AUTORI
Piero Zanini
03.03.2019

Franco La Cecla / Essere amici

Cos’è l’amicizia? Cosa ci “fa”? Di cosa è fatta questa affezione, questo legame singolare e impalpabile che, almeno per noi occidentali, non si dà né come dovere né come diritto, si stabilisce in base a una libertà di scelta e di scegliersi che non accetta né intromissioni né obblighi, si sostiene sulla sua potenziale revocabilità, e ciò nonostante sembra costituire una chiave, se non la chiave, del nostro stare assieme? L’ultimo libro di Franco La Cecla, Essere amici (Einaudi) prende sul serio qualcosa che spesso tendiamo a dare per scontato, e che seppur pratichiamo in molti modi nel nostro quotidiano sfugge, come mostra anche l’ampio dibattito tra gli antropologi, a una definizione univoca. L’amicizia “accade”, vien da dire, è puro avvenimento, l’irrompere inatteso tra due persone di...

22.01.2019

Percezione / Sul guardare e il rabbrividire

1. ETIMOLOGIA. Sfogliando quel libro inesauribile che è Note, o della riconciliazione non prematura (1944-54), dello scrittore svizzero di lingua tedesca Ludwig Hohl, per esempio nella sua ultima sezione, la XII, intitolata Immagine (Spirito – Mondo – Riconciliazione – Il reale), alla nota 45 si legge questo:    Sarebbe bello se il guardare [schauen] e il rabbrividire [erschauern] fossero legati dall’etimologia.   2. Poche pagine prima, Hohl scrive: “È impressionante, quello che noi tutti non vediamo” [nota 25]. E, ancora, qualche nota dopo: “Guardare in realtà è tutto; sapere sempre induce in errore (questo è il sapere che pretende durare; il sapere più alto può durare solo un istante, soltanto l’istante in cui esso sorge è contenuto nel guardare). [...] La nostra sola...

20.12.2018

E anche contro una certa idea di civiltà / James C. Scott: Contro il grano

All’inizio degli anni ’70, Pierre Clastres scriveva nel suo libro più noto – La società contro lo Stato – che “la storia dei popoli che hanno una storia è, si dice, la storia della lotta di classe. La storia dei popoli senza storia è, potremmo dire con almeno altrettanta verità, la storia della loro lotta contro lo Stato”. L’opera di James C. Scott, in parte scienziato politico in parte antropologo e ambientalista “a titolo amichevole”, e a lungo docente all’università di Yale, si iscrive nella traccia aperta dall’antropologo francese e dai suoi studi sugli indiani Aché (o Guayaki) dell’est del Paraguay.    Il terreno prediletto da Scott è da oltre quarant’anni quello delle società agrarie marginali e senza stato del sud-est asiatico, in particolare Birmania e Malesia, delle...

12.10.2018

Le Alpi nel mondo antico. Da Ötzi al Medioevo

In un recente articolo intitolato How to change the course of human history (at least, the part that's already happened)*, l’antropologo David Graeber e l’archeologo David Wengraw prendono di mira, sforzandosi di decostruirla, l’interpretazione standard – identificata in alcuni lavori di Francis Fukuyama, Jared Diamond e altri – dei nostri ultimi 40.000 anni; la prospettiva minima, diceva il poeta Gary Snyder, per provare a capire qualcosa di ciò che siamo e di come si sia costruita la nostra esperienza del mondo. Il punto, sostengono, è che il modo con cui di solito si racconta lo svolgimento della storia umana – riassumibile in una sequenza limitata di fasi: un presunto stato di natura dei piccoli gruppi di cacciatori-raccoglitori, mobili e egalitari; una “rivoluzione” agricola che lo...

11.02.2018

Sostiene Friedman / Politically correct, o della paura del contagio

La lettura della recensione di Francesca Rigotti al libro di Jonathan Friedman, Politicamente corretto. Il conformismo morale come regime, uscito in questi giorni per Meltemi, non abbonda purtroppo delle qualità – acume, leggerezza e ironia – da lei invocate nel ricordo di Flavio Baroncelli. Si capisce subito che "le grevi e tormentate" pagine di questo antropologo nordamericano, che vorrebbe "fustigare", la disturbano profondamente e le fanno venire l'orticaria. Come altrimenti interpretare l'utilizzo reiterato – ben undici volte in meno di quattro pagine – della formula "sostiene Friedman", se non come una precauzione profilattica, come il bisogno costante di rimarcare la presa di distanza – "occhio, è a lui a dirlo!" – a fronte delle idee potenzialmente pericolose dell'autore? A meno...

08.08.2013

Marco Armiero. Le montagne della patria

Ci sono libri con i quali capita d’intavolare un dialogo serrato, appassionato, per i temi che toccano, per il modo in cui li affrontano, per le domande che suscitano, per il confronto con il presente che impongono e la discussione critica che dovrebbero animare. E’ il caso del libro di Marco Armiero, Le montagne della patria. Natura e nazione nella storia d’Italia. Secoli XIX e XX, da poco uscito in traduzione italiana per Einaudi, dopo essere stato originariamente pubblicato in inglese (A Rugged Nation. Mountain and the Making of Moderne Italy. Nineteenth and Twentieth Centuries ; The White Horse Press, 2011).   La montagna evocata nel titolo non é né una realtà in sé stessa né uno sfondo immobile, bensì il...