Alfabeto Pasolini

Categorie

Elenco articoli con tag:

donne

(70 risultati)

Un libro e una mostra / Le architettrici al MAXXI

Da qualche tempo, i riflettori della critica e della cronaca sono puntati sulle protagoniste femminili dell’architettura e del design: su di esse fioriscono mostre, si scrivono libri, si tengono convegni. Neglette e trascurate dalla storia, le donne architetto, o, per meglio dire, le architettrici e le designer stanno facendo parlare di sé. Parrebbe una cosa buona e giusta, e forse lo è, perché finalmente si tributa il dovuto riconoscimento al loro lavoro, ma a me, tutto questo porre l’accento sul côté féminin delle discipline appare ancora una volta divisivo, ghettizzante. Soltanto quando non si dovranno più scrivere libri e allestire mostre sulle donne architetto e sulle donne designer, ma si allestiranno mostre e si scriveranno libri sui protagonisti di queste discipline tout court, senza più alcuna distinzione di genere, sarà raggiunta un'equa normalità. Ma poiché si deve ancora recuperare terreno e far riemergere dall’oblio figure che ancora vi giacciono, nel frattempo conviene scandagliare il terreno della storia, per riconoscerle e farle conoscere riequilibrando così i podî. E dunque, ben vengano libri quali la prima biografia di Lina Bo Bardi di Zeuler Lima (qui su...

Chiara Samugheo: eros e magia

Carla Cerati, Lisetta Carmi, Letizia Battaglia, Gabriella Mercadini, Inge Morath, Marilyn Silverstone, Ruth Orkin, Ida Wyman: questa lista di nomi, che potrebbe facilmente essere allungata, è fatta di donne fotoreporter nate a cavallo degli anni Venti e Trenta e che hanno operato nel secondo dopoguerra. Non sono riconducibili ad un’idea collettiva e neanche ad un qualche movimento culturale, sono donne che, in piena autonomia e singolarmente, sono riuscite, tutte insieme e ciascuna con la propria voce, a documentare il passaggio che ben si può definire epocale dalla società della produzione a quella del consumo. Questa generazione di fotografe, già matura negli anni della contestazione e della consapevolezza femminista, si è arresa solo davanti alla inesorabile legge del tempo. Due anni or sono ci ha lasciati Grace Robertson, a giugno dello scorso anno Giulia Niccolai, circa un mese fa Sabine Weiss e pochi giorni or sono Chiara Samugheo. Nomi di professioniste che non solo hanno firmato servizi per le testate più importanti della loro generazione, ma che spesso hanno preceduto analoghe esperienze dei loro colleghi maschi.    Giulia Niccolai, ad esempio, nel 1954 si reca...

Risposta a Francesca Serra / La crisi dell'autorità culturale

Se andate a una cena di farmacisti, vi sembrerà che le farmacie siano il problema dell’umanità. Ed è naturale: la lingua batte dove il dente duole. Analogamente se parlate con una femminista, tutti i problemi dell’umanità sembrano quelli delle donne. Perché, se lo si guarda attraverso delle lenti verdi, il mondo apparirà inevitabilmente verde. Anzi, in questo caso, rosa. Non che le donne – e i maschietti di conseguenza – di problemi non ne abbiano, ma vivaddio ci sono anche tante altre cose tra la terra e il cielo.  Recensendo il mio libro Abbiamo ancora bisogno degli intellettuali? La crisi dell’autorità culturale (Cortina), Francesca Serra mi rimprovera di non avere preso in considerazione le – come si dice? – «intellettualesse», insomma le intellettuali donne. Mi sono detto: ci risiamo con le questioni terminologiche. Il mio peccato sarebbe di essermi occupato solo degli intellettuali maschi. Faccio rispettosamente notare che ho parlato degli intellettuali usando il maschile come lo si userebbe dicendo homo sapiens. Che ci sia bisogno anche qui di qualche integrazione politically correct fa cascare le braccia? Non pensavo a uomini o donne in particolare, ma a una funzione...

