Speciale: Parole per il futuro

Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un concetto, un'idea, e di pensarlo in relazione al futuro: dove stiamo andando? Un dizionario per orientarci: "Non è questione di tornare al passato; piuttosto, si tratta di permettere al passato, ancora una volta, di trovare la sua strada nel futuro. Perché la vita sulla terra vada avanti e prosperi abbiamo bisogno di imparare a frequentare il mondo con attenzione, rispondendogli con sensibilità e giudizio" (Tim Ingold, Corrispondenze).

Parole per il futuro / Avvenire

Spesso l’architettura è stata qualcosa come un’immagine realizzata del futuro. Non solo ha mostrato il destino da cui ci si supponeva attesi, ma ha anche inteso realizzare questo destino avveniristico nel presente delle sue costruzioni. È forse questo il motivo per cui i giornali hanno recentemente dato grande risonanza al fatto che a breve la Nakagin Capsule Tower – un edificio composto da due torri nell’esclusivo quartiere di Ginza a Tokyo, non lontano dalla stazione di Shinbashi – verrà smontata. La torre è costituita da moduli che ricordano delle lavatrici ammassate le une sulle altre. Sono capsule ovvero mini-appartamenti dalle dimensioni ridottissime di meno di dieci metri quadrati. Un tempo struttura d'avanguardia architettonica, capace di comporre la tradizione del futon con la tecnologia più innovativa di quei primi anni ’70, quando fu costruita, la Nakagin Capsule Tower si trova oggi in uno stato di forte degrado che ha condotto al suo abbandono.   Esistono indubbiamente superfici che sprigionano la loro potenza evocativa solo quando risplendono, quando nuove di zecca appaiono fatte di un’assenza di tempo che le rende quasi magiche. Eppure è proprio su tali...

Parole per il futuro / Ibrido

L’incontro sarà, ormai lo sappiamo, ibrido. Tutti insieme nella stessa stanza; qualcuno, distanziato, sarà seduto sulle sedie; altri ci osserveranno dall’alto, da uno schermo che noi vediamo senza essere visti. Il reale e il virtuale si specchiano uno nell’altro: il futuro è già qui tra noi. Le ricerche digitali in corso scommettono sulla possibilità di trasformare l’immagine bidimensionale di ogni individuo in un ologramma che renda rappresentabile la nostra corporeità: per muoversi insieme, per potersi toccare senza essere nel medesimo luogo fisico. Come accadeva nello spazio virtuale del metaverso, termine coniato nel 1992 dallo scrittore di fantascienza Neal Stephenson nel suo romanzo Snow Crash. Un’ambientazione divisa e doppia condensata in una parola sola: ibrido.   L’etimologia del termine non è troppo chiara, pare derivi dal latino hybrĭda che significa bastardo. In biologia con questo nome si intende un individuo animale, o vegetale, prodotto dall’accoppiamento di due razze o specie diverse. Il corso del tempo ha prodotto lo slittamento semantico del significato di bastardi – i nati da unione illegittima, prassi ora diffusa e non condannabile –, a bastardo nel...

Parole per il futuro / Visioni

Da qualche tempo sono affascinato dalle esalazioni della parola visioni, al plurale perché a volte al singolare si combina con quanto emanano fissazione, ortodossia, costrizione, trasformando ciò che può essere un profumo in mefitici miasmi. Parlandone qui la userò anche al singolare, sempre considerando che è nella pluralità che esprime la sua capacità di incidere positivamente sul reale. E siamo subito alla contrapposizione più comune: visione/reale, dove, avvicinata a quello che potrebbe essere visto come il suo nemico naturale, emana immaginazione, progetto, utopia.    Nell’immaginario comune il visionario è qualcuno lontano dalla realtà quotidiana, quello che vive proiettato in un futuro che però vede solo lui, quindi un disadattato, spesso ai margini della società, quando va bene visto come uno stravagante, più spesso come qualcuno con problemi psichici da tenere alla larga, almeno fino a quando le sue visioni non si rivelino profetiche, cosa che troppo spesso accade dopo che il visionario in questione è passato a miglior vita e quindi passibile di essere riscoperto e ammirato come precursore. Annoto altri luoghi della mappa dell’immaginario del territorio chiamato...

