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"La casa di Jack" di Lars Von Trier / La trasgressione e la Legge

È difficile guardare La casa di Jack, l’ultimo film di Lars von Trier, presentato l’anno scorso al Festival di Cannes e uscito in questi giorni nelle sale italiane, senza metterlo in relazione con il film precedente del regista danese, ovvero Nymphomaniac, la storia di Joe (interpretata da Charlotte Gainsbourg e Stacy Martin) e del racconto delle sue esperienze sessuali. Un po’ perché anche qui il film ha la struttura di un racconto narrato a un anziano interlocutore che per l’intera pellicola fa da contrappunto alla serie di memorie in flash-back del protagonista. E un po’ perché questa volta Lars von Trier si è messo a riflettere in una forma speculare non tanto sul desiderio femminile e sulle sue aporie, ma su quello maschile e sulle sue ossessioni. E si sa che parlare del maschile è tutt’altro che facile, dato che di solito o si preferisce tacerne oppure si tende a nasconderlo dietro all’apparenza del neutro.     Nymphomaniac era non tanto un Bildungsroman sessuale (magari in forma perversa-pornografica) quanto il racconto di un desiderio femminile che emergeva attraverso due atteggiamenti diversi e incompatibili nei confronti della sessualità: quello di Seligman...

Edmondo Bruti Liberati / Magistratura e società nell’Italia repubblicana

Magistratura e società nell’Italia repubblicana (Laterza, 2019) è un tema nevralgico, sempre ed ovunque. In particolare lo è in Italia per la storia della magistratura, per i suoi collegamenti complessi e obliqui con la società e con la politica. Ed è stato, anche tuttora, incandescente per il volano, esistente e spesso ignorato per ipocrisia, tra agire giudiziario e assetto politico, tra costruzione e applicazione delle leggi, tra visibilità dei protagonisti e la loro circolazione, presente e futura, nella vita collettiva. L’autore del saggio è persona di esperienza e prestigio, con esperienza presso la Procura delle Repubblica di Milano anche come procuratore capo, presso il Consiglio superiore della magistratura (1981-1986), presso l’Associazione nazionale magistrati come presidente (2002-2005), presso Magistratura democratica come presidente (nel 2007).  Non nuovo a ricostruzioni meditate sulle vicende italiane della magistratura, in questo lavoro Bruti Liberati è riuscito a connettere storia e cronaca, in un lungo viaggio, senza panegirici, rimpianti, esaltazioni e lamentele.    Il percorso che emerge dalle pagine non si esaurisce però nella storia della...

Atlante occidentale / Diritto

La parola diritto deriva da directum, che come aggettivo vuol dire diretto, retto, e quindi, in senso figurativo, giusto, buono, per bene, onesto, leale, probo: sostanzialmente vuol dire procedere in una direzione regolare. Se ci mettiamo una maiuscola e lo trasformiamo in sostantivo, la parola si trasforma nel complesso delle norme poste dall’autorità sovrana che costituiscono l’ordinamento giuridico (Treccani). E allora, per quanto il contrario etimologico dell’aggettivo sia connotato negativamente (storto, sghembo, curvo e obliquo), ancor più lo è in senso figurativo (ingiusto, cattivo, perfido, sleale). Non c’è dubbio che, rispetto a questo concetto di Diritto, si sia tentati di simpatizzare con i devianti dalle regole (im)poste dall’autorità sovrana: basti pensare alla figura di Antigone che privilegia le norme non scritte e indistruttibili dettate dalla natura e dalla propria coscienza (nel suo caso anche dalle leggi divine) alle leggi dell’uomo.   Ma se lo decliniamo al plurale, ci imbattiamo in prerogative, opportunità, facoltà garantite dall’ordinamento a ciascuna persona, persino nei confronti dell’autorità...

Ancora sulla sentenza della Cassazione / Legge o valori?

La sentenza della Cassazione riguardo al ricorso del cittadino sikh è molto interessante per due aspetti. Il primo è il linguaggio e il secondo il cambiamento generale di mentalità che riflette. Il linguaggio giuridico risente del balbettio generale su questi argomenti. Si parla di “valori” della nostra società, contrapposti ai valori di altre culture e poi si aggiunge qualcosa sull’obbligo delle etnie diverse che abitano in Italia di conformarsi ai valori del paese ospitante. Ora, a chi conosca un po’ le religioni del subcontinente indiano viene difficile chiamare i sikh una etnia. Sono invece una religione ben precisa, fondata storicamente da un individuo che ha cercato di elaborare una sintesi tra induismo e islam. È una religione praticata in buona parte dell’India (l’ex primo ministro del partito di Sonia Gandhi era un sikh) e ha una notevole diaspora in tutto il mondo. C’è una differenza notevole tra un’etnia ed una religione. I protestanti, i calvinisti, i valdesi non sono un’etnia, sono un movimento religioso che non ha nulla a che fare con un’origine geografica, con una “indigenità”, con una appartenenza a un territorio.   Un’etnia è invece in genere una comunanza di...

