Specie di spazi
Gianfranco Marrone

Gianfranco Marrone si occupa dei linguaggi nella società contemporanea. Scrive su vari giornali. Insegna Semiotica a Palermo. Su www.gianfrancomarrone.it info su questo lavoro.

09.03.2020

Coronavirus / L’arte della prossemica

“Una società lasciata a se stessa non mostra alcuna tendenza naturale a progredire […]; per smuoverla almeno un po’ occorre che essa riceva una moltitudine di piccole scosse che rappresentano i contatti fra le differenti nazioni […] Il progresso umano può esistere solamente nella misura in cui tutti i differenti centri della cultura umana hanno dei contatti fra loro. Le società isolate sono società inerti, soltanto le società in contatto fra loro progrediscono”. Così il giovane Claude Lévi-Strauss in una delle sue prime uscite pubbliche, Parigi 1937, adesso nel libretto Da Montaigne a Montaigne: il contatto, la relazione, la reciprocità sono alla base d’ogni cultura umana.    A distanza di quasi ottant’anni sembra fargli eco uno dei principali antropologi odierni, lo scozzese...

28.02.2020

Antropologia / Lévi-Strauss, Montaigne e il cazzotto

Che cos’è un cazzotto? Secondo gli studiosi di preistoria non si trattava di un bestiale pugno in faccia, quanto semmai, più tecnicamente, di una specie di punzone, un blocco di silicio di forma ovoidale appuntito a un’estremità. Privo di manico, lo si teneva stretto con la mano chiusa (da cui l’omonimia) per battere o frantumare. Un arnese grezzissimo, la cui efficacia era assai limitata. Eppure era diffuso praticamente dovunque (dalla Francia alla Russia all’Africa), e lo rimase per ben 100.000 anni. Doveva essere qualcosa del genere:     Ora, se si calcola che lo sviluppo dell’uomo sulla terra conta all’incirca 125.000 anni, il cazzotto ha avuto una vita lunghissima, ed è stato l’unico utensile a disposizione degli esseri umani per quattro quinti della loro storia. Poi,...

03.02.2020

Allarmismi / Coronavirus: una rete di senso

Mediaticamente, l’epidemia è una manna. Una notizia ghiotta che attira l’attenzione del pubblico blasé, moltiplica l’audience e va avanti – ben più del suo oggetto – per contagio velocissimo: tutti la vogliono, tutti la cercano. Per quale motivo? Presto detto: perché è imprudente smentirne la portata. Chi si arrischia a gettare acqua sul fuoco quando, anche se per una percentuale bassissima, ci potrebbe scappare il morto a catena?   A bocce ferme, sappiamo tutti qual è il contesto in cui una notizia del genere – poniamo, il coronavirus cinese – si diffonde: quello di una società del rischio, come l’ha chiamata Ulrich Beck una trentina d’anni fa, nella quale nulla deve essere lasciato al caso, tutto deve avere una ragione, e ci deve essere sempre un capro espiatorio. Più si va avanti...

31.01.2020

I formalisti e il cinema / Dalla Russia con rigore

Pëtr Bogatyrëv, Osip Brik, Boris Eichenbaum, Roman Jakobson, Vladimir Propp, Viktor Sklovskij, Boris Tomaševskij, Yurij Tynjanov. E ancora: Michail Bachtin, Jurij Lotman, Jan Mukařovský, Boris Uspenskij, Viktor Vinogradov. Chi erano costoro? Nomi per lo più dimenticati, non tutti per fortuna allo stesso modo, di provenienza russa come si sarà capito, che circolavano parecchio nel nostro Paese (e in generale in Occidente) fra gli anni Sessanta e Settanta del Novecento. Si trattava di  studiosi di poesia e romanzo, linguistica e folklore, teatro e cinema, ma anche poeti e romanzieri, sceneggiatori e registi, che erano portatori di un forte rinnovamento teorico e metodologico nel campo degli studi umanistici, etichettati alcuni come formalisti russi, altri come strutturalisti sovietici...

24.01.2020

Bilancio / Celati, muro contro muro

Intorno alla figura e all’opera di Gianni Celati s’è detto tutto e il suo contrario. Che non è la solita frase fatta, perché tutto e il suo contrario è esattamente ciò che il lavoro di questo colosso della letteratura italiana contemporanea ha evocato e continua a ricordare. Giocando col canone occidentale per pervertirlo dal di dentro e osservarlo dall’esterno, per trasgredirlo e rimontarlo in altro modo: modificandone l’intelligibilità. Relativamente facile, e nondimeno necessario, mettere in fila la serie di antinomie che i suoi libri mettono in campo, la lunga sfilza di coppie concettuali –di categorie semantiche oppositive – che nei suoi scritti, ma potremmo dire altresì nei suoi gesti, si agitano, stridono, combattono, per svolazzare infine via, disciolte, con una certa...

