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didattica

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INDICATIVO PRESENTE | Duecento giorni in classe / Un bel clima. Come parla chiaro Greta Thunberg

Sono tanto carini. Quando entro in classe si alzano di scatto tutti insieme con un bel coretto: «Buongiorno professore!»; sorridono tutti. Mi imbarazza sempre quando si alzano in piedi, li prego subito di accomodarsi. Poi due o tre, i soliti, corrono in giro per i banchi, li richiamo per nome proprio, si siedono immediatamente. Qualcuno, il più piccino, la più piccina, vengono anche ad abbracciarmi! Lo fanno con tanti prof. Alla riunione con i genitori due colleghe veterane hanno detto che piano piano dovranno abituarsi a non farlo più perché «siamo alla scuola media, non all’elementare». Io ero allibito ma non ho detto nulla per non contraddire le colleghe. Ma spero davvero che non smettano. Io li abbraccio sempre, ricambio. Anche qualche “teppistello” di seconda lo fa, non si capisce bene se per prendermi un po’ per il culo o meno, ma io ricambio l’abbraccio. Che male fa essere affettuosi, e mettere in campo anche il nostro corpo di adulti? In casa li abbracceranno, poi? Ogni tanto uno dei piccini mi chiede se può venire vicino alla cattedra. Proprio appiccicato a me, con la sedia e il libro. Certo! E allora poi ne vengono due, tre, cinque. E beh? Fa un po’ Jesus Christ ma lo...

Ripensare la scuola ignorando i contenuti / 5 – 1 = 4?

Il Ministero dell’Istruzione ha recentemente promulgato il Piano nazionale di innovazione ordinamentale per la sperimentazione di percorsi quadriennali di istruzione secondaria di secondo grado che «intende verificare la fattibilità della riduzione di un anno scolastico» nei licei e istituti tecnici. Ne sono esclusi i percorsi della formazione professionale, il cui impianto è stato modificato dal decreto legislativo che ha attuato una delle otto deleghe previste dalla legge 107/2015 (Buona scuola). Il Piano, «destinato a 100 classi prime», si propone di garantire «l’insegnamento di tutte le discipline previste dall’indirizzo di studi di riferimento» attraverso il ricorso alla flessibilità didattica e organizzativa «consentita dall’autonomia». Si precisa, inoltre, che «il corso di studi assicura agli studenti il raggiungimento degli obiettivi specifici di apprendimento e delle competenze previsti per il quinto anno», ragion per cui «restano ferme le disposizioni vigenti in materia di Esame di Stato».   Il documento stabilisce che le singole istituzioni scolastiche (statali e paritarie) presentino un progetto di attivazione di una singola classe prima che risponda ad una serie...

Prendere le misure e calcolare i rapporti / La nuova didattica: muoversi verso un'idea

A0, A1, A2, A3, A4, A5, A6, A7, A8, A9, A10. Sono i formati dei fogli sui quali scriviamo e disegniamo. Tagliando a metà un formato nel senso della larghezza si ottiene quello successivo, in modo tale che il rapporto tra il lato maggiore e il lato minore del primo sia uguale al rapporto tra lato maggiore e il lato minore del secondo. In termini matematici, se consideriamo “a” il lato maggiore e “b” quello minore,  si ottiene la proporzione: a:b = b:a/2. La gabbia o griglia compositiva usata per impaginare gli elementi grafici e/o testuali su un foglio da disegno come su una pagina tipografica discende da questa proporzione, che si può tradire ma non ignorare.   Tra il 29 novembre 2012 e il 13 gennaio 2013 fu allestita a Milano (Palazzo Reale) la mostra Giulio Einaudi. L’arte di pubblicare dedicata alla collana I Coralli. La mostra si focalizzava sul legame tra Giulio Einaudi e le arti visive. Tra i materiali esposti si potevano ammirare i nove Coralli della Serie Bianca progettati dall’artista Giulio Paolini e stampati tra il 1976 e il 1978. I volumi non erano rifilati e perciò il lettore doveva tagliare le pagine con un tagliacarte ottenendo un contrasto tra il ruvido-...