Parole per il futuro / Respiro

Un verso di Ferdinando Pessoa, da “La mietitrice” del 1914: “Ciò che in me sente sta pensando”.  Una sola riga, precisa come un’incisione. E ha la forza di portare alla luce il sentire, spesso considerato una conoscenza di basso rango, una non-conoscenza confinata nel sottoscala del pensiero, dove si affastellano, in massa informe, il tremore, lo sgomento, il batticuore ansioso, e altre vibrazioni d’anima, granelli dispersi di esperienze ritenute spurie, ma che risuonano dappertutto nella diffusa combustione dei cuori. È lì che possiamo incontrare il respiro affannoso, strozzato del “futuro”, materia in subbuglio, che, indocile, immisurabile, sguscia via. Le nostre lingue lente, impacciate, stentano ad acchiapparlo, se non nel tempo breve di una domanda, proiezione di dubbi pressanti, quella formulata da Débora Danowski e Eduardo Viveiros de Castro: “Esiste un mondo a venire?”.   La domanda non è di oggi. Nasce nel cuore della Modernità, fra le sue pieghe, quando si stanno appena abbozzando le premesse di quello che da qualche tempo chiamiamo “Antropocene”. “Una convulsa febbre si è impossessata della sostanza intera”, dice John Donne in Anatomia del mondo. Il poemetto è...

Parole per il futuro / Ridere

«L’umorismo è assolutamente indispensabile nel XXI secolo, il quale sarà umoristico o non sarà affatto»: così terminava la Storia del riso e della derisione di Georges Minois, pubblicata in Francia nel 2000 (trad. it. di Manuela Carbone, Edizioni Dedalo, Bari 2004). Siamo già a quasi un quarto del secolo, rifiuti e inquinamento non hanno fatto che crescere e noi non ci siamo adattati, come prevedeva lo storico del riso, anzi, ci siamo ammalati e non abbiamo riso. Ché poi, comico, umorismo e ridere non sono esattamente la stessa cosa, visto che televisione, facebook e instagram sono pieni di risate di falsa complicità che ci ricordano puntualmente che non c’è nulla da prendere sul serio: è un riso convenzionale, un riso senza gioia, un riso svilito, trasformato in merce.   C’è poi un riso ancora peggiore, di cui dà conto l’antropologo David Le Breton, che ha pure un nome: happy slapping, letteralmente “schiaffeggio divertente, allegro”. Consiste nel divertirsi e ridere dando ceffoni a degli sconosciuti, riprendendo il loro sgomento con il telefonino e postando le immagini su internet (ma siamo lontani da Amici miei). La pratica risale a una quindicina di anni fa ed è...

Parole per il futuro / Abitare

Parole-chiave: costruire-abitare-pensare, futuro, città, utopie/distopie, spazi, tecnologie, post-umano   Abiteremo la Terra nel futuro? e come, se le risorse naturali saranno state esaurite e il cambiamento climatico l’avrà resa inabitabile per noi umani? È il tema della miglior fantascienza distopica del XX secolo, da Dick a Lem, immortalata nei film-culto di Ridley Scott e di Andrej Tarkovskij, Blade Runner e Solaris. In quest’ultimo capolavoro soprattutto, il tema dell’abitare è pensato come interiorità, come stare a casa nel mondo. Per Kris, il protagonista, andare sulla stazione spaziale che sta in orbita sopra il pianeta Solaris significherà ‘ritrovare’ Hari, la moglie morta anni prima, ricreata dal pensiero di Kris e di nuovo viva – come una replica, una matrice – sotto forma di struggente ‘visitatrice’. “Non vogliamo altri mondi, vogliamo uno specchio” di noi stessi: questa frase di uno degli scienziati che abitano ormai da anni la stazione orbitante dice tutto. La nostra abitazione interiore, che siamo sulla Terra o sull’inquietante Oceano di Solaris, è fatta di ricordi, di umanità. E la protagonista Hari, prima di accettare l’annientamento che la farà scomparire...

