Farfalle
Mario Raviglione

Mario Raviglione è medico che si occupa di salute globale presso l'Università di Milano, dopo aver diretto per un quarto di secolo la lotta contro la tubercolosi nel mondo per conto dell'Organizzazione Mondiale della Sanità. Da sempre ama le farfalle e le falene, sulle quali ha pubblicato numerosi testi dal punto di vista scientifico. Nella sua rubrica su Doppiozero parla di farfalle e di noi, riflette sulla loro vita e sulla sua, esplora le farfalle per esplorare la storia dell'uomo.

13.03.2019

Trichophiala incognita / Lo strano caso di una falena namibiana

Il 31 di marzo del 1873 il naturalista ed eploratore svedese Gustaf De Vylder lasciò Città del Capo sul piccolo e veloce veliero Florence diretto a Port Nolloth, 300 miglia a nord sulla costa atlantica. Dopo un viaggio di tre giorni, il veliero giunse a destinazione il 3 aprile. Port Nolloth era un piccolo villaggio portuale che si era ingrandito nell’ultimo anno, dato che da qui partivano le piste verso i territori più settentrionali in quella che oggi chiamiamo Namibia. Allora questa vasta terra era conosciuta come Africa del Sud-Ovest, delimitata a nord dai fiumi Kunene e Okavango e a sud dal fiume Orange, e fiancheggiata dall’immenso deserto del Kalahari a est e, a occidente, dalla sottile striscia del deserto dipinto del Namib che scivola con le sue altissime dune direttamente nell’...

10.12.2017

Archiearis parthenias / Una rara falena a volo diurno

Era stato, come sempre, un inverno freddo, ma non gelido e, come sempre, si attendevano con ansia le gradevoli giornate del mese di marzo per le prime sortite sotto il sole tiepido di fine inverno alla ricerca di qualche insetto e soprattutto delle vanesse che svernano dove possono e, non appena la temperatura sale a livelli accettabili, escono felici con il loro volo planante ed elegantissimo. Ogni anno si seguiva questa routine che serviva anche a sgranchire gli arti dopo il letargo tanto detestato e a sferrare qualche volée con il retino riacquisendo quella dimestichezza perduta al freddo del grigio inverno. Si saliva a volte sui colli vicini, nella zona detta “Terre rosse”, un ambiente incontaminato e silenzioso dove il rosso e l’ocra del suolo argilloso si confondono e si mescolano...

14.10.2017

Insetti / Malaria, zanzare e frontiere

Era un mattino tranquillo e luminoso e il sole cominciava a riscaldare la piccola ma frequentatissima clinica di Ndoba Ndoba: quattro muri e un tetto, parliamoci chiaro, con un portico sotto al quale la gente si assiepava attendendo il proprio turno. Non ero lontano dalla Missione di St. Philip gestita dalle Suore Missionarie di Santa Teresa Cabrini che prestavano i loro servizi medici anche in queste cliniche dei poveri nel mezzo del “bush”. Quella fu la mia prima esperienza in Africa, un’Africa incantevole con i freschi monti del Drakensberg e le vallette verdeggianti del piccolo regno dello Swaziland dove lavorai per qualche tempo. Aprendo la porta che dava sul portico che fungeva da sala d’attesa, mi trovai improvvisamente di fronte a un ragazzo di circa quattrodici anni, alto e magro...

12.03.2017

Flagelle delle ortaglie / Le volgari umili cavolaie

Mi è difficile decifrare negli anfratti più lontani della memoria i primi ricordi di farfalle, quelli precocissimi che anticipano la coscienza delle vanesse che osservavo con mio nonno sulle sterrate miaglianesi. Avverto questi ricordi come macchie indistinte e primordiali. Ma, nella memoria, sono macchie bianche e quasi certamente furono quelle delle cavolaie, le comunissime farfalle candide e banali che si vedono un po' ovunque da noi e in generale in Europa e nell’emisfero nord. Solo che erano talmente banali che nessuno ci faceva caso. Povere farfalle trascurate e neglette che raramente compaiono nei dipinti o nelle poesie! Guido Gozzano scrisse un poema intitolato “Della cavolaia” in cui rivela l’assoluta insignificanza di questa specie.   Se la Vanessa ed il Papilio sono...