06.01.2020

Miti d’origine / Gli spaghetti: ricostruzione storica di un simbolo

Il 26 luglio 1860, terminata l’impresa garibaldina in Sicilia, Cavour informa i suoi ambasciatori a Parigi: “Le arance sono già sulla nostra tavola e siamo decisi a mangiarle”. Il 7 settembre dello stesso anno i Mille entrano a Napoli, e Cavour manda una seconda missiva ai suoi uomini oltralpe: “I maccheroni sono cotti e noi li mangeremo”. Nell’immaginario dell’epoca le arance connotano insomma il territorio siciliano mentre i maccheroni sono lo stereotipo napoletano per eccellenza. E il Piemontese, apprestandosi a mangiarli, intende inglobare le sorti politiche del Meridione al resto della costituenda Italia.   È sempre stato così? Ovviamente no. Anche se troppo spesso si intende a pensare il contrario, dato che l’immaginario collettivo si nutre ingenuamente di simboli alimentari,...

25.11.2019

Guerre di segni / Piccola semantica della sardina

Al mercato di via Drapperie, a Bologna, l’altro pomeriggio le sarde si vendevano tre euro al chilo. In più di una pescheria, il prezzo era uguale a sempre, nessuna variazione significativa. Eppure proprio là accanto, nell’immensa piazza Maggiore, soltanto due giorni prima sedicimila e passa sardine l’avevano fatta da protagonista, strette strette, non solo producendo un risultato insperato contro l’aggressività delle destre, della lega e del sovranismo populista, ma inventando una nuova forma d’espressione politica: un flash mob ironico in nome di una figura del mondo – la sarda, appunto – non particolarmente eroica né in alcun modo prestante. Una figura che – sulla base al noto meccanismo mediatico del contagio che, accadendo, non cessa di stupire in primo luogo chi lo ha provocato – in...

04.11.2019

La biblioteca di Atlantide / “La fiaba russa” di Vladimir Propp

C’è un intero continente di saggi scomparsi che gli editori italiani non ristampano più. Eppure in mezzo a loro ci sono delle vere perle, libri che possono aiutarci a capire il mondo intorno a noi, anche se sono stati pubblicati quaranta o cinquanta anni fa; con questa serie di articoli proviamo a rileggere questi libri, a raccontarli e indicare l’aspetto paradigmatico che contengono per il nostro presente.   Vladimir Jakovlevič Propp nasce a San Pietroburgo il 17 aprile 1895 e muore a Leningrado il 22 agosto 1970. Come dire che, pur essendo rimasto sempre nella stessa città, la storia gli è passata davanti, e quei luoghi hanno assunto nel corso del (suo) tempo tutt’altro senso e ben diverso sapore. Certo, per un folklorista come lui, abituato a riflettere sulla distanza dei secoli,...

22.10.2019

Umanimali / Sacrificio in regime mediatico

Esterno giorno. Campagna. La telecamera inquadra in primo piano un gruppo di oche paffute, sanitariamente impeccabili. Starnazzano felici, da quel che sembra. Giorgione, al di là della recinzione da pollaio, le indica soddisfatto, chiamandole per nome: Giuseppina, Ada, Francesca.... Racconta quel che hanno mangiato, in che modo hanno vissuto, come e quando si sono accoppiate, le amicizie, gli amori. E ancora: come lui stesso le ha nutrite, che cosa hanno mangiato, che aria hanno respirato. Insomma: tutto. La relazione affettiva fra oche e padrone è forte, si capisce subito. E commuove. Anche perché, poi, Giorgione ne sceglie una in particolare, Ada, e ne decanta le lodi. Stacco.  Interno giorno. Cucina. Giorgione indossa il grembiule da cuoco, guarda in camera, indicando, accanto a...

