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comunicazione

(67 risultati)

Carlo Ratti. Architettura Open Source

L'ingegnere e architetto italiano Carlo Ratti (1971), formatosi presso il MIT di Boston US dove oggi insegna e è direttore del MIT Senseable City Lab (2004), propone un testo dedicato al concetto di open source applicato alla disciplina architettonica, Architettura Open Source (Einaudi, 2014).   A seguito dell'occasione offerta dalla rivista di architettura Domus di scrivere un editoriale sull'open source in architettura – rivista guidata nel 2011 da Joseph Grima – l'autore riprende i temi e la forma di quella prima stesura per ampliarli e affidarli a un medium più tradizionale e duraturo. Per la scrittura Ratti abbraccia la tecnica "aperta" di invitare alcuni critici a contribuire liberamente ai contenuti del testo, via posta tradizionale, Google Documents, email o videoconferenza. Figurano pertanto tra i co-autori o co-curatori anche Matthew Claudel, Ethel Baraona Pohl, Assaf Biderman, Michele Bonino, Ricky Burdett, Pierre-Alain Croset, Keller Easterling, Giuliano da Empoli, Joseph Grima, John Habraken, Alex Haw, Hans Ulrich Obrist, Alastair Parvin, Antoine Picon, Tamar Shafrir. Il libro presenta una critica molto aspra...

La differenza teatrale

Perennemente interconnessi, sempre ovunque e in nessun luogo. Trasparenti, scrive Byung-Chul Han, sovraesposti alla comunicazione, vittime del bisogno di prestazione e di presenzialismo nella società della competizione e dello spettacolo globali. L’antiveleno c’è, ed è antico, secondo Massimiliano Civica, regista quarantenne autore di spettacoli di scabra potenza e penetrante intelligenza, con un rigore formale e un’ansia d’interrogazione che ricordano i film di Robert Bresson. Civica si appresta a rappresentare una tragedia greca, Alcesti di Euripide, la storia della regina che immola agli dei la propria vita per salvare il marito, subito strappata al regno di Thanatos e restituita alla luce da Eracle. Lo fa fuori dai canoni, in un modo che non nasconde pensieri puntuti e ambizioni.   Va in scena esclusivamente a Firenze, nel Semiottagono dell’ex carcere delle Murate (una colonna di ballatoi sui quali si affacciavano le celle), per soli venti spettatori ogni sera. Accompagnano il regista Daria Deflorian e Monica Piseddu, due attrici pluripremiate che copriranno i diversi ruoli grazie a maschere, come ai tempi di Euripide,...

Che cos’è il food design

Food design è un’espressione che da qualche anno si incontra spesso. Si legge sui giornali, si sente pronunciare in televisione, si insegna nelle università, per non parlare del web, dove una ricerca produce milioni di risultati. Abituati a pensare la parola “design” accanto a molte altre – web, game, interaction ecc. –, non ci stupiamo più di tanto. Se non fosse che a esser rielaborato, progettato, pensato e disegnato questa volta è l’oggetto più antico che l’uomo abbia mai prodotto: il cibo.   Ecco allora spuntare, puntuali, gli immancabili dibattiti fra apocalittici e integrati. I primi indignati dall’idea di rielaborare la cara vecchia cucina, e quindi a profetizzare la perdita dei valori della tradizione e la corruzione del gusto. I secondi a magnificare le ultime possibilità che la tecnologia dischiude: nuovi sapori ma anche nuovi modi di preparare il cibo, di produrlo, di renderlo disponibile. Così, mentre il dibattito prospera, eccoci ad ammirare tazzine da caffè edibili, patatine a forma di ditale da intingere nelle salse, collane di cristalli di zucchero,...

