AUTORI
Aldo Zargani
10.03.2019

Willy Brandt, Herbert Kappler / Un anno purchessia

1977. Un anno come tanti, avrei risposto lì per lì dimenticandomi chissaccheccosa. Ancora ben al di là dell’orizzonte il fatale 1989, l’anno del crollo del Muro di Berlino. Si intravedono nella brumosa memoria, vicini e lontani, i pilastri privati e pubblici che segnano lampeggiando la lunga strada della vita. In salita o in discesa? Quand’ecco che adesso, il 13 febbraio 2019, Tonia Mastrobuoni su Repubblica mi va a scrivere una recensione a un saggio uscito in Germania e ancora non tradotto, tanto bella che non potrò evitare di scopiazzare alcune frasi. Comunque leggetevela sul Web: vi farà un ben dell’anima. Un paginone, nel quale c’è la foto in bianco e nero del volto benevolo e beneaugurante di Willy Brandt, il grande Cancelliere della Repubblica Federale, accanto a quella in bianco e...

14.02.2019

Nuovi contenuti / Bilancio della memoria

“Ascoltando, infatti, i gridi d’allegria che salgono dalla città (si tratta dei sopravvissuti della città di Orano che stanno festeggiando la fine di un’epidemia di peste – n.d.r.) Rieux ricordava che quell’allegria era sempre minacciata. Sapeva quello che ignorava la folla, e che si può leggere nei libri, ossia che il bacillo della peste non muore né scompare mai, che può restare per decine d’anni addormentato nei mobili e nella biancheria, che aspetta pazientemente nelle camere, nelle cantine, nelle valige, nei fazzoletti e nelle cartacce e che forse verrebbe giorno in cui, sventura e insegnamento agli uomini, la peste avrebbe svegliato i suoi topi per mandarli a morire in una città felice.”   Qui termina il romanzo La peste del filosofo e scrittore Albert Camus (1913-1960), che...

03.02.2019

L’incertezza delle metafore / I contadini dell’Etna

La Montagna, l’Etna, è un vulcano buono, ma Bernard Berenson non poteva saperlo. Una decina di turisti furono ammazzati da un pezzetto di lava rovente grande come un tramvai articolato (lapillo!). E neppure questo poteva sapere Bernard Berenson, perché lui salì sull’Etna agli inizi del secolo, e i turisti hanno perso la vita alla fine del secolo, sempre il XX. Bernard Berenson è un filosofo e critico d’arte, di origine ebraica e convertito al cristianesimo, vissuto tra la fine del XIX e la prima metà del XX secolo, che scrisse che gli ebrei sono come i contadini dell’Etna che, se sopravvivono, vivono in virtù dello stesso vulcano che li uccide. Ahimè! Queste cose devo averle narrate in un altro articolo che forse avete già letto, ma debbo pur spiegare come, prima il caso, poi l’insana...

20.01.2019

L'altro dell'altro / Marrani

Questo articolo può sembrare una recensione, ma non lo è. E non lo può essere perché non riesco a nascondere pensieri tutti miei, seppur generati dalle pagine magiche che ho letto. Dico del libro Marrani, L’altro dell’altro, (Einaudi 2018) di Donatella Di Cesare, che insegna Filosofia Teoretica alla Sapienza di Roma ed Ermeneutica filosofica alla Scuola Normale Superiore di Pisa. Da Teresa d’Avila a Baruch Spinoza, da Husserl a Yerushalmi, da Jacques Derrida a Carlo Marx si forma il concerto nel quale si staglia il canto vittorioso e di lacrime della viola Donatella Di Cesare. Nel suo libro giovanile La Questione ebraica, Carlo Marx, afferma che, con il capitalismo, la diffusione della borghesia farà diventare “ebraica” di fatto la società europea del futuro. Sarà smentito dalla Storia...

26.12.2018

La forza della memoria / Le pietre di inciampo riguardano tutti?

Noi ebrei siamo convinti di non praticare il culto dei morti, tanto convinti che, per via delle mummie, soprannominammo l’antico Egitto, il potente Impero dei due Regni, “Terra dei morti”. “Polvere sei e polvere ritornerai”, ripetiamo instancabili, ma, in attesa del Messia, professiamo un nostro particolare culto degli antenati, simile peraltro a quello di altre civiltà. I nostri morti riposano nei cimiteri ebraici che, per la loro vetustà, finiscono per sembrare con l’andar del tempo elegantemente trascurati, e si chiamano in ebraico “Case dei vivi”. Non per coincidenza e nemmeno per contrasto esclamiamo nei nostri allegri brindisi conviviali “Ai vivi!”: non ci piacciono la morte e l’oblio. Di recente ho letto, non ricordo più dove, un detto del Talmud: “Si muore veramente quando il...

09.12.2018

Pompei, Ercolano e il genocidio / Lettera aperta a Alberto Angela

Caro Alberto Angela, le riferisco uno strano fenomeno mentale suscitato da due delle sue ammirevoli trasmissioni: quella sulla fine di Pompei ed Ercolano, e l’altra sul genocidio degli ebrei e la razzia nel Ghetto di Roma. Succede che il ricordo dei due eventi si sovrappone nella mia mente, tanto che ormai delle due trasmissioni ne faccio una sola. La notte di Pompei non è la notte dell’Europa, ma, pensi lei!, sento il canto con i gorgheggi tremendi della Regina della Notte di Wolfgang Amadeus Mozart anche nei vicoli bui del Ghetto di Roma prima dell’alba del 16 ottobre 1943.   I segni premonitori dell’eruzione che sterminò la città felice si accostano a quelli della strage che distrusse la civiltà di noi europei: l’Affair Dreyfus, il pogrom di Kishinev, due milioni di ebrei russi...