Alfabeto Pasolini

Teorie

Esercizi / Ricordarsi di vivere

“Sembra che dover rinascere sia condizione della vita umana; dover morire e risuscitare senza uscire da questo mondo”. Questa splendida considerazione di María Zambrano posta come epigrafe d’apertura, ispira l’ultimo libro di Laura Campanello, Ricominciare. Dieci tappe per una nuova vita (Mondadori, 2020, pp. 156).  Il tema è da tempo sulla bocca di tutti, specie all’indomani di crisi economiche, ambientali o esistenziali e, naturalmente, in questi mesi di pandemia e di sospensione delle abituali dinamiche che scandivano le nostre esistenze che in molti casi richiederanno, quando potranno tornare a scorrere più liberamente, di reinventare il proprio modo di stare al mondo. L’analista filosofa si propone non solo di riflettere su questa necessità con taglio biografico, partendo cioè...

La grammatica del mondo / Helgoland: Rovelli e i quanti

Il volume degli scambi della Borsa di New York varia ogni giorno tra i 2 e i 6 miliardi di transazioni, con un valore medio giornaliero (dato del 2016) di 169 miliardi di dollari. L’unico modo per gestire una tale mole di dati è affidarsi alle macchine: algoritmi e software “decision-making” le cui prestazioni migliorano di anno in anno, come fa la tecnologia quando è pungolata dalla finanza: se un trader umano può gestire intorno ai cinque scambi al giorno, i software di High-frequency trading ne gestiscono diecimila al secondo.  In questo momento stanno circolando 17 milioni di container. Le supply chain, le catene logistiche che permettono alle merci di essere assemblate e distribuite, sono di una tale ramificata complessità che, come la proverbiale farfalla che scatena l’uragano...

Lee Smolin / La rivoluzione incompiuta di Einstein

Di Leibniz Gilles Deleuze dice: «[A]ma i principî, è senz’altro il solo filosofo che non si stanca di inventarne, li inventa con piacere ed entusiasmo, per brandirli poi come armi», per altro verso, «egli gioca coi principî, ne moltiplica le formule, ne varia i rapporti, è ossessionato dall’idea di “provarli”» (Gilles Deleuze, La piega. Leibniz e il barocco, Einaudi, 1988, p. 73). Non sorprende quindi che Lee Smolin, uno dei fisici contemporanei più riconosciuti e innovativi, combini la devozione per il grande filosofo tedesco con un rinnovato amore per i principi, che brandisce come punta di lancia per una nuova rivoluzione in fisica. Il principio, spiega Smolin, è qualcosa che tocca i limiti di un linguaggio ma non se ne fa mai vittima. Il principio è un vincolo in grado di forzare un’...

Modi del sentire / Democrazia

Ci sono condizioni per cui una democrazia può diventare una macchina totalitaria? Sì, diventando massa. È il passaggio da democrazia a massa che indagheremo, utilizzando i concetti della psicoanalisi che sono in grado di chiarire la struttura dei fenomeni collettivi perché, se è vero che non c’è inconscio collettivo, occorre però considerare che un fantasma inconscio può arrivare a collettivizzarsi. Freud pensava che lo studio dell’inconscio fosse indispensabile anche per l’analisi degli ordinamenti sociali. E Lacan è con lui quando scrive che l’inconscio è sociale.   Innanzitutto, ricordiamo che la barbarie non è un’apparizione subitanea di caratteristiche nuove, ma il venire alla luce di ciò che era sommerso, tenuto dormiente solo dalla rimozione di pulsioni arcaiche. Chi si lascia...