Parole per il futuro / Silenzio

Dove stiamo andando? Dove si nasconde il futuro che ci aspetta? Quali che siano i nostri tentativi di rispondere a una simile domanda, la risposta ultima rimane sempre avvolta nel silenzio, perché il futuro è per definizione insondabile, inafferrabile. Si preannuncia attraverso indizi, tendenze che delineano scenari possibili, ma quel che poi avverrà davvero noi non lo possiamo mai sapere in anticipo. Il futuro si avvicina sempre, incombe sempre, ma incombendo tace. Ciò significa che trovare le parole per dire il futuro e per orientarci verso il futuro, implica il confronto con una parola preliminare a sua volta indefinibile e sfuggente. E questa parola preliminare è: “silenzio”. Silenzio è la parola che sempre s’interpone tra il futuro e noi. Di conseguenza, andare incontro al futuro, ascoltare i suoi segni, osservare i suoi indizi, porta a un confronto profondo con il silenzio, richiede l’esperienza abissale del silenzio. Perché è dal silenzio che potranno poi sorgere nuove parole per dire il futuro che ci si fa incontro.    Faccio queste riflessioni mentre osservo un fotogramma tratto da Sopravvissuto – The Martian: un film di Ridley Scott, del 2015, dove Matt Damon...

Parole per il futuro / Vulnerabilità

Sono vulnerabili i fili che ci legano alla vita, e in questo sta la loro forza. Sono fluttuanti, sono ambigui quei fili. Come tutto quello che è vitale e che nella vita conta.   Che l’ombelico sia una ferita cicatrizzata è un fatto evidente e originario. Senza quella ferita non saremmo qui e da quella ferita si genera la nostra esistenza autonoma, ancorché per sempre dipendente, dagli altri e dal sistema vivente di cui siamo parte. In quanto dipendenti e vulnerabili, e perché tali, continueremo a divenire noi stessi finché saremo vivi, cercando la nostra autonomia. La vitalità di quell’autonomia sarà tale in quanto porosa: sarà sempre e comunque la sua porosità a caratterizzarne l’unicità. Che se la perdesse, quella porosità, la nostra autonomia imploderebbe in un’autistica chiusura fino alla morte.   Identificata con la ferita e con una certa accezione della ferita intesa solo come violazione del corpo e della mente, la vulnerabilità ha pagato un costo al narcisismo e a un certo modo di intendere il significato di essere umani e viventi. In tal senso è forse l’indicatore più efficace per cogliere le derive che hanno portato homo sapiens a porsi sopra le parti, fino a...

Parole per il futuro / Domani

Quando siamo nel tempo e le cose avvengono con una progressione che sembra allineare i momenti gli uni dopo gli altri, desideriamo il domani. Se siamo innamorati, o in un gruppo che si eccita per un progetto che condivide, o in viaggio, e vogliamo vedere luoghi diversi.  Viceversa, se a scuola temiamo un compito in classe o un’interrogazione, o in qualche modo di avvicinarci a una resa dei conti in cui saremo insufficienti, del domani abbiamo paura e ci ritiriamo dal futuro come da un pericolo. Queste due tensioni contrastanti le conosciamo quando siamo nel tempo. Ma a volte siamo anche fuori dal tempo. Quando sogniamo, o quando siamo insieme a qualcuno, così intimi nell’essere e nel parlare, nel toccarci e nel guardarci che il solo controllare che ore sono è un tradimento.    Questa esperienza è ordinaria e la facciamo di continuo. Chi non controlla l’orologio per prendere un treno? E chi non si sente giustamente umiliato se chi fa l’amore con noi guarda l’orologio? Pensare che qualcuno o qualcosa ci fa perdere tempo è in fondo disprezzarne la compagnia, come se la nostra vita aspettasse un momento successivo per ricominciare a svolgersi. Così come, se non si è...

Parole per il futuro / Buio

Un concetto o una cosa?   Il buio è un’idea, un concetto, un’astrazione? No, il buio è soprattutto una cosa, un fatto, una realtà tangibile. Ma come talvolta succede, è anche un’idea, un concetto, un’astrazione, una metafora. Come tale, non gode di grande prestigio. Come cosa, forse ancor meno. Cercheremo dunque di spiegare perché il buio sia come concetto sia come cosa è importante per il futuro, come lo è per il presente e lo fu per il passato. E per farlo guarderemo sia alla sua dimensione reale sia a quella metaforico-simbolica. Ci piacerebbe consegnare al futuro un bene intatto e dire ai posteri: «Guardate che è prezioso, preservatelo delicatamente per il futuro», ma purtroppo il buio si trova già in pessime condizioni, gravemente alterato e danneggiato. Quindi si tratta di cercare di ricomporlo e ricostituirlo e mantenerlo in buono stato grazie all’esperienza e al pensiero e all’esercizio della responsabilità, perché così com’è non sta bene. Ci stiamo dando da fare a questo scopo anche se siamo vecchi, proprio perché i vecchi hanno conosciuto un mondo più buio (e più silenzioso) che era, paradossalmente, splendido. Rifiutiamo insomma l’idea, frequentemente espressa, che...

