fra l'ottimismo dell'esito positivo di un esame scolastico (o di una qualsiasi altra prova tutto sommato agonistica) e il pessimismo dell'esito positivo di un esame clinico. 

 

prossemica. Studio delle differenze di prossimità fra i corpi nelle interazioni; disciplina fondata e nominata da Edward T. Hall. In quanto pròtesi, i media hanno vistosi effetti prossemici, poiché modificano il rapporto (prima di essi era rigido) fra distanza fisica e distanza psicologica. Non a caso il prefisso tele –> ricorre tanto spesso nei nomi mediali: televisione, telematica, telefono, teleconferenza.... Nei confronti del –> lockdown la prossemica mediata è stata l'arma principale per la salvaguardia almeno parziale dei rapporti in essere, a costo di variazioni e distorsioni i cui effetti (e loro durate) sono al momento incalcolabili.

 

prossemica enunciata. L'uso di comunicazione mediata anche nei rapporti personali ha esteso il ricorso a forme di "prossemica enunciata", che in passato erano lasciate alla comunicazione epistolare, alla narrativa e alle didascalie teatrali. I gesti si enunciano, si scrive e dice da lontano "ti –> abbraccio" e accade anche con il bacio, la stretta di mano, la minaccia fisica, ma anche con la vicinanza simbolica espressa per esempio per il lutto. Quasi interamente costituito da prossemica enunciata è il genere mediale del sexting.

 

quarantena.  La quarantena è la Quaresima dei corpi. La quarantena per il Covid 19 è cominciata proprio quasi in concomitanza con la Quaresima dei cattolici. I due termini hanno in comune il riferimento al numero quaranta. Quarantena era il nome veneziano della quarantina di giorni che la Repubblica Marinara faceva passare agli equipaggi infetti prima di sbarcare e Quaresima ha un'origine prossima (viene dal latino "quarantesimo"; sottinteso: giorno prima della Pasqua). Quaranta sono i giorni passati da Gesù nel deserto, fra stenti e tentazioni, e più in generale quaranta è un numero che veniva usato per indicare un periodo congruo e compiuto. Fra i numeri ce ne sono alcuni "privilegiati", su cui si rapprendono significati simbolici e il quaranta è uno di questi. Chi peraltro ha mai contato quanti fossero davvero i ladroni di Alì Babà? 

 

resilienza. Qualcuno aveva recentemente cominciato a dire "non se ne può più della resilienza". Ma il "valore" è oramai fissato nell'animo moralistico della nazione e oggi se ne coglie meglio la funzione. Mentre dalla banalità si intende scappare, alla –> normalità perduta (che è banalissima, ma qui non importa) vogliamo tornare. Riuscirci dopo un trauma è, appunto, resilienza e ce ne si congratula vivamente – parlando di noi da vivi.

 

sanificazione. Attività che si svolge a fini di "detergenza" e di "sanitizzazione", rende igienici ambienti e alimenti e rende chiaro che la sporcizia è la condizione primaria mentre "pulito" è sempre il risultato di un processo. Nulla è sano, nulla è sanato, ogni cosa è tuttalpiù "sanificata".

 

scuola. La grande assente di tutti i dibattiti nazionali, l'argomento che interessa solo chi insegna e chi ci va o ci manda i figli ha mostrato la sua centralità. Spiegazioni, domande, dibattiti, verifiche, tutta la quotidianità delle pratiche scolastiche reinventata per renderla indiretta senza togliere troppa efficacia. Nel tran tran del pigro decadere nazionale, la scuola sembrava qualcosa di sicuro anche se ormai un po' superfluo ("imparano tutto dalla tv e dai social!") Il virus ha dimostrato che è il contrario: la scuola è necessaria ma non è garantita.

 

65enni. Fino all'altroieri, tutti a dir loro che erano giovanotti appena un po' cresciuti ma "nel pieno", e che i sessant'anni erano i nuovi quaranta. Soggetto a prepensionamento, qualcuno aveva già elaborato qualche perplessità. Ma quando li hanno proclamati categoria a rischio per anzianità (–> anziani/vecchi) lì ci sono rimasti davvero un po' male.

