AUTORI
Gino Cervi
17.08.2019

Addio a Gimondi / Cinque ricordi felici del Felice

Il primo è di quando avevo 9 anni. La domenica pomeriggio del 2 settembre 1973 ero seduto nella sala TV dell'Hotel Beausejour di Laigueglia. Stavano trasmettendo in diretta il Mondiale di ciclismo e, all'ultimo giro del circuito del Montjuic, sentii il proprietario dell'albergo dire (con le “on” nasali da ligure di Ponente): "Oggi il Gimondi ha la gamba buona". Era la prima volta che sentivo dire "avere la gamba buona". Che cosa significasse lo scoprii qualche minuto dopo quando, nella volata a quattro, Gimondi, che era Felice ma certo non più veloce degli altri compagni di fuga, si mise alle spalle il belga Freddy Maertens, lo spagnolo Luis Ocaña – bello di fama e di sventura come l’Ulisse foscoliano – e Merckx. Per una volta, stremato dalla corsa tiratissima, l’Eddy – come lo chiamava...

26.05.2014

Scatti, palindromi e sonetti

Fabio Aru, che compie 24 anni il prossimo 3 luglio, ha nella sua storia il liceo classico e il ciclocross, due cose che male non fanno per un futuro campione. A Villacidro, capoluogo della provincia del Medio Campidano, il paese dove è cresciuto, ha iniziato a correre per la ASD Piscina Irgas 3C. Il nome della squadra ciclistica è quello delle molte cascate che circondano il paese; un’altra, Sa Spendula, pare sia stata addirittura immortalata in un sonetto di un giovanissimo Gabriele D’Annunzio reporter per la Sardegna nel lontano 1882.   Dense di celidonie e di spineti,  le rocce mi si drizzano davanti  come uno strano popolo d'atleti  pietrificato per virtù d'incanti.   Sotto fremono al vento ampi mirteti ...

23.05.2014

I quaderni di don Rigoberto

- Dimmi che mi perdoni, matrigna, - implorò. - Dimmelo, dimmelo. La casa non è più la stessa da quando te ne sei andata. Sono venuto a spiarti un sacco di volte, all'uscita da scuola. Volevo suonare, ma non osavo. Potrai mai perdonarmi?
- Mai, - disse lei, con fermezza. - Non ti perdonerò mai per quello che hai fatto, cattivo.
Ma contraddicendo quelle parole, i suoi grandi occhi scuri riconoscevano con curiosità e con un certo compiacimento, forse addirittura con tenerezza, l'arricciolato disordine di quella capigliatura, le vene sottili e azzurre sul collo, i contorni delle orecchie che sporgevano in mezzo alle ciocche bionde e il corpicino leggiadro, ingoffato nella giacca blu e nei pantaloni grigi dell'uniforme. Le sue narici aspiravano...

22.05.2014

Il Giro dei nonticapisco

Nell’estate del 1770 la HMS Endeavour del capitano Cook attraccò lungo le coste di Capo York, nei pressi della foce del fiume che, da quel momento, prese il nome dalla nave. Il vascello britannico si era danneggiato nell’attraversamento della barriera corallina e la riparazione prese parecchie settimane. Insieme al naturalista Joseph Banks, il capitano Cook approfittò di quella sosta forzata per esplorare l’entroterra del Nuovo Continente. Fu così che per la prima volta uomini dell’emisfero settentrionale si imbatterono nei canguri, quegli strani toponi ritti sulle zampe posteriori, appoggiati a una grossa e lunga coda e con una curiosa tasca sulla pancia. Assai stupiti, gli emissari di Her Majesty chiesero agli indifferenti aborigeni come si...

20.05.2014

Il Mondo Piccolo di Fedi e Bandiera

«Ecco... ricomincia l'eterna gara nella quale ognuno dei due vuole disperatamente arrivare primo. Però, se uno dei due s'attarda, l'altro aspetta. Per continuare assieme il lungo viaggio fino al traguardo della vita». Si sente la voce fuori campo di Emilio Cigoli nella scena finale di Don Camillo e l’onorevole Peppone (1955, regia di Carmine Gallone, soggetto e sceneggiatura di Giovannino Guareschi). Gino Cervi e Fernandel ritornano in paese in bicicletta, scattandosi in faccia l’un con l’altro. Peppone ha preso il treno a Brescello, destinazione Roma, dove lo attende uno scanno da parlamentare. Però a Boretto ci ripensa, scende dal treno. Alla stazione trova ad aspettarlo don Camillo, che lo convince a tornare a Brescello a fare il...

18.05.2014

Diego Ulissi e il mestiere delle armi

Guelfi e ghibellini, pontifici e imperiali, Montefeltro e Malatesta. Nel 1502 Guidobaldo da Montefeltro fuggi da Urbino, assediata da Cesare Borgia, e trovò scampo nel castello di Montecopiolo. Vent’anni dopo, nel 1522, il capitano di ventura Giovanni de’ Medici, che l’anno prima, alla morte di papa Leone X in segno di lutto aveva fatto annerire le insegne a righe bianche e viola, scatenò le sue Bande nere contro Francesco Maria della Rovere e le rocche montefeltrine di Pennabilli, Pietrarubbia, Montecerignone, Monteboaggine. Si salvò solo il castello di Montecopiolo. A scorrere l’ordine di arrivo dell’ottava tappa del Giro, la Foligno-Montecopiolo, di 179 km, l’Internazionale del ciclismo in rosa ricorda la composita nazionalit...