Saremo tutti neomarrani / Edgar Morin: vita, incontri, fatti

È il pomeriggio di un giorno di primavera del 1931. Edgar ha 10 anni e sta giocando con i cuginetti nel prato, vicino alla piazza Martin-Nadaud, contigua al cimitero di Père-Lachaise da cui è separata da un muro, a Parigi. Stranamente, qualche giorno prima, una mattina, gli zii lo avevano prelevato senza che avesse potuto vedere i genitori, improvvisamente partiti per una meta ignota. Ma Edgar non ci pensa. È spensierato, vive quei giorni dai parenti come se fossero giorni di vacanza. D’altronde, sono gli ultimi giorni di scuola. A un certo punto, vede sopraggiungere un uomo tutto vestito di nero che lo rimprovera di stare seduto sull’erba e di sporcarsi: è il padre. Edgar ha un presentimento, che soffoca però dentro di sé: la mamma è morta. Per molto tempo non gli diranno la verità e il...

Più / Max Picard: pietre, volti, maschere

«Non sono un filosofo astratto» scriveva di sé Max Picard nel 1947, «è difficile classificarmi in qualche maniera secondo lo stile. In me pensiero e immagine formano un’unità, il pensiero in me diventa immagine, è inestricabilmente legato all’immagine; non è che si trasforma in immagine, è che nasce in primo luogo come immagine».   Il pensiero e l’immagine Questo pensiero che nasce come immagine e all’immagine rimane legato Max Picard non lo rappresenta con immagini, come poteva fare René Magritte, il suo stretto contemporaneo che filosofava per immagini, ma con parole. Max Picard fu una figura particolare di scrittore-filosofo-saggio. Nato nel 1888 in Germania a Schopfheim, vicino a Basilea, da genitori ebrei svizzeri, e rimasto in un primo tempo in Germania, vi studiò medicina e...

Indirizzo e destino / I nomi delle strade: chi era costui?

A molti sarà capitato di arrivare in un luogo sconosciuto e chiedere ai passanti indicazioni stradali: “mi scusi, come faccio per arrivare alla piazza centrale?” (oppure alla chiesa madre, allo stadio, all’ufficio postale…). Il più delle volte ci si sarà sentito rispondere cose come: “sta accanto al supermercato”, “subito dietro la farmacia”, “esattamente dove si trovano le tre croci”… Panico: se non so dove si trova la piazza centrale, la chiesa madre o lo stadio, come posso sapere dove sono collocati il supermercato o la farmacia? Meno che mai “le tre croci”… Insomma, sembra che la maggior parte della gente non sappia fornire i ragguagli stradali corretti usando, poniamo, coordinate geometriche come destra e sinistra, avanti e indietro, magari combinandole con un’elementare numerazione...

5 / Parasitus in fabula

C’era una volta un topo di città. Dopo essere stato ospitato a un frugale pranzo dal topo di campagna, ricambia l’invito per fargli assaggiare i cibi succulenti della sua ricca dispensa; mentre i due stanno mangiando, si sente un terribile latrato di cani e lo spavento induce il topo campagnolo a tornarsene alla sua misera ma sicura vita. La favola, scritta da Esopo nel VI secolo a.C., sarà ripresa nella sesta Satira di Orazio per comporre l’elogio della semplicità della vita campestre. Anche nella versione che ne proporrà Trilussa, all’onestà della vita rustica si contrappone l’universo ipocrita ed ingiusto della città: “er sorcio de campagna” è allarmato dalla presenza delle tagliole nel lussuoso locale in cui è stato invitato dal “sorcio de città”; ma quest’ultimo lo rassicura, in...

Le sfide del presente / Marco Revelli: Umano Inumano Postumano

«Noi veniamo dopo. Adesso sappiamo che un uomo può leggere Goethe o Rilke la sera, può suonare Bach o Schubert, e quindi, il mattino dopo, recarsi al proprio lavoro ad Auschwitz». Le parole di George Steiner, contenute nella prefazione di Linguaggio e silenzio, descrivono – secondo Marco Revelli – l’inizio della discesa irrefrenabile verso l’abisso più oscuro o, in alternativa, l’angosciante e ultimo imporsi di quelle brutali ombre che, da sempre celate nella sua natura, contribuiscono a definire l’essere umano. Auschwitz è letteralmente il “venir dopo”, il punto di non ritorno, in quanto «luogo in cui la vicenda del pensiero occidentale ha subito la propria catastrofica lacerazione con l’irruzione massificata del disumano nell’umano» (p. 15).   Tale irruzione comporta la totale...