04.02.2017

Lezioni di entomologia di un giovane medico / Farfalle nelle terre rosse del popolo Swazi

Molti decenni fa, in una magnifica giornata d’autunno australe, dopo un volo di quasi una giornata ed un altro più breve su di un piccolo turboelica, atterrai sull’altopiano meridionale africano a 1000 metri di quota. La temperatura era sorprendentemente fresca per questo primo impatto con la terra d’Africa, una terra rossa e argillosa cosparsa di macchie di alti eucalipti verdi argentati e di praterie gialle lucenti che esalava aromi ignoti a chi come me proveniva dalle latitudini settentrionali e mai aveva toccato il suolo africano. Era un profumo morbido e aromatico che ricordava quello dell’incenso misto a legno arso: ovunque le narici percepivano il bruciato, che evidentemente proveniva dalle povere capanne che mi attorniavano, e non ci si poteva liberare da questo sentore di terra...

17.04.2016

La falena di Cuba / Urania

Quella fu una giornata indimenticabile che cominciò di primo mattino con un lungo giro a cavallo di un vecchio stallone che si chiamava “Machado” per via di una grande e irregolare macchia bianca sul muso bruno. Avevo percorso un tragitto di qualche chilometro nel verde lussureggiante della valle dei mogotes tra campi coltivati a mais e tabacco che si alternavano a terreni incolti dove volavano decine di Phoebis sennae gialle e bianche e dove gli avvoltoi ti giravano sulla testa con quel volo circolare e l’obbiettivo dichiarato di avvistare qualche carcassa maleodorante su cui avventarsi. Il sole caldissimo era ormai diritto sull’apice del mio cranio e mi stava aggredendo un certo appetito.          A cavallo raggiunsi il mercato rurale dei contadini della...

31.10.2015

La Flavia

Salendo verso il passo dello Stelvio dal versante altoatesino mi trovai un giorno d’estate nel bel mezzo di una festa popolare in un villaggio di poche anime, durante la quale gli austeri paesani che parlavano un dialetto germanico con forte accento mi constrinsero a visitare la locale esposizione dedicata alla vita ai limiti. In una saletta del piccolo municipio infatti era stata allestita una raccolta di erbe e fiori disseccati, di animali imbalsamati e di frammenti di roccia che provenivano dalla fascia alpina più alta, oltre i 2500 metri, ai limiti della vita. Vidi un falco e un gallo cedrone, alcuni culbianchi e fringuelli, una marmotta e un ermellino, e molti fiori d’alta quota in un erbario ben curato. C’erano anche le teche degli insetti: alcuni coleotteri...

02.06.2015

Ricordi macaonici

Gli stupendi affreschi del Beato Angelico che abbelliscono le celle dell’ex-monastero di San Marco a Firenze raggiungono il picco del capolavoro con la raffigurazione della Annunciazione. In quell’opera, la figura dell’arcangelo Gabriele spicca per la sua eleganza e purezza di stile, ma anche per la slanciata e appuntita forma delle ali multicolori, davvero straordinarie con quelle piume che paiono scaglie di ali di farfalla. Ad accorgersene fu anche Nabokov che in una nota riportata dal figlio scrive, a proposito del capolavoro dell’Angelico, che le ali dell’arcangelo sono: "reminiscenza di Iphiclides podalirius con un'esile traccia di Papilio machaon e forse un accenno di Panaxia quadripunctaria, la falena diurna...". E qui, in realtà,...

04.04.2015

Il podalirio e il nano Morgante

Quando intorno alla metà del 1500 Cosimo I commissionò un ritratto del nano Morgante a Agnolo di Cosimo detto il « Bronzino » nessuno poteva immaginare la bizzarria che il Bronzino stesso avrebbe partorito dalla sua fervida creatività e dal pennello coltivato nella bottega fiorentina del Pontormo. Per intenderci, il nano Morgante non era che il più popolare dei buffoni della corte pittiana di Cosimo e quello quindi che passò alla storia. Altri si erano cimentati nel ritrarre questo buffone di corte amato dal Signore mediceo; tra questi, lo scultore Valerio Cioli che lo scolpì grasso e con addome batraciano seduto come un Bacco su di una testuggine nella fontana del Giardino di Boboli detta appunto “del Bacchino”....

