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Eroe

(22 risultati)

Byron e Foscolo / Splendore e miseria dell’Eroe Romantico

Ci sono libri che non si limitano ad avere un valore singolare ma, letti accanto ad altri libri, assumono un significato ulteriore: il loro rapporto permette talvolta di rendere leggibile un fenomeno altrimenti invisibile. Credo sia questo il caso di due libri usciti in questi ultimi mesi: Un vaso d’alabastro illuminato dall’interno, di George Byron (Adelphi) e Forsennatamente. Mr. Foscolo, di Luigi Guarnieri (Nave di Teseo). Il primo è la pubblicazione dei diari di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico inglese; il secondo la ricostruzione biografica degli anni londinesi di quello che rimane tuttora il più importante poeta romantico italiano. Due libri che presentano delle tangenze importanti, e soprattutto muovono in un orizzonte comune. I referti byroniani sono lampi d’introspezione, scrupolosi regesti di un’esperienza umana abitata da fortissimi trasalimenti e altrettanto abissali depressioni. All’età in cui scrive i suoi diari – dai ventitré ai ventinove anni – Byron è già il poeta noto in tutto il mondo per i suoi scandali – amori illeciti, duelli, fughe improvvise, truffe, clandestinità – e non è lontano dalla morte in Grecia che ne avrebbe celebrato l’...

Bayerische Staatsoper, Monaco di Baviera / Tannhäuser secondo Romeo Castellucci

Lo ying e lo yang, l’attivo e il passivo, la materia e la forma, la stanzialità e il nomadismo, la famiglia e la collettività, in una parola il femminile e il maschile: le cosmologie tradizionali o junghiane hanno sempre promosso una certa forma di sessualizzazione fondamentale della propria idea di universo. Il femminile e il maschile sarebbero qualcosa di ben più radicato della semplice differenza anatomica della sessualità umana: sarebbero a tutti gli effetti dei principi primi ontologici che presiedono alla divisione dell’universo. È stato Lacan a dire che invece non esistono delle essenze fondamentali di ciò che è femminile e di ciò che è maschile: qualcosa che gli esseri umani dovrebbero riequilibrare. Il godimento della sessualità è uno solo, non ve n’è una tipologia femminile e una maschile che debbano incontrarsi e bilanciarsi l’una con l’altra. La libido è di un tipo solo per tutti i sessi perché la sessualità non è la mediazione/incontro di due essenze, ma è un taglio che separa e disequilibra i corpi da se stessi e non v’è alcun modo di ritornare a un pacificazione originaria. O per meglio dire, la sessualità non ha essenza perché è il nome di ciò che impedisce a ogni...

Working class hero: Maurizio Sarri

Nel 1970 John Lennon cantava “a working class hero is something to be”, un brano che, tra le tante critiche e interpretazioni, è sostanzialmente un inno dei lavoratori, uno sprone a non fare intrappolare le aspirazioni nelle catene dei condizionamenti sociali. Bisogna essere un vero eroe dei lavoratori per scalare la piramide del calcio italiano senza aver percorso l'iter canonico e giungere alla vetta nella squadra della propria città natale, Napoli, per cui tifava da bambino, scalzando nomi risonanti e sostituendo il re di coppe Rafa Benitez. È la storia di Maurizio Sarri, figlio di operai, cresciuto a Figline Valdarno, ex calciatore dilettante ed ex bancario, che ha rinunciato a posto e stipendio fisso per allenare squadre di calcio, partendo dal gradino più basso, dalle categorie del campionato dilettantistico.   Parlare di un eroe dei lavoratori nel calcio può sembrare paradossale, soprattutto negli ultimi tempi in cui anche le famiglie più danarose d'Italia si tirano indietro dinanzi ai petroldollari e a calciatori che guadagnano trenta euro al minuto, ma la carriera di Sarri dimostra che a volte, perfino...