Modi del sentire / Indulgenza

In una famosa scena del film Io e Annie di Woody Allen, il comico televisivo newyorkese Alvy Singer è in coda all’ingresso del cinema con Annie Hall, la ragazza interpretata da Diane Keaton con cui ha una relazione. Mentre i due discutono dei loro problemi di coppia, Alvy è disturbato dalle chiacchiere di un uomo in fila dietro di loro. Nel doppiaggio italiano l’uomo dice: “Ho visto l’ultimo di Fellini nei giorni scorsi, non è uno dei suoi migliori. È mancante di strutture coesive, si ha la sensazione che non sia del tutto sicuro di quello che vuole dire. Oddio, io l’ho sempre definito essenzialmente un grande tecnico del cinema. D’accordo, La strada era un buon, grandissimo film…”. Alvy si lamenta: “Io sento che mi sta per venire un colpo”. “Beh, smetti di ascoltarlo”, gli suggerisce...

Donatella Di Cesare / La rivolta è ovunque

È stato nel maggio scorso, anche se da allora sembra che sia passata un’eternità. Dentro il paesaggio di città svuotate dall’emergenza, in quell’esperienza che allora si chiamava ancora “quarantena”, parola presto sostituita dal termine vagamente carcerario di lockdown, diventato imperante, irrompeva tutt’altra immagine: quella di un uomo inchiodato sull’asfalto dal ginocchio di un poliziotto che stava procedendo al suo arresto. A quell’immagine muta si è subito aggiunta una voce, la voce dell’uomo steso a terra, che domandava di poter respirare. L’uomo era nero, l’agente di polizia bianco, il luogo Minneapolis. Da lì a poco I can’t breathe sarebbe diventato il grido di protesta non solo della comunità afro-americana, soggetta a un costante razzismo da parte delle forze dell’ordine, ma...

Il caso Agamben / Biopolitica del virus

Le prese di posizione sulla pandemia di Giorgio Agamben, ora raccolte nel volume A che punto siamo edito da Quodlibet, hanno suscitato stupore e irritazione. Gli si rimprovera, e non velatamente, l’adesione alla tesi della “dittatura sanitaria”. La semplificazione giornalistica delle tesi agambeniane è brutale e ingenerosa, tuttavia è un fatto che la piazza negazionista non ha avuto difficoltà a fare proprie le parole d’ordine di una una delle più raffinate, potenti e precise teorie filosofiche che la contemporaneità abbia prodotto. La questione sollevata da questo uso politico della filosofia è, a mio giudizio, enorme e va ben oltre i semplici confini della buona o cattiva ermeneutica. La questione, direi, è innanzitutto politica. Ciò che si registra, se guardiamo alle piazze della...

Spalti vuoti / La scomparsa degli spettatori

Da qualche mese, le partite di calcio in Europa si svolgono all’interno di stadi che si presentano con le gradinate completamente vuote. Infatti, a causa della pandemia di Covid-19, gli spettatori non vengono più ammessi negli stadi. Non è la prima volta che questo fenomeno si presenta, ma in passato di solito si verificava occasionalmente e soltanto per ragioni di tipo disciplinare. Ora invece da mesi le partite di calcio sono prive di spettatori e vengono viste solamente dagli occhi delle telecamere. Le società calcistiche hanno inventato diversi stratagemmi per coprire almeno in parte lo spettacolo desolante delle lunghe file di sedie vuote, ma questi non sono in grado di mascherare completamente l’assenza di uno degli attori sinora fondamentali di una partita di calcio: il pubblico....