Papartheid?

Mi chiedo se la notizia sia arrivata via fax. Gentili anime del Limbo, vi comunichiamo che la vostra dimora sarà evacuata definitivamente. Tutti coloro che vi risiedono dovranno pertanto trasferirsi in un nuovo alloggio, la cui ubicazione vi verrà indicata a breve. Si prega di mantenere la calma e di prepararsi ordinatamente al trasferimento. Immagino la commistione di euforia e panico che si è diffusa tra le anime coinvolte. E poi, l’abolizione del Limbo, decretata da Papa Benedetto XVI nel 2007, non ha significato solo un cambio di residenza per miliardi di anime, ma anche la cancellazione di un’intera dimensione spazio temporale. Cosa c’è ora al posto del Limbo? Un deserto? Un buco nero? Per un sistema ideologico che si basa sui dogmi, cioè principi non soggetti a discussione, è stata sicuramente una mossa audace. A questo punto, mi sorge spontanea una domanda. Se è possibile mettere mano sulla conformazione dell’Al di là, ristrutturando nei fatti un progetto originale firmato dal sommo architetto, Dio l’Onnipotente, come mai è così difficile per la Chiesa Cattolica cambiare...

Donne, acido muriatico e altre cose pericolose

Sbatti il mostro in prima pagina è un film di Bellocchio del 1972, grande regista, anche se questa non è tra le sue opere migliori. Il giornalismo, certo giornalismo, ha bisogno di stimolare l'immaginario collettivo, poco si preoccupa degli effetti pragmatici, dell'impatto che la comunicazione ha, di quanto la comunicazione contribuisca alla formazione di mentalità collettive, esasperazioni e proteste fanatiche. Quando il privato diventa pubblico, effetto paradossale delle leggi sulla privacy, si trasforma, assume la forma di pretesto per parlar male del governo, del paese, della morale buonista, ecc. ecc., cose che conosciamo fino alla noia, ripetizioni infinite del medesimo. Lo spazio di comprensione/riflessione viene saturato, si trasforma in “buonismo” o in collusione. In realtà va di moda il cattivismo, e il “buonismo” è diventata parola chiave per mostrare quanto cattivi bisogna essere con gli altri. Quanto vanno educati a suon di bastonate, identificandosi paradossalmente con loro.   Ovvio, così come la leggiamo, la notizia non dà modo di essere neppure messa in discussione: si tratta di...

Milano, Italia: l'assedio (illegale) al Monumentale

Se fossi il ministro per i Beni culturali chiederei ai Baustelle di poter usare una loro canzone per far capire a cosa servono, davvero, «il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della nazione» (art. 9 Cost.). Quella canzone è Monumentale, un invito a varcare la soglia nel Cimitero Monumentale di Milano per sottrarsi alla dittatura totalitaria di un presente effimero: «Quindi lascia perdere i programmi /coi talenti, i palinsesti, /per piacere non andare a navigare sulla rete, /stringi forte chi ti vuole bene / tra le tombe del monumentale, /trovi Dio, trovi Montale, ed un’opaca infinità. /Quindi lascia perdere i salotti /coi talenti e le baldracche, /vieni all’ombra dei cipressi /dona amore, al pomeriggio /a chi sospende la sua vita /tra le urne amiche del monumentale, / di realtà e d’irreale, vieni a fartene un’idea».   Ma se oggi qualche milanese, o qualche italiano, memore della propria umanità accettasse l'invito dei Baustelle e andasse al Monumentale: ebbene, sprofonderebbe nel gorgo contrario, quello di una speculazione edilizia che – incurante del buon senso e perfino della...

