Rosellina Archinto, la gioia di fare libri

23 Agosto 2026

Di Rosellina Archinto, nata a Genova nel 1933 e morta ieri a Santa Margherita Ligure, colpiva subito la schiettezza con cui ti parlava e anche una certa bruschezza, che le veniva forse dalla città d’origine, per cui con lei si andava subito al sodo. Certo, conosceva le buone maniere, sapeva come ricevere, ma le manfrine dei salotti di un tempo non le appartenevano. Nata Rosellina Marconi da una famiglia della buona borghesia genovese, si trasferì a Milano per studiare economia e commercio in Cattolica, “ma non mi piaceva”, ha dichiarato in un’intervista. Nel 1958 sposa Alberico Archinto, cognome che a Milano ha significato e significa ancora qualcosa da parecchi secoli, da cui ha avuto cinque figli. Chi li ha conosciuti sa che gli Archinto sono un clan unito, solidale e inclusivo, con un supplemento di educazione ricevuto da Marcello Bernardi, grande pediatra e pedagogo, autore del fondamentale Il nuovo bambino (1972). Rosellina, spirito indipendente e avventurosa trascorre, attorno al 1960, un periodo a New York dove frequenta corsi alla Columbia University. Siamo nell’apogeo del secolo americano e New York è diventata la capitale del mondo della cultura, prendendo il posto di Parigi. Chi arriva dall’Italia misura in almeno un decennio la differenza di civiltà. 

I ragazzi e le ragazze (pochissime) italiani con qualche ambizione intellettuale sono accolti da Ugo Stille, storico corrispondente del Corriere della Sera, da Mauro Calamandrei, corrispondente dell’Espresso, e da Niccolò Tucci, scrittore oggi ingiustamente dimenticato ma che pubblicò i suoi racconti sul New Yorker. Quel che colpisce la Archinto sono soprattutto le librerie, che hanno un ampio reparto dedicato ai libri per l’infanzia: i baby boomers non sono destinati a fare le letture che hanno formato i genitori. Una guerra mondiale non è passata invano (a differenza della Prima).
Questa è all’origine di Emme Edizioni, la casa editrice dedicata all’infanzia, che fonda nel 1966, ascoltando i suggerimenti, tra gli altri, di Giangiacomo Feltrinelli e Giovanni Enriques, rifondatore della Zanichelli. Se non è stata la prima donna a fondare una casa editrice – prima di lei, per dire, c’era stata Anita Pittoni che aveva fondato Lo Zibadone nel 1949, con la collaborazione dell’ambiente culturale triestino – è stata la prima a svolgere un’azione culturale riconoscibile nel tempo. Rosellina si rende conto che i libri per l’infanzia italiani partono dalla parola e non dall’illustrazione. Questa la sua rivoluzione e il primo libro ad uscire è esemplare in questo senso: la traduzione di Piccolo blu, piccolo giallo (1966) di Leo Lionni, illustratore di fama internazionale di origine olandese che viveva a New York, ma che era transitato per Milano negli anni Trenta, prima di rifugiarsi negli USA per le leggi razziali. La Archinto capisce anche che bisogna creare un parco autori italiano: tra i primi Enzo e Iela Mari, negli anni felicissimi della loro collaborazione, Lele Luzzatti, concittadino dell’Archinto, che porta con sé l’esperienza pedagogia del Teatro della Tosse, Bruno Munari che ha sempre amato avventurarsi su strade nuove. Rosellina attraeva nuovi autori studiando insieme il design del libro, lasciando ai talenti la massima libertà di potersi esprimere (era quasi infallibile nel cogliere le qualità estetiche o intellettuali di chi aveva davanti a sé). 

