AUTORI
Gino Cervi
11.05.2014

Dopo la corsa e i Dubliners

«Le macchine puntavano in corsa su Dublino, filando come proiettili nel solco della Naas Road. Lungo la cresta della collina di Inchicore si erano raccolti gruppi di spettatori per assistere al ritorno e attraverso questo canale di povertà e d’inerzia fluiva l’industria e la ricchezza del continente: di tanto in tanto dalla folla s’alzava l’applauso di gratitudine dell’oppresso».   Così l’inizio di Dopo la corsa, quinto racconto di Gente di Dublino di James Joyce. C’è voluto quasi un secolo per riempire con un po’ di benessere quel «canale di povertà e d’inerzia» che era la Dublino di cento anni fa. Ora però che anche gli anni della Celtic Tiger sono finiti da un pezzo,...

10.05.2014

Aslan-Kittel, volatona a Narnia

Dunque, Swift ha provato anche in questa seconda tappa a lasciare il segno sul secondo traguardo di Belfast, ma non ce l’ha fatta. È arrivato solo settimo. Non il reverendo Jonathan, intendo, ma il pistard Ben, l’inglese del Team Sky. Il gigante non è stato oggi Lemuel Gulliver, che sta sulla collina disteso come un vecchio addormentato, ma un altro Giant, un Giant-Shimano, per la precisione: per Marcel Kittel, quattro vittorie lo scorso anno al Tour, è l’esordio vincente nella corsa rosa. Tedesco, ma di nome francese, l’anno scorso avevamo immaginato i rivali in volata che vedendolo tagliare primo il traguardo, sconsolati, gli si rivolgevano, sconsolati, intonando: “Ne me Kittel pas!”. Al terzo km, quattro corridori avevano...

09.05.2014

Good Friday, Mr Pink

«Trovai un prato pulito e molle; mi vi sdraiai, e feci la più bella dormita che avessi mai fatto in vita mia, poiché mi svegliai dopo ben nove ore, quando il sole era già alto. Feci per alzarmi, ma non mi riuscì. […] Intorno a me udivo un rumore confuso, ma, stando così supino, non potevo scorgerne la causa. A un tratto sentii qualche cosa che si moveva sulla mia gamba sinistra, dalla quale, passando sul mio petto, mi saliva a poco a poco verso il mento. Guardando alla meglio da quella parte, vidi una creatura umana alta forse un sei pollici che aveva in mano un arco e una freccia e a tracolla un turcasso. Non meno di quaranta altri esseri della stessa specie tennero dietro al primo…» Un anno dopo, e con un anno in più,...

15.02.2014

Le rose di Pantani

«Il 14 febbraio 2004 sarà ricordato come un giorno funesto, per tutto questo paese di ipocriti matricolati che siamo. Bisogna ritornare su questo fatto, tanto eclatante e già tanto rimosso con le autopsie, che ci assolverebbero, per l'overdose di cocaina che ha stroncato il cuore di Marco, il Pirata Pantani. Non trovate qualche assonanza fraterna con «corsaro» Pasolini? Tutti e due imprendibili, soprattutto sulle salite, sulle vette del corpo e dello spirito.» Così scriveva, il 31 marzo 2004, a p. 26 del quotidiano “l’Unità”, il poeta e critico letterario Gianni D’Elia. L’articolo Pantani suicidato da tutti viene ora riproposto integralmente, col titolo Il pirata Pantani e il Corsaro Pasolini, nel...

15.11.2012

Quelli che aspettano

“Uno per uno, otto o dieci milioni di italiani […] sfiorano con il viso i nostri finestrini;  è una cosa possibile solamente al Giro. Un re, un Presidente della Repubblica, ne vedono meno: e non possono vederne tanti tutti assieme, in ventun giorni di lento andare […]. Seguire il Giro è un modo per conoscere gli italiani, per scoprire cose segrete del loro vivere, dei loro gusti, dei loro fanatismi, del loro costume”.   Così scriveva, il 7 giugno 1955, Orio Vergani,storico inviato del “Corriere della Sera” al Giro d’Italia. Pochi giorni prima aveva assistito a uno degli esiti più emozionanti nella storia della corsa rosa: durante la penultima tappa, la Trento-San Pellegrino due vecchi campioni,...