17.01.2015

Farfalle gialle d’Amazzonia

Durante un’estate lontana, mi trovai per caso (mi pare si volesse andare sulle spiagge del nord-est) sulle sponde del Rio Negro, non molto distante dal punto in cui questo confluisce con il Rio Salimões per formare il Rio delle Amazzoni. Le acque del Rio Negro sono di colore verde scuro per via di una sostanza acida detta acido umico che risulta dalla degradazione incompleta della vegetazione che ne ammanta le sponde nel suo percorso attraverso la foresta amazzonica: sono acque lente dotate di una notevole acidità che impedisce a molti insetti e pesci di popolarle. Al contrario, le acque del Salimões scendono più veloci, fangose, con il colore della senape, e sono ricche di piranha e di fauna ittica. Quando i due maestosi rii si incontrano, confluendo...

04.10.2014

Le falene di Neanderthal

Non tutte le farfalle sono bellezze colorate ed eleganti. Le oscure erebie, ad esempio, paiono uscite dall’antro di Erebos talmente scure, monotone e quasi insignificanti si presentano all’occhio inesperto. Alcune comuni falene, poi, sono sovente raccapriccianti con le loro tinte grigiastre e la pelosità fitta del voluminoso e vermiforme addome e delle lunghe e fragili zampe uncinate. Da bambini le falene non si consideravano granché, se non era per quelle bellissime arctie dai colori rossi e gialli sgargianti alle ali posteriori, e nere o brune con macchie e strie bianche a quelle anteriori.   Le quadripunctaria, ad esempio, si cercavano sulle infiorescenze rosate di Eupatorium della Rovella dove in certe annate erano presenti a decine: si scuotevano i...

06.06.2014

Rarissime erebie

Superato il confine di stato poco oltre Domodossola ci si trova nelle imponenti gole di Gondo dalle pareti verticali che scendono a picco sulla via scavata appena sopra al letto del torrente Krumbach nei pressi della sua congiunzione con lo Zwischbergenbach. A mezzora di strada sta il Passo del Sempione, su in alto a 2000 metri di quota, mentre poco oltre Gondo si aprono ad ovest due vallette: dapprima la Zwischbergenthal e poi la Lagginthal. Lungo quest’ultima, una straducola si inerpica per qualche centinaio di metri prima di finire in una sterrata che è poco più di un sentiero. È qui che fu scoperta alla fine dell’’800 una farfallina rarissima che fu chiamata Erebia christi dal suo scopritore in onore di un certo Christ. Da allora nacque un mito...

22.03.2014

Girotondo sopra alle nostre teste

Qui la prima parte   Cercammo senza sosta per tutto il pomeriggio aree ove si potesse collocare la grande lampada di cui disponevamo per attirarla nottetempo. Eravamo incerti se porla su quella straducola sterrata che avevamo scoperto e che era scavata tra infinite foreste profumate di resina di pino, oppure se scendere verso il lago artificiale e turchese e cercare uno slargo ben visibile che avrebbe attratto falene anche da lunga distanza. Si discusse a lungo senza trovare una soluzione, incerti come eravamo sulle abitudini di questa falena gigante e sontuosa. Ci fermammo in un vicino villaggio a dissetarci con una freschissima «panache», la classica birretta mista a gassosa che in Francia era una bevanda molto popolare. Piscopo, invece, che da sempre odiava la birra...

28.12.2013

Isabella

Sulla vecchia e un poco sgangherata, ma pur sempre capace Lancia Flavia dell’amico Piscopo, si andava spesso alla ricerca di avventure che avevamo il coraggio di definire «spedizioni», come se davvero si trattasse delle esplorazioni di Stephens in Yucatan o quelle di Wallace nell’arcipelago malese.   Per noi era già un grande passo superare il confine di stato, allora ben custodito dalla guardia di finanza e dalla polizia di confine. In uno dei nostri primi viaggi in Provenza alla ricerca delle farfalle, dei profumi e dei suoni di quella terra benedetta dal sole e frustata spesso dal Mistral, ci arrestammo a scattare qualche immagine dal ponte della Durance nei pressi di Embrun. Da qui si godeva della vista del magnifico lago artificiale color...

