Analfabeta
Nicole Janigro

Nicole Janigro, nata a Zagabria, vive e lavora a Milano. Psicoterapeuta, analista di formazione junghiana, fa parte del Laboratorio analitico delle immagini (LAI), insegna a Philo, Scuola superiore di pratiche filosofiche, è direttore editoriale della rivista on line Frenis zero, ha curato La vocazione della psiche. Undici terapeuti si raccontano (Einaudi, Torino, 2015), è autrice di Il terzo gemello, con la collaborazione di Luca Ghirardosi, (Antigone, Torino 2010) e di Psicoanalisi. Un’eredità al futuro, Mimesis, 2017. Ha svolto attività giornalistica ed editoriale, è autrice di L’esplosione delle nazioni (Feltrinelli 1993,1999), ha curato il Dizionario di un paese che scompare. Narrativa dalla exJugoslavia (manifestolibri 1994), La guerra moderna come malattia della civiltà, (Bruno Mondadori, Milano 2002), Casablanca serba. Racconti da Belgrado, (Feltrinelli, Milano 2003).

24.06.2013

La Croazia in Europa

A Zagabria si scommette sul who’s who che il primo di luglio parteciperà alla festa, ma l’atmosfera si mantiene sommessa. Il governo non ha fatto troppa propaganda e il destino storico fa sì che la Croazia arrivi nell’Unione Europea in un momento nel quale su tutto il vecchio continente le correnti politico-climatiche segnano variabile.     Ogni nuovo ingresso, la Croazia sarà il suo ventottesimo membro, evidenzia il deperimento dell’Unione, ripropone la questione della tortuosità dei criteri di inclusione e di esclusione. Nel caso croato il processo di avvicinamento è stato politicamente più significativo dell’entrata stessa. Nel dopoguerra infinito del conflitto inter-jugoslavo degli anni...

24.05.2013

In Treatment in Italy

Arrivano ed entrano, si siedono sul divano di fronte al terapeuta mentre i cellulari suonano ancora, anche se il bicchiere d’acqua, già pronto sul tavolo, indica che è possibile prendere fiato. Ma è faticoso cambiare ritmo, rallentare, entrare in contatto con quel tempo altro che la stanza d’analisi è pronta ad accogliere. In Treatment in versione italiana si annuncia con la stessa colonna sonora e con lo stesso titolo della serie televisiva statunitense della Hbo, prodotta da Rodrigo Garcia nel 2008. Il contenitore è quello, il suo contenuto, nonostante la sceneggiatura riprenda fin troppo l’originale, non può non cambiare. Perché se soggetto dell’analisi è l’umano, dunque l’universale, la realt...

05.04.2013

Morto o imbalsamato

Per Hugo Chávez è tardi: il suo cadavere ha aspettato troppo per poter essere imbalsamato. Per garantire il successo le procedure di imbalsamazione avrebbero dovuto iniziare subito, già il 5 marzo, giorno del decesso. Ora gli esperti giunti dalla Russia le sconsigliano, trasportarlo a Mosca per essere certi del risultato vorrebbe dire strapparlo alla madrepatria e ai cittadini in lutto, per non dire dei costi milionari del processo di eternalizzazione.   Il popolo venezuelano che ha alzato pugni al cielo, mandato baci e pianto tutte le sue lacrime, che ha sperato che il cadavere dell’Ultimo comandante potesse continuare a vivere in una nuova forma, ha ricevuto la notizia di un cambiamento delle celebrazioni da Nicolás Maduro, l’erede...

20.11.2012

Neutro

Si mettono quattro creme ed escono come regine, lasciano case bianco latte così linde da parer disabitate. Il corpo è una silhouette da non toccare, i tacchi 12 centimetri sono l’altezza giusta che permette di avvertire la vertigine della dominazione. Si vive nel bello della moda, dove l’estetica è natura, si vorrebbe essere statue immemori del tempo. Il movimento di gambe e braccia va trattenuto, spezza la grazia, ogni traccia tondeggiante deve essere smussata, perché la ciccia che sporge fuori fa sospettare che qualcosa non vada dentro. Quando si rischiava di morire di carestia la ricchezza era la carne in tavola, e paffuti significava essere ben pasciuti. Ora sono tanti gli Hänsel che non vogliono ingrassare per non essere divorati dalla...