Pugni chiusi, risate, abbracci

Sette anni fa il segretario piangeva. Piero Fassino, arrivato alle fine delle 27 cartelle del suo discorso, era al suo ultimo comizio da leader del partito. Erano commossi anche i dirigenti politici alle sue spalle. Lacrime pure tra i militanti, in totale circa 5omila ad ascoltare sotto la pioggia, sul prato del parco Nord di Bologna. Era il 16 settembre 2007, un cielo grigio, dopo giorni torridi. Sotto il palco si vedeva ancora qualche bandiera rossa.   Fassino passava il testimone, neanche un mese dopo ci sarebbero state le primarie che avrebbero eletto Veltroni primo segretario del Pd. Il giorno dopo il direttore dell'Unità, Antonio Padellaro, elogiava il segretario nel suo editoriale intitolato «la forza di Piero». Era stata l’ultima celebrazione di un partito che allora si chiamava Ds e che da lì a poche settimane si sarebbe sciolto. La fine di una storia: la cerimonia conclusiva dell'ultima festa nazionale dell'Unità.   Sette anni dopo la festa dell’Unità risorge. Riportata in vita da Matteo Renzi, dopo un purgatorio di sei edizioni come Festa Democratica. «Chi è quel pazzo che...

L’appassionante esperienza di un territorio. Ravenna

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Ravenna, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Alberto Cassani, Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna e Coordinatore di Ravenna 2019.       Perché Ravenna? In attesa che venga indicata ad ottobre per il 2019, quando sarà in Italia la Capitale Europea della Cultura, il Giornale delle Fondazioni ha intervistato Alberto Cassani, già Assessore alla Cultura del Comune di Ravenna, oggi Coordinatore di Ravenna 2019.   Mi faccia dire innanzitutto perché Ravenna si candida. Le ragioni della candidatura non si fondano soltanto sull’eccezionale persistenza di un patrimonio monumentale prestigioso, inserito dall’Unesco nella World Heritage List, e nemmeno in via esclusiva su una produzione culturale di livello internazionale, caratterizzata dalla relazione tra eredità culturale e istanze innovative, tra conservazione e creazione, tra ricerca identitaria e apertura al mondo. Ravenna si candida innanzitutto perché,...

La gioia di scrivere di Enzo Baldoni

E' successo dieci anni fa in Iraq: il rapimento e l'uccisione di Enzo Baldoni da parte di fondamentalisti musulmani. Copywriter in pubblicità e poi reporter, traduttore di Doonesbury: anche stringando il ventaglio delle sue attività, è chiaro che Baldoni aveva fatto della scrittura un mestiere molto vario, il che è tipico di molti copywriter, per i quali scrivere vuol dire saper scrivere cose diverse in luoghi diversi, seguendo talento, piacere, perché no una paga.   Come ha osservato Pasquale Barbella, ripercorrendo la carriera di Enzo Baldoni s'incontra una costante gioia di scrivere. Fu un copy colto come quelli della sua generazione, era del 1948, e al tempo stesso giocoso. Persino la sua attività di moderatore di forum on line aveva una leggerezza tuttora intatta e affidata all'eterno presente del web, mentre le sue corrispondenze, negli anni inviate da Timor Est, dal Chiapas, dalla Colombia, e pubblicate tra gli altri da Diario, il Venerdì, Linus, furono secondo Oreste Del Buono da "fuoriclasse".   Tuttavia, da quei giorni di tragedia - tutto successe tra il 20 e il 28 agosto - non sono...

La forza anonima del rifiuto

Nelle strade in fiamme di Atene, nell’inverno del 2008, qualcuno dipinse con rabbia: “Fuck May ’68. Fight now!”. Nelle mobilitazioni a Barcellona contro la riforma universitaria europea (“Piano Bologna”), un professore disse in diretta alla televisione, mentre la polizia caricava brutalmente i manifestanti: “Siamo una minoranza e non cambieremo il mondo. E allora?”.   Quelle del nostro tempo sono rivolte effimere che riescono appena a modulare la propria voce e il cui rifiuto lascia soltanto segni invisibili sulla pelle del mondo. Il mondo globale, insediato in una nuova “morte politica”, ci dichiara incapaci di fare qualsiasi cosa che sorpassi l’ambito della gestione della nostra vita personale e di apportare qualsiasi soluzione al mondo. Con le sue minacce permanenti (di guerra, di crisi, di malattie, d’inquinamento…) ci invita a proteggerci, a rassicurarci, a isolarci nell’indifferenza verso tutto e nella distanza di comunicazioni immateriali e personalizzabili. Da questa prospettiva, che senso può avere per noi oggi esporci?   Per rispondere a questa domanda, ci pu...