 

smart. Il phone, il watch, la card, la city, la car, il set, la drug... Un bel giorno anche il "working" divenne "smart", cioè "elegante, bello, intelligente, in gamba" secondo i sinonimi indicati dallo Zingarelli 2020. Di "smart" – se solo la parola si potesse davvero dire – ci sarebbe l'aver compreso l'inutilità di molte liturgie del lavoro senza virus e l'inadeguatezza delle case e dei servizi rispetto alle reali esigenze della vita contemporanea. Vogliamo una medaglia per aver trovato gli espedienti con cui aggirare problemi contingenti causati da una situazione che ci allontanati dalla –> normalità. Questi espedienti sono evidentemente una cura sintomatica, la cui qualifica è proprio contenuta in quell'aggettivo: smart

 

società. I social, la distanza sociale e il sociale distanziamento, ne usciremo tutti assieme. L'inquietante avvenimento del contagio del premier britannico Boris Johnson è stato visto come la vendetta per le sue incaute, più che spavalde, prese di posizioni iniziali sul virus, parere squallidamente fazioso – cioè degno di chi ritiene che la fazione sia il principio ordinatore del mondo. È forse più razionale, oltre che certamente più pietoso, considerare quell'evento come l'asperrimo frutto di una implacabile ironia della Storia contro quella predecessora di Johnson che ebbe a dichiarare che nulla come la società esiste, ma solo uomini, donne e famiglie. Non ebbe mai, lei, a pentirsene.

 

Stato Alberto Arbasino se ne è andato il 22 marzo del 2020, nel pieno del lockdown e all'inizio del bimestre-Moro, quei 55 giorni in cui, ogni anno più debolmente, si ricordano gli eventi che vanno dalla strage di via Fani al ritrovamento di via Caetani (16 marzo - 9 maggio 1978). A quel periodo Arbasino dedicò un libro fulmineo, una specie di diario in presa diretta, e lo intitolò In questo Stato. Il doppio senso era segnalato dalla maiuscola. Altro slogan d'epoca era invece "Non sono Stato io". "Lo Stato è assente, lo Stato è latitante!" berciano ora, magari anche a ragione, autorità locali che hanno capito quanto sia funzionale proclamare di non sapere cosa il senso dello Stato sia. Sepolto Arbasino, gli intellettuali hanno continuato a parlare di "Stato di eccezione", cioè della possibilità che la vicenda del virus corrobori teorie biopolitiche avanzate e anche abbastanza ardite, a volte. Qualche risposta era già presa in quel libro di Arbasino, dove si riprendevano le polemiche d'epoca sullo "Stato di Polizia", fra leggi speciali e vistose inefficienze.  

 

tampone. Ha arretrato il suo campo d'azione: era una soluzione provvisoria, è uno strumento diagnostico del problema.

 

telematica. Se la cibernetica è l'ormai vecchia tecnologia delle regolazioni e comunicazioni fra macchine e viventi (–> governo), la telematica è l'ancora recente applicazione delle tecnologie delle telecomunicazioni all'informatica. Tecnologia (-matica) che consente di operare da lontano (tele-). Ha i virus suoi. 

 

ventilatore. Esiste la "ventilazione polmonare", è termine tecnico, ma i "ventilatori" che la assicurano finiscono fatalmente per ricordare quelli che ci danno sollievo d'estate, per fastidi che momentaneamente appaiono tanto futili. L'immagine che ne risulta è grottesca.

 

zona rossa. All'inizio doveva essere funzionale al primo tentativo di delimitare, campire del colore dell'allarme, rassicurare le zone diversamente tinte. Ma di questa emergenza è lo sfuggire ai confini spaziali e temporali che si tenta di darle. A diventare Rosso è così tutto il Pianeta, come se la Terra si credesse Marte, pianeta che omaggia peraltro il dio della –> guerra.

 

Un primo nucleo di voci di questo dizionario era uscito su Repubblica, il 21 marzo 2020

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Ph Michael Wolf.

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