Scelta di un mestiere

Le nostre riviste femminili comportano sempre una Direzione della Coscienza. La Fanciulla viene considerata al contempo come la più disponibile tra gli Oggetti e la più fragile delle Anime; così, la vestono e la indottrinano, le suggeriscono contemporaneamente vestiti e principi; da una parte la correzione dei comportamenti, dall’altra il tailleur primaverile: con una felice divisione dei compiti, la toilette permette di sedurre l’uomo, mentre la Legge aiuta a proteggersi da lui.   La Direzione della Coscienza è quindi una rubrica essenzialmente difensiva; senza dubbio, certe riviste di stile emancipato (“Elle”) sanno mescolare tattiche di riserva e di espansione, poiché affermare la Donna significa al tempo stesso liberarla e fissarla nella sua essenza femminile. Ma per altre riviste, che sono la stragrande maggioranza delle pubblicazioni lette dai francesi, la Direzione della Coscienza è molto chiaramente una tecnica di immobilizzazione: si tratta di ricondurre la Donna alla sua vocazione: il focolare.   Tuttavia, siamo nel mondo moderno: e le Donne, in esso, possiedono sempre più spesso un...

(Le difficoltà del) trasformare un lamento in danza

Nelle pagine finali del suo corpo a corpo con alcuni frammenti di Hegel – il Systemfragment von 1800 (Frammento di sistema del 1800) e un piccolo testo dal titolo Liebe (Amore), che il filosofo tedesco compose in un qualche momento intorno ai trent’anni –, Judith Butler, che da sempre si definisce «perversamente hegeliana», si sofferma su un passo che ha il pregio di essere oscuro e, a un tempo, il difetto di sporgere il testo sull’abisso; un passo la cui irruzione, nell’originale hegeliano, viene presentata da Butler come un autentico «cambiamento di tono», come «un’alternativa» rispetto al modo in cui, fino a quel momento, si sono succeduti uno dopo l’altro gli argomenti. Nelle riflessioni conclusive del Frammento di sistema, si legge, Hegel – «curiosamente» – «si richiama alla danza»: «la danza», commenta Butler, «sembra dare un significato concreto all’idea di una legge vivificata e vivificante» – «la danza manifesta, infatti, quel momento in cui i corpi prendono vita in un modo che, certo, segue delle regole, ma non si...

Slow Motion Riot

Sedici anni dopo l’edizione Mondadori, nel frattempo uscita di catalogo, Il Saggiatore ha meritoriamente ripubblicato (unico neo, i tanti refusi) la traduzione di Sergio Altieri del primo romanzo di Peter Blauner, Slow Motion Riot (1991).   Quello che a torto potrebbe passare come un mero noir, o thriller, o chissà quale altro caso relegato nel suo colore o genere, è a conti fatti qualcosa di più: un libro che diverte, appassiona, toglie il fiato e sospinge la lettura senza indurre cedimenti; un romanzo ben scritto e ancor meglio congegnato; ma anche un grande lavoro sotto il profilo culturale, da cui trapela una forte consapevolezza storica e sociale.   Protagonista è Steven Blaum, impiegato al Dipartimento per la libertà vigilata di New York, ebreo cresciuto nel Queens da un padre di origini est-europee, scampato all’Olocausto, ossessionato dai neri e da un’Apocalisse imminente. Steven, nel suo cubicolo di ufficio, vede passare davanti ai suoi occhi file di malviventi disperati, perlopiù tossici e ladri. «C’è solo un momento in cui le loro vite assumono una parvenza di struttura»,...

Caso Federico Aldrovandi: condotte post-factum

L'uomo fa molto più di ciò che può o deve sopportare. E così finisce col credere di poter sopportare qualunque cosa. E questo è il terribile. Che possa sopportare qualunque cosa, qualunque cosa. William Faulkner, Luce d’Agosto Le parole del diritto hanno un peso, e necessitano che quel peso sia fatto valere negli spazi politici, nelle azioni degli individui, siano essi singoli cittadini o pubblici ufficiali, soprattutto se si tratta di questi ultimi, che, nell’esercizio delle loro funzioni, sono i corpi, le braccia, le mani dello Stato. 29 aprile 2014, Rimini, Congresso del SAP, il sindacato autonomo di polizia. Sono presenti tre dei quattro agenti reintegrati in servizio dopo il processo Aldrovandi. Dopo aver parlato delle vittime di mafia, del terrorismo, si tocca anche la loro vicenda, e parte un lungo applauso di cinque minuti, l’applauso di “solidarietà umana”, di conforto, di sostegno. Un applauso cameratesco, poiché s’indossa la stessa divisa. Il portavoce Massimo Montebove ha così commentato: “Il SAP ha sempre sostenuto i colleghi. Abbiamo chiesto un mese fa un...