25 settembre 1952 - 15 dicembre 2021 / bell hooks: l’arte sottile di trasgredire

“Quando ho letto Cime tempestose, da ragazzina della classe operaia che lottava per trovare se stessa, da emarginata, ho sentito che Heathcliff ero io. Per me era il simbolo di una specie di razza nera: era un emarginato, non gli era permesso stare al centro delle cose. Ho trasposto il dramma di vivere nel Sud dell'apartheid nel mondo di Cime tempestose e mi sono sentita in armonia con quei personaggi.”   È bell hooks, mancata il 15 dicembre scorso, a raccontarlo in una conversazione del 1998 con la scrittrice africana-americana Maya Angelou, per poi aggiungere: “Sono così turbata quando le mie studentesse si comportano come se leggessero solo donne, o gli studenti neri come se potessero leggere solo neri, o gli studenti bianchi identificarsi solo con uno scrittore bianco. Sono convinta che la cosa peggiore che ci può capitare è perdere di vista il potere dell’empatia e della compassione”.   Per hooks questa indisponibilità a identificarsi con il presunto altro da sé senza chiedersi chi abbia stabilito quell’alterità, in base a quali interessi e con quali reciproche perdite, è un’enorme e pericolosa lacuna dell’immaginazione, una disfatta del pensiero critico, forse...

Un libro di Carlotta Vagnoli / "Maledetta sfortuna". La violenza di genere

Negli ultimi anni i femminicidi sono stati: 132 nel 2017, 141 nel 2018, 111 nel 2019, 112 nel 2020 e nei primissimi mesi del 2021 erano già 38. Sono dati ufficiali riportati dall’interessantissimo libro di Carlotta Vagnoli, Maledetta sfortuna, Fabbri editori, [agosto] 2021, ma ristampato più volte, e ne ricavo che negli ultimi tre anni i femminicidi hanno avuto una leggera flessione. Eh, no! Le cronache riportano che, in coincidenza con l’epidemia di Covid 19, sono aumentate di molto le violenze domestiche, certamente a causa della maggiore durata della convivenza di coppia sotto lo stesso tetto. Una domanda che l’autrice si fa: e i maschicidi? E constata che la parola “maschicidio” non esiste. Perché? Esistono certamente, come riportano le cronache, degli omicidi compiuti da donne, ma certo alcuni sono per legittima difesa, e comunque il loro numero è di gran lunga inferiore al numero dei primi. Mi chiedo: ma nel numero dei femminicidi sono compresi gli omicidi-suicidi? Certamente no, e altrettanto certamente, qualunque ne siano le ragioni, in questi casi suppongo che sia maggiore il numero di quelli compiuti da uomini che non da donne.   Sono riflessioni queste che, come ho...

Una storia ancora da raccontare / Le donne delle avanguardie

C’è una rinnovata attenzione per le storie delle donne, evidente nel numero crescente di pubblicazioni che ruotano attorno a figure femminili più o meno note. Grazie all’apporto fondamentale del femminismo e ai women's studies, che negli anni hanno posto al centro del discorso l’autonarrazione delle donne, oggi sono visibili i frutti di un lavoro tenace e continuativo che ha riportato nella storia ufficiale vicende ingiustamente trascurate, restituendoci la ricchezza del lavoro di scienziate, pensatrici, politiche e artiste. Le ricerche della studiosa e collezionista Claudia Salaris si collocano in questo percorso: da tempo impegnata in una paziente opera di recupero delle vicende delle artiste coinvolte nelle sperimentazioni del futurismo, torna con un volume intitolato Donne d’avanguardia, edito da Il Mulino, nel quale traccia i ritratti di circa trenta figure che hanno animato i decenni corsari dell’avanguardia, attraverso documenti e testimonianze, spesso di prima mano.    Le donne evocate da Salaris (per lo più italiane ma non solo) hanno dei tratti comuni, pur nella loro specificità: anticonformismo, indipendenza, dedizione totale al progetto artistico,...

