AUTORI
Valeria Verdolini

Valeria Verdolini è ricercatrice precaria all'Università degli Studi di Milano. Sociologa del diritto e attivista, è presidente di Antigone Lombardia. Dentro e fuori l'’Università, si è occupata di processi di: democratizzazione, movimenti sociali, primavere arabe, carcere, politiche di sicurezza, migrazioni, giustizia penale, femminismi.

27.07.2018

Progetto Jazzi / Al vento stanno le bandiere

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).   Al vento stanno bandiere, aquiloni, preghiere, saluti per i nomadi, vele che viaggiano, teli che proteggono, panni che asciugano: una differente famiglia di parole che tiene vivo negli occhi il racconto di ogni uomo.   C’è un’ora del giorno in cui l’umidità diventa un elemento materiale, non più vapore gassoso ma calore percepito, sostanza complice dello stare in un luogo. È quello il momento che definisce il passaggio dal pomeriggio al tramonto, quel repentino calare della temperatura che altera la presenza d’acqua, soprattutto nelle vicinanze...

20.11.2016

Un primo consuntivo / Jazzi, il concorso, i vincitori e poi

  Ci sono linee dell’orizzonte che potremmo riconoscere senza difficoltà, scorci che ci sono sempre appartenuti, che sono dotati di una caratteristica fondamentale dell’abitare: la familiarità. Familiare è quello spazio – pubblico o privato – che attraversiamo senza che sia più necessario prestarvi attenzione. Questo è ciò che rende qualunque dimensione spaziale (antropica o naturale) casa.  Eppure, non è detto che quegli spazi che instaurano direttamente con noi rapporti ‘confidenziali’ non riservino possibili scoperte, sorprese, nuovi sentieri da percorrere, o sguardi che si alzano dal livello conosciuto verso cieli, rami, fronde, stelle. La natura è casa. La natura è casa, tuttavia, nella misura in cui è riconoscibile la “presenza”. Ernesto de Martino definisce la presenza...

04.11.2014

Stefano Cucchi e la panne del diritto

Non vi è più un Dio che minacci, né una giustizia, né un fato come nella Quinta Sinfonia; ci sono solo incidenti del traffico, dighe che crollano per errori di costruzione, l’esplosione di una fabbrica di bombe atomiche provocata da un assistente di laboratorio un po’ distratto, incubatrici mal regolate. Dentro questo mondo di panne ci porta la nostra strada, al cui margine polveroso, accanto ai cartelloni pubblicitari di scarpe Bally, di Studebaker, di gelati, accanto alle lapidi in memoria delle vittime del traffico, emergono ancora delle storie possibili, nel senso che il volto di un uomo qualunque può far intravvedere il volto di tutta l’umanità, una semplice sfortuna può assumere involontariamente dimensioni...

08.09.2014

E ne è valsa, dopotutto, la pena

E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto. 
Ne sarebbe valsa la pena. Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia. Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento. 
E questo, e tante altre cose? - È impossibile dire ciò che intendo!
 Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo:
 ne sarebbe valsa la pena T.S. Eliot Un velo lunghissimo blocca la porta girevole dell’Excelsior, e tutti gli attori, i produttori, i registi, i trolley e i pass, le macchine fotografiche e i canapé all’aperitivo, le giovani e i giovani elegantissimi in cerca di fortuna vestiti da sera per incrociare la sorte tra il parquet e i lampadari rimangono bloccati nella hall, con i concierge che tentano in...

21.07.2014

Di cosa parliamo quando parliamo di Genova 2001

Quando non so da che parte iniziare, perché gli eventi sono talmente difficili da inserire in un racconto di senso, o in un’opinione politica, o in un pensiero compiuto, allora, di solito, mi affido alle parole di altri, più autorevoli, che permettono di guardare gli eventi con lenti diverse e trovare, spesso un sottile filo di senso. È così per Genova e per i fatti dei giorni del luglio 2001. Avevo diciannove anni, litigato per settimane per poter andare.   Alla fine avevo ceduto e accettato di finire sul lago di Garda, a passare un week end lontano “dai pericoli”. Così, il televisore di quei giorni mi ha raccontato un pezzo della mia storia che si è incrociato indissolubilmente con il mio presente di quei giorni, e...