24.10.2012

Femminicidio

A pugni e calci, a coltellate, con oggetti casalinghi utili alla bisogna: tra le pareti di casa si uccide così. La vittima è a terra, ha urlato e ha cercato di difendersi, l’esecutore è in fuga. I vicini accorrono, a volte c’è un bambino, a volte chi ha commesso il crimine cerca di suicidarsi. Sono delitti domestici dove il copione è sempre lo stesso: l’assassino è uomo, il cadavere è donna. Dall’inizio dell’anno sono 100, una morta quasi ogni due giorni. Brescia, Pavia, Enna, pochi giorni fa un quartiere elegante di Padova. La statistica forma una linea trasversale che attraversa le età (tra i 18 e i 77 anni) e le regioni, gli ambienti e le classi sociali. Il femminicidio avviene in privato ma ha un...

17.08.2012

La sabbia come cura

Sono oggetti minuscoli, rappresentano animali e uomini, personaggi letterari come Peter Pan e Corto Maltese, fantastici come i protagonisti dei film di Walt Disney, figure mitologiche di culture differenti, la dea cretese dei serpenti, la statuetta votiva etrusca che pare una scultura di Giacometti, simboli religiosi, il presepe e il pope ortodosso, il derviscio turbinante e la divinità indiana Ganesh. Ci sono pietre e foglie, rami e conchiglie, la flora e la fauna di più ambienti. Residui d’infanzia, acquistati nei negozi delle stazioni e dei musei, trovati sulle bancarelle, raccolti per caso e per piacere, creano un insieme polimorfo e kitsch.     C’è davvero qualcosa di tutto nel mondo in miniatura che occupa gli scaffali della...

26.06.2012

Suicidio

A volte non basta. Il tanto vale vivere con il quale Dorothy Parker termina l’elenco sarcastico dei modi di morire non riesce a trasmettere la motivazione di un giorno ancora. Quando scrivere la parola fine è una scelta, arriva come un compimento che si cova da soli e si tace in compagnia, tra decisioni aprioristiche ed esitazioni umanistiche. Quando riesce difficilmente è un colpo di testa. Tecnicamente programmabile, non elimina l’inquietudine di un gesto che rimane misterioso per chi resta.   I fiori si mettono a posto prima o dopo, i piatti si lavano prima o dopo, la lavatrice si fa andare prima o dopo, la testa nel forno si mette prima o dopo. Non è pensabile che da madri lo si possa fare, che l’attrazione di thanatos possa risultare...

06.05.2012

Mano

Si protendono e svolazzano, si applicano e staccano, si aggrappano e si liberano, piangono e cantano: dove si fa musica regnano le mani. Il direttore d’orchestra guida con il gesto, lo stile di un interprete è nella posa delle sue mani. A casa mia, dove tutti eccetto me sapevano suonare, la cosa che contava era l’estensione della mano. Se era ampia, se le dita erano lunghe e affusolate, ecco già pronto uno strumento da imparare. A Milano, negli anni settanta, i miei fidanzati potevano pure essere perdigiorno rivoluzionari, l’importante era che fosse bella la loro mano.   A Zagabria, negli anni cinquanta, dove gli usi e costumi erano quelli di una società ancora pregna dell’eredità di un mondo contadino, la mano curata era un...

24.11.2011

Caffè

A Zagabria è stata Vesna e poi Slavenka, a Belgrado Žarana e poi Azra e poi Adele, a Lubiana c’era Tanja, a Parigi Rada, a Stoccolma Ljiljana, a Vienna Alemka, a Budapest Jasmina, a Berlino Jasna, a Praga Mirjana. Ogni volta la stessa frase: ti faccio un caffè. Si intende: ti faccio un caffè vero, quello espresso, con la macchinetta che non lascia dubbi che i Balcani ce li siamo lasciati alle spalle. Il caffè espresso è stato una conquista relativamente recente, ancora negli anni ottanta a Zagabria, Belgrado, Sarajevo per berlo si usciva di casa, si andava negli alberghi del centro e lo si degustava servito con la panna, così si evitava che fosse troppo poco calorico. E ci si sentiva più mitteleuropei, perché dove si...