Osiamo essere pigri

Non far nulla. Guardar crescere l’erba. Lasciarsi scivolare nel corso del tempo. Fare della propria vita una domenica... Roland Barthes parla della delizia della pigrizia.   La pigrizia è un elemento della psicologia scolastica. Lei come l’analizzerebbe?   La pigrizia non è un mito, è un dato fondamentale e come naturale della condizione scolastica. Perché? Perché la scuola è una struttura di costrizione e la pigrizia è un mezzo, per l’allievo, di prendersi gioco di questa costrizione. La classe comporta fatalmente una forza di repressione, non foss’altro perché vi s’insegnano delle cose di cui l’adolescente non ha necessariamente il desiderio. La pigrizia può essere una risposta a questa repressione, una tattica soggettiva per assumerne la noia, manifestarne la coscienza e così, in certo modo, dialettizzarla. Questa risposta non è diretta, non è una contestazione aperta, perché l’allievo non ha i mezzi per rispondere direttamente alle costrizioni; è una risposta sviata, che evita la crisi. In altre parole la pigrizia scolastica...

Un luogo dove poter andare lenti

«Li osservo e noto che, anche se sono passati dai loro primi scarabocchi, in cui cominciano a prendere forma le cose del mondo tutti, tutti tornano inesorabilmente a quella loro prima casa abbozzata, composta da un rettangolo con sopra il triangolo del tetto.»   Questo libro di Franco Lorenzoni, maestro elementare nel piccolo centro di Giove, in Umbria, con ultratrentennale esperienza pedagogica, è uno scrigno di considerazioni, osservazioni, folgorazioni di rara intelligenza in ambito educativo, che non solo possono servire a chi lavora nella scuola primaria ma si rivolgono a chiunque si occupi di educazione, formazione, cultura. Mentre scorrevo La buona scuola, cercando di poterci scrivere qualcosa, leggere Lorenzoni mi ha aiutato a ragionare su cosa vorrei effettivamente dalla scuola – per la mia bambina seienne, per la mia professionalità docente, per il Paese in cui vivo – perché ci sono ragionamenti vivi, reali e pulsanti che nei documenti ministeriali non trovano posto.   Lorenzoni racconta della sua vita di insegnante e di alcune specifiche esperienze didattiche con concreta semplicità. Il suo approccio,...

Davide Mosconi. Fotografia, musica e design

Il nome di Davide Mosconi non è ancora molto conosciuto presso il grande pubblico. Eppure le sue opere sono state esposte in prestigiose istituzioni e gallerie in tutto il mondo, tra cui la National Gallery di Bruxelles, l’I.C.A. di Londra, la Guggenheim Foundation di Venezia, la Rayburn Foundation di New York; i suoi lavori sono stati scelti per la Biennale di Venezia nel 1991, nel 1993, nel 2001 e nel 2003. Nel 1963, appena ventiduenne, veniva considerato dalla stampa nazionale “il musicista di jazz italiano più personale e dotato”, mentre due anni dopo firmava, come fotografo, l’indimenticabile servizio su Sofia Loren scattato a Roma. Al MoMA di New York, quando nel 1972 si tenne la famosa mostra Italy: The New Domestic Landscape, il suo contributo figurava insieme ai più importanti designer di quegli anni. E se tra i suoi maestri troviamo Richard Avedon e Hiro, tra le sue frequentazioni si annoverano musicisti come John Coltrane e Cecyl Taylor, l’entourage di Salvador Dalì, gli amici e colleghi Ugo Mulas e Bruno Munari, tra i tantissimi che lo accompagnarono.   2112 note, 1990. Installazione alla Biennale di...

Complessità della fotografia. Una conversazione

Questa conversazione raccoglie materiali discussi prima oralmente e poi elaborati via mail, tra l’aprile e il maggio del 2012. Lo stimolo iniziale è stato quello di evitare per quanto possibile il metodo dell’intervista concordata – dove chi fa le domande in qualche modo già presuppone le possibili risposte, e chi risponde non può che confermare o smentire le premesse iniziali. L’ipotesi di fondo era di proporre un approccio dialogico alla comprensione della fotografia contemporanea, attraverso temi rilanciati e sviluppati man mano che la logica delle domande e delle risposte, talvolta anche in forma retroattiva, si andava precisando. Al centro di tutto, l’idea di una correlazione sempre più stretta tra modelli teorici e usi pratici della fotografia.     GDF – Riprendo alcuni temi della nostra recente conversazione romana perché mi sembrano urgenti e vorrei approfondirli con te dandogli una forma più definita. Come sai, tutto nasce dal libro che ho di recente concluso, dove dedico alcune pagine al tuo lavoro sull’Armenia. Il tema da cui vorrei partire riguarda in realtà un...

