Voci: ritorno a scuola

24 Agosto 2026

Secondo il Censis l'esame di maturità è ancora un rito di passaggio centrale nell’immaginario degli studenti. Il 58,3% degli studenti lo considera una tappa significativa della propria crescita e i diplomati tra i 18 e i 24 anni la identificano come un passaggio all’età adulta (62,5%) e un trampolino di lancio verso il futuro (58%), ma per il 51,9% non lascia un ricordo significativo.

Questi numeri richiamano l’attenzione sulla necessità di disporre di studi e ricerche capaci di parlare dell’esperienza scolastica dall’interno secondo le metodologie scientifiche tipiche dell’antropologia delle istituzioni (osservazione partecipante) o della sociologia dell’educazione (analisi di contesto su dati quantificabili). La scuola – si sa – è un’organizzazione a legame debole caratterizzata da una forte eterogeneità, il che complica la possibilità di produrre osservazioni generali.

Il testo La socializzazione scolastica alla prova. Individuo, educazione e società (Carocci, 2025) scritto da Silvia Cervia, Concetta Giusto e Aurora Maria Lai prova a colmare tali lacune. Frutto di una solida ricerca empirica condotta tra il 2022-2023 sulle classi terminali di 13 indirizzi della scuola superiore toscana e ligure eterogenei dal punto di vista territoriale e vocazionale, il libro si articola in tre parti: la prima, teorica, riflette sulle trasformazioni dei sistemi educativi a partire dalle acquisizioni teoriche della sociologia dell’esistenza sviluppata dal peruviano Danilo Martuccelli; la seconda dà spazio alla voce dei docenti mediante 51 interviste semistrutturate; la terza restituisce i risultati del questionario semistrutturato somministrato a 251 studenti. L’obiettivo è duplice: capire come l’istituzione scuola sia messa alla prova dalle trasformazioni sociali della tarda modernità e come essa, in quanto prova formativa ed educativa, s’imprima nei vissuti dei suoi protagonisti, discenti e docenti;

Vediamo alcuni elementi di particolare interesse.

Le autrici assumono dalla sociologia dell’esistenza, l’idea di una progressiva invasione nella vita sociale di aspetti di tipo esistenziale già oggetto della riflessione di Franco Crespi. L’esito è l’affermarsi del paradigma della singolarità. Oggi essere “uno qualunque” non basta più; esiste un imperativo sociale a essere “unici”, autentici e diversi dagli altri. La singolarizzazione produce un vero proprio mutamento simbolico “in cui tutto ciò che è unico e straordinario non è più solo tollerato ma esplicitamente richiesto e addirittura preteso” (p. 20-21). La logica sociale del particolare si impone quindi come quadro interpretativo dominante veicolando precisi paradigmi di riconoscimento che si giocano sul superamento di una prova-sfida.

Tale costrutto concettuale è la griglia interpretativa entro cui studiare le esperienze scolastiche al tempo della singolarizzazione. Da un punto di vista metodologico esso “non solo mira a descrivere e comprendere come gli individui affrontino questi snodi cruciali ma attraverso questi risalire alle strutture dei fenomeni sociali, permettendo di leggere il macro attraverso il micro e viceversa” (p. 36). Si tratta, quindi, di partire dalle esperienze individuali e dalle dinamiche di senso agite dai singoli per problematizzare, attraverso di essi, le strutture sociali. 

In che modo la scuola è una prova-sfida per i docenti?

Dai racconti degli insegnanti emerge, in modo ricorrente, un senso di scollamento tra la scuola di oggi e quella del proprio immaginario, proveniente spesso da un passato idealizzato. Non si tratta solo di cambiamenti organizzativi o normativi, ma è qualcosa che attiene il senso e le funzioni della scuola. Nelle parole di una docente intervistata: a "un'alleanza virtuosa che c’era quando io ero ragazza tra i miei professori e i miei genitori, per cui se non le prendevo da uno le prendevo da là” si è sostituita una competizione conflittuale che mette in crisi il patto educativo. (p. 63). 

Di fronte a una profonda ridefinizione dell’identità professionale i docenti attuano due strategie differenti. La prima, denominata ‘old school’ si aggrappa ad una resistenza neoidentitaria; la seconda – ‘new school’ cerca di stare nell’incertezza promuovendo prassi trasformative. Le autrici chiariscono che tale modellizzazione funge come idealtipo e che non si struttura secondo l’età anagrafica ma risponde ad orientamenti valoriali dei singoli.

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Il principale tratto distintivo dei primi è il netto confine identitario tra docenti e discenti. Il compito primario della scuola deve tornare ad essere l’istruzione “che non solo è percepita necessaria a fronte di una generazione descolarizzata, ma è inoltre garante di una relazione che deve limitarsi a veicolare conoscenze” (p. 90). La verticalità della relazione è costruita attorno al valore della disciplina e alla retorica del sacrificio che, tuttavia, naturalizza il merito e poco problematizza i condizionamenti sociali nelle carriere scolastiche finendo per scaricare l’insuccesso scolastico sul singolo e le sue carenze d’impegno.

