Categorie

Elenco articoli con tag:

disegnare

(7 risultati)

Una matita per l'estate / Simonio e Lyndiana

  Simonio era sempre stato un bambino grassoccio. Amava mangiare di tutto. All’epoca in cui visse non si parlava ancora di obesità: anzi il sovrappeso veniva esibito come un trofeo di famiglia. Ma Simonio fin da piccolo aveva dato prova di una certa oltranza in materia. Avrebbe superato tutti i suoi antenati, nella galleria di ciccioni che occupava il corridoio del piano superiore della casa. Il bisnonno che quasi non entrava nel suo gigantesco ritratto. Il nonno che si diceva fosse scoppiato come una cicala dopo un pranzo di dieci ore. Il padre che ogni mese faceva allargare i calzoni del suo guardaroba. In attesa di oltrepassare le glorie famigliari, Simonio si dava da fare cacciandosi in bocca ogni cosa che trovava in giro.   Aiutato dalla sorella Lyndiana, di pochi minuti maggiore di lui. Perché se Simonio era un campione di pesi medi, Lyndiana aspirava alla categoria dei pesi massimi. Eppure erano nati magri come acciughine. Non si sapeva neanche se sarebbero sopravvissuti. La famiglia Bernacotti ogni due generazioni sfornava dei gemelli, neanche un orologio avrebbe fatto di meglio: quindi per prima uscì fuori Lyndiana. Con una gomitata al fratello. Poi Simonio...

Conversazione con Enzo Cucchi / Il primato del segno

La meraviglia provocata da un segno. Così potremmo definire il lavoro dell’artista Enzo Cucchi che nel segno trova la propria ragion d’essere nonché la fonte prima di emozione. Si tratta di un segno che sovente prende la forma di teschio o di fuoco fatuo; talvolta di animale o di creatura umana ingigantita, rimpiccolita, stilizzata, oppure ridotta a specifiche parti anatomiche; altresì di zona d’ombra o di paesaggio collinare privato delle tradizionali coordinate spazio-temporali e pertanto disorientante, onirico. Tuttavia, pur sembrando alludere alla dimensione onirica, il segno di Cucchi non reifica né un sogno junghiano teso a rivelare le leggende collettive dell’umanità, né un sogno freudiano volto a visualizzare l’inconscio individuale di chi lo ha delineato sul foglio o sulla tela. Il segno non è un racconto, né un’illustrazione, né una descrizione: non è sogno, ma tautologicamente solo e soltanto segno. “L’importante è segnare”; “nei segni deve depositarsi qualcosa che ha a che fare con la storia, la responsabilità, l’etica”, afferma l’artista: quel qualcosa è una disciplina (la disciplina dell’arte) che, attraverso le regole dell’armonia, della proporzione e della misura...

L'immaginazione pigra di un attivo disegnatore / Omaggio alla pigrizia di Barthes

Il mio segreto è che non so disegnare e sono pigro. Si tratta di una miscela di qualità che va trattata con una certa cautela ma che può garantire risultati accettabili. Provate a pensarci.  Un Pigro cercherà tutti i modi per realizzare qualcosa senza passare per la formazione canonica: un sistema semplice per avere la probabilità di scoprire qualche nuova tecnica.  La stessa persona è troppo pigra per cercare a lungo qualcosa da copiare: si affrancherà prima dalla “tirannide” dei modelli.  Non avendo talento naturale per il disegno, il Nostro si guarderà bene dall’applicarsi con costanza a un apprendimento faticoso evitando così i rischi di uno stucchevole virtuosismo.  Al contrario cercherà di produrre illustrazioni con il minimo numero di segni, costringendosi in tal modo alla riposante disciplina della sintesi.  Inoltre il dispendio energetico richiesto dissuaderà ben presto il Pigro dal futile proposito di seguire le mode.  Naturalmente, non potendo contare sul talento e su strabilianti mezzi tecnici, sarà costretto ad inventarsi qualcosa perché i suoi disegni possano piacere a qualcuno.  Per fortuna,...