17.11.2011

Anima

Dušo, dušo moja, anima, anima mia: ancora oggi quando mi telefona da Zagabria mia zia mi chiama così. L’anima slava viene citata a proposito e a sproposito, la si infila dappertutto anche quando non centra. È la mia anima slava, dice chi mi conosce, a farmi vivere in un perenne stato di agitazione. Ti si sente fin da giù delle scale, mi dice la maestra di meditazione, non si agiti, ripete il medico convinto che se mi fermo scenderà anche la pressione, langsam langsam, piano piano, mi dice il collega psichiatra, lei è troppo veloce per me, si irrita il negoziante, be quite mi invita l’insegnante d’inglese.   Inutile spiegare, dire che si tratta di uno stato abituale e naturale, che anzi, con il passare degli...

31.10.2011

Nicole Janigro racconta James Hillman

Il suicidio e l’anima, Senex et puer, Saggio su Pan, Il mito dell’analisi, Re-visione della psicologia, Il sogno e il mondo infero, Le storie che curano, La cucina del Dottor Freud, Saggi sul Puer, Cento anni di psicoterapia e il mondo va sempre peggio, Fuochi blu, Il codice dell’anima, Puer aeternus, Politica della bellezza, La forza del carattere, L’anima dei luoghi, Un terribile amore per la guerra, La ricerca interiore. Da mezzo secolo i libri di James Hillman accompagnano un’infinità di esistenze, i suoi titoli hanno segnato la via di chi crede che conoscere l’anima sia uno stato dell’essere, la psicologia una metafora per rappresentare la spaccatura tra cultura e natura, la psicoanalisi quell’illusione capace di trasformare il...

25.10.2011

Nome

  Lo stuoino sulla soglia di un appartamento milanese si chiama Home. L’uomo sul trattore che attraversa i colli dell’Istria porta una maglietta con la scritta Calvin Klein. Il termine inglese valorizza, immette il locale nel globale, ci rassicura che abitiamo tutti nel glocal. Nell’era delle moltitudini il nome fa la differenza, dice la provenienza, racconta dell’appartenenza, contiene le possibilità dell’apparenza. Fammi entrare / nella tua eterna danza /fammi entrare fammi entrare fammi entrare /non lasciarmi qui, dentro un nome /dentro un piccolo cognome dice un verso di Mariangela Gualtieri.   Giorgia e Graziella sono due in una, la prima è la donna emancipata che lavora solo, saltabecca da Londra a Shanghai, l’...

28.06.2011

Calma

Sul leggio della mia scrivania tengo una cartolina con la scritta Be Calm. Lo sfondo avorio accoglie un ovale dove il rosso sfuma, ma sul rosso delle lettere non ci sono dubbi: l’acquaforte di Louise Bourgeois in formato tascabile conserva la dimensione di tutta la sua opera che provoca e ripara. Mi pacifica, perché è proprio questa l’esortazione che mi sento rivolgere più volte al giorno. Ti si sente fin da giù delle scale, mi dice la maestra di meditazione, non si agiti ripete il medico convinto che se mi fermo scenderà anche la pressione, langsam langsam, piano piano, mi dice il collega psichiatra, lei è troppo veloce per me, si irrita il negoziante, be quite, mi invita l’insegnante d’inglese. Inutile spiegare, dire...

07.04.2011

Analfabeta

L’analfabeta conosce l’abbiccì, ma quando era piccola i suoni prendevano grafie diverse, per questo ancora oggi dà la caccia alle lettere come fossero le farfalle della vispa Teresa che una volta prese si polverizzano. Il primo alfabeto è stato l’abeceda, i suoi segni rappresentavano il serbo-croato, una lingua che era già due e che aveva anche due alfabeti, uno latino e uno cirillico. I giornali li alternavano, una pagina pari una dispari, Zagabria e Belgrado si definivano attraverso il loro alfabeto, solo a Sarajevo, super partes, ogni nome di via si scriveva nei due caratteri. Così è stato prima della Grande Divisione del paese diventato ex che ha tagliato mari e fiumi, e alla lingua ha tolto quel trattino che rende...