raccontarci le parole più espressive dei nostri dialetti

 

Ritorno al presente
Michael Jakob

Michael Jakob, insegna storia e teoria del paesaggio a hepia, Ginevra, al Politecnico di Milano e all’Accademia di Architettura di Mendrisio. Collabora inoltre con la GSD (Harvard University) e la HEAD (Ginevra). Dirige la rivista internazionale Compar(a)ison e la collana “di monte in monte” (Edizioni Tarara’). Ha pubblicato di recente Sulla panchina (Einaudi, Torino 2014 / Macula, Parigi 2015/ Oro, San Francisco 2017), Ritorno a Ermenonville (Tarara’ 2014), the swiss touch in landscape architecture (Ifengspace, Pechino 2015), Cette ville qui nous regarde/ dall’alto della città (b2, Parigi 2016 / LetteraVentidue, Siracusa 2017), Prises de vue (MetisPresses, Ginevra 2019). È curatore di mostre internazionali e autore di documentari che tematizzano di solito il paesaggio.

09.09.2020

The garden in the machine / Grattacieli e giardini

In un certo senso non esiste un’opposizione più marcata di quella tra grattacielo e giardino.  Il grattacielo rappresenta il punto culminante dell’architettura, uno slancio in alto più potente di qualsiasi verticalità di origine vegetale. In quanto iper-artefatto, il grattacielo si dà come simbolo vittorioso dell’uomo-costruttore. Un edificio di questo genere per reggere deve necessariamente essere artificio estremo, struttura, cemento armato, accumulo di materiali sapientemente assemblati.  Al contrario, il giardino, anche nei rari casi in cui assuma una forma prevalentemente minerale, è una metonimia della natura. Per essere considerato un giardino, deve rimanere vivo e capace di cambiare sostanza e forma, senza perdere la sua natura. I giardini evolvono incessantemente, e...

16.05.2020

Vedere / El Greco, Vista e mappa di Toledo

Una delle poche cose che sembrano evidenti nella Vista e mappa di Toledo di El Greco è la necessità – immediata e non analitica – di scomporre da subito l’insieme in parti distinte. Ovvero il fatto che la composizione non voglia “stare” insieme. Partiamo allora da una prima identificazione delle componenti principali. Vediamo: a) la città di Toledo, b) il cielo con le nuvole, c) la Vergine con il suo entourage, d) l’allegoria del fiume, e) una grossa nuvola, f) l’ospedale di San Battista (o ospedale Tavera), g) la mappa di Toledo, h) un giovane che regge la mappa. Esistono anche altri elementi più minuti, per esempio, in vicinanza dell’ospedale un cannone (?) e una colonna (della peste?).  Una più attenta osservazione permette una descrizione più precisa. La città di Toledo non è...

31.03.2020

Alcune considerazioni sul coronavirus / La violenza, il sacro – e poi?

Friedrich Hölderlin, forse il più grande poeta di lingua tedesca e uno dei maggiori pensatori moderni parlò, intorno agli anni 1800, della necessità di elaborare una “nuova mitologia”. Quest’ultima prese in qualche modo forma nel secolo XX quando i surrealisti identificarono la città moderna come, appunto, un territorio “mitologico” (Le paysan de Paris di Louis Aragon, romanzo-chiave anche per la lettura benjaminiana di Parigi, capitale del mondo, fornisce un esempio di tale mitologizzazione). Sempre nel Novecento, Roland Barthes fornì con la sua serie di articoli riuniti sotto il titolo Mythologies un ulteriore esempio per la possibile rinascita del pensiero mitologico. Barthes analizzò fra l’altro il modo in cui per noi moderni il latte o il vino oppure la carne rossa facciano parte di...

29.02.2020

Suzhou / Il Giardino dell’umile amministratore

Si potrebbe, sulla falsariga del concetto di tristes tropiques di Lévi-Strauss, parlare di “tristi luoghi”, cioè non di oggetti di per sé tristi, ma del modo in cui certi siti sognati da tempo, ci deludono. Tale fenomeno si manifesta ancora più prepotentemente quando l’oggetto in questione è un giardino. Mentre la maggior parte delle opere d’arte riesce a mantenere la sua identità e una parvenza di eternità estetica, il giardino sopravvive cambiando incessantemente forma e sostanza. In questa luce tutti i giardini appaiono un po’ malinconici, riflessi di una immagine perfetta che non potrà mai acquisire una Gestalt stabile. In questo senso tutti i giardini sono edenici, ovvero perduti.      L’incontro con un giardino cinese è, se possibile, ancora più problematico ed...