Storia d'Italia attraverso i sentimenti (14) / Una volta c’era il pudore

Una volta c’era il pudore. Una volta i sentimenti scorrevano sotterranei, trattenuti da alti argini, talvolta soffocati nel silenzio. E questo, forse, li rendeva più acuti, più sofferti. Forse. Poi, gli argini del pudore si sono rotti, i sentimenti sono tracimati, trascinando nella loro corrente una lunga scia di parole. Così l’indiscrezione ha sostituito il pudore; al silenzio ha fatto seguito la verbosità. Quando è accaduto? Probabilmente quando il sentimento della sopravvivenza, che aveva fagocitato gli anni della guerra e, subito dopo, la dura ricostruzione, ha attenuato la sua morsa alleggerendo il cuore. Allora si cominciano a sentire altre voci. I sentimenti prendono la parola. E si fa spazio quello che qualche anno più tardi verrà chiamato il privato.   Ma c’è un primo passo da fare: perforare la pietra dura di un silenzio spesso, stratificato, cominciando ad ascoltare le parole delle donne, che, più di altri, quel silenzio hanno subito. Anna Garofalo, giornalista d’ispirazione liberale, compie questo primo passo: “Siamo alle prese, scrive, con la necessità di dare un assetto meno provvisorio, meno scucito, alle nostre vite, bisogna mettere insieme i brandelli,...

Cinque storie vere / Silvia Ferreri, Le cose giuste

All’inizio di questo luglio strano, afoso e temporalesco, mi sono imbattuta in un libro interessante, Le cose giuste, di Silvia Ferreri. Un’opera breve e sensibile, con un taglio marcatamente femminile. Le cose giuste è composto da cinque racconti, che narrano storie vere, che hanno come protagoniste cinque donne diverse ma in parte simili tra loro. Potremmo definirlo un lavoro di reportage dal momento che la Ferreri, che non a caso nasce come giornalista, ha investito moltissimo tempo in telefonate, incontri, mail e videochiamate per confrontarsi con le protagoniste dei suoi racconti. Le ha conosciute e frequentate, hanno scavato insieme in ricordi e riflessioni. Un lavoro immersivo, sicuramente doloroso per le intervistate, che diventano coautrici del libro mettendo coraggiosamente il proprio vissuto al servizio della narrazione. Le cinque protagoniste hanno alle spalle storie difficili, si ritrovano di fronte a dilemmi etici rispetto ai quali è complesso prendere delle decisioni. Si scontrano con situazioni estreme con cui tutti in qualche modo potremmo venire a contatto, ma che ci sembrano totalmente insolite e lontane dal nostro routinario vissuto quotidiano.   Marisa ed...

Non recensiti / Gabriele Basilico, Bambole in bianco e nero

Chissà cosa intendeva esattamente Basilico quando paragonava i suoi non frequenti ritratti alla fotografia industriale, che come è noto gli era più familiare. C’è architettura in una fabbrica, certo, in un insieme di fabbriche, in una strada industriale, in un silos, in un magazzino, ma c’è anche nel corpo di una persona. Si notano strutture comuni – una fabbrica ha un tetto, uno scheletro di travi, gli esseri umani due gambe e due braccia – ma anche la loro unicità irripetibile, data dall’uso, dal tempo, dalle esperienze vissute. Mentre le fabbriche ci raccontano la vita di chi le ha vissute senza che uomini e donne appaiano più, come in un ciclo concluso in cui la fabbrica stessa diventa rifiuto industriale, le foto raccolte in questo prezioso libro che il fotografo aveva intitolato Non recensiti (Humboldt Books, 2021) appaiono creature periferiche, lontane nel tempo, gli anni 70, ma lontane anche da quel che è venuto dopo. Avviene tutto per caso: Basilico, incuriosito da un teatrino di provincia, chiede di fotografare gli artisti anche nei loro camerini, e tutti sorprendentemente accettano. Sono gli ultimi residui del dopoguerra, quel teatrino popolare e sboccacciato che in...