La componente più caratteristica della categoria new school è l’orizzontalità della relazione che trasforma il rapporto docente-discente in persona-persona. La convinzione che ciascuna discente possegga in sé un talento in potenza – che aspetta solo di essere scovato – spinge le docenti a problematizzare il paradigma della disciplina e promuovere la cura. La valutazione è trasformata in strumento utile alla creazione di autostima: “Più che incidere su quello che lo studente non ha, cerchiamo invece di porre l’accento su quello che lo studente ha come sua capacità, come sua potenzialità [...] Valorizziamo l’aspetto cui riescono meglio” (p. 85)

Il punto di contatto tra orientamenti old e new è prodotto dalla loro permeabilità ai processi di singolarizzazione. Gli esiti perversi di questo processo che cerca di presentarsi come democratico sono numerosi. Oltre alla esemplarità o all’eccellenza si va delineando un bacino di sconfitti della singolarizzazione che, “proprio a causa dell’imperativo all’autonomia verranno riconosciuti tramite i propri fallimenti” (p. 96).

La terza parte Esperirsi discenti al tempo della singolarità restituisce la prospettiva degli studenti. La scuola “si presenta in tutta la sua contraddittorietà come uno spazio complesso, attraversato da tensione tra aspettative personali, riconoscimento sociale e giudizio istituzionale” (p. 148). Qualche dato. La maggior parte delle discenti si identifica con i valori trasmessi in famiglia tra cui emergono il “rispetto per l’essenza autentica di sé” e il “credere nelle proprie capacità e seguire i propri sogni anche quando sembrano impossibili” (p. 109). Il 55,7% del campione ritiene che “il successo scolastico è la base del successo della vita”, l’89% riferisce che le proprie famiglie sarebbero d'accordo con tale affermazione.

La domanda Quali dovrebbero essere, secondo te, gli obiettivi\compiti della scuola in generale? suddivide il campione in due gruppi. Il primo attribuisce alla scuola una funzione principalmente socializzatrice orientata alla crescita umana e piuttosto distante dal mondo del lavoro. Il secondo interpreta la scuola come dispositivo di selezione non solo nel senso tradizionale di filtro e classificazione basata su criteri valutativi ma anche in cui ciascuno\a può mettersi alla prova attraverso il confronto con le sfide formative. Emerge una correlazione di genere laddove la prima visione è a prevalenza femminile mentre la seconda maschile. Un 13,5% ha restituito, infine, una rappresentazione fortemente negativa della scuola, tanto più acuta quanto maggiore è lo scarto con le aspettative familiari. Per entrambi i gruppi (socializzazione e selezione) emerge una generale insoddisfazione dell’esperienza scolastica, più marcata in coloro che attribuiscono alla scuola una funzione prevalentemente selettiva (61% contro 57%). Decisivo è il ruolo delle insegnanti nel promuovere processi di riconoscimento o di aver causato disagio e frustrazione.

Quale ruolo ha il merito nella singolarizzazione? Le risposte evidenziano un’idea di merito legata a sacrificio, impegno e fatica attraverso cui si ottengono risultati positivi. Tuttavia il merito “non coincide solo con il riconoscimento del risultato ma con il riconoscimento di ciò che si è e di ciò che si riesce ad esprimere a partire dalla propria unicità. Questa visione rafforza la fiducia verso le insegnanti e incide sulla percezione di giustizia in classe”. (p. 117). È interessante osservare come il 46% del campione riferisca che sapere di essere valutati lo aiuta a impegnarsi.

Conclusioni

Il volume solleva molte domande e molteplici riflessioni. Mi limito a due osservazioni. 

La prima. Le considerazioni presenti sui docenti trovano conferma anche nella recente e fondamentale indagine nazionale sugli insegnanti coordinata da Gianluca Argentin su circa 10.000 docenti. I diversi saggi che compongono la seconda parte, Identità e vissuto degli insegnanti, esplorano tanto il deterioramento della propria immagine futura (più marcato tra i docenti della scuola secondaria) quanto lo slittamento da una concezione del docente come professionista competente (old school) verso quella di attore con una rilevante funzione sociale (new school), orientato alla relazione educativa con gli studenti. Insoddisfazione non significa vittimismo ma, semmai, una più diffusa consapevolezza del ruolo marginale assunto dalla cultura; elemento questo che ritorna nelle interviste presenti in La socializzazione scolastica alla prova.

La seconda. Come già osservato l’attuale politica scolastica fonde personalismo cattolico e teoria del capitale umano. Il processo di singolarizzazione ben si adatta a un modello di scuola come talent-scouting, ideologicamente orientato a trasformare lo studente in imprenditore di sé. Se ne ha traccia in un’attività prevista per l’orientamento scolastico che, ad oggi, interessa studentesse e studenti del triennio della scuola superiore. Mi riferisco alla produzione di un ‘capolavoro’, parte costitutiva dell’e-portfolio, in cui mostrare le “importanti prove di una trasformazione di sé, delle relazioni con la cultura, il sociale, gli altri e il mondo esterno, a partire dal mondo del lavoro e del terzo settore” (Linee guida per l’orientamento, 2022). In questa idea di scuola non c’è spazio per una socializzazione al fallimento che, anzi, viene ascritto alla mancanza di impegno; non c'è spazio per una problematizzazione della dimensione sociale del talento. L’ideale meritocratico trova una nuova e attualizzata forma di legittimazione in una postura solo apparentemente più democratica: alla tradizionale funzione selettiva della scuola si è sostituito l’invito diffuso all’unicità che non elimina ma ridefinisce i confini dell’esclusione. 

In copertina, fotografia di Edwin Andrade - Unsplash.

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