Virgilio e lo sguardo migrante di Enea

Un mio amico, cultore non professionale del latino, mi ha confessato un giorno che lui le Egloghe di Virgilio, sì, le Bucoliche insomma, la ben nota opera prima virgiliana, le aveva lette anche varie volte di seguito, ma senza mai riuscire a ricordarsi né la trama né lo svolgimento preciso di quegli esili dialoghi.   Teneva a mente solo che si trattava di personaggi evanescenti, puri nomi interscambiabili: pastori poco plausibili e ancor meno probabili contadini che si muovevano in un paesaggio immaginario. Si era sempre chiesto, quel mio amico, perché mai proprio l'Arcadia, brulla contrada greca, fosse stata scelta da Virgilio per diventare una terra dell'anima, un paesaggio spirituale.   Comunque nemmeno lui, il mio amico difficile, riusciva a sottrarsi al fascino di versi come questi: "e già dai casolari lontani il fumo si leva/ più scure si addensano le ombre, dai monti" (et iam summa procul villarum culmina fumant/maioresque cadunt altis de montibus umbrae) che custodiscono intatto il mistero della sera.   O questi altri, sul "dono del canto" modulato sul "sibilo del vento che...

Rihani. Il libro di Khalid

È raro che un libro ripescato dal passato sia così incisivo sul presente, e forse, sul futuro come Il libro di Khalid di Ameen Rihani (Mesogea, 2014). L'autore era un siro-libanese che fece la spola tra patria mediorientale e Stati Uniti; il libro, tra i primi romanzi arabi e primo scritto in lingua inglese, fu pubblicato a New York nel 1911. In buona parte autobiografico il protagonista emigra con l'amico Shakib in cerca di fortuna e di esperienze nel nuovo mondo.   Stabilitosi nell'allora fiorente Little Syria sarà ambulante, bohémien, carcerato formando se stesso nel confronto con l'occidente, tema oggi scottante su cui il romanzo offre interessanti spunti. L'impatto a Ellis Island non è di certo dei più felici (“Proprio perché siamo nella patria dei pari diritti e della libertà, saremmo legittimati a pretendere dagli altri la cortesia e la decenza che noi, invece, non siamo tenuti a mostrare, o non conosciamo affatto”), cosicché i dubbi assilleranno costantemente Khalid (“Sei sicuro che viviamo meglio qui?”).   Non si trovano tuttavia preclusioni identitarie...

Bob Wilson. Odyssey

Un poema epico antico, un regista americano, un drammaturgo inglese e una compagnia di attori greci. Gli ingredienti della ricetta Odyssey paiono, almeno sulla carta, piuttosto contraddittori e dissonanti.   L’esito della coproduzione tra il Piccolo e il Teatro Nazionale di Atene è invece uno spettacolo armonioso e unitario: Bob Wilson si mostra capace di amalgamare e fondere ogni aspetto, trasformando in punti di forza tutti i potenziali limiti. Primo tra tutti, una lingua largamente ignorata come il greco moderno: non pochi spettatori storcono il naso all’idea di dover seguire tre ore di spettacolo con uno sguardo costante ai sovratitoli. Eppure il suono delle voci avvolge il pubblico con dolcezza, i noti nomi odissiaci acquisiscono una sonorità misteriosa e arcaica, e l’ascolto di una lingua sconosciuta non pare più così ostico. Forse non è dettaglio privo di importanza che il greco sia estraneo anche allo stesso regista: Wilson sembra dirigere la straordinaria squadra di interpreti come un’orchestra, puntando tutto sulla musicalità delle voci. La musica è del resto contributo non secondario all...

Castellucci a Berlino: il terrorismo della bellezza

Il Festival internazionale per la nuova drammaturgia (Find) della Schaubühne di Berlino propone per l’edizione 2013 creazioni provenienti dai “paesi della crisi”, molte delle quali caratterizzate da uno sguardo politico sulla contemporaneità.  Per l’Italia viene presentata l’ultima ispirazione di Romeo Castellucci, Hyperion. Briefe eines terroristen, liberamente tratta dall’Hyperion di Hölderlin, un testo altamente poetico e difficile per un pubblico odierno, che non fu compreso neanche alla sua pubblicazione nel 1797. Dopo Four Season’s Restaurant (2012), ispirato al dramma La morte di Empedocle dello stesso autore, questa volta Castellucci si confronta con un’opera non teatrale, di cui porta in scena solo pochi frammenti, talmente lirici da sembrare poesia più che prosa; la storia e i personaggi del romanzo non sono riconoscibili, per la maggior parte lo spettatore si trova davanti a immagini senza parole, alcune freddamente concettuali, altre di forte impatto emotivo.   Hyperion è un romanzo epistolare, in cui vengono narrate le memorie di un giovane greco di fine Settecento. Nelle...