Moda

La moda è un fenomeno sociale che si caratterizza principalmente per la sua estrema variabilità. Essa, infatti, non può fare a meno di mutare costantemente e pertanto sin dal primo apparire sulla scena sociale si è manifestata attraverso un’incessante produzione di forme nuove o che si presentano come tali. Ma come è possibile spiegare questa particolare natura variabile della moda?   Georg Simmel ha messo in luce nel 1895 come la causa della variabilità della moda sia il confronto che si manifesta tra due spinte contrapposte presenti negli esseri umani: quella che ricerca l’imitazione (o uguaglianza) e quella che muove verso la differenziazione (o mutamento): «La moda è imitazione di un modello dato e appaga il bisogno di un appoggio sociale, conduce il singolo sulla via che tutti percorrono, dà un universale che fa del comportamento di ogni singolo un puro esempio. Nondimeno appaga il bisogno di diversità, la tendenza alla differenziazione, al cambiamento, al distinguersi» (p. 21).   Ciò avviene perché, come ha argomentato lo stesso Simmel, l’individuo si...

Maurice Pefura: chi è lo straniero?

In un’epoca in cui pare che la qualità del proprio lavoro sia direttamente proporzionale alla visibilità riscontrata, è particolarmente piacevole incontrare persone il cui talento è accompagnato a una sincera riservatezza. Non c’è spettacolarità nelle loro azioni. Non c’è fretta, non c’è fame nella loro comunicazione. Non sono mai banali, forse proprio perché non temono la banalità. Maurice Pefura è una di queste persone.   Artista defilato e riflessivo, Pefura (solo il cognome: questo è il suo nome d’arte) è di Parigi, dove è nato nel 1967 da genitori di origine camerunense. Da qualche mese, però, si è trasferito a Milano, ed è così che ho l’opportunità di incontrarlo in zona Isola, al Laboratorio VI.P., dove ha in mostra alcune delle sue opere in occasione della collettiva Invisibili abitanti, focalizzata sullo sguardo sulle periferie da parte delle minoranze. È un tema caro a Pefura, che è cresciuto in Camerun – i genitori infatti avevano deciso di farvi ritorno – per poi tornare...

Kentridge e tutto ciò che non sta nel disegno

Inviting the world, take it apart, re-construct it, ovvero accogliere il mondo, smontarlo, ricostruirlo. Con queste parole William Kentridge riassume il processo che sta dietro al suo lavoro, o, meglio, a ciò che accade in studio. Sì, perchè lo studio, contrariamente a quanto capita oggi alla maggior parte degli artisti, che si trovano a lavorare sempre di più laddove sono chiamati a intervenire, in un luogo specifico, magari fuori dal loro contesto, nutrendosi della materia oggettuale e umana che questo luogo offre loro, servendosi magari di maestranze locali, lo studio, per Kentridge, è ancora il luogo principale di produzione, di sperimentazione.   Se lo vediamo in giro per il mondo, tenere conferenze negli States, fare mostre in India, Giappone, Sud America o, come in questo caso, in Italia, dove l'artista ha appena inaugurato la sua quinta personale alla Galleria Lia Rumma di Napoli, e se pensiamo che si tratta di luoghi non certo a portata di mano per un artista che vive a Johannesburg, in Sud Africa; ebbene, ben poco della sua produzione è affidata ad altri e ancora la maggior parte del tempo di lavoro – mi diceva...