Disegnare

Disegnare, disegnare. Mi prendo cura di me quando disegno davvero. Non quando ho una copertina o un articolo da illustrare. In quel caso applico, metto in pratica, competenze che mi sono procurato. Progetto ed eseguo.     Disegnare davvero, invece, è divagare. Come una passeggiata, ha poco a che vedere col pensiero razionale.     I risultati non sono attesi o predisposti. Neanche ricercati. Ci si muove su un terreno più o meno coltivato, più o meno esplorato, e si aspetta che accada qualcosa.     Il filo che collega la mano e la mente non è la parola. Quando si è stanchi o si ha fame si torna. Anche solo con un filo d'erba tra i denti, un fiore che forse ci meraviglierà una volta seccato, una piccola vertigine… Ma se si è stati fortunati, allora si è provato per un attimo il dolce naufragio di Leopardi.

Tavoli | Gabriella Giandelli

Il tavolo di Gabriella assomiglia un po’ a un suo disegno: molti colori, un’armonia delicata di fondo, un ordine un po’ inconsueto con piccoli dettagli imprevisti qua e là, una bella luce. Qualcosa a cavallo tra il familiare e il leggermente perturbante. Le matite colorate sono organizzate in bicchieri e divise per aree di colore: c’è il bicchiere dei blu, quello dei rossi, quello dei celesti, dei bruni, dei verdi, dei grigi. Non me l’aspettavo, ma è ovvio. Da non disegnatore quale sono, per me le matite si trovano organizzate per colori solo nelle scatole: quando ne escono, si disperdono nel vasto mondo dell’uso… Ma qui c’è evidentemente una logica, un metodo non improvvisato. Le matite sono tutte perfettamente temperate (a destra, in basso, a fianco di un cellulare inaspettatamente arcaico, c’è l’atteso contenitore dei trucioli del temperino – intonato con il colore del libro a destra, e persino con le finestre dell’edificio sulla copertina del libro di Gabriella stessa, subito sotto), e lo sono perché evidentemente non devono farsi aspettare nel momento del...

L’atelier dell’errore

“Yona, what about beauty? Everything is beautiful, you have to have the eye.  (Dogs know this)” Yona Friedman       Da dieci anni, come artista visivo, ho dedicato un atelier ai bambini della Neuropsichiatria Infantile per l’AUSL di Reggio Emilia. Ho iniziato per caso, se mai il caso esistesse, e all’inizio mi sembrava proprio un errore stare lì pomeriggi interi, con loro. E questo è il primo motivo per cui noi siamo l’Atelier dell’Errore. Poi ho scoperto che loro si sentono quasi sempre errori, grazie a noinormali: a scuola, sull’autobus, alle feste di compleanno dove non vengono invitati, mai. E questo è il secondo motivo per cui noi siamo l’Atelier dell’Errore. Ma anche che sull’errore si può costruire un meraviglioso metodo di lavoro per riscattare la facoltà poetica di questi ragazzini. Facoltà sconosciuta a molti, a me per primo. E questo è il terzo motivo per cui noi siamo l’Atelier dell’Errore. Altri motivi ce ne saranno sicuro, ma non ho fretta. Mi hanno addestrato loro all’arte dell’attesa...

Doppiozero riscrive le Fiabe italiane #2

Da lunedì 5 novembre lanciamo sul nostro nuovo canale twitter dedicato alla narrazione seriale (@00SerialTw) un progetto sulle fiabe italiane (#00fiabit). Marco Belpoliti riscrive ogni giorno in 140 caratteri le 100 fiabe italiane (le stesse riprese anche da Italo Calvino), per 100 giorni.   #00fiabeitaliane nasce come il primo format pensato ad hoc per questo canale. La riscrittura quindi seguirà le rigide regole della serialità mediale: 100 fiabe, 100 episodi, una fiaba al giorno per 100 giorni, trasmessa ogni giorno alla stessa ora, con una vera e propria sigla d’apertura e chiusura e qualche sguardo fotografico nei retroscena dell’officina narrativa di Belpoliti, che prima di riscrivere le fiabe le ha disegnate e riassunte su un taccuino. Il progetto è realizzato in collaborazione con Moleskine e U10.     L’idea di riscrivere per twitter le Fiabe italiane è venuta da una conversazione con alcuni amici. Nessun testo del novecento italiano mi sembrava più adatto. Poi c’era il precedente dei fratelli Grimm-Twitter del Goethe Institut italiano. Perciò mi sono messo al...