AUTORI
Achille Mbembe
16.09.2016

L’Africa nel nuovo secolo

English Version.   In un testo presentato in origine in una serie di conferenze e successivamente inserito in La filosofia della storia (Germania, 1837), Hegel scrive: “Il Negro... mostra l’uomo naturale nel suo stato completamente selvaggio e non addomesticato. Noi dobbiamo mettere da parte ogni idea di riverenza e moralità – tutto ciò che noi chiamiamo sentimento – se vogliamo comprenderlo correttamente. In questo tipo umano non c’è nulla che si accordi con l’umanità”. Hegel poi si ripromette di non menzionare più l’Africa, poiché “non è una parte storica del mondo; non ha alcun movimento o sviluppo da esibire”. Quello che noi intendiamo propriamente per Africa, conclude, “è lo Spirito Non storico, Non evoluto, ancora connesso con le condizioni di natura pura.”   Più di un...

16.09.2016

Africa In The New Century

Italian Version   Originally presented in a lecture series and later compiled in The Philosophy of History (Germany, 1837), Hegel adds: “The Negro … exhibits the natural man in his completely wild and untamed state. We must lay aside all thought of reverence and morality—all that we call feeling—if we would rightly comprehend him. There is nothing harmonious with humanity to be found in this type of character.” Hegel then promises himself not to ever mention Africa again, for “it is no historical part of the World; it has no movement or development to exhibit.” What we properly understand by Africa, he concludes, “is the Unhistorical, Undeveloped Spirit, still involved in the conditions of mere nature.”   More than a century after Hegel’s ruminations, Robert D. Kaplan, a US...

05.02.2016

The year of the monkey

Versione italiana     The rules are now set and the game has become boringly predictable. Late in the night – generally between Thursday and Saturday – a white person of some repute, whom many, including blacks, had previously thought to be a more or less decent human being, suddenly loses it and goes hysterical. Hidden behind an open screen, and more often than not under the spell of some intoxicating substance, he or she records on Facebook, Twitter or any other available digital media platform an idiotic, repugnant and disjointed set of utterances. Most of these are often lifted almost verbatim from some of the crudest dictionaries of colonial racism. The coming out of closeted racists often takes the form of an exercise in vulgarity. This entails hurling...

05.02.2016

L’anno della Scimmia

English Version     Le regole sono state fissate, e il gioco è diventato noiosamente prevedibile. Durante la notte – di solito tra il giovedì e il sabato – una persona bianca di una certa notorietà che tante altre persone, bianche e nere, consideravano un essere umano abbastanza per bene, all’improvviso perde completamente il controllo. Nascosto dietro un’identità nemmeno troppo fittizia, e di solito sotto l’effetto di qualche sostanza inebriante, lui o lei pubblica su Facebook, Twitter o un’altra piattaforma digitale una serie di affermazioni stupide, vergognose e sconclusionate, la maggior parte delle quali è tratta in maniera quasi letterale da alcuni dei più espliciti e osceni dizionari del...

03.07.2015

The value of Africa’s aesthetics

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana   I wrote most of On the Postcolony (UCPress 2001) at night. It was in the early 1990s, as the deep shadow of Afro-Marxism was receding. Then, it seemed as if the study of Africa was caught in a dramatic analytical gridlock. Many scholars were peddling increasingly unhelpful maps of the present at the very moment that new dramas were taking shape.   As the crisis in the social sciences was intensifying, innovative trends, even a new kind of thinking, were emerging in fields as disparate as design, fiction, fashion, painting, dance and the domain of aesthetics in general. In all these disciplines of the imagination, something of a reconciliation between so-called African identity...

03.07.2015

Il valore dell’estetica africana

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     English Version   Ho scritto On the Postcolony (Postcolonialismo, Meltemi, Roma 2005) principalmente di notte. Era l’inizio degli anni ’90, quando l’ombra cupa dell’Afro-Marxismo cominciava a dileguarsi. Sembrava, a quel punto, che gli studi sull’Africa dovessero rimanere intrappolati in un drammatico stallo analitico. Erano molti gli studiosi che mettevano in circolazione mappe del presente sempre più inutili, proprio nel momento in cui nuovi drammi si stavano profilando.   Mentre la crisi delle scienze sociali si aggravava, in campi disparati come il design, la narrativa, la moda, la pittura, la danza e nell’ambito dell’estetica in generale...

15.05.2015

Xenophobia in South Africa

Here the column's introduction: Why Africa?     Versione italiana     “Afrophobia”? “Xenophobia”? “Black on black racism”? A “darker” as you can get hacking a “foreigner” under the pretext of his being too dark—self hate par excellence? Of course all of that at once! Yesterday I asked a taxi driver: «why do they need to kill these “foreigners” in this manner?». His response: «because under Apartheid, fire was the only weapon we Blacks had. We did not have ammunitions, guns and the likes. With fire we could make petrol bombs and throw them at the enemy from a safe distance». Today there is no need for distance any longer. To kill “these foreigners...

15.05.2015

Xenofobia in Sudafrica

Qui l'articolo introduttivo della serie: Why Africa?     English Version     “Afrofobia”? “Xenofobia”? “Razzismo dei neri verso i neri”? Se un nero come te può arrivare ad aggredire uno “straniero” perché la sua pelle è troppo scura, non è forse questa la manifestazione per eccellenza dell’odio verso se stessi? Di certo è l’insieme di tutte queste cose. Ieri chiedevo a un tassista: “Ma perché devono ammazzare in questo modo questi ‘stranieri’?” La sua risposta: “Perché durante l’Apartheid il fuoco era l’unica arma che noi neri avevamo a disposizione. Non avevamo munizioni né fucili né altro....