Mediterraneo come attitudine all’innovazione sociale

Il Mediterraneus, mare in mezzo alle terre che i romani chiamavano mare nostrum, è di colore bianco sulle labbra degli arabi: al-Baḥr al-Abyaḍ al-Mutawassiṭ, Mar Bianco di Mezzo. Mare di mezzo, Hayam Hatikhon per la parola ebraica, ilel Agrakal per i berberi. Mare in mezzo alle terre, Chichūkai  per i giapponesi e deti mesdhe per gli albanesi.     "Fatta" l'Europa, si è posto il problema di mettere in cornice questo specchio che rifrange popoli, idiomi, politiche. L'appartenenza comune alle sue acque, impone che le terre da esse lambite non siano escluse dallo sviluppo ivi possibile e al tempo stesso che si stabilisca un certo ordine.   L'importanza della cooperazione, che L'Unione Europea ha espresso nella programmazione 2000/2006 e rilanciato con strumenti finanziari successivi, è confermata dalle nuove forme giuridiche di governo tra territori internazionali, ma già nel 2010 Il filologo Mahmoud Salem Elsheikh, nel corso del convegno La tutela del patrimonio culturale nelle aree a rischio di conflitto. Il ruolo dei tecnici, presso l’Abbazia di Santa Maria di Canneto a...

L'esperto di comunicazione

I media hanno creato una figura che più di ogni altra dimostra la nostra primitiva soggezione di fronte ai fenomeni di massa: l'esperto di comunicazione. La definizione è in sé stupefacente, di ampiezza tale da incantare: egli può dunque pronunciarsi su una materia pressoché infinita, da internet agli speech dei politici, dai palinsesti tv alla pubblicità, e poi i giornali, gli eventi, le pubbliche relazioni, la radio, i graffiti, le cover... Possibile? Il suo è evidentemente un sapere magico, basato sull'intuizione, su un talento innato. Più che un mestiere: una qualità. Una conoscenza non trasmettibile. Eppure il solo linguaggio pubblicitario moderno ha oltre trecento anni di storia, e si dispiega in un ambito mondiale sconfinato, a oggi così poco censito da rendere ardua qualunque indagine rigorosa, senza considerare la ricchezza delle sue implicazioni (economia, sociologia, estetica...). Così come la grafica esige altre specifiche attenzioni, o la tv, e via dicendo. Di fatto, il nostro esperto è una figura di fantasia. Ma a quale bisogno corrisponde l'invenzione di questo...

Totem Berlusconi

Su meriti e demeriti di Silvio Berlusconi l'Italia si divide da trent'anni. Fuori da tribunali e dibattiti, però, una certezza c'è: la sua vicenda ha fatto calare sulla parola pubblicità, sul suo semplice suono, un giudizio storico inesorabile, trasformandola in una nuova espressione idiomatica. Pubblicità, cioè inganno. Quando Repubblica ha voluto attaccare Berlusconi con massimo sprezzo, l'ha definito "pubblicitario". Dal suo avvento in poi, gli atti di governo inefficaci ma spettacolari un tempo bollati per il loro "effetto annuncio", sono diventati "spot". Tutto il suo consenso è stato interpretato con un colossale vedi alla voce reclàme. A mo' di esempio, una manifestazione del 2010 contro il governo Berlusconi: prima una rappresentante sindacale dice "dalla crisi si esce investendo sul lavoro e non sulla pubblicità”, poi Vendola dichiara "Berlusconi ha sostituito i valori costituzionali con la pubblicità” e infine Bersani attacca i "miracolistici spot” dell'allora presidente del consiglio. Quell'anno, da destra, anche la...

Gaia, il futuro secondo Casaleggio

Due anni fa Silvio Berlusconi si presentò in tv esibendo una visualizzazione grafica per dimostrare lo sbilanciamento nelle dispute giudiziarie a suo sfavore. Raffigurava degli omini dentro i due piatti della bilancia. I medesimi omini, in forma più stilizzata, ora li trovate in Gaia. Il futuro della politica, il video realizzato da Gianroberto Casaleggio. Nella versione web sono diventati silhouette più stilizzate: uomini che indossano una tunica e si trasformano nel corso della animazione in frecce, per indicare la convergenza futura della web-democrazia. Quello che hanno in comune le due comunicazioni è l’ambiente PowerPoint, mentre siamo passati dall’immagine fissa a quella in movimento.     Edward R. Tufte, genio della comunicazione visiva, critico del pensiero dell’immagine, ha spiegato in The Cognitive Style of PowerPoint (2003) che questo sistema grafico, adottato dalle aziende per la loro comunicazione, obbliga a esprimere i concetti in schermate che ammettono un massimo di quaranta parole, e che devono essere lette in una manciata di secondi, per lo più con un tono icastico, così che il...