Adriano Favole / L’Europa d’Oltremare

Prendiamo in mano una banconota qualsiasi di euro, l’elemento più rappresentativo dell’Unione Europea e se facciamo bene attenzione, sul retro, accanto alla carta dell’Europa, si vedono rappresentate, sebbene in modo un po’ approssimativo, un pugno di isole difficilmente identificabili. Sono alcuni dei territori europei d’Oltremare, cioè quei Paesi, in gran parte insulari (ma non solo) che fanno parte di Stati europei, pur non coincidendo con il territorio dell’Europa. Una questione, questa, che fin dal principio impone una riflessione sul concetto di confine, che non è più ridotto solo alla linea tracciata tra due Paesi adiacenti, ma può trovare forme diverse. Prenderemmo per folle qualcuno che ci dicesse che la Francia confina con il Brasile, eppure avrebbe ragione. Non solo, ma quel...

Modi del sentire / La pazienza, virtù non eroica

Un sentimento che la condizione tragica della pandemia evoca, e incessantemente invoca, è certamente la compassione, cioè la prossimità al dolore dell’altro, il dialogo assiduo con quel dolore. Un altro sentimento su cui il tempo della pandemia invita a riflettere è la pazienza, sentimento-virtù che nell’etimo, e per un lungo tratto della sua storia, ha a che fare anch’esso con il patire, con il prendere su di sé le forme del patire.  Dicendo della pazienza, o della compassione o di altri sentimenti, è sempre necessaria una premessa: ogni descrizione delle forme che un sentimento assume si muove su linee generali, essendo i modi del sentire talmente radicati nella singolarità dell’individuo da rendere approssimativa e appunto soggettiva ogni loro rappresentazione.    Con il...

Albert Camus e Jacques Monod / Finitudine, di Telmo Pievani

Se tutto va bene ci restano circa un miliardo di anni di vita relativamente tranquilla, poi la Terra comincerà a risentire pesantemente degli effetti dell'espansione solare. Sempre che, ovviamente, prima non ci cada il cielo sulla testa sotto forma di asteroide gigante o che, per volontà o per incidente, non scegliamo una fine nucleare.    Un miliardo di anni tutto sommato sono un tempo lungo e li possiamo considerare un'ipotesi ottimista. Eppure potrebbe non esserlo abbastanza per farci venire voglia di alzarci dal letto domattina. Perché? Una ragazza decisa a studiare teologia all'università cercava si spiegarlo a sua madre, sofisticata e colta femminista, progressista, convintamente atea, del tutto attonita e incredula rispetto a una simile stranezza. Voleva trovare, le...

Un libro di Claudio Paolucci / Per interposta Persona

Quando il poeta statunitense Edward Estlin Cummings, nel ventinovesimo dei suoi Poems, varia sulla lingua inglese scrivendo “he danced his did” anziché “he did his dance”, non si sta solo concedendo una licenza poetica. E nemmeno, spiegano Deleuze e Guattari nel quinto capitolo di Mille Piani, l’atipicità di quest’espressione può dirsi il prodotto di una combinazione di forme linguistiche corrette. Essa, piuttosto, le modifica “strappandole al loro stato di costanti” (Deleuze & Guattari 1980). O, come amano dire i due autori, le “deterritorializza”, spingendo la lingua verso i suoi limiti. A cosa si assiste, infatti, nel verso di Cummings? A un’inversione del rapporto tra soggetto e predicato che produce una de-centralizzazione o de-localizzazione dell’intero senso della frase....

Lo schermo della psiche / Al cinema con lo psicanalista

Cinema e psicoanalisi, come ci ricorda Vittorio Lingiardi nel suo Al cinema con lo psicoanalista (Cortina editore, 2020, pp. 203, euro 15) nascono insieme: “nel 1895, mentre i fratelli Lumière proiettano al pubblico del Gran Café del Boulevard des Capucines le loro scena di vita quotidiana, Sigmund Freud pubblica gli Studi sull’isteria e Il progetto di una psicologia”.   E sebbene all’inizio sia Freud a restare “completamente ammaliato” dal flusso di immagini che usciva da quella che allora, come tutti, chiamava la “lanterna magica”, con il passare del tempo, fu piuttosto il cinema a subire il fascino della psicoanalisi, specie di quella junghiana benché nella vastissima produzione di Jung, a quanto mi risulta, non si trovi mai alcun esplicito riferimento alla settima arte. Tuttavia...

