AUTORI
Matteo Marchesini
25.09.2019

A cosa somiglia? A niente / Nader Ghazvinizadeh, Addio vint

All’inizio della Morte di Ivan Il’ič, un amico e collega del magistrato viene intrattenuto dalla vedova. Apparentemente la donna vuole condividere il dolore; ma dietro il galateo, che entrambi rispettano senza ingannarsi neanche un po’ sulla sua natura di guscio vuoto, l’intento è quello di capire se può spillare allo Stato qualche soldo in più della pensione. Intanto l’amico, apparentemente concentrato sulla tragedia di Il’ič, è in realtà tutto occupato dal pensiero che le lungaggini funebri gli impediranno di giocare la solita partita serale. “Addio vint”, dice lo sguardo che si scambia con un altro collega. Il vint sarebbe una forma di whist russo: alcune traduzioni riportano anzi proprio il termine “whist”. Ma all’orecchio italiano la prima espressione suona più suggestiva, specie se...

18.06.2019

Letteratura contemporanea: un dibattito / Io romantico

Il 6 e il 7 giugno, all’Istituto Italiano di Cultura di Bruxelles, si è tenuto un convegno sulla nostra letteratura contemporanea. A partire dall’ultimo numero di CARTADITALIA, la rivista diretta da Paolo Grossi e curata nel caso da Emanuele Zinato, Valentino Baldi, Marianna Marrucci e Morena Marsilio, una quindicina di critici e studiosi ha commentato la situazione di poesia, narrativa e saggistica. In tutte le sessioni si è molto discusso del rapporto tra valore letterario e industria editoriale: tema vecchio ma sempre attuale, che però per non rimanere astratto richiede una critica dell’ideologia capace di esercitarsi in concreto anche su chi la compie. Apriamo con questo di Matteo Marchesini una serie di articoli nati sulla scia degli interventi al convegno.   Se c’è un modo...

31.05.2019

conformismo e conformismo deluxe / Soprattutto niente zelo

Si sa davvero quasi soltanto ciò che ci si ricorda – o meglio ci si scorda – di sapere a ogni scelta, a ogni momento: ciò che è divenuto riflesso. I riflessi, le prime reazioni ci dicono di cosa siamo fatti. Se guardo alla mia generazione e a quelle limitrofe, mi accorgo ad esempio che tra le intelligenze più efficienti e culturalmente attrezzate è cresciuta via via un’attitudine che forse chiamare identificazione con l’aggressore è troppo, ma che senz’altro le somiglia molto. Nel giudicare la realtà, le persone a cui penso dividono automaticamente le situazioni nelle quali ci si comporta da esperti, e dunque è proibito ogni pathos o dubbio radicale, dalle situazioni nelle quali si sfoga per contraccolpo tutto il desiderio di miti. A ben vedere, però, le due situazioni si fondono in una...

06.12.2018

Centenari / Geno Pampaloni. Vivere senza dimenticare la morte

Non meno di narrativa, poesia e teatro, nel Novecento la critica è cresciuta sotto il segno della nevrosi e dell’estremismo. Come il resto della letteratura, ci ha ripetuto in mille modi che l’umanesimo, se non vuole apparire un frutto vizzo del passato, può dichiararsi ormai soltanto attraverso vertigini dialettiche o psicologiche, teologie negative, cinici gesti avanguardisti o militanti. Persino Giacomo Debenedetti, volendo difendere il personaggio-uomo, ha dovuto inventarsi sottilissime arringhe da crociano eretico. Perciò quando un critico-saggista ci regala un “discorso naturale”, che non si costringe all’acrobazia ma neppure sa di polvere, proviamo una speciale gratitudine e un certo sollievo. Capita, ad esempio, leggendo un compagno di Debenedetti come Sergio Solmi; e capita anche...

13.11.2018

Cent’anni dopo / Apollinaire: caos e acrobazie associative

… sembrava che un uomo piccolo piccolo  fosse nascosto in lui, omone grosso Alberto Savinio   Il 9 novembre di cent’anni fa, alla fine della Grande guerra, in una mansarda del boulevard Saint-Germain si stava consumando un’agonia. Giù nelle strade inveivano contro l’ormai ex Kaiser Guglielmo, e le grida arrivavano lassù a un uomo di trentotto anni dallo stesso nome, che forse nel delirio le avrà confuse con un ultimo giudizio su di sé. In un romanzo suo coetaneo, Nanà, la protagonista, che con una parabola speculare a quella di sua madre era salita dalle stalle alle stelle, moriva in un Gran Hotel di Parigi mentre sotto le finestre la gente urlava “A Berlino! A Berlino!”, annunciando la guerra che avrebbe spazzato via il Secondo Impero. L’attrice-cocotte di Zola marcì dopo...

01.10.2018

Rosetta Loy, Paolo Gervasi / Cesare Garboli: conoscere e agire

I due libri usciti quest’anno su Garboli, Cesare di Rosetta Loy (Einaudi) e Vita contro letteratura di Paolo Gervasi (Sossella), formano in certo senso due figure molto garboliane, cioè “speculari”. Il primo è firmato da una scrittrice che gli è stata compagna; il secondo da uno studioso troppo giovane per averlo conosciuto di persona. Eppure nella Loy i ricordi autobiografici fanno appena da esile cornice alle lunghe citazioni del protagonista, mentre Gervasi – per ragioni teoriche – ne riconduce di continuo la vicenda intellettuale alla presenza fisica. Ma tra le affermazioni che la scrittrice lascia cadere sullo sfumato del suo rapporto con “Cesare”, ce n’è una che mi sembra importante per capire l’uomo umorale, disinvolto fino all’apparente noncuranza e ossessivo fino all’...