Il web non esiste

Una delle cose più sconcertanti di questi giorni è il parlare della rete. Grillo, partendo da un blog, è arrivato al 25%, e quindi tutti giù adesso ad analizzare “il web”, come lo chiamano quelli che non lo frequentano.   Alcuni hanno fatto analisi molto precise, e acute (Vincenzo Cosenza, Serena Danna, Fabio Chiusi, Evgenij Morozov). Altri, considerazioni giuste, ma di routine (Gianni Riotta e Riccardo Luna, per dire). I più, però, tendono a una ottusa (e fuori tempo massimo) generalizzazione su “il web” (uno fra i tanti, Michele Serra).   “Il web vince le elezioni”, cosa si è detto “sul web”, “il web influenza il voto”, “non si fa politica sul web”, “la comunicazione sul web”, eccetera eccetera. Oceani di righe generaliste, che hanno tutte un unico problema principale, e un presupposto sbagliato: la rete è un mass medium.   Chiunque minimamente la frequenta, capisce che il punto di partenza è insensato. La rete non è la tv, o i giornali, o i libri, la rete è una tecnologia in cui si trovano...

Tempo di libri - maestri / Le superfici di Bruno Munari

Per contribuire a un momento d’incontro, approfondimento e scambio come Tempo di Libri, la fiera del libro che si terrà a Milano dall'8 al 12 marzo, non abbiamo solo creato uno speciale doppiozero | Tempo di Libri dove raccogliere materiale e contenuti in dialogo con quanto avverrà nei cinque giorni della fiera, ma abbiamo pensato di organizzare dieci incontri: maestri che parlano di maestri. Sabato 10 marzo, alle ore 16.00, Mario Calabresi parlerà di Bruno Munari.   Un uomo corre nella nebbia milanese. Impomatato e ben vestito si lancia lungo il marciapiede della strada, coglie il semaforo verde, sfreccia tra una rotaia e l’altra del tram, distende il passo lungo nella maniera operosa e concreta di chi conosce bene il lastricato, acquista velocità, poi rallenta con passo calcolato: sa che alle strisce può non attendere – che è solo un fluire un poco più lento – e subito l’abitudine guida i suoi piedi ben calibrati in una linea sempre più retta e veloce: ogni svolta è un angolo a novanta, ogni incrocio una diagonale, il piegarsi della strada una curva ben tesa, afferrata nella rapidità incosciente di un pensiero che della città non sa più cosa farsene. Fino...

McLuhan, le primarie e la temperatura della politica

A pochi giorni dal ballottaggio che designerà il candidato della coalizione di centrosinistra alle prossime elezioni politiche, conviene dare una rispolverata alla distinzione tra media “caldi” e “freddi” proposta dal celebre messmediologo canadese Marshall McLuhan. Sono hot quei media che, per un principio di inversione, tendono a generare un raffreddamento dei modi della reazione e percezione, inducendo un senso di distensione e omologazione dei contenuti. Viceversa, sono cool quei media capaci di generare un surriscaldamento delle strutture del pensiero umano, stimolando il coinvolgimento, la partecipazione e una pluralità di visioni.   Anche la politica è misurabile in termini di temperatura. Lo sapeva bene McLuhan quando si accinse a commentare lo storico duello televisivo tra Nixon e Kennedy durante la campagna per le presidenziali americane del 1960, confronto che fu disastroso per Nixon, il quale apparve secondo McLuhan troppo caldo, accomodante, trasparente, e per questo vulnerabile. Kennedy invece rivelò una freddezza e una sana indifferenza nei confronti delle strutture di potere che lo resero più...