Settantacinque anni / Le madri della Costituzione

Mettere insieme una costituzione è un compito serio e importante. La costituzione è una delle istituzioni essenziali dello stato moderno, quella che lo costituisce, appunto, che presenta le condizioni necessarie per il suo esserci, il suo stare. Ora stare, stato, istituzione e costituzione fanno parte, insieme a molte altre parole, della famiglia di termini legati all’idea di stabilità e derivati dal verbo greco ἵστημι, hístemi, stare, stare in piedi, tenersi eretti. E già ci rendiamo conto che verticalità e stabilità non sono ritenute faccende da donne, le quali sono sempre un po’ inclinate, di sbieco, e comunque instabili e volubili e mutanti d’accento e di pensier.  Anche fondare uno stato, o anche una semplice città, è una attività importante, seria e costitutiva. Siamo sempre all’interno della famiglia delle idee e delle parole solide, giacché fondare vuol dire poggiare una costruzione sul fondo stabile di un terreno scavato, per esempio dall’aratro di Romolo. Anche fondare uno stato o una città non è faccenda di donne e infatti di donne fondatrici non ce ne sono a parte la famosa Didone che fondò, grazie all’astuzia della pelle di toro, la città di Cartagine. Sì, però...

1871 - 2021: centocinquant'anni / Le Comunarde di Parigi

“Agiscono in coro, con voci singole”. Con questa semplice frase Federica Castelli trova il modo di sintetizzare con icastica efficacia la pluralità delle pratiche ribelli e sovversive che le donne di Parigi mettono in atto durante l’esperienza, prima esaltante e poi tragica, della Comune. Lo fa in un saggio, non voluminoso ma denso di concetti, intitolato Comunarde. Storie di donne sulle barricate (Armillaria, aprile 2021). A differenza di altre ricorrenze storiche, il centocinquantesimo anniversario della Comune, almeno qui in Italia, non ha suscitato il clamore o il dibattito pubblico che probabilmente avrebbe meritato, se si fa eccezione per qualche editoriale di spessore e qualche accorato appello a scorgere l’attualità di un fatto storico d’indubbia forza dirompente. In questo senso il lavoro di Federica Castelli colma, almeno parzialmente, un vuoto e lo fa adottando un punto di vista non consueto. La ricerca offre una chiave di lettura esplicitamente orientata in chiave femminista dei ruoli di genere all’interno dell’esperienza comunarda.    Giù dal piedistallo   Il libro evita con lucidità il rischio di soffermarsi solo su alcune biografie esemplari che...

Mario Scarpati, Fausto Pirandello e Renato Guttuso / Fotomontaggi per la pandemia

Elsa Fonda, scrittrice e commediografa triestina, nonché ex annunciatrice Rai, ha raccolto quarant’anni di fotomontaggi del marito Mario Scarpati, pittore napoletano nonché grande incisore. La tecnica di quest’ultimo rispecchia la pluralità del reale, i mutamenti degli spazi e dei tempi nella successione, in questo caso nella contiguità, di immagini diverse. Sono collages di frammenti caotici, nati da un minuzioso lavorio di taglia/cuci con forbici e colla. Allo stesso modo con cui si dà vita a una pellicola filmica, si utilizzano fotografie e manifesti ritoccati e ridisegnati con interventi ulteriori di inchiostri e pennarelli. Lo si sfoglia, il libro, e si avverte da subito un rabbioso disincanto riguardo al mondo, e insieme un’incertezza tra la rinuncia (acuita oggi dal virus) a sperare nella salvezza e la voglia, la necessità di continuare a sperare. Attraverso una serie di puzzle in apparenza ludici ci scorre davanti una storia d’Italia infelice e gaudente, un’antologia di orrori tra mafie, stragi impunite, catastrofi innaturali, ossia determinate dal malcostume e dall’incuria.   Ne esce, specie nei fotomontaggi datati alla fine del secondo millennio, una sorta di...

