Due o tre cose che so (di lei)
Giacomo Giossi

Giacomo Giossi collabora con riviste e blog.

 

@GiossiGiacomo

20.02.2014

Il desiderio di Francesco Piccolo

Il titolo dell’ultimo libro di Francesco Piccolo, Il desiderio di essere come tutti, rivela non tanto un’ambizione politica più o meno discutibile, ma più precisamente un sentimento privato. Il racconto è infatti incentrato attorno al bisogno di un desiderio (come per altro nel romanzo che lo precede, La separazione del maschio) e non di una volontà, sentimento più fortemente politico. E non è un caso che l’educazione politica e sentimentale dell’autore spesso s’intrecci davanti a quel totem che è la televisione, tanto più in Italia. Piccolo, chiuso in casa, seduto in camera dei genitori o nel salotto, non partecipa, ma guarda e gli avvenimenti storici diventano eventi televisivi. Così è...

14.02.2014

Lidia Ravera. Piangi pure

È un diario senza data d’inizio quello che si apre con una dichiarazione anagrafica della protagonista: un lungo diario al termine del quale si apre un romanzo che si pone come parziale riscrittura del diario stesso. Ed è proprio nello slittamento della voce narrante che vede la protagonista in prima persona nel diario e in terza nella forma romanzo l’aspetto più interessante della narrazione di Lidia Ravera. Lo stile è quello dell’autobiografia, una sorta di ragazza del secolo scorso solo apparentemente rassegnata e ben decisa ad inseguire, foss’anche per l’ultima volta, la passione e tutte le sue complicazioni.   Storia di una donna, storia di una famiglia, storia intima e politica, e più di tutto ancora storia di...

06.02.2014

Dalla parte di Philip

Non si poteva essere fan di Philip Seymour Hoffman, non si poteva adorarlo come una star, non si andava al cinema per vedere lui, non era quasi mai il protagonista, non era un frontman e nemmeno il bassista del gruppo. Seymour Hoffman appariva ad un certo punto della storia, spesso camminando in avanti verso il lato della scena consigliando il protagonista, indicandogli la direzione giusta, le cose da fare e i pericoli da evitare. Tuttavia spesso i suoi erano consigli sbagliati o indicazioni subdole. Eppure l’istinto era quello di stare dalla sua parte. Il piacere stava nell’incontrarlo per caso all’interno di un film come lo si sarebbe incontrato per strada, senza troppe cerimonie. Lui guardava fisso il suo interlocutore (che non era mai il pubblico) e poi buttava l...

04.02.2014

Harold Brodkey. Questo buio feroce

In apertura di Questo buio feroce di Harold Brodkey (Traduzione di Delfina Vezzoli), la moglie Ellen Schwamm Brodkey ringrazia gli amici più stretti per la vicinanza “nel corso di questi ultimi anni di vita, duramente conquistati”. E sono anni di vita duramente conquistati quelli di cui racconta Harold Brodkey, ma non riguardano solo gli anni della malattia, anzi spesso non coincidono nemmeno, riguardano piuttosto la coscienza del proprio posto nel mondo: ruolo, immagine, memoria di sé. Brodkey non imbroglia le carte, la sua è sempre letteratura anche quando, come in questo caso, l’obiettivo è totalmente puntato su se stesso. La malattia, il ricovero e l’AIDS diagnosticato diventano l’ultima storia da raccontare, l’ultimo...

29.01.2014

Scrittori in fabbrica

La dismissione è un crollo, l’assenza è tempo libero, i cicli di produzione diventano esperienza autobiografica slegata da ogni vincolo di classe all’interno del generale appiattimento determinato dal precariato. La classe operaia non esiste più, si sa; ma gli operai resistono tra una chiusura e l’altra e raccontare le loro storie spesso significa attraversare un deserto di senso dentro cui non ha più alcun valore la razionalità alienante dell’organizzazione, del lavoro e di quella che una volta era la dura vita di fabbrica.   Oggi di duro è rimasta la vita tout court al cui centro non domina la dignità del lavoro e della lotta sindacale, ma la malattia: ultimo e unico residuo di una cultura ormai tutta...

23.01.2014

Claudio Magris. Segreti e no

“Solo politica, sulla vita privata non rispondo”: così François Hollande ha dichiarato durante la prima conferenza stampa dopo le foto pubblicate da Closer in cui veniva indicato come amante dell’attrice Julie Gayat. Un appello alla vita privata, quando una volta si sarebbe detto che il privato è pubblico e quindi politico. Ed è proprio in questa dichiarazione che si misura la mediocrità di un leader che non è tale, perché pretende di separare la propria immagine agli occhi dei francesi: la distinzione tra vita privata e vita pubblica è propria delle star, non di un presidente che si voleva normale e che finisce suo malgrado con  l'evidenziare più ancora di Sarkozy la propria diversità di...