Walter Benjamin. Storia

Al pensiero non appartiene solo il movimento delle idee ma anche il loro arresto. Quando il pensiero si arresta di colpo in una costellazione carica di tensioni, le impartisce un urto per cui esso si cristallizza in una monade. Il materialista storico affronta un oggetto storico unicamente e solo dove esso gli si presenta come monade. In questa struttura egli riconosce il segno di un arresto messianico dell’accadere o, detto altrimenti, di una chance rivoluzionaria nella lotta per il passato oppresso.

(‘Tesi di filosofia della storia’, tesi Nr.17 in W. Benjamin, Angelus Novus, Einaudi, Torino 1962, pp. 81-82.)

 

La filosofia della storia benjaminiana realizza una singolare cooperazione tra materialismo e teologia nella lotta rivoluzionaria per una conoscenza autentica e redenta del passato, non innocua per il presente né asservita alla narrazione delle classi dominanti. Il terreno su cui si esplica la compenetrazione tra istanze materialistiche e forza messianica è la critica dello storicismo e del suo modo di intendere il tempo. Solo il messianismo infatti permetterà allo storico materialista di redimere la sopraffazione derivante dalla concezione del tempo come continuum di istanti omogenei e vuoti, teleologicamente orientato secondo la fantasmagoria del progresso. Nel passo tratto dalla tesi 17 Benjamin cristallizza in una costellazione teorica densa di significato i differenti aspetti del problema, ponendo l’accento sulla natura al contempo rivoluzionaria e redentrice del momento di arresto che frantuma il tempo astratto dello storicismo. 

 

L’approccio storicistico si rivolge alla storia come ad una realtà fissa e conclusa, esposta in una narrazione lineare e coerente che nutre la velleità di riprodurre i fatti “come furono”. La storia così intesa è la storia dei vincitori. Il materialista autentico deve infrangere l’immedesimazione dello storico nelle classi dominanti, scrivendo una storia diversa, che non assume il passato come dato immutabile ma si inserisce nella “vita postuma” dell’accadere storico riscattando le vite anonime di cui il progresso ha richiesto il sacrificio. Benjamin intende superare, con un “balzo” dialettico e rivoluzionario, il dogmatismo insito nella fede in un progresso rivelatosi distruttivo per la vita umana. Come ogni concezione della storia, la prospettiva storicistica implica una determinata concezione del tempo: il succedersi continuo di istanti omogenei e nullificati, degradati a meri limiti tra un prima e un poi nel processo di progressiva e incessante perfettibilità dell’umano. L’unico modo per demistificare la fede nel progresso e riscattare la catastrofe che la storia fatta e scritta dalle classi dominanti ha determinato è scardinare questa concezione del tempo.

 

Il continuum deve essere rotto, deve arrestarsi in una “costellazione carica di tensioni”, destabilizzante nella sua immobilità. Momento politico della rivoluzione e momento teologico-messianico della redenzione si compenetrano nell’attimo di arresto del continuum, nel “tempo-ora” in cui la rivoluzione proletaria si intreccia in modo singolare con l’avvento del Messia. L’attimo di cesura in cui balena l’immagine autentica del passato è un frammento allegorico nel quale ciò che è stato entra in rapporto dialettico con il presente, realizzando una collatio temporum, una corrispondenza carica di tensione che fa intravedere nella discontinuità la possibilità di una storia alternativa. L’immagine che si impone nel “tempo-ora”, scissa dalla totalità del divenire storico e dall’oppressione del continuum, è in quanto tale autenticamente storica e dialettica, densa di forze rivoluzionarie e redentrici che porteranno le rovine del passato a un momento di nuova intelligibilità.

 

Come la monade leibniziana che si sottrae a un rapporto di reciproca influenza causale con il mondo esterno ma rappresenta al contempo una prospettiva singolare sull’intero universo, analogamente l’immagine dialettica, frammento strappato dalla totalità del divenire storico e dei suoi nessi temporali e causali, è una prospettiva particolare da cui cogliere le caratteristiche universali di un’epoca in una illuminazione fulminea di senso.  

La conoscenza della storia che si realizza nel “tempo-ora” è la premessa irrinunciabile della lotta rivoluzionaria della classe oppressa. “L’arresto messianico dell’accadere” in una immagine dialettica che si emancipa dall’astrazione dispotica dello storicismo e conquista così la reale storicità è dunque l’unica “chance rivoluzionaria” che permette al materialista storico di riscattare la catastrofe del passato “riaccendendo in esso la scintilla della speranza”. 

Paul Klee, Angelus Novus.

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