Il glamour degli dèi e degli eroi

L’aspetto eroico e mitologico delle figure nella pubblicità di moda in bianco e nero deriva da una visione grafica della scultura antica, dalla furiosa lotta tra divinità e Titani, tra Centauri e Lapiti illuminata dalla luce delle fiaccole, che “rende più nette le ombre [e] fa apparire più chiare le parti illuminate”. La consuetudine di visitare i musei romani di notte, con l’ausilio delle torce, è testimoniata da Goethe, grande estimatore dell’opera grafica di Heinrich Meyer, apprezzato soprattutto per le sue riproduzioni a seppia dei busti antichi. Questo interesse grafico e chiaroscurale di Goethe per la scultura emerge nel contesto di alcune sue osservazioni sulla raccolta di volumi e illustrazioni che hanno il pregio di far “rivivere” il tempo in cui “l’antichità era studiata seriamente”. Sia le riproduzioni a puntasecca per contorni che illustrano i libri di Winckelmann, sia le riproduzioni ad acquaforte che circolano in Europa, hanno contribuito a diffondere un’immagine grafica della scultura antica, formando un modo di vedere, un “gusto”.   I...

Teatro delle Albe: Pantani

Sono tre ore e mezza di passione e intelligenza con il ritmo stringente del buon giornalismo e il respiro epico del grande teatro. È uno spettacolo che sale fino alle vette del trionfo sui tornanti delle montagne più irte con gli scatti brucianti e le fughe solitarie di Marco Pantani e poi precipita, seguendo il Pirata, nelle cadute che ne segnarono la meravigliosa, turbinosa, sventurata carriera, dalle montagne di Coppi e Bartali fin verso il mare di una Romagna antica. Attraversa il sogno e l’amicizia, naufraga nella rovina della terribile sospensione dal Giro d’Italia del 1999 per ematocrito alto, fino al precipizio degli ultimi anni e alla morte drammatica. Debutta venerdì 16 novembre il Pantani del Teatro delle Albe, più di cento pagine di testo scritto da Marco Martinelli partendo dal libro del giornalista francese Philippe Brunel, Gli ultimi giorni di Marco Pantani (Rizzoli), un viaggio nel mito del campione e nella sua distruzione, in quell’Italia “impantanata”, mediatica degli anni ‘80-’90, che vede emergere Berlusconi e rinverdirsi l’ideologia del successo facile.   Ha il respiro dell...

Padre Pino Puglisi, un eroe intermediale

Sfortunata la terra che ha bisogno di eroi? Forse no, se si tratta di eroi intermediali. Ma che cos’è un eroe intermediale? È un personaggio che circola fra piattaforme o strumenti comunicativi diversi, dalla tv al cinema, dai giornali ai fumetti, dai romanzi al teatro, internet compresa, amplificando o modificando la propria intima fisionomia nel passaggio fra ognuno di essi. Può essere una figura di finzione, come il commissario Montalbano o il maghetto Harry Potter. Può essere una persona realmente esistita nella storia, come Napoleone o Che Guevara. Oppure può essere, come di prammatica accade nella terra di Sicilia, una vittima della mafia.   Si prenda il caso di padre Pino Puglisi, che da qualche tempo in qua, anche a causa delle fibrillazioni per la sua beatificazione, rimbalza con qualche scossone fra media vecchi e nuovi, i quali manco a dirlo iniziano a rimbeccarsi fra loro. Ha cominciato la fiction televisiva 1000 giorni a Brancaccio, diretta da Gianfranco Albano e interpretata da Ugo Dighero e Beppe Fiorello. È seguito il grande Mario Luzi, che su Pino Puglisi ha scritto la bella poesia Il fiore del dolore,...

Blade Runner

La storia di Blade Runner è quella di un testo fisso e mobile, impiantato, come i ricordi dei replicanti protagonisti, nel corpo degli anni ottanta e, allo stesso tempo, risoluto ad assicurarsi una vita più lunga. Ridley Scott, seguendo la duplice spinta delle sue aspirazioni e del mercato, continua a riprenderlo e cambiarlo: dal Director’s Cut del 1992 al Final Cut del 2007, ha trasformato un film sui replicanti in un film replicante, dotato della stessa natura dei suoi personaggi e desideroso, come loro, di infrangere le barriere della mortalità. Così il testo si è espanso a raggiera, coinvolgendo una quantità infinita di internauti che, novelli filologi, discutono sulle varianti, sui dettagli, sulla voice over della prima versione o sulle immagini oniriche di Deckard (il blade runner) nella seconda, sull’happy ending del 1982 o sul finale ambiguo del 1992 e 2007. Inserirsi in questi dibattiti è come entrare dentro un romanzo, il cui fascino sta proprio nella continua tessitura, nell’apertura delle interpretazioni possibili e in una discorsività che pare priva di sponde.     Il testo...

