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crimine

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Un classico dello spionaggio del 1926 / Valentine Williams, L’uomo dal piè storto

L’uscita del romanzo di spionaggio L’uomo dal piè storto di Valentine Williams (Quodlibet, Macerata, 2021) è meritevole sotto diversi profili. Il primo è quello di recuperare testi usciti in anni lontani che sembravano sprofondati nell’oblio. Questo libro in particolare era stato pubblicato nel 1926 da un minuscolo editore di Torino, Edizioni Cosmopolita che si era impegnato a presentare la “Collezione di romanzi moderni di avventure e polizieschi”. Gli autori erano noti e di buon livello come G. Leroux con Il cuore rubato, E. Wallace con Il mistero Walton. Nel catalogo comparivano anche le opere di V. Williams con tre titoli dedicati a Piè storto, che riscossero un imprevisto successo. Erano stampati dalla tipografia torinese di Francesco Mittone, mio nonno. Il secondo è quello di fornire elementi che consentano di indagare su un altro genere rispetto al poliziesco, forse di ‘bassa’ letteratura ma “sempre verde”. E l’attenzione non può che prendere le mosse da una domanda: perché è apparso tardivamente sulla scena letteraria? Forse perché nel passato le spie non erano esistite? Si dice che la prostituzione sia la professione più antica, ma anche quella della spia non è molto più...

La nuova edizione delle cronache giudiziarie / La Nera di Buzzati

Le storie criminali sono state e rimangono un serbatoio inesauribile di riflessioni. Esse hanno affascinato i ‘creatori’, cioè coloro che hanno utilizzato quel ‘veicolo di creatività’ per dirla con Chabrol per costruire intrecci, mostrare come svelarli, delineare i caratteri dei protagonisti, colorare di varie sfumature di giallo le trame. La lista di questi prodotti, le cd “fiction”, è inesauribile tra i professionisti e gli occasionali, tra i dichiarati e gli insospettabili, tra gli eccellenti e i mediocri. Esistono poi gli ‘osservatori’, cioè coloro che descrivono la realtà riproducendola con purezza o, secondo un canone diffuso in questi anni reinventandola, trasfigurandola, ibridandola con la finzione. Questa squadra è numerosa e ricca di qualità in quanto compaiono anche molti autori lontani dalla loro produzione abituale. C.Dickens e A.Cechov sono stati cronisti giudiziari, come dimostra per il primo Guardie e ladri (ed. Clichy, 2014) e per il secondo L’affare Rylock (Nottetempo, 2009). A. Gide è stato giurato della Corte di Assise di Rouen rimanendone influenzato profondamente, come attestano i suoi Ricordi della corte di assise (Sellerio, 1994), tra cui il più noto è il...

Marlowe / Raymond Chandler. Il crimine ama Los Angeles

I detective privati e non, letterari, cinematografici, a fumetti e dintorni, amano Los Angeles. La città è lo sfondo perfetto per storie affollate di poliziotti corrotti, criminali incalliti, signorine senza scrupoli, che si muovono in trame pervase di romanticismo e perversione, luci e ombre, fama e frenesia, artificio e immoralità, amore e odio.  Amore e odio, ecco, è esattamente ciò che provava, per Los Angeles, Raymond Chandler (1888-1959), lo scrittore che più di ogni altro ha mitizzato questa città facendola diventare co-protagonista delle avventure poliziesche di Philip Marlowe, il detective letterario con cui ogni autore, così come ogni appassionato di detective story che si rispetti – lettore o autore, sceneggiatore o spettatore – finisce, prima o poi, per confrontarsi.  Dopo Marlowe, la cui immagine cinematografica indelebile è quella di Humphrey Bogart in Il grande sonno, è infatti impossibile immaginare un qualsiasi investigatore privato senza radici ben piantate nella città in cui vive e indaga. «Non si può essere veramente chandleriani», nota Dennis Lehane, ex docente di scrittura creativa a Harvard e sceneggiatore di thriller molto amati dal cinema (da...