Ragazzo, per sopravvivere scrivi!

Ragazzo, non fare il giornalista!, il mio primo articolo pubblicato da doppiozero, ha creato una vivace discussione fra i commenti e ha avuto il suo momento di gloria sui social network. Indicativo come anche i giornalisti più esperti e formatisi nel passato abbiano concordato con quanto scritto, sintomo di un cambiamento nel mondo del giornalismo che, soprattutto dall’interno, è stato notato da tutti. La polemica sui blogger non pagati all’Huffington Post ha fomentato la conversazione sulla crisi economica dell’informazione, ma nessuno pare conoscere la via per risolverla.   Comunque bando alle ciance: avevo promesso di svelare la soluzione personale trovata al problema del lavoro per chi ha come punto di forza l’italiano e ora mi appresto a spiegarla.   Lungi da me, nel primo articolo, dare la colpa della morte della figura del giornalista (nb: non del giornalismo) a internet. Come si può dare un risvolto così negativo a una tale innovazione?   A parte il giornalismo, internet ha cambiato il modo di stare sul mercato di tutte le aziende. Dalla catena di supermercati alla casa di moda, ogni settore...

Cosa danno su Twitter stasera?

A casa non ho la tv. A cena ascolto sempre la radio in sottofondo, contravvenendo alle indicazioni di Adorno, secondo il quale l’ascolto distratto provocherebbe l’indigestione (Goodman, 2009).   Ieri sera mangiavo da solo, la radio non passava nulla di buono e non avevo voglia di alzarmi per collegare il computer alle casse e ascoltare BBC Six in streaming. Allora ho acceso Twitter (sono un consumatore a rischio dipendenza), però ho scoperto che mangiare e scorrere le notizie sul mio telefono non sono due attività che si riescono a fare comodamente. Ho pensato che sarebbe stato bello poter “guardare” Twitter su uno schermo 32 pollici di fronte a me, al posto della radio e della tv e cambiare “canale” con un telecomando messo accanto alla forchetta. Allora ho capito che Twitter non è solo un medium di micro-blogging, come dicono i suoi inventori, ma un nuovo mezzo di comunicazione di massa, molto simile alla radio. Twitter contiene dentro di sé i medium broadcast del Novecento con l’aggiunta delle dinamiche di rete portate da Internet. D’altronde il vecchio Marshall lo diceva già nel 1964...

Pazienza. Per Roberto Roversi

Il tuo destino è oscuro Italia trenta, trenta. Ogni viottolo un tumulo d’antichi guerrieri ogni cima una fortezza abbandonata nelle vallate cunicoli di trincee mani di vecchi soldati affiorano fra i sassi. Con il fuoco nel cuore e il suono dolente di una campana all’orecchio. Chi vincerà le tue battaglie? Ancora una volta per te? Il futuro ti aspetta…   Termina così – in prospettiva futura, con punti interrogativi e punti di sospensione – l’ultimo dei trenta pannelli che scandiscono la quarta e ultima parte dell’Italia sepolta sotto la neve, il poema cui Roberto Roversi lavorava da un trentennio circa: uscita nel giugno del 2011, ad Ascoli, per l’incondita sigla Sigismundus animata dal giovane poeta Davide Nota. Il titolo suona Trenta miserie d’Italia. In copertina (ma non al frontespizio), un’indicazione di quelle in genere relegate, a caratteri piccoli, in coda al colophon: “duecento esemplari numerati e firmati”. Quasi uno slogan: a segnalare subito, non senza fierezza, la più notoria “differenza”...