24.09.2019

Cucine / Dalla massaia a masterchef

L’uomo è ciò che mangia. D’accordo, lo sappiamo: di cosa camperebbe altrimenti? Più utile ricordare semmai che l’uomo è l’unica bestia che cucina, che si adopera a trasformare un certo numero di sostanze del mondo rendendole al tempo stesso buone da mangiare e buone da pensare, facendone cioè manicaretti che sono segni, pietanze che parlano. S’è discusso a lungo, e si continua a farlo, circa le specificità della specie umana rispetto agli altri esseri viventi: i greci pensavano al logos (insieme linguaggio e ragione); i medievali al riso (nel senso del ridicolo); gli antropologi hanno indicato il tabù dell’incesto; i sociologi l’abito; i paleontologi gli strumenti.   Tutti argomenti interessanti e rivedibili. Da un po’ di tempo in qua ci si è resi conto che, a dispetto delle...

24.08.2019

Dizionario Levi / Analogia

Il testimone, il chimico, lo scrittore, il narratore fantastico, l'etologo, l'antropologo, l'alpinista, il linguista, l'enigmista, e altro ancora. Primo Levi è un autore poliedrico la cui conoscenza è una scoperta continua. Nel centenario della sua nascita (31 luglio 1919) abbiamo pensato di costruire un Dizionario Levi con l'apporto dei nostri collaboratori per approfondire in una serie di brevi voci molti degli aspetti di questo fondamentale autore la cui opera è ancora da scoprire.   Leggiamo dal racconto Ranocchi sulla luna: “Lungo la sponda sinistra brulicavano i girini, a centinaia. Perché solo a sinistra? Dopo molto ragionare osservammo che lì correva un sentiero frequentato alla domenica dai cacciatori; le trote se ne erano accorte, e stavano alla larga, lungo la sponda...

30.07.2019

Cibo profano e cibo sacro / Seimila anni di pane

Seguire la storia e la geografia del pane vuol dire ripensare da un preciso punto di vista la storia e la geografia del mondo dans tous ses états: l’economia, la cosmologia, la politica, la religione, la socialità, l’arte e ovviamente la gastronomia vi sono coinvolte in modo sempre diretto e pertinente. Si imparano così un sacco di cose. Venendo peraltro indotti a ripensare a tante altre che credevamo di sapere, le quali invece, a conti fatti, risultano rivedibili. Difficile esimersi da un gioco siffatto, troppo importante per metterlo da canto. Difficile affrontarlo, non foss’altro perché fugge da tutte le parti, scoperchiando gli abissi della nostra ignoranza.  Aprire I seimila anni del pane. Storia sacra e storia profana di Heinrich Eduard Jacob – un grosso volume finalmente...

17.07.2019

La scomparsa di Camilleri / Memoria ed eredità di un narratore seriale

“La memoria” è il nome della collezione editoriale dove Andrea Camilleri ha pubblicato la maggior parte dei suoi libri, certamente tutti quelli ‘vigatesi’ (montalbaneschi e no) ma non solo. Battezzata così da Leonardo Sciascia per l’editore Sellerio di Palermo. E adesso che non è più con noi, il dovere e la necessità della memoria si impongono più che mai. Leggerlo e rileggerlo ancora, senza dubbio. Non foss’altro che per allontanarci il più lucidamente possibile dalle passioni forti che la sua immensa opera ha regolarmente provocato, nei lettori entusiasti come nei critici accigliati. Passando così da una prima impressione allungata per oltre trent’anni – che in queste ore la rete in generale e i social in particolare stanno intensificando al massimo grado – a una seconda opinione, si...

20.04.2019

Zerubavel e Bartezzaghi / La forza della banalità: normalità e altri contropoteri

“A cosa pensi?”. “A niente”. “Cos’è questo niente?”. “Proprio niente”. “Cioè?”. Dialogo ricorrente tra timidi adolescenti o entro coppie consumate e annoiate? Sì, certo. Il che non toglie che si tratti di qualcosa di estremo interesse. A ben pensarci infatti: a cosa pensiamo quando non pensiamo a nulla? Che cosa passa, sempre e comunque, per la nostra mente tenuta a risposo, quando tutto sembra essersi fermato, e gli apparati cerebrali funzionano, per così dire, da soli, senza intenzioni proprie o stimoli esterni, ma comunque a loro modo ancora in azione e, forse, in agitazione? Come acchiappare e definire questo ‘nulla’ a cui pure in qualche modo stiamo pensando? Ecco un fenomeno che potremmo ascrivere a quella che si usa chiamare normalità, banalità, ovvietà: il va-da-sé, il dato-per-...