Parole per il futuro / Incontro

Ora che è memoria, si può dire che l’“estate romana” fosse difficilmente prevedibile. In quell’inizio di 1977 comunque cupo, tra gli scontri di piazza all’inizio di marzo a Bologna e le manifestazioni dei primi di Maggio a Roma, immaginare un futuro come quello che si inaugurò solo qualche mese dopo, alla fine di agosto, alla Basilica di Massenzio, era a dir poco azzardato. Eppure le date sono quelle: 11 marzo l’uccisione di Francesco Lorusso nel capoluogo emiliano; 12 maggio quella di Giorgiana Masi nella capitale; il 25 di agosto, a due passi dal Foro Romano, si proietta Senso di Luchino Visconti: l’inizio di una stagione, impropriamente etichettata dell’effimero, che segnerà invece per lungo tempo il dibattito culturale e non solo di quello italiano. Ora che è memoria, molti ne sanno ricostruire la genealogia, ma la previsione di quel futuro (ancor più imprevedibile, se si pensa che meno di sette mesi dopo le BR rapiscono Aldo Moro) fu appannaggio di pochissimi e la visione, forse, solo di un giovane architetto, Renato Nicolini, che in qualità di assessore alla cultura del Comune di Roma aveva intuito che quel paese asfissiato dal grigio e dal piombo aveva bisogno di respirare...

Parole per il futuro / Corpo

I nostri corpi non arriveranno nel futuro. È l’unica cosa certa che sappiamo: questo momentaneo aggregato di cellule che rappresenta il nostro corpo ha una durata limitata nel tempo e un giorno si disgregherà. Il corpo ha sempre un presente, che lo rende vivo in quest’attimo. Ha sempre anche un passato, che lo segna e modella. Ma non un futuro: il futuro appartiene soltanto alla nostra mente, che può proiettarsi in avanti e cercare di immaginarselo. Non appartiene viceversa all’involucro che la contiene, sospeso tra la memoria della sua forma passata e la sua unica consistenza possibile: quella presente.    Il futuro del corpo è dunque un paradosso ancora più complesso di quello che lega la nostra coscienza al tempo che ancora non c’è. E questo paradosso si eleva al quadrato nel momento in cui dalla nozione di corpo individuale si passa a quella di corpo umano, come forma organica che caratterizza collettivamente una specie. Se è vero che viviamo in un’epoca oscurata dalla minaccia di autodistruzione della nostra specie, per un peccato di hybris che prima aveva il volto del disastro nucleare, adesso quello del disastro ecologico, come potremmo arrivare a concepire...

Parole per il futuro / Bontà

Inizia oggi un nuovo speciale: Parole per il futuro. Abbiamo chiesto ai nostri collaboratori di scegliere un concetto, un'idea, e di pensarlo in relazione al futuro: dove stiamo andando? Un dizionario per orientarci: "Non è questione di tornare al passato; piuttosto, si tratta di permettere al passato, ancora una volta, di trovare la sua strada nel futuro. Perché la vita sulla terra vada avanti e prosperi abbiamo bisogno di imparare a frequentare il mondo con attenzione, rispondendogli con sensibilità e giudizio" (Tim Ingold, Corrispondenze).    Riprendiamoci la bontà. Questa è una proposta per il futuro: riprendiamoci la bontà, che al momento sembra rientrare tra le categorie più antiquate e inservibili che ci siano in circolazione. È difficile capire quando sia accaduto esattamente che la bontà ha perso del tutto il suo mordente: si potrebbero fare delle ipotesi semiserie che si equivalgono per libertà e leggerezza, quindi tanto vale farne una. Una a caso, piuttosto insignificante, ma vale la pena di usarla in via sperimentale per vedere in che punto si finisce a seguire la catena di ragionamenti diffusi che genera. Perciò fingiamo insieme che l’ultimo residuo di...