17.07.2014

Stare con la sposa

Che cosa ci si può fare se a trent’anni, svoltando l’angolo della via di casa, si viene improvvisamente sopraffatti da una sensazione di felicità, di assoluta felicità! come se si avesse appena ingoiato un luminoso frammento di quel sole del tardo pomeriggio che ora arde nel petto, irradiando di una pioggerella di scintille ogni particella, ogni dito delle mani e dei piedi? ...
Oh, esiste un modo per esprimerlo senza sembrare “in stato di ubriachezza molesta”? Che idiozia la civiltà! Perché mai ci viene dato un corpo, se lo dobbiamo tenere chiuso dentro una custodia come un rarissimo violino? Katherine Mansfield, Bliss Domenica pomeriggio, 17  novembre Copenaghen è alle mie spalle. Dopo una lunga serata di...

20.06.2014

Via con me

Via, via, vieni via di qui, niente più ti lega a questi luoghi, neanche questi fiori azzurri via, via, neanche questo tempo grigio pieno di musiche e di uomini che ti son piaciuti, It’s wonderful, it’s wonderful, it’s wonderfoul good luck my babe Paolo Conte   Venerdì notte.   Siamo seduti in una specie di finta baita, legno chiaro ovunque, manca solo la signora in Dirndl a servirci. Ordiniamo una birra e qualche panino con bratwurst. Sembra una gita all’Octoberfest, invece siamo sempre noi, stremati dalle auto, in attesa di recuperare una delle vetture che si è persa. Siamo poco lontani da Koln; a Bochum, la nostra destinazione, manca un centinaio di chilometri. L’ultima volta che siamo scesi dalla macchina è stato...

30.05.2014

Indietro non torno, voglio andare avanti

Giovedì notte, Venerdì mattina.   Marsiglia significa la casa del vento, ma forse deriva anche da Marsa, la parola araba per dire porto. I due nomi sono particolarmente azzeccati e me ne rendo conto subito, in quella mattina di novembre, quando decido di aspettare le 9.30 guardando l’alba al Vieu Port. Sono partita da Milano in autobus alle 21, per raggiungere il corteo, che aveva lasciato Milano la mattina precedente. C’è un’Europa che viaggia su Eurolines, anche molti siriani che tentano così di arrivare autonomamente in Svezia. Il pullman giunge a Marsiglia alle 6, e la festa di Manar con esibizione canora è finita poche ore prima. Ci voleva, dopo l’ansia del pre-partenza e il passaggio a piedi del passo della morte....

23.05.2014

Sono tempi duri, da dove vuoi che inizi?

Lasciatemi cantare, ho il cuore che scoppia! Le parole arriveranno e un microfono non basterà! Mc Manar   Lunedì. Milano. “Ena esmi Valeria, piacere”. “Vanilla!”. “No, Va-le-ria”. “Va-nil-la!”. A gesti mi spiega che è buona, che si mette nelle torte, ed è dolce. “Vanilla va benissimo”. Questo è il mio primo incontro con Alaa, detto Abu Manar (Abu significa padre) un uomo alto e baffuto, con l’occhio nerissimo che brilla, sempre in bilico tra l’ironia e la tristezza.  E’ passata una settimana da quando Marta, amica e coinquilina a Tunisi, mi ha scritto una mail con un oggetto che non poteva non stimolare la mia curiosità: “TOP SECRET MAIL URGENTE...

19.05.2014

Io sto con la sposa

“Ci sembra di non essere complici di ciò che ha causato la sofferenza. La compassione ci proclama innocenti, oltre che impotenti” Susan Sontag, Davanti al dolore degli altri La questione della bontà delle nostre azioni e della cattiveria di quelle degli altri è una questione antica, ripresa da moltissimi pensatori e filosofi, non ultimo Friedrich Nietzsche  che in Umano, troppo umano spiegava come la continua attribuzione dell’immoralità agli altri (per essere noi i giusti e i dotati di bontà) fosse causa stessa di conflitto.   Susan Sontag aggiunge un pezzetto al ragionamento del filosofo: uno dei grandi strumenti di deresponsabilizzazione è la compassione. Se io soffro con te, non posso essere stata la causa...