01.04.2019

Media e Illusione / Le tetradi perdute di Marshall McLuhan

Appunto per un prossimo viaggio a Toronto: andare alla Roberts Library dell’Università, dirigersi verso la sezione Thomas Fisher e cercare il settore Rare Books and Collections. Sembra che lì dentro sia conservato un appunto di Marshall McLuhan sul cavallo a bastone, il famoso manico di scopa usato dai bambini a mo’ di cavallino che tanto piaceva a Ernst Gombrich. Chissà che non si riesca trovare interessanti connessioni, e relativi cortocircuiti, fra il grande studioso dei media (quello della Galassia Gutenberg e di Understanding Media) e il grande studioso di storia dell’arte e delle immagini (quello di Arte e illusione, Immagini simboliche e Il senso dell’ordine). Si tratterebbe di un dialogo comunque intrigante, di una bella sinapsi in più nella rimpianta cultura del Novecento. Il...

24.03.2019

11 ottobre 1935 - 21 marzo 2019 / Marcel Detienne: la metis, gli aromi, il sacrificio

Che cosa è la metis? A seguire Marcel Detienne, che per primo l’ha messa in evidenza nei suoi studi sulla cultura greca antica, la metis è l’astuzia dell’intelligenza, un modo di conoscere le cose, il mondo e le persone permeato di intuito, sagacia, attitudine alla previsione, spigliatezza mentale, esercizio della finzione, capacità di togliersi d’impaccio, vigile attenzione, senso dell’opportunità, abilità in campi fra loro eterocliti. In una parola: un sapere tattico, forse strategico, ma senza alcuna aspirazione bellica e relativo spargimento di sangue, senza alcuna volontà di mostrare muscoli o altri banali accessori corporei. La metis è la qualità tipica della volpe (furba per antonomasia) ma anche del polpo (massimo esperto in camouflage). Ne eccelle Ulisse, polutropos e perciò...

11.02.2019

Supereroe della quotidianità / Tragico Montalbano

Di Montalbano sappiamo già tutto. O almeno sembra. Dopo venticinque anni di romanzi scritti da Andrea Camilleri e pubblicati dall’editore Sellerio con estrema regolarità (il primo della serie, La forma dell’acqua, è del ’94) e venti film televisivi (l’episodio inaugurale, Il ladro di merendine, è andato in onda nel ’99), questo supereroe della normalità quotidiana, siciliana e no, sembra non aver più segreti. Dato lo straordinario successo planetario che non accenna a calare, le innumerevoli imitazioni cui ha dato luogo e le inevitabili invidie che ha suscitato, di Salvo Montalbano, commissario in quel di Vigàta (“cittadina immaginaria della Sicilia più tipica”, l’ha definita il suo inventore), s’è detto di tutto e di più. Conosciamo la sua caparbietà nelle indagini, la sua testardaggine...

02.02.2019

La paura in Occidente / Nuovi fantasmi e vecchissime strategie

La paura fa novanta. Come dire che la persona spaventata è capace di fare cose incredibili, inenarrabili, anche perché un po’ fortuite: come la tombola. Ecco un’espressione che non ha mai convinto fino in fondo: impaurirsi, normalmente, è bloccarsi, pietrificarsi, perdere l’anima. Ma che per altri versi interessa proprio per questa sua sollecitazione antifrastica: avendo paura, si fanno cose che altrimenti non si sarebbero mai fatte. Lo sapeva bene quel generale greco descritto da Tucidide che per convincere i suoi uomini ad attaccare l’esercito persiano li schierò a ridosso di un burrone. Costringendoli a soppesare tatticamente due diverse paure: cos’è più terribile? cadere nel baratro oppure affrontare – o la va o la spacca – gli uomini di Serse? E fu la vittoria.   La paura è un...

22.12.2018

Polemiche gastronomiche / Montalbano e gli arancin*

L’arancin* è l’ornitorinco della cucina siciliana. Linneo non riusciva a catalogare questo curioso animaletto australiano in nessuna delle specie animali più comuni (anatra, mammifero, anfibio?). Analogamente i ricettari dell’Isola, supportati dal sapere diffuso, hanno sempre avuto qualche perplessità nel collocare questa tipicissima e bisunta polpettina di riso ora tra i primi piatti, ora fra lo street food, ora fra la sedicente rosticceria, finendo per scontentare tutti. Se tra i primi, non si serve quasi mai a tavola. Per la strada la si vede assai raramente. Al bar ha sempre un posto a parte nelle teche delle golosità native. L’arancin*, insomma, è una realtà a sé, e spesso finisce per costituire, magari moltiplicat* per se stess*, un pranzo in quanto tale, senz’altri annessi o...