Matriarcato / Il primato delle donne e il mito dei Mosuo

Mi ha colpito una pubblicità RAI per l’8 marzo 2021, festa delle donne. Proponeva lo slogan: “Un futuro egualitario è un futuro al femminile”. Era un modo per dire in maniera abbastanza esplicita che si vorrebbe un futuro (egualitario) sognato dalla sinistra a predominanza femminile. Le donne realizzerebbero finalmente la società egualitaria. Non eguaglianza solo tra uomini e donne, quindi, ma eguaglianza un po’ in tutto. In effetti “la giornata delle donne” fu un’iniziativa del partito socialista americano che risale al 1909. Questa festa insomma conserva un marchio di sinistra rivoluzionaria. (E non è un caso che in alcuni paesi ex-sovietici – come Russia e Ucraina – molti vorrebbero abolirla perché ricorda il passato sovietico.)   Da qualche tempo a questa parte si diffonde una teoria precisa, secondo la quale il sesso femminile è superiore a quello maschile. Anche se la natura di questa superiorità resta per lo più tema dibattuto. Quindi sarebbe meglio se le nostre società fossero dirette da donne piuttosto che da uomini. Sottolineo che si tratta di un pronunciamento soprattutto maschile; certamente anche molte donne lo condividono, anche se non possono dirlo...

Un romanzo di Slavenka Drakulić / Dora Maar: la mia vita con Picasso

Sorriderebbe compiaciuto il Dottor S. della Coscienza di Zeno. Se venisse a scoprire che il suo sbeffeggiato suggerimento elargito a Zeno Cosini (“Scriva! Scriva! Vedrà come arriverà a vedersi intero”) ha trovato terreno fertile nella letteratura del terzo millennio. Non tanto per sfornare esempi di autoanalisi a uso terapeutico, come proponeva il medico raccontato “con parole poco lusinghiere” da Italo Svevo, ma piuttosto per immaginare autobiografie apocrife. Romanzi, insomma, capaci di mettere a fuoco personaggi del passato mai raccontati in piena luce. Perché rimasti intrappolati nella penombra delle loro vite.   Proprio lì, in mezzo a quella folla di volti anonimi, Slavenka Drakulić ama cercare le sue storie. Vicende di donne, passaggi terrestri di figure femminili rimaste sempre un passo indietro. Vite di mogli e compagne di artisti, di scienziati famosi, che sono transitate sul palcoscenico della Storia come se qualcuno camminasse sopra il loro corpo con degli scarponi chiodati. Ascoltando le parole di Frida Kahlo (“Le cicatrici sono aperture attraverso le quali un essere entra nella solitudine dell’altro”), Slavenka Drakulić, la scrittrice nata a Rijeka-Fiume in...

Controparola / Donne al futuro

Da quando ho scoperto che nella grammatica esistono termini marcati e termini non marcati – me li ha spiegati un illustre linguista amico di tastiera – non dico che non dormo di notte ma quasi. I termini non marcati, se ho capito bene, sono dominanti e includenti: per esempio il termine «giorno», che comprende il giorno e la notte; notte invece è un termine marcato, giacché designa soltanto il tempo dell’oscurità. Non marcato è uomo (ci avviciniamo al tema) in quanto comprende se stesso e anche la donna, la quale invece, guardacaso, è marcata quale «soltanto» donna.   Dovevo ripensare a questa disparità grammaticale nel leggere Donne al futuro, raccolta di saggi di donne che parlano «soltanto» di altre donne, uscito per il Mulino a cura delle amiche di Controparola. Si tratta di un gruppo di scrittrici e giornaliste, nato nel 1992 per iniziativa di Dacia Maraini, che ha pubblicato diversi libri sulle donne tra i quali Donne del Risorgimento, Donne nella Grande Guerra, nella Repubblica, nel Sessantotto e ora al futuro. Sono Paola Cioni, Eliana Di Caro, Paola Gaglianone, Dina Lauricella, Lia Levi, Dacia Maraini, Cristiana Palazzoni, Maria Serena Palieri, Valeria Papitto, Linda...