Spagna. Le leggi e la memoria

Madrid o Barcellona? si domanda il magnate Sheldon Adelson, presidente della compagnia Las Vegas Sands che ha scelto la Spagna come sede del suo progetto di Eurovegas. I politici locali parlano di grandissime opportunità, posti di lavoro e ricchezza, e ognuna delle due regioni fa a gara per venire incontro a Adelson, sempre che come nuovo paese di cuccagna sia scelta la propria zona.   La Spagna come meta turistica di sole e spiaggia è un’invenzione franchista degli anni sessanta che si rinnova in questi giorni con l’aggiunta del gioco d’azzardo e degli altri piaceri che lo accompagnano. Ma per insediare Las Vegas in Spagna si dovrebbero cambiare tante leggi, come quella che decreta il divieto del fumo in luoghi pubblici, e soprattutto andrebbero stravolti i diversi piani regolatori che ne impediscono la costruzione. Ci vorrebbero leggi fatte su misura per Adelson, perché vuol fare le cose a modo suo: grandi alberghi di lusso in zone rurali non urbanizzabili e tabacco in luoghi chiusi, a cui sarebbero esposti clienti ed impiegati. Basta far capire a Pinocchio che il Paese dei Balocchi merita un adattamento delle leggi: “Ecco...

Cosa raccontano le nostre autostrade

Tutto ciò che prima era una ferrovia, un’autostrada, un ponte, è diventato grande opera. Stavo scrivendo Grande Opera in maiuscolo, come se fosse un marchio consolidato, un logo stampato nel cielo o inciso nella terra, a traccia. Dal 2001 la Legge Obiettivo - forse sarebbe stato più eloquente chiamarla Obiettivo Legge - stabilisce gli interventi prioritari, la semplificazione delle procedure, la modalità di progettazione e finanziamento per le grandi opere considerate sempre strategiche.   La grande opera, nell’intento di chi ne detta il respiro, è l’autorità, il ritorno all’evidente, al monumentale che difende dalla tendenza inesorabile al frammento, alla scomparsa, voluta, peraltro, proprio da chi coltiva la dismissione e, contemporaneamente, la grande opera. Ogni marchio, nonostante sia invasivo e subito riconoscibile nella sua rappresentazione, esercita un potere anche neutro, e ha bisogno della lingua: che sia slogan o sermone, oggi come nel 1964 domina il timbro politico travestito da equidistanza tecnica, ciò che Pasolini criticava dopo il discorso di Aldo Moro all’...

I bambini, che amore

Come insegna Aristotele, la giustizia non è equa: “L’equo è sì giusto, ma non è il giusto secondo la legge, bensì un correttivo del giusto legale. Il motivo è che la legge è sempre una norma universale, mentre di alcuni casi singoli non è possibile trattare correttamente in universale” (Etica nicomachea, a cura di Claudio Mazzarelli, Rusconi, Milano 1993, libro V, 10). Che poi Aristotele non aveva assistito alla diatriba natura/cultura, dopo la quale tutta una serie di norme di convivenza civile diventano ancor più complicate da scrivere e far rispettare.   Prendiamo la pedofilia, condita da tanti casi di cronaca più o meno interessanti e aneddotici e simbolici ed eloquenti (Tiberio Timperi che racconta di quel padre separato a cui tolgono il diritto di vedere il figlio perché “lo tocca” [!] quando gli fa il bidet; l’articolo di Antonio Armano sull’ultimo numero di Saturno e il caso del video amatoriale Forza Chiara; la docente che si fidanza con l’ex alunno diciassettenne e viene licenziata, salvo poi convolare a giuste nozze con lo stesso...

Puritani

Un gruppo è corpo di corpi, Gustave Le Bon (1841-1931) e Wilfred Bion (1897-1979) descrivono il gruppo come un soggetto indipendente, autonomo. Si creano fenomeni sovra-individuali.   Viene in mente quel gruppo di fedeli che appoggiarono la rivoluzione di Cromwell e, dopo la sconfitta, s’imbarcarono sulla Mayflower per raggiungere quei luoghi che ancora oggi chiamiamo New England. Portavano il dolce nome di Padri Pellegrini. Così li canta candidamente Paul Simon:     We come on the ship they call the Mayflower We come on the ship that sailed the moon We come in the age’s most uncertain hour and sing an American tune     Arrivammo con la nave, chiamata Mayflower Arrivammo sulla nave che attraversò la luna Arrivammo nell'era delle ore più incerte e cantammo un canto Americano   (Paul Simon, 1973)   Viene da piangere a sentirla. Invero i puritani mostrano, fin da subito, le ambiguità di una seconda immagine, meno rassicurante. Nel 1975 Sacvan Bercovitch pubblica The Puritan Origins of the American Self e indaga le vicende che...