01.05.2014

Caso Federico Aldrovandi: condotte post-factum

L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è il terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa. William Faulkner, Luce d’Agosto Le parole del diritto hanno un peso, e necessitano che quel peso sia fatto valere negli spazi politici, nelle azioni degli individui, siano essi singoli cittadini o pubblici ufficiali, soprattutto se si tratta di questi ultimi, che, nell’esercizio delle loro funzioni, sono i corpi, le braccia, le mani dello Stato. 29 aprile 2014, Rimini, Congresso del SAP, il sindacato autonomo di polizia. Sono presenti tre dei quattro agenti reintegrati in servizio dopo il processo Aldrovandi. Dopo aver parlato delle...

25.04.2014

Una (piccola) questione privata

“non è questione di pazienza, ma di pelle”. Beppe Fenoglio “Resistere” contiene la particella re, addietro, e sistere, con il raddoppiamento della radice di stà-re, star fermo, star saldo. E per farlo, deve essere chiaro ciò che si è, da dove si parte, dove si vuole andare e, soprattutto, cosa non si vuole diventare. I miei Venticinque Aprile si sono assomigliati per molti anni. Sì svolgevano tutti lì, in Piazza XX Settembre, a Melara, di fronte a quella torre campanaria che era stata un pezzo di un castello che ora non c’è più, mezzo edificio fortificato, mezzo luogo religioso, con mio padre in fascia tricolore che faceva il discorso dopo la messa in memoria dei caduti. Dopo venti anni di mandato...

07.04.2014

I lupi artificiali

Dimmi, dei morti non darsi pensiero sarebbe virtù? Presso che genti tal fede germoglia? Fra quelle riscuotere onore io non vorrei, né, se bene posseggo, godermelo in pace, se l'ali agli acuti lamenti troncare dovessi, frodarne l'onore ai parenti. Ché, se il defunto, null'altro che polvere, giace, e i rei non conoscon le pene del loro assassinio, pudore o pietà fra gli uomini più non sarà. Elettra, Sofocle “Tortura” deriva dal latino torquere, ossia torcere, stortare, ma anche, estensivo, storcere il collo, contrarre la bocca, strabuzzare gli occhi. “Sevizia”, parola così onomatopeica, deriva invece da saevus: feroce, crudele, impetuoso, violento. “Vessazione” da vexo, vexare, è agitare...

25.03.2014

Venetia, piccola patria

“Perché l’indipendenza è una cosa normale per le piccole nazioni” La via, dal centro del paese, continua sinuosa, costeggiando i fossi. Passa la strada provinciale, diventa via Pagana, così chiamata per differenziarla da Via Santo Stefano, che conduce ad una chiesetta. Arriva all’Arginino, e poi ancora oltre, fino al Canal Bianco. Da lontano, tra i campi di granoturco che cambiano altezza e fanno sentire le biciclette grandi o piccole secondo la stagione, si intravedono la centrale di Ostiglia e il santuario della Comuna, disegnato da Giulio Romano e ora sostenuto da contrafforti dopo il terremoto del 2012. Ecco, a metà di tutto questo, tra il filare di platani e il vociare delle rane, nel mezzo della nube di zanzare e poco lontano...

19.12.2013

A partire da Lampedusa

Il vento non ha tetto né casa, e il vento è una bussola per il nord dello straniero. Mahmoud Darwish   Un cellulare riprende i migranti a Lampedusa “ospitati” nel centro di primo soccorso e accoglienza della Contrada Imbriacola, denudati e lavati all’aperto per la profilassi contro la scabbia, contratta negli spazi stessi del centro.     Quel video offuscato racconta qualche minuto della vita sull’isola, il luogo in cui i migranti sbarcati vengono smistati per poi essere identificati. Il filmato racconta un momento di quotidianità. Nella doccia all’aperto, nello spogliarsi collettivo in giardino, non ci sono segni di violenza fisica, spesso presente negli spazi dei centri nei quali le parole “...