Speciale ’77. Colpo di pistola

Sono trascorsi trentacinque anni dall’esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell’anno appare infatti un movimento studentesco dal profilo e dai comportamenti inediti; fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro  e l’uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti dalla politica all'arte e alla letteratura. Per chi c’era e soprattutto per chi non c’era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Abbiamo iniziato con le riflessioni di Gianfranco Marrone e Umberto Eco sulla celebre foto dell’autonomo che spara e continuiamo oggi con due contributi di Giorgio Boatti e Giovanni De Luna. Testi inediti o editi per conoscere e riflettere.  ...

Speciale ’77. Una foto, mille cose

Sono trascorsi trentacinque anni dall'esplosione del movimento del Settantasette. Nel febbraio di quell'anno appare infatti un movimento studentesco dal profilo e dai comportamenti inediti; fa il suo debutto con le occupazione delle Università e ha il suo baricentro a Roma e Bologna, ma si estende in tutta Italia. Sarà una breve, ma intensa stagione, poi arriva il sequestro  e l'uccisione di Aldo Moro, il terrorismo impazza. La repressione è dura e il movimento implode lasciando tuttavia una forte memoria di sé come abbiamo visto nel mese scorso attraverso la raccolta delle foto di quella stagione a Bologna per opera di Scuro. Vogliamo ripercorrere quel periodo ripensando a temi e questioni differenti dalla politica all'arte e alla letteratura. Per chi c'era e soprattutto per chi non c'era e poco sa. Di questo passato prossimo della nostra storia. Iniziamo da una celebre foto dell'autonomo che spara e dalla discussione che è seguita, come ricorda Gianfranco Marrone, poco tempo fa. Testi inediti o editi per conoscere e riflettere.     Gianfranco Marrone. Una foto, mille cose.   A...

Le mani di Zoff e il tricolore

C’è un’immagine che traduce in emblema la vittoria italiana ai Mondiali di Spagna, nel luglio del 1982, ed è quella che ritrae su un francobollo le mani del capitano della nazionale, il portiere Dino Zoff, mentre innalzano, tutta d’oro scintillante, la Coppa del Mondo. Il modello è la fotografia che all’indomani di quell’11 luglio apre fatalmente i quotidiani: la firma è di un pittore grande e discusso, senatore comunista nientemeno, Renato Guttuso, il quale si compiace di ignorare il tricolore e lascia viceversa trapelare solamente l’azzurro e il giallo oro. Eppure, per la prima volta, il tricolore sta occupando e persino travestendo le piazze italiane in delirio: la bandiera che pendeva afflosciata dagli uffici pubblici, appannaggio semmai dei neofascisti e della cosiddetta maggioranza silenziosa (gli ultimi sbandieramenti erano stati nel ’54 per Trieste italiana) diviene di senso comune e si presenta addirittura in forma di tatuaggio, come per quei giovani tifosi, nello Stadio “Sarrià” di Barcellona, ripresi mentre esultano, dopo la tripletta di Paolo Rossi al Brasile, seminudi e...

Il raid nella Grande Guerra

  La grande guerra ha quel carattere tecnologico che la rende il primo conflitto vicino all’idea contemporanea di guerra; in più era stata configurata dai generali tedeschi, perlomeno nei confronti della Francia, come un unico blitz. La velocità e la sorpresa sono condivisi dunque con il raid finora considerato ma è altrettanto noto quanto i piani iniziali tedeschi si volsero di segno, trasformando il conflitto lampo di conquista in una logorante guerra di posizione. Il numero dei caduti nella prima guerra mondiale evidenzia poi, insieme alla lunghezza dei fronti, la necessità di un esercito di massa che, sottoposto ad una dura disciplina, bloccato nelle trincee e subordinato alla tecnologia bellica, sembra del tutto spersonalizzato e lontano dalla mobilità, pericolosa ma entusiasmante del raid. Si compie allora la parabola fin qui percorsa di un esercito immaginato come perfetta, autosufficiente, efficientissima macchina. Eppure nel testo che abbiamo scelto per l’analisi (La mano mozza, resoconto pubblicato da Blaise Cendrars durante il secondo conflitto mondiale), come del resto sarebbe stato possibile trovare analogamente...

