Teorie

Tito Perlini: una vita da filosofo

Vivere, a un certo punto della propria parabola, diviene sopravvivere; non tanto ad altri che si fermano e restano indietro o forse invece corrono avanti e sono già arrivati chissà dove, quanto a sé stessi, alla propria esistenza piena e completa, perché la morte di persone amate non è solo un dolore per loro, bensì, e ancor più, una mutilazione di noi stessi, che senza di loro non siamo più i medesimi, non siamo più veramente noi nella nostra integrità, ma abbiamo perso qualcosa di essenziale che contribuiva a costituirci, a fare di noi quello che siamo.   Il dolore, in questi casi, è più per noi stessi che per loro. Con la morte di Tito Perlini, avvenuta a Trieste, perdo anzitutto una parte...

Annarosa Buttarelli. Sovrane

Leggendo Sovrane di Annarosa Buttarelli (Il Saggiatore 2013), ho riconosciuto una scrittura politica di tipo nuovo, l’ho riconosciuta per la prima volta, nonostante che la comunità Diotima, io stessa e tante altre la pratichiamo da anni. Ma mai mi ero resa conto delle sue caratteristiche così bene come questa volta. La ragione, forse, è che l’autrice di questo libro non ha la preoccupazione di pagare tributi alla tradizione. In ciò mostra di essere veramente quello che lei stessa dice di sé, una seguace di Carla Lonzi.   Il sottotitolo, “l’autorità femminile al governo”, è una specificazione del titolo e una proposta politica. Ma il titolo da solo dice di più e fa capire meglio il senso del...

Gabriele Turi. La cultura delle destre

Fino agli anni settanta un modello storiografico tendenzialmente diffuso assegnava tout court il fascismo alla sfera dell'incultura e ne sconsigliava lo studio dei presupposti ideologici; tale comprensibile  atteggiamento, da parte di chi dentro le retoriche del  fascismo era cresciuto, paradossalmente finiva per rendere con il tempo poco conosciuto il territorio mentale dei nemici della democrazia e per consegnare il discorso sul tema alle tendenze revisioniste interessate a modificare la damnatio memoriae post-bellica del fascismo o più in generale occupate a sviluppare un discorso polemico contro l'antifascismo.   Solo quando “cultura” è stata intesa in senso antropologico anche l'autorappresentazione della destra, reazionaria...

Alexandre Kojève. Diario del filosofo

Un’aura di leggenda ammanta i seminari sulla Fenomenologia dello Spirito di Hegel che Alexandre Kojève tenne a Parigi fra il 1933 e il 1939, presso l’École pratique des Hautes Études. Erano in pochi ad ascoltarlo, ma tra di loro si potevano annoverare Merleau-Ponty e Lacan, Leiris e Bataille, Breton e  Caillois. Da quei seminari, raccolti da Raymond Queneau, nascerà nel 1947 L’introduzione alla lettura di Hegel (Adelphi, 1996), inizialmente conosciuta in Italia nella versione parziale dal titolo La dialettica e l’idea della morte in Hegel (traduzione di Paolo Serini, Einaudi, 1948).       Nato nel 1902, Kojève apparteneva all’intelligencija esule dalla madre Russia dopo la rivoluzione d’...

Roberto Esposito: la Legge del debito

La tradizione giuridica romana rappresenta, per un’indagine delle forme simboliche che dettano il ritmo della cultura occidentale, una miniera di incredibile ricchezza.   A fissarci oggi negli occhi, dal fondo di un’immemorabile fase arcaica e proto-giuridica, è la figura del nexum, nella misura in cui questa ci informa del vincolo che tiene assieme – in un nodus letalis – vita e debito. Il debitore insolvente – secondo tale istituto – era chiamato a mettere il proprio patrimonio, il proprio corpo e la propria libertà nelle mani del creditore, secondo una logica che, per un verso, assimilava corpo e patrimonio, persona e cosa e, per l’altro, non riconosceva limite a questa servitù se non nell’estinzione (...