04.12.2018

La conoscenza e i suoi nemici / Competenti, incompetenti, esperti, dilettanti

È recente la notizia di un esponente governativo del movimento Cinque stelle che ha proposto di rivedere i programmi televisivi dedicati alla scienza: darebbero poco conto dell’attività di punta dei laboratori di ricerca, di fatto rinnegando il principio del sapere open access. C’è chi ha plaudito dinnanzi a cotanta alzata d’ingegno e chi, viceversa, ha ricordato il famigerato Minculpop fascista. Di fatto, si tratta di una proposta che mostra di non aver grande contezza né di come funziona la scienza né, meno che mai, di come funziona la televisione. Come se la famiglia Angela passasse il suo tempo a sfogliare “Science” o “Nature”, selezionando accigliatamente le scoperte più sexy da mandare in onda. Insomma: uno slogan come un altro, buttato lì nel pourparler pseudo-politico quotidiano e...

05.11.2018

Per così dire / Quadri, cornici e altre strategie

Niente di più banale di una cornice, buona cosa di pessimo gusto, come una tovaglietta mal ricamata o un souvenir polveroso. Niente di più importante della cornice, oggetto semiotico e dispositivo strategico che supera spesso i suoi compiti istituzionali – servire il quadro – per farsi metafora di situazioni e fenomeni ben più grandi di lei. La cornice, in linea di principio, è un semplice congegno che delimita uno spazio – rettangolare, quadrato, rotondo o chissà come altro –, segnalando che cosa è semplice parete e che cosa invece può chiamarsi quadro, dunque immagine, dunque opera d’arte. Grazie a essa, gli spazi in gioco divengono due, anzi tre: il primo è l’immagine, su cui si concentra lo sguardo dello spettatore; il secondo è tutto il resto, ossia tutto ciò che non possiamo dire...

28.10.2018

Sessant’anni di televisione (e di società) / Intervista impossibile a Umberto Eco

È appena uscito, per la Nave di Teseo, il volume di Umberto Eco Sulla televisione (a cura di Gianfranco Marrone, pp. 533, € 22) , che raccoglie pressoché tutti i testi che, nel corso della sua carriera intellettuale, Eco ha dedicato alla televisione, al suo linguaggio, alle sue forme di comunicazione, ai suoi esiti culturali, estetici, etici, educativi e politici. Questi scritti, molti dei quali quasi inediti, coprono un arco di tempo molto ampio che va dal 1956, anno in cui in Italia vengono messe in onda le prime trasmissioni, al 2015, periodo in cui il mezzo televisivo, per svariate ragioni, non può più dirsi di massa né, forse proprio per questo, può più essere considerato come dominante nella produzione e nella trasformazione della cultura sociale. Si tratta di testi...

31.08.2018

Il Giudice e i Minions / Rancore al potere

In una celebre canzone italiana “rancore” fa rima con “procuratore”. È il genio anarchico del genovese Fabrizio De André che, raccontando le vicende di un giudice di bassa statura, rende conto della logica profonda di questa passione tanto triste quanto, sappiamo, di estrema e attualissima diffusione. Si ricorderà che, in questa storiella di squallida vendetta (il nano diviene giudice e condanna al patibolo malcapitati qualsiasi), il rancore gioca un ruolo basilare, quello dell’acredine covata a lungo, scientemente e silenziosamente: “Fu nelle notti insonni vegliate al lume del rancore / che preparai gli esami, diventai procuratore”. Niente di più politically incorrect, ma di schiettamente verosimile.   Il fatto è che il rancore, forse più ancora che il suo parasinonimo risentimento...

22.08.2018

Siamo tutti terrestri / Latour: Tracciare la rotta

Che cos’è la denegazione? O, se preferite, in che cosa consiste la freudiana Verneinung? Sarebbe facile dire che si tratta di una negazione menzognera, del negare ciò che si dovrebbe affermare – del tipo: “non mi piace il gelato” significa che ne vado pazzo; o, più tecnicamente, “non conosco l’Edipo” vuol dire che sono mostruosamente geloso del posto di papà nel lettone. Per gli psicanalisi seri non basta dire che disconoscere è il miglior modo di confermare, che è in sé una banalità, ma che i soggetti, in analisi, tendono a respingere a parole ciò che vogliono nei fatti tenere nascosto, per rimuovere, per ostinatamente conservare nei meandri di un inconscio che non conosce contraddizioni i propri intollerabili segretucci infantili. La denegazione è insomma un meccanismo strategico, una...