19.02.2020

Chi è Dante? / Dantomania

Dante appartiene a tutti, specie in Italia. Cioè appartiene a quella patria che egli stesso, in qualche modo, rese possibile con la sua opera e il suo destino personale. Quest’idea di Dante fondatore è in verità un costrutto piuttosto recente. Fu l’Italia risorgimentale che, attraverso un’operazione di “nation building” culturale costituì, pezzo per pezzo, l’immagine del sommo poeta. Durante la seconda metà dell’Ottocento e per tutto il Novecento, Dante fu “valorizzato” e “amplificato” in ogni modo: alle statue onnipresenti, sempre più imponenti, si aggiunsero le grandi mostre, le pubblicazioni pregiate, gli album fotografici, i filmati, e così via. Tutto doveva, secondo la ricostruzione molto accurata di Dantomania, il libro appena pubblicato dallo storico francese Thomas Renard (...

08.12.2019

Lituania / Grūtas

I monumenti celebrativi sono, per la maggior parte, insignificanti e pressoché invisibili, come ebbe modo di osservare Robert Musil. È come se, malgrado intenzioni spesso lecite, lo strato retorico ricoprisse l’opera monumentale di ridicolo, smontando di fatto l’intento encomiastico. La situazione si complica quando i monumenti gloriosi eretti in pompa magna perdono il loro contesto solenne: il fu oggetto sublime diventa amorfo, puro ammasso residuale di metallo o di pietra. A questi simboli carichi di significato accade ciò che Elias Canetti ritiene tipico per le situazioni di transizione radicale: da un momento all’altro un segno potente (l’esempio canettiano parla delle mostrine militari) viene azzerato, trasformandosi in una eccedenza imbarazzante. Senza valore reale alcuno, il...

27.10.2019

Franco / Valle de los Caidos

La visita a un luogo rilevante esige, a un certo punto, una sua teoria specifica. Il fatto di spostarsi per scoprire un sito si iscrive in un orizzonte ermeneutico che espone il viaggiatore a domande del tipo: “qual è il senso di una visita proprio a questo luogo?”, “dove ti porta – e in che modo – un viaggio di questo genere?”  Visitare posti “inconsueti” impone un atteggiamento critico, e ciò sia in una prospettiva individuale (“chi mi ha portato qui?”) che intersoggettiva (“per quale motivo vorrei proporre questa visita ad altri?”).  Tali considerazioni affiorano con prepotenza alla mente in un luogo molto particolare: la “Valle de los Caídos”, nella Sierra de Guadarrama. Innanzitutto: è utile andarci ora che la stampa, anche internazionale, parla della decisione di...

06.10.2019

L'ira del Cosmo / Orford Ness, ritaglio di natura

The river sweats Oil and tar The barges drift With the turning tide Red sails Wide To leeward, swing on the heavy spar.  (T. S. Eliot, The Waste Land)   Il fiume trasuda  Olio e catrame  Le chiatte scivolano  Con la marea che si volge  Vele rosse  Ampie  Sottovento, ruotano su pesanti alberature.  (La terra tesolata, trad. di Roberto Sanesi)   Sono questi versi di T. S. Eliot che mi sovvengono quando penso a Orford Ness. Nel 1922, nel momento in cui viene pubblicato The Waste Land, Orford Ness era già un luogo cosparso, oltre che di “olio e catrame”, anche di una miriade di sostanze chimiche e di aggeggi militari. Un luogo appartato con campi di aviazione e baracche di ogni genere dove si sperimentavano il paracadute, la fotografia aerea e...

01.09.2019

Andrija Mutnjakovic / La biblioteca: centro o periferia?