Il guerrigliero

   Il partigiano più famoso del Novecento, divenuta icona del rivoluzionario, è indubbiamente per una serie di motivi Ernesto “Che” Guevara. In Sud America anzitutto l’idea di un rivolgimento sociale in senso comunista brilla di luce propria, in quanto ormai sganciata dalla commistione con la liberazione coloniale, viceversa ancora fortemente significativa in Africa e in Asia; inoltre la vicenda personale del combattente a favore di tutti i popoli oppressi e non solo del proprio, nonché la tragica ed emblematica morte, contribuiscono in modo decisivo a forgiare il modello. Guevara fu anch’egli un teorico della guerriglia per deduzione, ma le sue formulazioni non si discostano molto da quelle di Mao: disciplina interiore, nobiltà e audacia, radici popolari e conoscenza del territorio, impegno social-rivoluzionario. Piuttosto possiamo prendere la sua vicenda paradigmatica per svolgere alcune distinzioni e riflessioni ulteriori.   Essendo partiti dal mito classico e giunti fino al Novecento si è assistito ad una banda di oscillazione piuttosto ampia nella quale si inserisce il raid. La sua versione...

Que Viva Garibaldi!!

  Anche la letteratura italiana viene investita dall’ondata romantica che tende a rovesciare l’esistente portando a galla nuove figure. Si tratta di una produzione di seconda mano che riprende la silhouette del cavaliere in chiave didattico-patriottica (l’Ettore Fieramosca dell’omonimo romanzo di D’Azeglio) o piega nel medesimo senso, tra ribellione individuale e rivendicazione nazionale, personaggi quali il Passatore in Berchet, i banditi con il melodramma verdiano, i partigiani o gli esuli dei Profughi di Parga o de Il fuoriuscito. E tuttavia, a fronte di una tale letteratura non particolarmente originale, l’Italia può offrire proprio sul piano storico l’esempio più calzante e riassuntivo di questo genere d’eroi, quel Giuseppe Garibaldi le cui Memorie paiono per l’appunto il racconto paradigmatico e mancante del romanticismo nazionale.   Garibaldi a soli ventisette anni era già stato definito dalle autorità piemontesi “bandito di primo catalogo” per i falliti moti mazziniani di Genova. Arruolato nella marineria sarda l’aveva allora abbandonata senza licenza per...

La risemantizzazione romantica del bandito

Il merito di Walter Scott, in Ivanhoe, è stato quello di rimettere in auge, tra i primi e con maggior successo, l’età dei raid, il Medioevo, nella sua versione idealizzata, fatta di “tanti prodi campioni, ben montati e fastosamente armati”, pronti all’impresa e all’avventura, da ammirare “fermi sulle loro selle da combattimento come colonne d’acciaio”. In più ha gettato un ponte tra il mondo dei cavalieri e quello delle “bande di gagliardi fuorilegge” che vivono nelle foreste nelle canzoni popolari. Per esempio Gurth s’imbatte nei banditi di Robin Hood, che decidono di lasciargli i denari del suo padrone e protagonista del romanzo, ed anzi dichiarano: “È troppo simile a noi perché noi si possa dargli delle noie: i cani non aggrediscono i cani là dove ci sono in abbondanza volpi e lupi”. Inoltre danno la possibilità anche al servo di conservare i propri averi battendosi ai bastoni ferrati contro uno di loro in singolar tenzone; quando Gurth atterra l’avversario “ Bel colpo – esclamano i banditi – Vivano sempre i bei combattimenti e...