Tecnici

28 Novembre 2011   Nominati i sottosegretari del governo Monti. Anche tra di loro solo tecnici, con l’eccezione di un politico di area PD.     I nuovi preti   Il mondo divenuto finalmente “uno” sotto il segno del neoliberalismo non avrebbe più bisogno di politica ma solo di tecnici. È il ritornello che viene continuamente fischiettato dai media. La politica, anzi, tende ad essere assimilata a quel fenomeno fastidioso che i cibernetici chiamano “rumore”. Disturberebbe o frenerebbe il buon funzionamento della macchina, la quale, inutile dirlo, è finalizzata ad un solo obiettivo: l’incessante autovalorizzazione del capitale. Così i tecnici si presentano sulla scena del mondo, quando il mondo rischia di collassare (la crisi). Sono gli amministratori, si spera abili, di un ordine dato. Sono i competenti. Sono coloro che sanno applicare la ricetta con il minor margine di errore possibile. La loro pratica fredda e razionale, a considerarla da vicino, confina con il rituale religioso, sebbene i panni che vestono non siano affatto quelli scintillanti del celebrante. C’è una...

Giorgio Fontana. Per legge superiore

L’intento di Giorgio Fontana nel romanzo Per legge superiore (Sellerio, pp. 245, 13€) è chiaro: mettere in luce la tensione inevitabile che esiste fra giustizia e verità mostrandoci come essa non dimori fra i concetti, ma negli uomini che li frequentano, li applicano e li praticano. È il caso di Roberto Doni, sostituto procuratore di Milano, personaggio malinconico come la città in cui abita, alle prese con il caso di Khaled Ghezal, ragazzo tunisino ingiustamente accusato di aver partecipato a una violenta aggressione in cui una ragazza ha perso l’uso delle gambe.   Non è la prima volta che Doni entra in contatto con il male: per anni era riuscito a occuparsene dal sicuro scranno della giurisprudenza, dal quale amministrava la giustizia eliminando dai fatti i dettagli, gli odori e i sapori che ne costituiscono la polpa, per poter agire sul dato puro, come un chirurgo in un’asettica sala operatoria. L’incontro con Elena, giovane giornalista animata dal “fuoco sacro” della verità, lo induce a compiere il gesto inverso, a riempire i dati oggettivi con le vite e le storie di coloro che li...

Asghar Farhadi. Una separazione

La separazione sembra essere sancita fin dal bellissimo incipit del film: un piano frontale riunisce Simin e Nader davanti al giudice che sta valutando la loro richiesta di divorzio. È un’inquadratura soggettiva del giudice e i due coniugi che a lui si rivolgono guardano quindi in macchina, verso di noi: si tratta di un piano ‘interlocutorio’ che non sarà estraneo a chi conosce i classici di registi iraniani come Abbas Kiarostami e Mohsen Makhmalbaf, che spesso giocano sullo scarto tra finzione e realtà, al di qua e al di là della macchina da presa. Ma qui la scelta sembra segnare un altro discrimine: da una parte le certezze e le verità monolitiche della legge e della religione (e visto che ci troviamo in una società teocratica questo binomio è già di per sé piuttosto avviluppato), dall’altra la nebulosa instabile e viscosa degli individui, che coi loro dubbi e le loro fragilità tentano di sbrogliarsi nell’intrico delle relazioni umane, aggrappandosi ostinatamente a dei principi che si frantumano e si disperdono nel pulviscolo del quotidiano. Nel seguito del film assisteremo...

Informazione e libertà

È chiaro a tutti ormai che la difesa del diritto all’informazione è una delle battaglie fondamentali della nostra epoca. Informazione libera significa la possibilità per i cittadini di controllare gli atti dei loro governanti, di chiamarli a rendere conto delle loro decisioni, di ribaltare le verità prefabbricate della propaganda. Essere informati vuol dire insomma partecipare alle decisioni fondamentali che riguardano la vita individuale e la collettività e allo stesso tempo non subire i condizionamenti di chi detiene il potere – di qualsiasi tipo – e lo esercita nel proprio esclusivo interesse attraverso il controllo dell’opinione pubblica.   Ogni tentativo di condizionare l’accesso all’informazione, in tutte le sue forme, equivale dunque a limitare le libertà fondamentali che sono il fondamento di ogni democrazia. Da anni assistiamo nel nostro paese ai tentativi di colpire il diritto di cronaca in nome di una “difesa della privacy” che è solo l’inconsistente giustificazione escogitata per difendere i privatissimi interessi del presidente del consiglio Silvio...