Parma in musica

Parma è la capitale del paese del melodramma. Il merito principale di questo primato spetta ad Arturo Toscanini che nacque in una casa di Oltretorrente, quartiere popolare “di là dell'acqua” della Parma, il fiume della città, che in un pomeriggio d’inverno ci appare scuro e impetuoso. Sono qui con Eduardo Rescigno, che ha appena curato un epistolario verdiano con la solita competenza e una passione personale verso il Maestro che da queste parti è contagiosa. Ci hanno invitato le Verdissime, un circolo di trentasei donne, ognuna col nome di un personaggio femminile del melodramma verdiano. Sono meno note del Club dei 27 (tante sono le opere di Verdi), ma attive, simpatiche e temperamentali (se no che emiliane sarebbero). La prova l’avremo dopo la presentazione.

 

Siamo nel posto giusto: la Corale Giuseppe Verdi, a due passi dalla casa natale di Toscanini e che affaccia sul nobile Parco Ducale. La Corale è un circolo dotato di un simpatico bar, di un ristorante, di una sala per musica per il coro verdiano ed è un luogo che altrove sarebbe meta di pullman di turisti, mentre qui pare frequentato soprattutto da gente della zona, se non del quartiere. Dopo la presentazione siamo scesi nella sala ristorante dove abbiamo trovato una gran tavola imbandita per noi. Mentre ci sediamo la presidente (che è di Reggio Emilia) ha un violentissimo alterco con il gestore della locanda e se ne va. Imbarazzo generale. Eduardo, che è un gentiluomo, suggerisce che dovremmo alzarci per solidarietà, io dico di aspettare.

 

La presidente non ritorna, in compenso arrivano tortelli alle erbe, alla zucca, alle patate. Le Verdissime approvano, noi anche. A seguire salumi misti con torta fritta. Approvazione generale che vale anche per i contorni. I miei vicini sono un’attrice a cui abbiamo chiesto di leggere alcune lettere di Verdi e che si rivolge a me con frasi del tenore: “posso chiederti di farmi da coppiere?”. Non prediligendo il genere Sem Benelli, parlo soprattutto con l’altra vicina, una Verdissima di Fontanellato che mi spiega bene come Parma oggi stia scontando la grandeur per voler essere all’altezza di un passato più inventato che reale.

 

Oltre ad obbligarmi a finire con la zuppa inglese, ha chiuso la serata dandomi una bella lezione. È infatti cominciato il piano bar ed è anche giunto il momento delle richieste: Eduardo viene risparmiato, io chiedo Un pugno e un carezza, la Verdissima Caruso. “Bella scelta!”, commento e le spiego che, col declino del melodramma, si affermarono l’operetta viennese e, a seguire, la canzone napoletana e che quindi Caruso unisce Verdi a Dalla. Lei mi ride in faccia. Tornando in treno mi viene in mente che “l’anno vecchio è finito” e che “l’anno che verrà” sarà il primo senza Dalla. Un po’ retorico per finire, mi rendo conto. Eppure, quando morì Verdi, d’Annunzio scrisse: “pianse ed amò per tutti”. Si parva licet, possiamo dirlo anche per Dalla? Buon anno.

 

 

Associazione Culturale Giuseppe Verdi, vicolo Asdente 9, Parma, tel. 0521237912.

Siamo stati ospiti ma, ad occhio, si spendono sui trenta euro. Rimpianto per il carrello dei bolliti che aveva un’aria molto promettente. Il piano bar dovrebbe esserci solo di sabato (in ogni caso è gradevole). Direi che d’estate, col giardino che affaccia sul Parco Ducale, il posto è al suo meglio.

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