16.08.2013

Le selve dei monti Urali

In una fredda, piovosa, e, tutto sommato, lugubre mattina di Febbraio, il signor Harry Chapman, dopo aver terminato una colazione frugale come sempre, stramazzò al suolo. L’assistente sociale che, da anni ormai, lo visitava giornalmente, lo trovò riverso e privo di sensi. In pochi minuti, il signor Harry Chapman era in quell’ospedale dove mi trovavo a fare l’internato. Dato che era di tempra forte e di robusta costituzione (per non dire che era assai in carne), presto riprese i sensi e si vide circondato da alcuni medici, tra cui c'ero anch'io e perciò sono testimone oculare di questi eventi, oltre a dei giovani apprendisti ed infermiere che parlottavano tra di loro a bassa voce. Esitò un poco, girò lo sguardo sbalordito a...

22.06.2013

Erebie e inni sacri

Era una sera calda di luglio, credo, quando con mio padre andai al Campo Sportivo che aveva il bellissimo e promettentissimo nome di « La Salute » per vedere le partite del torneo notturno andornese. Diciamo la verità, questo campo spelacchiato era sito in luogo ombreggiato e umido, e quindi tutt’altro che salutare, dove volavano tali Culex pipiens da riempirti gambe e braccia di ponfi larghi quanto una moneta da 50 lire di allora. Quella sera giocava la imbattibile, e naturalmente a me insopportabile, squadra del « Caffé Centro » contro quella del mio paesino di Miagliano. Non ci fu storia. Se ricordo bene, si stava sul 7 a 1 quando i tifosi andornesi intonarono un coro che mi era già noto per averlo udito...

11.03.2013

La palude di Grimpen

Ho sempre avuto un’ammirazione smisurata per Sherlock Holmes. Tutto cominciò con uno sceneggiato televisivo in varie puntate quando la TV era ancora in bianco e nero sul finire degli anni ‘60: L’ultimo dei Baskerville, ovvero la versione italiana de Il mastino dei Baskerville, forse il più affascinante dei racconti del mitico detective usciti dalla fantasiosa mente di Sir Arthur Conan Doyle. La storia inizia nell’indaffarata Londra di fine ‘800 con un eccellente Nando Gazzolo, attore di teatro di quegli anni, che recita nei panni di Holmes. E prosegue, la storia, nella nebbiosa e uggiosa landa a brughiera e paludi che ancora oggi caratterizza quello sperduto territorio di Dartmoor nel Devonshire. Sentite un po’:   “S...

21.12.2012

Un’ascesa al Monte Ventoso

“Il monte Ventoux, in Provenza, si presenta come una nuda montagna isolata e perciò esposta in ogni sua parte all’influenza degli agenti atmosferici ed è, per la sua altitudine, tra le Alpi e i Pirenei, il punto culminante della Francia”. Così Jean-Henry Fabre presenta il mitico e calvo monte nei Souvenirs entomologiques, opera grandiosa in 10 volumi che costituisce davvero una summa della scienza e della filosofia della natura scritta in un periodo che va tra il 1879 e il 1907. Quest’opera, che fa di Fabre il padre dell’entomologia moderna ispirò anche Charles Darwin che di lui ebbe una grande stima al punto da definirlo un osservatore “inimitabile” del mondo degli insetti. La lettura del suo capitolo intitolato...

21.11.2012

La Zerinzia del Pian dei Morti

Aprile! Marzo andò: tu puoi venire! E aprile veniva davvero, ogni anno con una puntualità straordinaria: un mese strano, questo, quando le precoci farfalle della primavera, come l’Aurora che l’annuncia, sono ormai invecchiate e scolorite, e ancora non ci sono quelle estive che, numerosissime, mi occupavano le giornate della lunga vacanza scolastica dal mattino al tramonto. Ma aprile è il mese di una delle più belle farfalle d’Italia; occorre solo sapere dove andare a scovarla. In quegli anni giovanili, ancora non sapevamo che la Zerinzia era così vicina a casa nostra, immaginandola remota come le farfalle dei tropici tanto era peculiare il suo aspetto. Questa farfalla bellissima, che sembra un po’ un piccolo Macaone senza codine...

