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1943

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Salvare se stessi

Tra il 9 e il 13 settembre del 1943 circa mille profughi ebrei provenienti da tutta Europa, che erano stati concentrati dalle autorità di occupazione italiana nella residence forcée di Saint-Martin-Vésubie, attraversarono il Colle delle Finestre e il Colle Ciriegia per sfuggire allo sterminio nazifascista. Profughi da tutta Europa, tra cui bambini di pochi mesi e persone anziane, scesero in Valle Gesso alla ricerca di un rifugio in Italia. La marcia “Attraverso la Memoria”, oggi alla XVII edizione, ricorda la loro epopea.   English Version Version française       Vite in trappola   Una famiglia seduta a tavola consuma un pasto frugale. Si respira preoccupazione, paura, tensione. La madre esplicita per l'ennesima volta un pensiero che oramai è un'ossessione, o è la prima occasione in cui se ne parla. I figli non capiscono, intuiscono, sanno. Andiamocene da qui, scappiamo. Mamma e papà litigano, piangono e si abbracciano, si rassicurano.   Andrà tutto bene.   Dobbiamo provare a immaginare questa scena, sapendo che è avvenuta milioni di volte nelle sue...

Giovanni De Luna. La Resistenza perfetta

Come spiegare in breve ciò che accade nella storia italiana nei venti densissimi mesi tra il 1943 e il 1945? Come restituire la stratificazione di senso che assume quella vicenda complessa, che ha il suo prima nel fascismo e nella guerra e il suo dopo nella storia della Repubblica antifascista, di cui la Resistenza diviene anche mito fondativo e continua a essere il reagente della politica per settant'anni?   David Bidussa ha sintetizzato con efficacia il disagio attuale di chi si cimenta in questo discorso scrivendo che «il 25 aprile si conferma come una partita dove non c’è la storia, bensì l’uso politico del passato». Uscire dall'impasse che segna oggi la comunicazione dei valori della Resistenza, troppo spesso trasformata in monumento, oggetto antiquario o in storia scandalistica, è possibile se si torna a «raccontare i fatti», continua Bidussa, e «scavare negli atti, descrivere che cosa si fece, rintracciare i motivi e far emergere i sentimenti di chi agì», in altri termini «ricostruire storie».   Questo non significa accettare una moltiplicazione dei punti di...

Fascismo repubblicano e comunità nel torinese

Per gentile concessione dell’editore pubblichiamo un estratto dall’introduzione del libro di Nicola Adduci, Gli Altri. Fascismo repubblicano e comunità nel torinese, uscito nell’ambito delle attività di ricerca dell’Istoreto per il 70° anniversario della Liberazione     In questo libro è scritta una pagina della storia di Torino che non era stata finora ricostruita se non per parti, né mai con indagini così accurate e scrupolose: dunque è, per gli storici, un libro necessario. Il che non vuol dire che sia un libro facile, nonostante la linearità della trattazione e la finezza delle maglie cronologiche, che raggiungono, nell'analisi di nodi particolarmente intricati, il livello delle ore e dei minuti.   Può infatti sorprendere fin dall’inizio i lettori, e sollecita da parte loro una partecipazione attenta, il fatto che, in un'opera dedicata alla fase più dura della guerra tra il 1943 e il 1945, non appaia in primo piano la Torino di quegli anni, la metropoli industriale che è divenuta uno dei grandi centri della produzione bellica e nelle cui fabbriche...

Contro il Giorno della Memoria?

Va dritto al centro del problema il libro di Robert S. C. Gordon, Scolpitelo nei cuori. L’Olocausto nella cultura italiana (1944-2010) (Bollati Boringhieri, pp. 345, €27): come l’Italia ha recepito negli ultimi settant’anni l’Olocausto, ovvero lo sterminio degli ebrei? Ha occultato e misconosciuto la dimensione ebraica dello sterminio? Ne ha fatto un evento centrale della storia moderna? La narrazione dominante nel dopoguerra è stata quella della Resistenza, che ha finito per inglobare anche l’Olocausto, come mostra anche il libro di Primo Levi, Se questo è un uomo, uscito nel 1947. Nonostante il suo tardivo successo, dalla fine degli anni Sessanta, Se questo è un uomo è senza dubbio il libro di un ebreo laico, ex partigiano, improntato a un umanesimo di fondo venato di antropologia.     Gordon mette bene in mostra, sin dalle prime pagine, come il mito della Resistenza abbia coinvolto organizzazioni come l’ANED, l’associazione degli ex deportati, che pure hanno avuto un ruolo centrale nella testimonianza, studio e memoria dello sterminio ebraico. Nella storia intricata del settembre 1943 si presentano insieme questioni prodotte dalle vicende accadute: caduta di...

Il lungo viaggio di Primo Levi

Anticipiamo due brani dall'ultimo libro di Frediano Sessi che ricostruisce le settimane che videro Primo Levi passare dalla scelta antifascista alla lotta partigiana.   Primo brano dal capitolo 4. I ribelli di Brusson-Arcesaz pp. 48-50 «Eravamo in dodici [sappiamo che il numero degli uomini in banda non è così certo], Guido sarebbe diventato il nostro capo banda perché era più anziano di noi e aveva un po’ più di esperienza e una coscienza antifascista. Ci davamo d’attorno viaggiando tra la Val d’Aosta e Torino a prendere contatti, soldi armi, non siamo riusciti ad avere quasi niente, soltanto un po’ di soldi. Gli antifascisti di valle ci davano qualcosa per comprare da mangiare, un paio di scarpe. Eravamo degli sprovveduti, io ho sparato un solo colpo di rivoltella, perché Aldo che aveva sei proiettili ha detto: sprechiamone uno». Qui ritorna il giudizio pesantemente negativo di Levi sulle settimane in banda. Ma ancora una volta manca una spiegazione credibile, una ragione per togliere valore morale e politico alla scelta di combattere insieme ad alcuni altri contro fascisti e tedeschi...

Paraloup

  Paraloup è un borgo di poche case in pietra in valle Stura. Qui il giorno di San Giovanni (24 giugno) salivano dalla pianura i pastori alla ricerca di buoni pascoli, vivendo in povere case di pietra fino a che le prime nevi (siamo a 1.400 metri) consigliavano di scendere verso valle. Nel tardo autunno del 1943 salirono a Paraloup Dante Livio Bianco, Umberto Galimberti, Nuto Revelli, Giorgio Bocca: il confine francese era vicino, ma soprattutto si dominava la valle con un panorama ancora oggi incontaminato. Fu un inverno durissimo ed esaltante come raccontano le pagine di alcuni di loro.   Un luogo simbolo che la Fondazione Nuto Revelli ha scelto come centro della prima edizione del Ritorno ai luoghi abbandonati. Anche perché le case sono state restaurate, alcune iniziative sono partite già dalla scorsa estate. Ma che cosa è il Ritorno ai luoghi abbandonati? Non abbiamo voluto chiamarlo festival, perché non intendiamo la cultura come occasione di consumo, ma vorremmo che fosse una festa che coinvolga la “provincia granda” di Cuneo e chi avrà voglia di venire da più lontano. Un luogo dunque dove...