Saggio sul capitalismo artistico / Lavoro reputazionale: i proletari dell’immagine post-digitale

  “In questo testo non si farà un’avvocatura del lavoro dell’arte, né si parlerà dei modi in cui l’arte sia, in maniera quasi generalizzata, un settore di sfruttamento e precarietà. Piuttosto si guarderà a come le entità instabili dell’arte anticipino tendenze di sfruttamento e auto-sfruttamento”. In Teoria del lavoro reputazionale. Saggio sul capitalismo artistico (Milieu, 2020), Vincenzo Estremo chiarisce subito il punto: partire dalle aporie del sistema dell’arte contemporanea per costruire una teoria del lavoro artistico.  Il libro si dipana attorno a tre nuclei tematici – tempo, media e immagine – con numerosi esempi tratti da un’ampia cultura del visuale, in particolare dei media e dell’immagine in movimento: fra i casi citati troviamo Harun Farocki, Hito Steyerl, Cao Fei...

Francesco Bellusci, Mauro Ceruti / La semplicità è complessa

“Questo desiderio di semplificazione è giustificato, la semplificazione non sempre lo è. È un'ipotesi di lavoro, utile in quanto sia riconosciuta come tale e non scambiata per la realtà; la maggior parte dei fenomeni storici e naturali non sono semplici, o non semplici della semplicità che piacerebbe a noi” [Primo Levi]   Quando nella vita di ogni giorno o in un esperimento, il volto intenzionalmente immobile della madre viola le regole dell’intersoggettività e della reciprocità che la bambina o il bambino hanno imparato a conoscere e che utilizzano per regolare gli scambi affettivi, quella sospensione causa disagi e risposte in termini di diminuzione dei comportamenti sociali. Una modulazione intenzionale minima e tutto sommato apparentemente semplice, alterata dal cosiddetto...

Di animalità sono piene le nostre bocche / Divenire invertebrato

Non tutto ciò che accade chiede di essere interpretato, compreso. Talvolta, soprattutto quando l'evento si manifesta in un tempo cairologico, indeterminato e qualitativo, un tempo "nel mezzo" in cui accade qualcosa di speciale, ci domanda piuttosto di spostarci, di cambiare posizione, di modificare l'assetto. Naturalmente da questa delocalizzazione scaturiranno nuove interpretazioni, nuovi significati, ma prima di tutto si tratta di traslocare, di rivoluzionare il setting della nostra vita. È noto, traslocare è un'operazione altamente riconfigurante, in nulla simile a una contingente variazione di dettagli decorativi. Traslocare significa affacciarsi su paesaggi diversi, vedere mondi inconsueti, persino modificare la propriocezione del corpo nello spazio o guardare con occhi diversi la...

La Valle del Perturbante / Uncanny Valley, Silicon Valley

La Valle del Perturbante, in inglese “the Uncanny Valley”, è una curiosa distorsione cognitiva ipotizzata dallo scienziato giapponese Masahiro Mori nel 1970, quando in Giappone si lavorava a film e cartoni animati con effetti speciali sempre più realistici. Man mano che queste creature assumevano forme sempre più simili agli esseri umani, il gradimento dello spettatore cresceva. Ma a un certo punto quelle creature diventavano sempre più inquietanti e repellenti e mettevano ansia, finché la tendenza si invertiva. Per definire questo effetto, Mori ha utilizzato uno dei termini chiave del lessico psicanalitico: per Freud i l perturbante (Das Unhemlich) è “quella sorta di spaventoso che risale a quanto ci è noto da lungo tempo, a ciò che ci è familiare” (Il perturbante, 1919). È qualcosa che...