Parlare davanti al mare / Otto marzo

Le donne dovrebbero sempre esercitarsi a parlare in riva al mare. C’è un aneddoto che a me, come credo a tanti, è rimasto impresso dal liceo. L’aneddoto riguarda Demostene, il grande oratore greco: si racconta che fosse balbuziente, e che avesse una voce non particolarmente stentorea, motivo per cui era solito declamare le sue orazioni sulla spiaggia, per esercitarsi a vincere con la voce il clamore delle onde. Ecco, le donne, per farsi sentire, dovrebbero fare come Demostene. Non perché siano balbuzienti, affatto, non lo sono mai state. Ma perché le donne, per parlare, devono sovrastare due rumori: quello dei cavalloni patriarcali, e quello della risacca del lamento. Tra i due, i primi sono i più facili da vedere, sebbene siano forse i più difficili da sovrastare. Fanno un gran rumore, specialmente quando s’infrangono, e sono tanto più potenti quanto più si originano lontano dalla costa – e questo è il nostro caso, dato che il modello di civiltà patriarcale ha origini antiche, e in virtù di queste è consolidato, tramandato, interiorizzato, istituzionalizzato. Però, la scienza ci insegna, cavalloni del genere si riconoscono perché sono sempre anticipati da un ritiro anomalo delle...

Donne e sacerdozio / Sebben che siamo donne...

Cominciava così una vecchia canzone in cui le donne, mondine o contadine prima ancora che proletarie, a fianco dei loro compagni a vario titolo inneggiavano alla fondazione della lega dei lavoratori, proclamando con orgoglio: sebben che siamo donne paura non abbiamo, abbiam delle belle buone lingue e ben ci difendiamo. Ci si trovava allora all'interno di quel contesto vernacolare che tanto piaceva a Ivan Illich, in cui la separazione netta dei ruoli e delle competenze tra maschi e femmine garantiva a queste ultime una certa dignità, un minimo di potere, piccolo e circoscritto, purché mantenessero sempre un rispetto formale, soprattutto in pubblico, per il ruolo degli uomini maschi. «Nel regno del genere – scriveva Illich, intendendo con esso sostanzialmente l'età pre-industriale che preferiva chiamare epoca vernacolare appunto – uomini e donne sono collettivamente interdipendenti; e questa dipendenza reciproca pone limiti alla lotta, allo sfruttamento e alla disfatta… La cultura vernacolare è una tregua, a volte crudele, tra i generi» (Ivan Illich, Genere, Neri Pozza).   Lentamente le cose cambiano, e sono cambiate anche grazie alle donne che cantavano con coraggio quelle...

Diario 4 / All’improvviso questa immane stanchezza

All'improvviso questa immane stanchezza. Nonostante il 25 aprile, nonostante la primavera tiepida che riempie di foglie verdi gli alberi nei viali, nei cortili, nella macchia dei giardini pubblici visti da lontano, nonostante le giornate che si allungano morbidamente. Ci siamo rinchiusi quando per uscire ci voleva il cappotto, i rami erano spogli, faceva notte alle sei. Ora è tutto un cinguettio, un'alba anticipata, un volo di storni al tramonto. Nelle vetrine dei negozi sono rimasti i saldi invernali, erano già gli ultimi residui, capi improbabili tirati fuori da magazzini che sembravano già di trent'anni fa anche al naturale, corsi e ricorsi della moda, ma ora, immobilizzati in centro a Milano, sono uguali a certa archeologia urbana di aree disperse (le mercerie con i bottoni anni settanta, le bacheche di partiti di sinistra spazzati via da decenni, le cartoline ritoccate a mano che ancora incontri in certi paesi dell'interno dell'Abruzzo), a certi negozi danneggiati dal terremoto e mai più riaperti, in centro Italia. Deve essere la settimana in cui si lavora alla riapertura e infatti un bar qui vicino ha messo fuori spazzoloni, igienizzante, vernice, per rinfrescare il grosso...