Giuseppina Turrisi Colonna / L'addio di Lord Byron all'Italia

Ignota ai più, come del resto altre scrittrici di epoca risorgimentale (Maria Giuseppina Guacci Nobile e Laura Beatrice Mancini Oliva sono tra queste), Giuseppina Turrisi Colonna, palermitana del 1822, fu ispirata poetessa civile. Scrisse Alle donne siciliane e, in due occasioni, Alla Patria: a quella siciliana (ci si rammenti che il Quarantotto siciliano fu repubblicano e indipendentista) nonché a quella italiana, ancora nient'altro che vagheggiata. “Morì non compiuto il ventesimosesto anno”, scrisse di lei Francesco Guardione, “il dì 17 febbraro 1848, mentre il cannone degl'insorti rombava a Porta Maqueda”. Tra le sue poesie spicca una trilogia dedicata a George Gordon Byron, nei suoi versi trasfigurato in un vero e proprio prototipo dell'eroe romantico. Più che nelle liriche dichiaratamente dedicate all'Italia, piuttosto ingessate nella loro magniloquenza, è qui che si scorge la vena più felice della scrittrice: e, al netto dei debiti con Foscolo e con il Leopardi delle canzoni, più originale.   L'ADDIO DI LORD BYRON ALL'ITALIA.   Alfin partia....

Una lunga storia in brevi esempi

Quelli che seguono sono gli elementi del raid che ci hanno offerto mito e storia greci. I protagonisti formano un gruppo ristretto, dotato di caratteri eccezionali che li rendono diversi dagli uomini o dai combattenti comuni. Talvolta il gruppo, alcuni suoi componenti o anche uno solo, che in genere sono giovani, subiscono un mutamento nel corso dell’azione. Si tratta di un’iniziazione violenta e unica poiché la narrazione del raid rappresenta un’esperienza fondante ed irripetibile. Questa consiste essenzialmente nell’entrare ed uscire dal campo nemico. Il rientro alla base costituisce di solito la riuscita dell’azione, che tuttavia, pur essendo vincente, talvolta coincide con la morte di parte o di tutto il gruppo. Abbiamo registrato tre tipologie fondamentali di raid con alcune varianti al loro interno. La sottrazione del bene, materiale o umano, spontanea o guidata da un potere superiore; in questo caso soltanto il rientro garantisce la riuscita del raid. Il danneggiamento del bene, materiale o umano, ugualmente spontaneo o guidato da un potere superiore; qui la morte dei protagonisti potrebbe portare lo stesso al compimento della missione...

Il raid omerico: l'impresa

Ecco che i due eroi della metis, una volta rivestiti delle adeguate protezioni, s’inoltrano “per la notte oscura” (v.384), nel campo – “atra laguna” (v.386) – cosparso di armi e di cadaveri, seguendo il segno di Atena, cioè un airone che li guida ciechi con il suo “strido” (v.355). Ci troviamo ormai sul terreno accidentato del raid, “un mondo fluttuante, sempre oscillante” in cui “procedere per vie traverse”, per usare ancora le parole di Vernant, dove necessita “un’intelligenza così elastica e ritorta da poterla piegare in tutti i sensi, un’andatura così curva da aprirsi contemporaneamente a tutte le direzioni”. Alla dea Ulisse, felice del ben augurante aiuto, eleva una preghiera. Omero abbandona lì per un momento i Greci, in quella brumosa terra di morti, e con un audace controcampo ci proietta sul lato opposto del luogo di mezzo. Nel campo troiano per l’appunto, dove si sta svolgendo, guidata da Ettore, una speculare riunione tra comandanti; anch’egli si mostra assetato di notizie sul nemico, evidentemente vitali in un momento cos...

La patria come luogo qualsiasi

Primo Levi ha bisogno di concretizzare l’idea di “patria”, di localizzarla. Lo fa partendo dall’analisi del termine, per arrivare fino quasi a cancellarne la natura retorica e deterrente. La abrade con accuratezza, passo passo, frase dopo frase. Vi passa sopra la carta ruvida della propria esperienza di “ebreo indigeno” in Italia, che è come dire “ebreo errante”, oppure “uomo senza patria”. Il risultato è qualcosa che quasi non si vede più, lisciato e levigato, chiaro, ma senza alcunché di rassicurante. “Se morrò, morrò in patria, e sarà il mio modo di morire per la patria”. Significa: morendo qui dove vivo, magari senza neanche capire bene come e perché ci sono finito, sarò un eroe che muore per la patria. Basterà che io sia qui, ossia nel luogo qualsiasi in cui mi è capitato di vivere in seguito a evenienze e contingenze, o a “difficoltà psicologiche”, perché io possa morire da eroe. Trascorrere la vita in un luogo qualsiasi, e ancora di più, morire in un luogo qualsiasi, è un’azione...