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Realtà Virtuale

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La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtà virtuale / E se non ci fosse nessuno schermo nella mente?

C’è un famosissimo quadro di Magritte che raffigura un quadro collocato davanti a una finestra aperta. Sulla tela è dipinto quello che, con tutta probabilità, si vedrebbe se fossimo in quella stanza. Il quadro si intitola, significativamente, La condizione umana. L’opera è una allegoria della capacità di rappresentare il mondo esterno (in realtà è una meta-allegoria perché è un quadro che rappresenta un quadro che rappresenta un mondo …).  L’opera di Magritte incarna il mistero più insondabile che gli esseri umani abbiano affrontato: se stessi. Come è possibile che la persona faccia esperienza del mondo, se ne è separata? La soluzione più semplice, ma non per questo più giusta, da Platone alle neuroscienze contemporanee, è stata sempre la stessa: non facciamo esperienza del mondo, ma di una sua immagine vicaria; in altre parole, la nostra vita non sarebbe altro che sogno, auspicabilmente veritiero.   Circumnavigando questa domanda, Giancarlo Grossi affronta il nodo che divide e unisce sogno e tecnologia, adottando la prospettiva offerta dalla storia (o persino dall’archeologia) dei media nel suo libro La notte dei simulacri. Sogno, cinema, realtà virtuale (Johan and Levi...

Un'intervista / La mia battaglia di Elio Germano e Chiara Lagani

Elio Germano entra dal fondo della sala. Inizia a dialogare amabilmente con gli spettatori, a presentare alcune idee, una sua battaglia per riformare (almeno un po’) un mondo che non va bene. È simpatico, ironico, accattivante. Convince gli spettatori, attirati a teatro dalla sua fama, dalla sua personalità. E li trascina in una voragine.  Per capire quanto profondo sia il crepaccio, provate a tradurre in tedesco La mia battaglia, il titolo dello spettacolo con cui ha girato nel 2018, ora diventato un libro per Einaudi. Ha scritto lo spettacolo e il libro con Chiara Lagani, fondatrice e drammaturga di Fanny & Alexander, e insieme ne hanno spiegato intenti ed esiti in fondo al volume in un’ampia intervista a cura di Rodolfo Sacchettini. Qui Germano e Lagani ripercorrono tutta la storia.   Fotografia: ©Enrico De Luigi. Come nasce lo spettacolo?   GERMANO: Ha origine da idee che avevo su alcune questioni, su sensibilità sulle quali sentivo i nervi scoperti. Premetto che per me il teatro non può essere ridotto a un quadratino più o meno grande da guardare; il teatro che mi piace fare deve accadere, qui e ora, con gli spettatori. Avevo intenzione di trovare...

Costruire la virtualità

Tutto cominciò con Il teatro e il suo doppio di Antonin Artaud (1938), in cui fu coniato il concetto di “realtà virtuale” per esprimere la strategia di evitamento degli eventi spiacevoli da attuarsi nella fuga in altri mondi, possibili e impossibili. C'è stato un tempo in cui la realtà virtuale era solo nei film, primo tra tutti Tron (1982), diretto da Steve Lisberger, e ora tutto è a portata di mano con la piattaforma Google Cardboard e i video a 360 a gradi di YouTube.   Cardboard, il visore di cartone   Cardboard è un visore compatibile con gli smartphone, lanciato durante il 2015, proposto in varie forme e materiali. Il modello basic è costruito con cartone ondulato, un materiale ecocompatibile usato per l'imballaggio, della tipologia a onda singola in misura E, la stessa dei contenitori per la pizza, scelta perché molto sottile e facile da piegare. Infatti, diversi visori sono venduti in kit fai da te molto economici, propagando la democratizzazione della realtà virtuale soprattutto attraverso la condivisione dei templates per la produzione di Cardboard a opera di terzi, aprendo...

Realtà virtuale

“Il vedere viene prima delle parole. Il bambino guarda e riconosce prima di essere in grado di parlare. […] È il vedere che determina il nostro posto all’interno del mondo che ci circonda; quel mondo può essere spiegato a parole, ma le parole non possono annullare il fatto che ne siamo circondati”. Inizia così John Berger in Questioni di sguardi, uno di quei libri fondamentali per capire meglio come si forma la nostra percezione del reale.   Se il vedere viene prima delle parole, lo sguardo poi però si costruisce storicamente, strato dopo strato, influenzato da ciò che sappiamo, che crediamo e da quello che sentiamo, sia come individui sia come collettività. La vicenda delle arti visive, della rappresentazione in immagini della realtà, non può che riflettere la successione di questi sguardi impregnati di storia. Nel primo capitolo del libro, Berger prende in considerazione, ad esempio, il codice visivo della prospettiva, che nasce nel Rinascimento e che fa del singolo occhio, posizionato in un luogo ben preciso, il centro del mondo visibile. È una convenzione propria dell’arte...