Letteratura, flash mob e studi critici su identità e violenza di genere / Non siamo mai stati femministi

“Com’è la casa dei tuoi sogni, bambina?”, “È tutta bianca e rosa!” Una famosa immobiliare ci ha bombardato per mesi, se non per anni, con questo spot in cui tutte le stereotipie di genere venivano confermate all’ennesima potenza. In questo periodo si vede continuamente, nella televisione cosiddetta generalista, lo spot di una marca di cioccolata italiana in cui bambino e papà, sullo sfondo, sono chini sui quaderni di scuola mentre la mamma, in edonistica solitudine, sgranocchia la sua tavoletta. Per non parlare della fastidiosa denominazione che viene data alle ragazze che coadiuvano Flavio Insinna nel popolare gioco a quiz L’eredità, tutte le sere su Rai Uno. Al gruppetto di giovanissime donne, selezionate chiaramente in base all’avvenenza, è dato come unico compito quello di leggere brevi schede che spiegano il senso di alcune risposte. Ma il format prevede per loro, come spesso sottolineato vivacemente dal conduttore, la definizione di “professoresse”, etichetta che forse gli autori trovano spiritosa e ironica ma che non è altro che la trita riproduzione di un cliché odioso: la donna, specie se giovane e bella, non deve dimostrare nessuna competenza reale e, se messa a contatto...

Giorno 20 / Rivoltante

“Tornate a casa dalla mamma, ragazze! Mungete le mucche, fate il pane! Non sapete che è pericoloso conquistare una città?”. È così che alle Rivoltanti viene risposto una volta giunte all’ingresso della Città di Smeraldo. Lyman Frank Baum sceglie per questo esercito di donne un nome che in sé contiene l’elemento rivoluzionario, ma qui si ferma perché il resto della storia è solo un continuo screditare quel protagonismo al femminile che traspare da questo passaggio e dalla sua protagonista, il generale Jinjur. È lei a capo dell’esercito delle Rivoltanti, un movimento di donne che decide di spodestare il Re Spaventapasseri, succeduto al Grande e Potente OZ, e di ribaltare una città fino ad allora governata solo da uomini. Baum, scrittore di inizio Novecento, è un attento osservatore della società che lo circonda. Le richieste di parità uomo-donna stavano già circolando nell’ambiente americano cui apparteneva e sempre più si stavano facendo insistenti le richieste del movimento delle suffragette che, al termine della Prima Guerra Mondiale e all’indomani della scomparsa dello scrittore, otterranno il suffragio universale. La rivoluzione al femminile di OZ si presenta fatta di...

Camera, Torino / Wo | Man Ray

Di mostre su Man Ray se ne sono viste molte, anche recentemente, quindi plaudiamo alla bella idea che rende originale e anche questa volta non ripetitiva l’esposizione, Wo | Man Ray, a Camera, Torino (fino al 19 gennaio 2020): l’Uomo Raggio e le sue Donne Raggio, il Fotografo e le sue Donne, non solo modelle ma soprattutto assistenti e allieve. L’idea non è scontata, non è pettegola o furba, come certe biografie in cui di un artista si raccontano solo le avventure e relazioni amorose come un brutto romanzo d’appendice, ma perché qui il rapporto è valorizzato nei suoi apporti all’arte, alla fotografia. Dell’uomo infatti, delle sue vicende si dice solo quel che serve e che non mortifica né lui né la donna, mentre al contrario ecco che proprio della donna viene ad emergere il ruolo attivo, interattivo, creativo. Anche della modella, aspetto a cui si pensa solitamente poco.     Così Kiki de Montarnasse, la prima in ordine cronologico, Man Ray appena sbarcato a Parigi dagli Stati Uniti nel 1921, diventa una cocreatrice con il Fotografo. Mettiamo l’iniziale maiuscola perché qui si vede bene che Man Ray si autoritrae sempre come fotografo, più che come individuo, insieme all’...