Nell’epoca digitale la biblioteca è diventata un oggetto esotico. Meno si legge (nel senso tradizionale del termine, cioè meno si accede al sapere attraverso la carta stampata), più il contenitore tradizionale “biblioteca” diventa auratico, come se appartenesse ormai a un mondo lontano. La fotografa tedesca Candida Höfer ha svolto un ruolo significativo in questo contesto, re-auratizzando degli spazi, spesso sublimi, popolati da pochissime persone e caratterizzati da un senso di ordine quasi maniacale. Le immagini della Höfer celebrano delle “oasi del silenzio”, dei “templi della saggezza”, delle “cattedrali dell’intelligenza” in un momento storico in cui la valenza di queste istituzioni è entrata in crisi. Paradossalmente le fotografie gran formato della Höfer attirano l’attenzione e...

11.08.2019

Konrad Witz / La pesca miracolosa

La “Pesca miracolosa” di Konrad Witz è un quadro giustamente famoso. Dipinto nel 1444 dal pittore svizzero di origini sveve (nato a Rottweil, nel sud della Germania), il dipinto di 132 x 154 cm faceva parte di una pala d’altare più estesa, della quale sono sopravvissuti soltanto due elementi, la “Pesca” e la “Liberazione di San Pietro.” L’insieme perduto doveva comunque essere ancora più complesso, visto che i due dipinti (su legno di pino), scampati alla furia iconoclasta del Cinquecento, sono ambedue “bicefali”: il verso della “Pesca miracolosa” mostra una “Adorazione dei Magi”, mentre la “Liberazione di San Pietro” raffigura un donatore che incontra la Vergine. Il ruolo fondamentale della “Pesca miracolosa” di Witz nella storia dell’arte (non solo europea) è collegato al fatto, spesso...

04.07.2019

La striscia di Chiappetti / Val d'Aosta

Malgrado il fatto che la nostra epoca sia quella della religione della natura e che gli “spazi verdi” siano al centro dell’attenzione, l’identità di un oggetto culturale apparentemente ben delimitato come il giardino appare piuttosto problematica. Il “giardino planetario” teorizzato dal paesaggista francese Gilles Clément resta una prospettiva utopica. La realtà è fatta di milioni di luoghi separati l’uno dall’altro (l’etimologia di hortus come pure quella di paradeisos, paradeiza indica un sito chiuso, un intervallo che si sottrae a ciò che lo circonda grazie a una sua differenza specifica) con rarissimi casi di vere “eterotopie” (Foucault), cioè di giardini che sappiano trasporci in un “altro mondo”. I giardini, anche quelli straordinari, hanno perso col tempo proprio la loro alterità...

22.06.2019

Mappe e territorio / Dell’invisibile

L’altro giorno, a Brindisi, ho scoperto un mondo invisibile. Si tratta di una rovina imponente che si indovina appena da varie parti della città, ma che resta quasi totalmente sottratta alla vista. L’edificio in questione, il Collegio Tommaseo, ovvero l’Accademia Marinara dell’Opera Nazionale Balilla, è una realizzazione dell’architetto Gaetano Minucci. Edificato con la magna pompa tipica degli edifici di epoca fascista, l’insieme ha attraversato una lunga fase di decadenza. Oggi, chi si inoltra nella piccola giungla che lo circonda può scoprire un universo tarkovskiano, caratterizzato dalla rivincita della natura sugli artefatti umani, cioè dall’invasione della vegetazione sul corpo dell’immenso complesso abbandonato. La vera sorpresa, dopo una complicata deambulazione nella struttura,...

26.08.2018

Abitare / La capanna di Unabomber

Il 3 aprile 1996 Theodore Kacynski fu arrestato nella sua capanna nei pressi di Lincoln in Montana in quanto identificato come il temibile Unabomber, l’attentatore cui da diversi decenni al FBI dava la caccia. Nel 1995 era stato diffuso un suo manifesto intitolato: “La società industriale e il suo futuro”. Da qualche mese si è aperta presso la Fondazione Prada di Venezia la mostra “Machines à penser” dedicata a tre celebri “capanne” di tre filosofi tedeschi: Adorno, Heidegger e Wittgenstein, rappresentate attraverso fotografie e immagini. Nel numero del febbraio 2017 della rivista di architettura “Domus” Michael Jacob ha pubblicato un breve testo dedicato a un’altra celebre capanna, quella di Unabomber, ripresa e riprodotta da artisti contemporanei. Riprendiamo qui quel testo che ci...