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Clara Miranda Scherffig

Clara Miranda Scherffig collabora con Vice e Rivista Studio e si occupa di cultura visiva. In tempi non sospetti ha sostituito l'interesse per la moda con quello per l'antropologia (che forse è la stessa cosa).

26.02.2016

Vincitori e vinti di un festival / Berlinale 66. Kino meine Liebe II

L’Orso d’Oro e Orso d’Argento assegnati dalla 66. Berlinale propongono una chiara presa di posizione del ruolo del cinema nel dibattito politico-sociale europeo. Fuocoammare, di Gianfranco Rosi e Mort à Sarajevo, di Danis Tanović si prestano meglio di qualsiasi dichiarazione istituzionale a illuminare questioni cruciali del nostro Paese e, soprattutto, includere nel dibattito sull’Europa anche chi non è abituato a metterla in discussione. Ma sul tema “vincitori”, alcuni sono scontenti perché ad essere premiati—si dice—non sono stati i film migliori, quanto quelli che più fanno discutere, e più rappresentano una dichiarazione di intenti (più che cinematografica, viene da dire, ideologica e sociale). Che si sia d’accordo o meno, diversi lavori meritano ancora di essere menzionati,...

19.02.2016

Berlinale 66. Kino meine Liebe

La 66. Berlinale è cominciata con una dichiarazione d'amore per il cinema. Ave, Cesare! il nuovo film dei fratelli Coen presentato fuori concorso, è un'ottima griglia per inquadrare la tradizione del festival tedesco e l'infinito programma di questa edizione. Come ogni anno riuscire a selezionare il proprio percorso all'interno delle varie sezioni è un'impresa difficile, che spesso (ma non sempre) viene premiato. Il lavoro dei Coen in questo senso ricompensa sia il cinefilo che il pubblico, quest'ultimo vero (e a volte troppo rumoroso) protagonista della Berlinale. Il festival è infatti dedicato fin dalla sua nascita ad essere il festival “del pubblico” di una metropoli, che apre le porte delle sue sale a tutti e per...

04.12.2015

Sul cinema di Sebastián Silva

Capita, a volte, che un regista giovane e di talento, conosciuto e apprezzato nel mondo dei festival, sia in realtà quasi completamente tagliato fuori dalla distribuzione italiana e quindi in buona parte ignorato dal pubblico non specializzato o cinefilo. È il caso di Sebastián Silva, regista cileno con sei film alle spalle (uno solo dei quali, La nana,  uscito in Italia, con il titolo Affetti e dispetti) e autore di un cinema originale e inafferrabile. Ne parliamo questa settimana su Odeon, inaugurando una serie si ritratti di figure importanti del cinema contemporaneo che meritano attenzione e analisi.       Rielaborare generi cinematografici è una pratica diffusa. Quasi sempre significa scimmiottare un certo genere, farne la parodia o...

14.03.2015

Spartacus, Cassandra e i loro fratelli

C’è un filone di documentari che mi sta particolarmente a cuore. Pensandoci meglio capisco che guardo e ricerco documentari sulla comunità Rom in Europa, perché pongono dei cavilli culturali, logici e cinematografici molto interessanti. Oserei quasi dire che molti recenti documentari (o altre forme cinematografiche che con il documentario dialogano) che affrontano il tema del rom si presentano come dei rompicapo, per lo meno agli occhi dei non-rom.   Se spazio e tempo lo permettessero porterei ad esempio una carrellata di film usciti negli ultimi dieci anni, tutti più o meno di produzione indipendente. Invece mi limiterò a raccontare di due lavori che ho visto allo scorso DOK Leipzig, già circolati in diversi altri festival come...

27.06.2014

Fassbinder fuori tono

Quello della biografia è un genere letterario difficile, soprattutto quando tratta di personaggi che furono “scandalosi” in tempi lontani dai nostri. È complesso riuscire a restituire l'impressione dello “scandalo che fu” e che oggi è riassorbito nella storia come un episodio diventato ormai necessario e non più sconvolgente.   In altre parole: la biografia si troverà indecisa se adottare la voce autorevole del presente che racconta il (superato) moralismo del passato, oppure cedere al fascino della narrazione antica, mascherandola da raccontino attualizzato. La biografia ideale, a mio avviso, dovrebbe rimanere in equilibrio tra i due poli, fornendo un contenuto aggiornato (possibilmente non giudicante) senza...

15.05.2014

La volta dell'uomo e del lavoro

Difficile è la rappresentazione dell'uomo al lavoro, soprattutto ora che il lavoro sembra avvenire per la maggior parte di noi davanti a uno schermo. Ma anche se oggi molti di noi vivono la rete e il lavoro come una protesi della propria vita, è forse ancora troppo presto per ricostruirla in un immaginario che faccia contenti tutti: forse sembra ancora troppo poco romantico, troppo poco démodé rappresentarci al lavoro davanti a un computer. Her ci provava solo nella misura in cui lo faceva retroattivamente, appiccicandoci quella forse un po' molesta patina retrò tutta pantaloni a vita alta e interni Mad Men riciclati a touchscreen... Ma è infatti adesso che acquista nuovo fascino l'immagine dell'uomo al lavoro, dell'uomo che...