Il colore viola / Purple is the old black

«Secondo me Dio s’incazza se passi davanti al colore viola in un campo qualunque e non ci fai caso.»    Siamo a pagina 244 della nuova edizione italiana (traduzione di Andreina Lombardi Bom, Edizioni SUR, ottobre 2019) di Il colore viola, il romanzo con cui la scrittrice africana-americana Alice Walker vinse il premio Pulitzer e il National Book Award nel 1983. Non c’è pagina, digitale o a stampa, che ancor oggi non si senta in dovere di sottolineare che è la prima ‘donna di colore’ a conseguirli entrambi. Un primato o forse, più subdolamente, un fenomeno mirabile, nel senso etimologico del destare inesausta meraviglia. Come quando, nel 1993, il Nobel andò all’altrettanto ‘di colore’ Toni Morrison, autrice di romanzi spartiacque come L’occhio più blu (1970) e Canto di Solomon (1977), ignorati dai più anche in terra nordamericana.        Il ‘viola’ che colora questo doloroso e via via sempre più furente romanzo epistolare è la tinta di una duplice ‘invisibilità’, quella della razza e quella del sesso: nera e donna, un non-luogo a esistere. Per Celie, autrice delle lettere e protagonista dell’opera, la ‘linea del colore’ ha spaccato in due la società...

Cile, Turchia e oltre / La guerra contro le donne. Ultime notizie

In Cile   Riceviamo un medium vocale:   “Desidero inviarvi questo comunicato che spiega la situazione in Cile, che non stanno comunicando nei mezzi di comunicazione ufficiale: i militari, a Santiago, senza controllo, hanno sparato a civili, a giovani manifestanti. In maniera illegale, stanno torturando diverse persone, in luoghi provvisori, nelle stazioni metropolitane che sono state attaccate e incendiate. Sono scomparse molte persone, sono state violentate donne, senza controllo. È una cosa programmata dal governo per mettere in ginocchio questo paese… i disordini sono stati fatti da professionisti, organizzati dal governo. C’è un programma forte di prova, su una nazione come il Cile, che ha enormi risorse ed è in pieno sviluppo, per mettere in ginocchio il popolo, ma il popolo non si ferma. Questo audio lo invio perché i mezzi di comunicazione non lo stanno dicendo, stanno continuando a sparare addosso ai civili, stanno continuando a torturare persone, a violentare donne. Vi chiedo con tutto il cuore, di continuare a comunicare la verità”.    Una voce di donna ci giunge da un network di psicologi, è una psicologa che lavora in Cile. Mentre scrive, assiste a...

Ece Temelkuran, Soffiano sui nodi

Chi sono le donne che soffiano sui nodi? Da Lilith a Didone, dalle sirene a Circe, da Medea alle streghe e allo splendido personaggio dell’Arte della Gioia di Goliarda Sapienza, Modesta, da Cibele a Fatima e a Kahina: le donne che soffiano sui nodi sono le Maghe, direbbe forse Cortázar. Lilith, figura proveniente dal mondo babilonese e mesopotamico, nella Bibbia fu la prima moglie di Adamo e venne ripudiata e cacciata per essersi rifiutata di sottomettersi all’Uomo. Da allora è un demone, una tempesta.  Cibele, o Madre Idea, è la divinità anatolica della natura, di animali e luoghi selvatici, creatrice e distruttrice. Didone fu la sovrana di Tiro e poi, grazie a un acuto artificio, divenne regina di Cartagine e ne fece una delle più importanti città del Mediterraneo. Kahina, che in arabo significa maga, sacerdotessa e indovina, fu regina di diverse tribù berbere ebraiche e cristiane.    Tutte rimandano a un unico archetipo che si incarna in mille figure e tradizioni diverse – sono le donne che “praticano sortilegi”, che conoscono e usano i segreti di un certo arcano potere dell’energia femminile e ne fanno arma di libertà e arpione verso l’“arte della gioia” – e...