La deposizione / L’intramontabile cronaca nera

Il romanzo La deposizione di Pascale Robert-Diard (Einaudi, Torino, 2017) riconferma, se fosse ancora necessario, quale serbatoio inesauribile di riflessioni siano le storie criminali. Esse hanno affascinato i ‘creatori’, cioè coloro che hanno impiegato la loro creatività per costruire intrecci, mostrare i modi per svelarli, delineare i caratteri dei protagonisti, per colorare di varie sfumature di giallo lo sfondo delle trame. La lista è inesauribile, tra i professionisti e gli occasionali, tra i dichiarati e gli insospettabili, tra gli eccellenti e i mediocri.   Esistono poi gli ‘osservatori’, cioè coloro che traggono spunto da fatti reali per reinventarli o li hanno riprodotti narrandoli. La loro squadra è nutrita di numero e ricca di qualità, basti ricordare Buzzati, Moravia, Gide, Giono, Carrère, Capote, per risalire Dickens e Cechov. Pascale Robert-Diard, giornalista di “Le Monde” per i fatti giudiziari, rientra in quest’ultimo ambito. Il suo non è un romanzo che elabora qualche frammento di realtà, ma è tutta realtà. È una storia vera, vissuta, animata da protagonisti in carne ed ossa, reperibili tra le cronache di giornali degli ultimi venti anni. Una storia atipica,...

Nuovi riti, nuovi miti / I colpevoli mediatici e i magistrati

Il cittadino distratto lo considera banale: il crimine, con la sua dimensione giudiziaria, fa parte della cronaca politica, riempie telegiornali, fornisce ossigeno a invitati a dibattiti. La partita processuale, strutturata con regole, recitata da giocatori incaricati di osservarle, scandita dal rituale, ha un suo doppio. Si tratta di una modalità espressiva diversa da quella istituzionale, legata alla potenza dei riflettori mediatici. Essa registra le mosse dei protagonisti, divulga con il suo personale linguaggio, discute con propri materiali e soprattutto invia messaggi alla collettività attraverso i suoi canali informativi. Il recente contributo dell’Unione Camere Penali Italiane dal titolo L’informazione giudiziaria in Italia: libro bianco (Pacini editore, 2016) è una lettura illuminante per decifrare fonti di conoscenze e canali diffusivi di cui si avvale il giornalismo giudiziario.   A dire il vero il crimine ha sempre attratto e incuriosito. Fin dall’800 i ‘fatti diversi’, centrati sulla rottura della normalità, hanno interessato divulgatori e gazzette diventando luogo dell’immaginario collettivo. Centrale è il trasgressore della legge, talora dotato di fascino,...

Palermo / Paesi e città

Nel 1995 andare allo ZEN era per noi giovani palermitani di buona famiglia, pericoloso e sconsigliato. Lì si spacciava la droga e ci portavano i motorini rubati per essere smembrati e rivenduti. Pare che li smontassero in una notte, in uno dei tanti labirintici magazzini male illuminati; sapevamo che se ti “rubbavano il motore” e lo portavano allo ZEN, non avevi nessuna possibilità di ritrovarlo e in quel periodo ne sparivano tanti.     Il suono della parola ZEN era stato per noi ragazzini delle scuole medie e superiori uno spauracchio; la fama negativa che gli si attribuiva, si alimentava col racconto delle storie che capitavano ad amici e agli amici di amici che avevano avuto a che fare con i nostri coetanei che vivevano lì e che il sabato pomeriggio venivano in centro. La cronaca dei giornali, per i motivi più gravi, faceva il resto. ZEN a Palermo è l’acronimo di Zona Espansione Nord, un quartiere ghettizzato e abbandonato dalle autorità comunali.     Blocchi di case popolari di pessima fattura, costruiti alla fine degli anni ‘60, appena fuori dal tessuto urbano. Divenuto...

Strauss-Kahn. Complottardi

Pubblichiamo qui un contributo di Giacomo Giossi (realizzato con Storify) sull'affaire Strauss-Kahn.