20.07.2012

Il passaggio

In una tersa giornata di un’estate lontana, forse trent’anni fa, si partì di buon’ora alla volta del maestoso massiccio del Bernina e delle valli che lo circondano: la bella Engadina a settentrione e la Valtellina a meridione.  In testa avevo da tempo questa affascinante prima esplorazione (molte altre volte sarebbe poi successo negli anni a venire) nei luoghi di gente che aveva fatto la storia della musica, della letteratura e della filosofia. Nel mio immaginario giovanile si trattava però di luoghi mitici dell’entomologia. Sapevo che qui si trovano gli apollo e i loro cugini delle più alte quote, i Parnassius phoebus, due specie di grande interesse per l’appassionato. Sapevo anche che in Engadina volano rare erebie, delle...

01.06.2012

L’Aurora, messaggera di Primavera

Ma l’Antòcari vola e il cuore sulta! È la farfalla della novità, / la messaggiera della Primavera, la grazia mite, l’anima del Marzo / Essa avviva la linfa nelle scorze,  il brusio, il ronzio, lo stridio, / risuscita l’incognito indistinto.  Oh! Messaggiera della Primavera! La Terra attende. Il cielo che riempie / il frastaglio dei rami e delle roccie sembra intagliato nel cristallo terso; / il profilo dell’Alpi è puro argento; pallido è il verde primo, il pioppo è brullo...     Anche quell’anno il freddo e le brume dell’inverno stavano a poco a poco evaporando, i giorni si allungavano, il sole cominciava a scaldare la terra intorpidita dalle buie e...

17.04.2012

I Parnassius estinti

  “...e i pastori vengono presi anch’essi dalla febbre ed alzano pietre su pietre minacciando col bastone gli altri ricercatori che vengono dalla città. Ora non esiste più: distrutta è la specie, estinta è la razza. Ora non c’è più pericolo di prendere una bastonata...”.   Queste parole, ironiche e sconsolate, sono di Mario Sturani, entomologo e artista torinese del novecento. Le scrisse, a proposito del Carabo d’Olimpia, nella sua opera “Caccia grossa tra le erbe”, un volumetto che pare fatto apposta per i ragazzini ma che in realtà è un’opera stupenda per tutti, un connubio tra poesia e scienza. Leggendo i suoi capitoli dedicati a insetti comuni o rari e...

04.01.2012

A caccia della Rajah Brooke nella giungla malese

Sin dall’adolescenza è stata mia abitudine scrivere brevi resoconti delle “spedizioni” di caccia alle farfalle durante il giorno o alle falene nella notte. Le ho chiamate, da subito, “relazioni”. Un vano della mia biblioteca è interamente occupato da raccoglitori che, anno dopo anno, elencano le sortite di ricerca, le impressioni a caldo, le sensazioni, eternando il tutto e facendo sì che il ricordo mantenuto nella memoria sia il risultato dell’elaborazione della realtà oggettiva di ciò che è stato e la sua rappresentazione, magari esagerata, sulla carta scritta a penna. Dato che il rischio di alterare la vera storia esiste realmente, come ben sappiamo leggendo la stampa odierna, per evitare discrepanze troppo...

23.09.2011

Le falene della seta

Si dice che la seta fu inventata dalla bella Hsi Ling Shi, la giovane consorte del mitico “imperatore giallo” Huang-Di che regnò in Cina intorno al 2600 a.C. La leggenda narra che Hsi Ling Shi si rifugiò su di un albero di gelso per salvarsi da un serpente che la inseguiva. Un’altra versione dice semplicemente che l’imperatore, stufo di vedere i propri gelsi andati distrutti, la inviò a verificare chi ne fosse responsabile. E così, l’imperatrice scoprì sui gelsi le grandi larve del baco da seta, quello che gli entomologi di oggi chiamano Bombyx mori, intente a tessere i loro bozzoli con fili finissimi ma robusti. La leggenda prosegue e dice che l’imperatrice a quel punto si sedette per bersi un tè; per caso...