Questa fu un’altra novità capitale nel mondo del libro per l’infanzia italiano. Poi, frequentando regolarmente la Fiera di Francoforte e quella di Bologna, nata nel 1964 e dedicata all’infanzia, venne spontaneo tradurre autori come Maurice Sendak, Steadman, Ungerer, Bob Gill e tanti altri. Recensendo anni fa il libro La casa delle meraviglie. La Emme Edizioni di Rosellina Archinto (Topi Pittori, 2014), a cura di Loredana Farina, rimasi colpito da esperienze meno note – anche perché alcuni libri della Emme sono stati ripubblicati da Babalibri di Francesca Archinto, una delle figlie di Rosellina, e quindi tornati in circolazione – che portavano con sé un afflato pedagogico che non esiterei a definire militante. Certo, conta l’aria del tempo, ma è sorprendente la collana ‘Puntoemme’, nata in collaborazione col Movimento di Cooperazione Educativa, uno dei frutti migliori del nostro laicismo, oppure L’enciclopedia dei bambini, diretta dallo straordinario Pinin Carpi, con il principio di “mai parlare di qualcosa che non si vede, né mostrare qualcosa di cui non si parla”. Negli anni Settanta la Archinto coinvolge il mondo letterario italiano attraverso due collane: “Il Mangiafuoco”, diretta da Oreste Del Buono, e rivolta ai ragazzi dai 9 ai 13 anni, e “I pomeriggi”, animata da Natalia Ginzburg. La Archinto aveva già interessato in sue iniziative autori come Soldati, Moravia, Arbasino e Sciascia, ma il suo istinto editoriale le fa scegliere scrittori che sono anche ottimi editor.

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Scrive la Ginzburg presentando la collana: “Si usa oggi dire che i giovani hanno perduto l’amore per la lettura. Quelli che hanno ideato questa collana non credono, o non vogliono credere, che ciò sia vero. Essi pensano che i giovani che amano leggere esistono, e non importa se sono magari una minoranza. Essi pensano che le minoranze abbiano gli stessi diritti delle maggioranze (…) Essi ritengono il disordine assai migliore dell’ordine, intendendo per disordine le formule innumerevoli, a volte elementari e limpide a volte tortuose e strane, che può prendere il pensiero umano”. Parole che andrebbero stampate e appese in ogni libreria d’Italia.

Negli anni Ottanta si avverte un certo ripiegamento nelle proposte di Emme Edizioni anche se è suo il merito di aver introdotto Beatrix Potter in quegli anni in Italia. La casa editrice chiude i battenti nel 1985.
Rosellina, che nel frattempo si è legata sentimentalmente a Leopoldo Pirelli, è pronta a una nuova, duplice, avventura. Nel 1986 fonda Archinto Editore, casa editrice volutamente di nicchia, che si specializza in epistolari (pubblica uno dei più bei epistolari del Novecento, quello tra Alberto e Giovanni Pirelli, curato da Elena Brambilla Pirelli), di autori italiani e stranieri, in saggistica ‘alta’, come ad esempio il mondo intorno a Roberto Longhi, o è rintracciabile una fedeltà genovese a Montale, ma meglio ancora offre una sponda a un’eccentrica come Giulia Niccolai. Le perle nel catalogo Archinto sono innumerevoli e sono spesso volumi da mettere a fianco di quelli più noti di autori affermati, ma che ne illuminano un particolare nascosto. Altri editori l’hanno in parte imitata, ma quelli che nel catalogo Archinto sono libri, negli altri diventano ‘chicche’, libretti belli ma inutili. La seconda iniziativa editoriale dell’Archinto, oggi un po’ dimenticata ma che varrà la pena studiare, è la rivista ‘leggere’, mensile di confronti, recensioni, novità libraria, uscito tra il 1988 e il 1997. Nella redazione di via Magofa, in zona Navigli, la affiancano Maurizio Ciampa, Franco Marcoaldi e Antonio D’Orrico, caratteri diversi, dove ognuno porta il suo specifico contributo.
Sarebbe da rivedere l’intera collezione, ma mi pare che l’interesse per la poesia, la scoperta precoce di Seamus Heaney ad esempio, sia una delle qualità che caratterizza la rivista. 
Nel 2003 vende la casa editrice al gruppo RCS, per poi ricomprarla nel 2015 dichiarando: “Qualcuno dirà che sono una vecchia pazza, ma l’ho fatto perché voglio continuare a fare libri a modo mio”.
Amava molto il mare e negli ultimi anni trascorreva lunghi periodi a Santa Margherita Ligure. Ricordo di averla vista l’ultima volta nel maggio 2025 alla Cascina nascosta, un bel locale dietro la Triennale, dove Babalibri festeggiava, assieme al coeditore francese L’école des loisirs, i suoi 25 anni di vita. La serata fu soprattutto un omaggio a lei, che ormai parlava poco ma faceva intendere la sua gioia attraverso i suoi occhi ridenti che esprimevano la sua inesauribile voglia di vivere.

In copertina, fotografia di Exibart.
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