La didattica multimediale e i tutor on line

Con le significative eccezioni dei molti docenti di ogni ordine e grado che hanno incorporato l’uso delle nuove tecnologie, strumenti multimediali e perfino social network nella loro didattica, la scuola continua a essere tendenzialmente resistente al nuovo che è ormai realtà per la nuova generazione di ‘nativi digitali’; mentre la politica ministeriale sostiene qualsiasi iniziativa che odori di innovazione indipendentemente dai contenuti e i docenti si dividono ancora una volta in apocalittici o integrati, gli studenti sono già completamente dentro una scuola digitale alternativa a quella reale, autocostruita con reti di comunicazione che neanche immaginiamo: diversi siti studenteschi (spesso dalla grafica che grida vendetta e dall’editing approssimativo), in neolingua da chat o sms triturano contenuti, condividono informazioni di ogni tipo, forniscono temi, riassunti, compiti, tesine già fatte; al punto che per i docenti è un problema serio il sequestro degli smart phones durante le prove e il controllo che gli elaborati a casa non siano prodotti del copia-incolla selvaggio.   Negli ultimi anni si assiste a un...

Sulla didattica della fotografia

È molto interessante osservare la geografia delle idee fotografiche che si dispiegano in un dato periodo storico. È un esercizio rispetto al quale il mio impegno didattico ha assunto nel tempo un ruolo piuttosto rilevante. Sia che io mi rivolga a studenti universitari che a fotografi o aspiranti tali, spesso mi guida la premessa che ogni fotografia, nel momento in cui elabora un qualche genere di “verità” o di “finzione”, produce al contempo anche un sapere invisibile: non detto,intravisto, uno scarto indietro o in avanti (un “anacronismo”), un rapporto con altre immagini che l’hanno preceduta, con altri punti di vista, altre conoscenze e altri linguaggi.   Originariamente, nella storia del medium, questo dialogo inizia con la pittura e con l’ambito delle credenze e dei saperi scientifici formatisi in seno alla cultura positivista; poi si sposta verso la letteratura, la politica, la filosofia, il cinema e le arti performative, la grafica e il design, l’architettura e l’urbanistica, la moda, per confluire oggi in quel sistema strutturalmente interconnesso e dialogante (ma anche fortemente...

Tutti sono stati bambini. Conversazione con Giuseppe Caliceti

  Da quando sono un insegnante ho notato che tutti gli adulti, indipendentemente dalla loro professione, quando parlano di scuola rimuovono costantemente la loro esperienza di studenti, dando giudizi di taglio vagamente sociologico che magari si appoggiano sulla vicenda dei loro figli o di adolescenti che conoscono. Chi non lavora nella scuola – e spesso anche chi ci lavora – ha a che fare con una rappresentazione ideologica della realtà costruita dai media. Una rappresentazione che dipinge la scuola come il teatro di una catastrofe e il luogo della barbarie, con il preciso compito di servire l’attacco contro la scuola pubblica in corso da tempo, di cui i Gelmini, Brunetta, Tremonti hanno scritto solo la pagina più recente, offensiva e brutale. I problemi reali vengono sistematicamente ignorati e l’invenzione di presunte emergenze serve per legittimare provvedimenti, in genere tagli di spesa o mostruosità burocratiche inconcludenti, che creeranno nuovi problemi: in questo modo in dieci anni la condizione della scuola italiana, e la qualità della vita al suo interno, è peggiorata davvero e sistematicamente. Il...

Fondamenta del design

È forse la spettacolarizzazione e l’universale estetizzazione del mondo che ci circonda (come avrebbe potuto dire Walter Benjamin) la causa dell’affermarsi e del diffondersi oltremisura di istituzioni per la formazione nel campo del design? Purtroppo oggi in Italia, dopo un recente periodo di espansione dentro l’università pubblica - con punte, peraltro, di grande prestigio anche internazionale-, si rischia che il succulento mercato della didattica del design ritorni riserva esclusiva delle imprese scolastiche private. Le manovre ministeriali, talora benintenzionate ma incaute ed insipienti, talora direttamente malintenzionate, stanno causando grandi guasti. Porre dei vincoli alla moltiplicazione senza regole è buona cosa, ma attraverso un’applicazione puramente astratta e idealistica, e non aderente ai fenomeni, questi vincoli finiscono semplicemente per togliere di mezzo la concorrenza pubblica alle istituzione private.   È inconfutabilmente l’industria della cultura, dell’informazione e della comunicazione a possedere oggi il ruolo traente: è l’immagine guida della nostra cultura e...