Telepatia, telestesia

Origine e funzione   Cambridge, Regno Unito, 1882. Frederic Myers (1843-1901) inventa due parole: telepatia e telestesia. Al prefisso τελ-, che in questo caso rimanda alla distanza, si aggiungono πάөος (passione, affetto) nel primo caso, e αἴσөησις (sensazione) nel secondo. Intenzione di Myers è indagare fenomeni paranormali. La sua ipotesi non è così stucchevole come di solito in questo tipo di letteratura. Myers collega la telepatia – termine che, tra i due, ha avuto più successo – al fenomeno degenerativo. Invero per lui degenerazione è indicedi genialità. Myers ripete, a modo suo, un tema caro al suo conterraneo, più vecchio di quasi trecento anni, Robert Burton (1577-1640).   Firmandosi Democritus Junior, Burton, rinnova gli antichi argomenti intorno alla melanconia. Per farla breve: genio e sregolatezza. Si tratta di vedere come funziona e quali sono le origini della questione. Funzionare, la questione, funziona male. Son casi rari, sgangherati, confusi. Gli esoterici la chiamano divinazione, gli scientisti la definiscono...

Complessità della fotografia. Una conversazione

Questa conversazione raccoglie materiali discussi prima oralmente e poi elaborati via mail, tra l’aprile e il maggio del 2012. Lo stimolo iniziale è stato quello di evitare per quanto possibile il metodo dell’intervista concordata – dove chi fa le domande in qualche modo già presuppone le possibili risposte, e chi risponde non può che confermare o smentire le premesse iniziali. L’ipotesi di fondo era di proporre un approccio dialogico alla comprensione della fotografia contemporanea, attraverso temi rilanciati e sviluppati man mano che la logica delle domande e delle risposte, talvolta anche in forma retroattiva, si andava precisando. Al centro di tutto, l’idea di una correlazione sempre più stretta tra modelli teorici e usi pratici della fotografia.     GDF – Riprendo alcuni temi della nostra recente conversazione romana perché mi sembrano urgenti e vorrei approfondirli con te dandogli una forma più definita. Come sai, tutto nasce dal libro che ho di recente concluso, dove dedico alcune pagine al tuo lavoro sull’Armenia. Il tema da cui vorrei partire riguarda in realtà un...

La didattica multimediale e i tutor on line

Con le significative eccezioni dei molti docenti di ogni ordine e grado che hanno incorporato l’uso delle nuove tecnologie, strumenti multimediali e perfino social network nella loro didattica, la scuola continua a essere tendenzialmente resistente al nuovo che è ormai realtà per la nuova generazione di ‘nativi digitali’; mentre la politica ministeriale sostiene qualsiasi iniziativa che odori di innovazione indipendentemente dai contenuti e i docenti si dividono ancora una volta in apocalittici o integrati, gli studenti sono già completamente dentro una scuola digitale alternativa a quella reale, autocostruita con reti di comunicazione che neanche immaginiamo: diversi siti studenteschi (spesso dalla grafica che grida vendetta e dall’editing approssimativo), in neolingua da chat o sms triturano contenuti, condividono informazioni di ogni tipo, forniscono temi, riassunti, compiti, tesine già fatte; al punto che per i docenti è un problema serio il sequestro degli smart phones durante le prove e il controllo che gli elaborati a casa non siano prodotti del copia-incolla selvaggio.   Negli ultimi anni si assiste a un...

Mano

Si protendono e svolazzano, si applicano e staccano, si aggrappano e si liberano, piangono e cantano: dove si fa musica regnano le mani. Il direttore d’orchestra guida con il gesto, lo stile di un interprete è nella posa delle sue mani. A casa mia, dove tutti eccetto me sapevano suonare, la cosa che contava era l’estensione della mano. Se era ampia, se le dita erano lunghe e affusolate, ecco già pronto uno strumento da imparare. A Milano, negli anni settanta, i miei fidanzati potevano pure essere perdigiorno rivoluzionari, l’importante era che fosse bella la loro mano.   A Zagabria, negli anni cinquanta, dove gli usi e costumi erano quelli di una società ancora pregna dell’eredità di un mondo contadino, la mano curata era un ideale, il segno della possibilità di una rivoluzione sociale. Il baciamano un’abitudine anziana che evocava l’ossequio borghese, la rappresentazione di un certo femminile e di un certo maschile. Il baciamano raccontato dallo scrittore Dževad Karahasan condensa la nuda vita di Sarajevo sotto assedio:   “La giovane attrice porge in modo civettuolo la mano per...