Gesù mori come Meleagro

A volte anche le storie complicate possono essere avvincenti. Quella che lega assieme le figure di Achille, Meleagro e Cristo – da qui il titolo del libro curato da Maria Luisa Catoni, con saggi di Luca Giuliani, Salvatore Settis, Carlo Ginzburg e della stessa curatrice – lo è certamente. Coinvolgente è l’avvicendarsi di personaggi come Giotto, Giuliano da Sangallo, Luca Signorelli, Raffaello e altri ancora. Ma è soprattutto avvincente la doppia trama che attraversa il volume e prima ci introduce nella bottega dell’artista permettendoci di «spiarlo da dietro» (Giuliani), poi ci fa entrare nel laboratorio degli storici dell’arte; le domande sulla nascita delle iconografie si intrecciano così con i problemi riguardanti...

Lady Diana tra i cannibali

Pur non credendo più ai fantasmi, la nostra epoca ha avuto quantomeno la fortuna di scoprire come il tempo sia popolato – un po’ come una volta si diceva lo fossero i vecchi castelli – di sopravvivenze, di tracce, di latenze: forze che, a lungo dormienti, d’improvviso si riattivano. Di questo arsenale di gesti, atteggiamenti, ritualità, che resterebbero altrimenti inespressi, l’umanità si serve all’occorrenza, per lo più senza saperne niente.   Gli articoli che Claude Lévi-Strauss scrisse su richiesta di “Repubblica” in un arco di anni che va dal 1989 al 2000, raccolti ora da Seuil sotto il titolo di Nous sommes tous des cannibales, offrono un lucido esempio delle latenze che intessono la trama...

Bambini iperattivi

Saltano e corrono, schizzano da un punto all’altro, mordono e fuggono gli oggetti che hanno intorno, si sottraggono a un discorso. Insoddisfatti e annoiati, costretti a girare non riescono mai a stare: i bambini iperattivi sono le lancette impazzite del tempo dell’epoca. Con il loro moto perpetuo rispondono inconsapevoli all’imperativo sociale: chi si ferma è perduto. Loro, infatti, non riescono a fermarsi mai. Come ogni sintomo psichico, il disagio dei più piccoli, che oggi si manifesta anche nella prima infanzia, è la rappresentazione esasperata di qualcosa che condensa le cause e gli effetti del disagio di civiltà.   Il bambino che non riesce a stare attento a chi gli sta accanto, che sfida i genitori e l’autorità...

Giovanni Leghissa. Neoliberalismo

La crisi dell'economia mondiale potrebbe avere quantomeno la funzione di creare le condizioni di attenzione per un'analisi critica dell'aspetto dogmatico assunto dall'economia come la conosciamo. Essa è nella sua struttura logica e nei quadri mentali dei suoi attori alla radice dei problemi drammatici dell'Italia e più in generale dell'area geopolitica che si vuole modello di sviluppo universale.   Tra le ricerche recenti il libro di Leghissa, Neoliberalismo. Un'introduzione critica (Mimesis, 212) filosofo nell'ateneo torinese, è un'agile e densa disamina che chiarisce le idee sulla questione fornendo una preziosa sintesi operativa, avvicinando le orbite degli studi filosofici e di quelli economici e permettendo di...

Vedere, una patologica necessità

Il mondo esteriore è un flusso continuo di immagini e di parole e la loro fisiologica ricezione rappresenta una continuità, assunta come tale e, proprio per questo motivo, leggera, quasi impalpabile. Allo stesso tempo, il mondo ottico esteriore sembra avere un peso infinitesimale e questo è dovuto alla trasparenza della vista, meccanismo incastonato nella perfetta macchina del corpo umano. Ma le immagini esteriori non sono eternamente condannate alla leggerezza, poiché subiscono effrazioni, graffiature, bruciature, terremoti e mancanze che si limitano, però, alla semplice sfera soggettiva. Lo stesso può essere detto per il linguaggio. Le incrinature sono quasi consustanziali all’essere-nel-mondo dell’individuo, sono già, in...

Michail Bakunin. Viaggio in Italia

“ITALIANI! Gli eventi precipitano, la bancarotta dello Stato si avvicina da un lato e dall'altro la rivoluzione procede inesorabile.” No, non è Beppe Grillo. Sembrerebbe impossibile leggere l'Italia di oggi attraverso cose scritte centocinquant'anni fa da un anarchico russo che ha vissuto nel nostro paese solo per pochi anni. Eppure negli scritti italiani di Michail Bakunin, raccolta davvero freschissima e sorprendente curata da Lorenzo Pezzica e pubblicata da Elèuthera con il titolo Viaggio in Italia (144 pagine, 12 euro), si trova molto di quello che ancora oggi costituisce l'assetto politico e culturale di questo benedetto paese.     L'anarchico russo, prima amico e poi nemico giurato di Marx e fondatore dell'...

