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analisi

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Sistemi di misura e previsioni / Dati. Tracce nel web

Le aziende che operano nel mondo digitale hanno incontrato delle difficoltà nell’interpretare le persone, a causa delle notevoli differenze esistenti tra quello che queste dicono di sé e dei propri comportamenti e quello che fanno realmente. Hanno deciso pertanto di privilegiare la raccolta e l’elaborazione delle numerose tracce che vengono lasciate dagli utenti in Rete, dalla ricerca su Google al pagamento di un biglietto ferroviario. Oggi è possibile fare ciò abbastanza agevolmente e senza la necessità d’interpretare tali tracce, né di ricavarne caratteristiche applicabili a fenomeni sociali più vasti. I dati si accumulano automaticamente grazie al processo di digitalizzazione in corso nella società e, una volta raccolti, possono dare vita anche a dei «meta-dati». Producono cioè ulteriori informazioni.   Ad esempio, conoscendo i movimenti effettuati e le persone frequentate da un individuo, si può sapere molto sullo stato di salute o sulla vita privata di questi. Come è stato riportato dal giornalista Paolo Pagliaro nel libro Punto, una ricerca condotta dall’Università di Cambridge in collaborazione con Microsoft su 58.000 utenti staunitensi di Facebook ha mostrato come i «...

La stanza dell'analisi e la società psicotica / Il discorso interiore oggi

Dell’ultimo libro di Nicole Janigro, Psicoanalisi. Un’eredità al futuro (Mimesis 2017), colpisce innanzi tutto il titolo, che colloca la psicoanalisi tra due poli temporali: il passato, ciò che è arrivato a noi del pensiero e della pratica analitica, e il futuro, ciò che potrà rappresentare per una civiltà che dà segni allarmanti di crisi, sfiducia, insicurezza e disumanizzazione. In effetti, basta leggere le prime pagine per capire che il ponte mancante è un presente dominato da un “traumatismo diffuso” – la “società psicotica” –, da un “terrore senza nome”, da un “dolore estremo” che non sembra trovare altro significato che provocando la sofferenza estrema all’altro. Viene da pensare che sia per questa resa a una condizione di impotenza che l’importanza della dimensione psichica è “confutata” e l’ indagine del profondo ritenuta una “materia strana, che suscita perplessità e sospetto”.   La patologia, scrive Nicole Janigro, si annida oggi nel corpo: un discorso pubblico che volendo essere solo razionale finisce per farsi sopraffare dalle emozioni, pericolose per le nazioni e le famiglie; manifestazioni somatiche che riconoscono i limiti di ogni vita, la fragilità, l’...

"L’equazione nazismo = germanismo ariano potrebbe essere fatalmente erronea" / Quelle lettere tra Jung e Neumann

Chissà se è vero che, come scrive Joseph Roth a Stefan Zweig, l’amicizia è una patria. A sfogliare il lungo carteggio tra Jung e Neumann (Jung e Neumann. Psicologia analitica in esilio. Il carteggio 1933-1959) si direbbe piuttosto un ponte che congiunge sponde opposte. A tenerle unite un centinaio di lettere che, per un quarto di secolo, viaggiano dalla Svizzera, una terra tutto sommato risparmiata dalla seconda guerra mondiale e della successiva guerra fredda, all’allora Palestina, dove parte del popolo ebraico sopravvissuto alla Shoà cercherà invano la pace. Ma questa non è che una delle tante sponde opposte dalle quali i due si scrivono; Jung, che ha 59 anni, è chiaramente il maestro del secondo, che ne ha 28 ed è il suo più promettente allievo; il primo, dal ‘33 al ’34, è anche suo analista didatta; l’uno è uno svizzero che, secondo le logiche dell’epoca, può considerarsi espressione del “germanismo ariano”, l’altro un tedesco che non può considerarsi tale perché “di razza ebraica”.   Colpisce il modo in cui i due abbracciano queste categorie, seppure in un’accezione evidentemente diversa da quella propagandata dall’ideologia nazista, che la cultura dell’epoca,...

Analisi & analisi

Il ritornello è identico da quando ho memoria delle chiacchiere fra madri: «Ma com’è pallida, questa bambina, mangia?». Nemmeno mi guardavano, perché poi, pallore a parte, l’aspetto era florido, tanto più che mangiavo (abitudine che ho conservato nello sgomento generale) pure dai piatti dei commensali. Sono ad assistere a uno spettacolino teatrale di due amici, quando uno dei due, l’attore uomo, mi si avvicina: «Credo che dovresti leggere xy». «Prego?» «Sì, ti spiegherebbe come evitare che il tuo pallore sviluppi una malattia cancerosa.» Giuro che mi viene da toccargli le pudenda e chiaramente non per libidine, mentre lo dice.   Ma perché lo dice? Ho persino il fondotinta, non dovrei essere così cianotico-cadaverica-draculea. Però, porco questo, quello e quell’altro ancora, avevo giusto previsto delle analisi del sangue in settimana, vuoi vedere che sto qua me la tira. Non riesco a pensare ad altro: il gioco dei due amanti sulla scena mi diventa molesto come le blatte di notte, penso solo all’emocromo e alla glicemia. Anche Massimiliano mi...

Dalla parte dei Peanuts

Dimostrazioni della prevedibilità di Superman e dell’originalità dei Peanuts, riferimenti al Salgari passione dell’infanzia ma anche (sulla scia di MacDonald) all’Hemingway di seconda maniera: Apocalittici e integrati non si limita a prendere sul serio i prodotti dell’industria culturale, ma ne insegue subito l’eterogeneità, le differenze; con passione e con preoccupazione al tempo stesso, mettendo in guardia dai problemi e rischi che possono indurre a trascurarle o fraintenderle. Mezzo secolo è passato, l’impresa pionieristica di Eco ha dato vita a una sterminata bibliografia; ma se attira costantemente la rilettura, è anche perché alcuni di questi problemi e rischi sono ancora incombenti: e il libro ancora aiuta a stanarli, a esaminarli, a riflettere su quante resistenze dell’ieri restano in atto oggi.   Ad esempio, se la critica si accosta alla cultura di massa con maggior disinvoltura di una volta, tende un po’ sempre a considerarla un monolite unico, liquidando o viceversa consacrando in blocco autori che in blocco non si possono giudicare affatto: alcune analisi (e alcune...