AUTORI
Piero Zanini
16.03.2020

Flusser / Il gesto di cercare, il gesto di misurare

Ritornato in Europa, e in particolare nel sud della Francia, a causa dell’instaurazione della dittatura militare in Brasile, dove era emigrato nel 1940 per sfuggire all’avvento del nazismo, Vilém Flusser comincia a lavorare nei primi anni ’70 a una serie di saggi che configurano un tentativo “potenzialmente rivoluzionario” di andare “alla ricerca dell’uomo” e del suo essere nel mondo partendo dai suoi gesti. Perché, scrive, “i nostri gesti stanno cambiando”. Stanno cambiando, aggiunge, perché stiamo attraversando una crisi della “conoscenza”, almeno di quella legata alla scienza classica, che è anche una crisi del “gesto di cercare”.    Questa, in estrema sintesi, è la tesi con cui si apre “Il gesto di cercare”, uno dei testi più belli di questa riflessione condotta nel corso di...

14.12.2019

Sul confine / A moving border

C’è una materialità del confine, del supporto su cui si iscrive, come delle modalità legate alla sua definizione, alla sua demarcazione e alla sua manutenzione, che passa spesso inosservata, incantati come siamo dalla sua immagine cartografica che lo riduce a una linea su una mappa. Ci diciamo che non è cosi, che questa astrazione grafica è puramente convenzionale, ma poi la carichiamo ripetutamente di significati, valori e attese nel tentativo di mascherarne la fragilità propria a tutte le cose umane. Certo, un confine dura, ha un suo tempo, ed è anche duro, oppone resistenza ed è resistente, mostra una certa ostinazione. Ma cosa accade quando quello stesso confine invece cede, si scioglie, cambia tracciato, non come conseguenza di un conflitto, quanto piuttosto a seguito del variare del...

26.07.2019

Inchieste, saggi, testimonianze / Arundhati Roy, o della sedizione appassionata

La prendo larga. Cosa altro fare davanti alle oltre 900 pagine di Il mio cuore sedizioso (Guanda) che raccolgono le inchieste, i saggi e le testimonianze scritte da Arundhati Roy nei vent’anni intercorsi tra i due romanzi della scrittrice indiana – (Il dio delle piccole cose, nel 1997, e Il ministero della suprema felicità, nel 2017). La prendo larga, dicevo, perché in queste pagine, impossibili da sintetizzare, si ragiona di molte cose, spesso tra loro correlate, e che negli anni transitano in misure diverse da un testo all’altro – e in questo senso le date in cui sono stati scritti sono importanti – come tracce tanto di un impegno civile quanto di una storia che pare ripetersi senza riuscire a cambiare verso.    Si parla innanzitutto di India, e dall’India, ossia da un paese...

22.04.2019

Libertà e appartenenza / James Scott, Lo sguardo dello stato

Malesia, fine degli anni ’70 del secolo scorso. Nel cortile di un compound di un piccolo villaggio di campagna, attorno a un grande albero di mango rinomato in tutto il circondario per la qualità dei suoi frutti, c’è una certa animazione. Da un po’ di tempo l’albero è aggredito da orde di grosse formiche rosse che distruggono gran parte dei frutti prima che questi giungano a maturazione. A più riprese, Mat Isa, il vecchio capo famiglia, sistema ai piedi della pianta delle fronde secche di palma nipah (Nypa fruticans), e ne controlla lo stato. Interrogato, spiega sorpreso che una volta concluso il loro ciclo vitale le sottili e lanceolate foglie di quella palma si arricciano in lunghi tubi stretti. La gente del posto le usa come cartine da sigarette. Le regine delle formiche nere, invece,...

03.03.2019

Franco La Cecla / Essere amici

Cos’è l’amicizia? Cosa ci “fa”? Di cosa è fatta questa affezione, questo legame singolare e impalpabile che, almeno per noi occidentali, non si dà né come dovere né come diritto, si stabilisce in base a una libertà di scelta e di scegliersi che non accetta né intromissioni né obblighi, si sostiene sulla sua potenziale revocabilità, e ciò nonostante sembra costituire una chiave, se non la chiave, del nostro stare assieme? L’ultimo libro di Franco La Cecla, Essere amici (Einaudi) prende sul serio qualcosa che spesso tendiamo a dare per scontato, e che seppur pratichiamo in molti modi nel nostro quotidiano sfugge, come mostra anche l’ampio dibattito tra gli antropologi, a una definizione univoca. L’amicizia “accade”, vien da dire, è puro avvenimento, l’irrompere inatteso tra due persone di...