David Graeber. Debito

Ora più che mai, forse è il caso di zittire anche solo per un attimo i tecnici dell'economia e le loro formule magiche. Magari per dare la parola a un antropologo come David Graeber che, nel suo Debito. I primi 5000 anni (il Saggiatore, Milano 2012), scardina alcuni miti della storia economico-politica e teologico-politica, come il baratto, recitato in ogni testo universitario di economia, o il debito primordiale nei confronti di dèi e Stati. Così come la storia economica non inizia con il baratto, il debito non è alla base della società e delle relazioni umane, ma arriverebbe invece in un secondo tempo – costruzione dell'origine effettuata a posteriori e capace ora di dialogare nuovamente e proficuamente con il presente che l'...

Post-anarchismo

Che tempi sono questi? Sono i tempi delle proteste in Turchia, in Bulgaria e in Brasile, i tempi di Anonymous, del movimento No Tav e dalle lotte in difesa dei beni comuni. Forse gli anarchici non sono più meno dell'uno per cento, come cantava Léo Ferré, ma certamente coloro che si interrogano criticamente sui presupposti teorici e sui fondamenti delle pratiche anarchiche non sono molto numerosi. Stranamente, verrebbe da dire, perché questa modalità di mettersi in discussione fu inaugurata da un gigante dell'anarchismo classico, Errico Malatesta (e da Camillo Berneri subito dopo) che già nel 1920, sulle pagine di Umanità Nova scriveva «L'anarchia non si fa per forza: volerlo, sarebbe la più balorda delle...

La natura criminale dell’amore

Nel suo libro Etica del Reale. Kant, Lacan (Orthotes) Alenka Zupančič ricorda con Freud il senso di sorpresa e disappunto che provoca un imperativo bizzarro come “ama il tuo prossimo come te stesso”. In effetti l’idea che l’amore sia un dovere e come tale possa essere comandato suggerisce una negazione tirannica della nostra libertà. D’altra parte pensare l’amore come libera espressione di un soggetto libero sembra servire unicamente per esorcizzare quel disagio che Freud chiamava “disagio della civiltà”, e che è quindi anche il nostro, assumendo i luoghi comuni sull’amore come altrettanti slogan. Appartiene ai modi caratteristici in cui una civiltà articola se stessa la convinzione che l’amore...

Elvio Fachinelli. Su Freud

Elvio Fachinelli (1928-1989) riconosceva a Freud il merito indiscusso di avere aperto il campo di una ricerca sui rapporti interindividuali, una “nexologia” umana (da nexus, legame, intreccio). Adelphi - che di Fachinelli aveva edito gran parte degli scritti – ne ha ora raccolto in Su Freud alcuni saggi dispersi: si va da una nitida presentazione del fondatore della psicanalisi per “I Protagonisti della Storia universale” nel ’66, a riletture di temi freudiani (la caducità e Rilke, il senso della gratitudine e la fobia del dono) apparse su “il manifesto” nell’anno della morte. Sono scritti che confermano la radicale libertà di giudizio con cui Fachinelli si confrontò con il “maestro”, di cui tradusse...

Icone di città

Quando Walt Disney, già sul finire degli anni Cinquanta, iniziò a sognare la sua città del futuro, parco dei divertimenti come forma in cavo per l’edificazione di una comunità pianificata, certo non dovette impiegare molto tempo prima di comprendere come la difficoltà maggiore sarebbe stata quella di estendere la felicità di un divertimento passeggero alla durata di un’intera vita in comune. Non stupisce pertanto lo zelo con cui i progettisti si siano prodigati per dotare una città come Celebration, sorta in pochi anni dal nulla nella Florida centrale, di tutto lo spessore opaco che solo una stratificazione storica può fornire. L’inaugurazione fastosa della piazza principale, le case dai tratti tanto fiabeschi...