28.10.2013

L'amnistia e la formica argentina

“così fu un triste ritorno, ed era prevedibile. Ma a me spiaceva soprattutto aver visto come quelle donnette s’erano comportate. E mi venne un fastidio per chi va in giro a piagnucolare delle formiche che non l’avrei più fatto in vita mia, e mi veniva voglia di chiudermi in un orgoglio straziato come quello della signora Mauro, ma lei era ricca e noi poveri, e non trovavo la via, la maniera per continuare a vivere in questo paese, e mi pareva che nessuno di questi che conoscevo e che pure fino a poco prima mi erano parsi così superiori, l’avesse trovata o fosse sulla strada di trovarla” Italo Calvino, La formica argentina Il protagonista del romanzo di Calvino deve combattere, assieme agli altri abitanti del villaggio, l’...

18.10.2013

Greetings from Corelli

Lunedì mattina sono entrata per la prima volta al CIE di Milano, in via Corelli. Ero in ritardo, quasi a non voler andare. Con il taxi abbiamo cercato il posto risalendo in tutti i sensi quel pezzetto di città che si immerge sotto la tangenziale, senza riuscire a trovare il gabbiotto della polizia, i padiglioni nascosti all’ombra dei pilastri. Mentre mi accingevo ad arrivare, pensavo tra me e me che non potesse essere diverso dalle molte case di reclusione, circondariali, carceri di mezza Italia in cui sono entrata negli ultimi anni. Eppure. Eppure una differenza c’è.   C’è la facilità con cui ora si può entrare, dopo l’ondata emotiva della strage di Lampedusa, grazie alla quale tutti gli operatori del settore...

04.10.2013

Settantacinque chilometri di mare

Quando non si ha niente, avere il mare – il Mediterraneo – è molto. Come un tozzo di pane per chi ha fame." J.C. Izzo     El-Houaria è l’ultimo paesino del Cap Bon, la punta più settentrionale dell’Africa. Dalle grotte di ardesia, si vede Pantelleria. Settantacinque chilometri di mare hanno ricoperto nei secoli l’istmo che collegava Sicilia e Tunisia. Se si passeggia per Tunisi, quei chilometri di mare sembrano assenti: stesse bouganville, fichi d’india e dolci alle mandorle. Volti scottati dal sole, uliveti, mare cristallino. Quel mare, quel posto di violenta bellezza, racchiude nello spazio dell’orizzonte la storia degli ultimi venticinque anni.   Solo oggi sono morte 90 persone e 250...

12.08.2013

Tunisi: Fala budda 'an yastajib al-qadar

Idha-sh-sha'bu yawman 'arad al-haya Fala budda 'an yastajib al-qadar  (Quando la gente vuole vivere, il destino deve sicuramente rispondere) La rivoluzione non è un pranzo di gala, e questo è ancora più vero in Tunisia, dove alla rivoluzione (o meglio, all'aspirante rivoluzione) si va in ciabatte, o con le zeppe, o in motorino in due senza casco. In piazza arrivano famiglie con bambini in spalla, donne eleganti e signore anziane, adolescenti goffe e ragazzini secchissimi e nervosi. Già alle sette lo spazio inizia a riempirsi. Lungo l’avenue 20 mars 1956, che richiama la data dell’indipendenza tunisina dalla Francia, inizia la coda per ricevere il vassoio dell’iftar, la cena di rottura serale del Ramadan. Tutti in...

06.08.2013

Tunisi: Nestanneu el Gamra

Nessuno lo sa quando finisce il Ramadan. Forse domani, forse giovedì. Si deve guardare la luna, o meglio, l'Imam deve guardare la luna e decidere se l'Eid, la festa di fine digiuno, possa cominciare. Tunisi è l'opposto di come me la ricordavo, eppure sono partita poco più di due mesi fa. Il Ramadan ha rovesciato le abitudini quotidiane, svuotato la Bourguiba di giorno e riempito la Medina di notte. Sembra la fiera, con le mandorle colorate, i pop corn, il fumo del merguez, le pentole in vendita e i vestiti nuovi per i bambini. Tutti corrono e si accalcano lungo Rue de Carthage, cercano di non perdere l'occasione per l'ultimo acquisto.

 Sono giorni concitati anche senza far festa. A due settimane dall'omicidio di Brahmi, a sei mesi dall'...