22.01.2019

Percezione / Sul guardare e il rabbrividire

1. ETIMOLOGIA. Sfogliando quel libro inesauribile che è Note, o della riconciliazione non prematura (1944-54), dello scrittore svizzero di lingua tedesca Ludwig Hohl, per esempio nella sua ultima sezione, la XII, intitolata Immagine (Spirito – Mondo – Riconciliazione – Il reale), alla nota 45 si legge questo:    Sarebbe bello se il guardare [schauen] e il rabbrividire [erschauern] fossero legati dall’etimologia.   2. Poche pagine prima, Hohl scrive: “È impressionante, quello che noi tutti non vediamo” [nota 25]. E, ancora, qualche nota dopo: “Guardare in realtà è tutto; sapere sempre induce in errore (questo è il sapere che pretende durare; il sapere più alto può durare solo un istante, soltanto l’istante in cui esso sorge è contenuto nel guardare). [...] La nostra sola...

20.12.2018

E anche contro una certa idea di civiltà / James C. Scott: Contro il grano

All’inizio degli anni ’70, Pierre Clastres scriveva nel suo libro più noto – La società contro lo Stato – che “la storia dei popoli che hanno una storia è, si dice, la storia della lotta di classe. La storia dei popoli senza storia è, potremmo dire con almeno altrettanta verità, la storia della loro lotta contro lo Stato”. L’opera di James C. Scott, in parte scienziato politico in parte antropologo e ambientalista “a titolo amichevole”, e a lungo docente all’università di Yale, si iscrive nella traccia aperta dall’antropologo francese e dai suoi studi sugli indiani Aché (o Guayaki) dell’est del Paraguay.    Il terreno prediletto da Scott è da oltre quarant’anni quello delle società agrarie marginali e senza stato del sud-est asiatico, in particolare Birmania e Malesia, delle...

12.10.2018

Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo

In un recente articolo intitolato How to change the course of human history (at least, the part that's already happened)*, l’antropologo David Graeber e l’archeologo David Wengraw prendono di mira, sforzandosi di decostruirla, l’interpretazione standard – identificata in alcuni lavori di Francis Fukuyama, Jared Diamond e altri – dei nostri ultimi 40.000 anni; la prospettiva minima, diceva il poeta Gary Snyder, per provare a capire qualcosa di ciò che siamo e di come si sia costruita la nostra esperienza del mondo. Il punto, sostengono, è che il modo con cui di solito si racconta lo svolgimento della storia umana – riassumibile in una sequenza limitata di fasi: un presunto stato di natura dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, mobili e egalitari; una “rivoluzione” agricola che lo...

11.02.2018

Sostiene Friedman / Politically correct, o della paura del contagio

La lettura della recensione di Francesca Rigotti al libro di Jonathan Friedman, Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime, uscito in questi giorni per Meltemi, non abbonda purtroppo delle qualità – acume, leggerezza e ironia – da lei invocate nel ricordo di Flavio Baroncelli. Si capisce subito che "le grevi e tormentate" pagine di questo antropologo nordamericano, che vorrebbe "fustigare", la disturbano profondamente e le fanno venire l'orticaria. Come altrimenti interpretare l'utilizzo reiterato – ben undici volte in meno di quattro pagine – della formula "sostiene Friedman", se non come una precauzione profilattica, come il bisogno costante di rimarcare la presa di distanza – "occhio, è a lui a dirlo!" – a fronte delle idee potenzialmente pericolose dell'autore? A meno...

08.08.2013

Marco Armiero. Le montagne della patria

Ci sono libri con i quali capita d’intavolare un dialogo serrato, appassionato, per i temi che toccano, per il modo in cui li affrontano, per le domande che suscitano, per il confronto con il presente che impongono e la discussione critica che dovrebbero animare. E’ il caso del libro di Marco Armiero, Le montagne della patria. Natura e nazione nella storia d’Italia. Secoli XIX e XX, da poco uscito in traduzione italiana per Einaudi, dopo essere stato originariamente pubblicato in inglese (A Rugged Nation. Mountain and the Making of Moderne Italy. Nineteenth and Twentieth Centuries ; The White Horse Press, 2011).   La montagna evocata nel titolo non é né una realtà in sé stessa né uno sfondo immobile, bensì il...

03.04.2012

Max Frisch. L’uomo nell’Olocene

Riappare in libreria in questi giorni, a trent’anni dalla sua prima pubblicazione, L’uomo nell’Olocene di Max Frisch. Riappare in piena salute, senza grinze, tanto per ciò che racconta che per come lo racconta. Per di più, e da lettore dichiaratamente di parte quale sono, riappare al momento giusto, e questo per almeno tre ragioni: una di metodo, una geografica, una geologica.   Accade infatti che il libro che abbiamo in mano, basta sfogliarne le pagine, sia sorprendente già come oggetto in sé, a partire dal modo con cui organizza visivamente i materiali che lo compongono, il testo certo, ma anche tutti quei ritagli, foglietti, annotazioni, liste e figure che vi si trovano disseminati ordinatamente qua e là. Perché cos...