L’anarchia selvaggia del (vero) capo

Chissà che un giorno la difficoltà di rispondere alla domanda chi o cosa sia un capo non venga riconosciuta come il vero sintomo della nostra epoca. Una domanda così si fatica, oggi come non mai, non solo a risolverla, ma anche già solo a porla. A prima vista questa situazione è legata al fatto che nella cultura occidentale un capo suppone i sudditi ed è dunque immediatamente identificato con la facoltà di esercitare un potere. Inoltre la stravagante proliferazione di capetti, caporali e boss a cui assistiamo quotidianamente finisce per rendere impegnativo anche solo proporre il tema. L’attenzione pubblica appare satura o, più esattamente, esausta dall’aver passato in rassegna, e via via consumato, tutte le figure...

Di quanta mitologia ha bisogno l’uomo?

Parlando di Antropologia strutturale, Jacques Lacan ebbe un giorno modo di affermare che della mitologia Lévi-Strauss aveva compreso un aspetto fondamentale: e cioè che quello mitico è un dire a metà, un semi-dire, simile in questo alla parola analitica. In questo dire a metà la verità si manifesta sempre nell’intreccio di cose opposte, in un discorso irrispettoso del principio di contraddizione. In questo senso sarebbe un dire, quello mitico, perdente rispetto al razionalismo che ha il suo alleato più fedele negli ideali della chiarezza linguistica e della trasparenza comunicativa. All’interno di questo orizzonte, il mito sarebbe da un lato sconfitto; dall’altro tuttavia la sua esigenza e le forme della sua...

Pietro Barbetta. Follia e creazione

“Bisogna delirare un po’ per trovare il nome giusto”, scrive Barbetta nel suo ultimo libro Follia e creazione, pubblicato da Mimesis. La nominazione – scrive – s’interpone, gesto, tra il corpo e il linguaggio. La nominazione è vista nel suo potere performativo, battesimo: dare un nome, nella scrittura di un caso clinico, non è mero espediente; è scrivere un racconto, suggerire qualcosa di ulteriore, rifiutandosi di credere che il rigore senza immaginazione che pertiene al discorso scientifico non veicoli, con la sua pretesa neutralità, una distorsione, tanto più insidiosa perché celata. La vita non è un’essenza descrittiva piegata sui fatti. Riecheggia l’invito di Blanchot a rinunciare...

Una stanchezza che cura

Nel suo libro La società della stanchezza (Nottetempo, 2012, pp. 81, Traduzione di Federica Buongiorno), il filosofo Byung-Chul Han sostiene che la società del XXI secolo non può più essere intesa come una società di tipo disciplinare, ma una società della prestazione. I soggetti infatti che la compongono non sono più sottoposti, attraverso determinati dispositivi, a forme di obbedienza, come magistralmente ci ha insegnato Michel Foucault, si caratterizzano piuttosto come imprenditori di se stessi.   Le patologie cui tale soggetto incorre non sono più di tipo batterico o virale, a istanza immunologica, quanto di tipo neuronale. La depressione, la sindrome da deficit di attenzione o iperattività, il disturbo...

Ruggero Pierantoni. Salto di scala

Non c’è bisogno di appartenere alla “setta dei poeti estinti”, come il professore de L’attimo fuggente, per avere l’impulso di strappare le pagine in cui Evans Pritchard misura sul piano cartesiano il valore di una poesia. Quell’episodio della guerra mai spenta fra le “due culture” dava voce al timore, di origine romantica, che la ragione quantificatrice possa distruggere quanto appartiene alla dimensione “spirituale” delle arti. Aprendo l’ultimo libro di Ruggero Pierantoni, Salto di scala (Bollati Boringhieri, pp. 320, euro 39), veniamo proprio invitati a prendere un righello per misurare in millimetri l’altezza di uomini raffigurati su di un mosaico di Thera o sui resti di un muro dell’antica Roma; l...

Le immagini, luoghi antropologici

Un uomo nascosto e protetto da una veste. Un cingolo di lana bianca che gli chiude la vita. Le mani nascoste alla vista e al mondo. Solamente il viso emerge da questa tanto leggera quanto insondabile armatura religiosa. Si tratta di un volto mai visto, mai incontrato, universale. Nel profondo dello sconosciuto, balugina un frammento di immediata e condivisa conoscibilità. San Francesco dipinto da Francisco de Zurbarán. Il corpo del santo, dipinto come vivente, si staglia su di un fondo scuro e anonimo, mentre gli occhi si levano al cielo e, contemporaneamente, si eclissano dietro le palpebre. Un paradosso visivo si infiltra negli occhi del santo. La visione necessita della cecità per vedere.   Francisco de Zurbarán, San Francesco d’Assisi, 1659...