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Intervista a Ingo Schulze

È uscito per Feltrinelli il nuovo libro di Ingo Schulze, Arance e angeli. Bozzetti italiani, con fotografie di Matthias Hoch. Sono racconti ambientati nel nostro paese, scritti da Schulze dopo un soggiorno presso l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma. Pubblichiamo un’intervista di Stefano Zangrando, traduttore di Schulze, sul rapporto di quest’ultimo con l’Italia.   Non dev’essere stato facile confrontarsi da scrittore tedesco con una materia italiana, considerata l’imponente tradizione che hai alle spalle – Goethe, Seume... Sì, naturalmente vi è in questo una certa temerarietà. Ma quando nel 2007 mi trovavo a Villa Massimo invidiavo i miei colleghi che giravano per la città con il blocco da disegno o la macchina fotografica. Volevo fare anch’io qualcosa di simile. E quando si prova a scrivere su un certo argomento, si è più precisi e si ha la sensazione di essere più vicini alle cose. Per questo ho voluto cimentarmi anch’io con degli schizzi, con dei bozzetti italiani.   Com’è nata l’idea di combinare i racconti con le foto...

Salone, icone e reliquie

  Anche quest’anno il Salone del Libro di Torino ha fatto il pieno: di visitatori (a centinaia di migliaia) e di attenzione, da parte di tutte le pagine culturali. La conferma di connotazioni che si replicano di anno in anno a volte fa sottovalutare l’imporsi di modalità che a poco a poco si fanno strada con sempre maggiore chiarezza e che rivelano non poche cose. E non solo sul mondo dell’editoria e sul rapporto tra libri e lettori. In un certo senso il Salone sta alla società italiana, anzi, alla parte di questa società che ha qualche rapporto con la lettura, come le discoteche di Rimini e Riccione stanno all’universo giovanile: test rivelatori dove prendono corpo, in nuce, le nuove mode, i nuovi trend che poi si estenderanno e prenderanno il posto delle vecchie connotazioni.  Al Salone del Libro, al tempo delle icone più o meno mediatizzate, si va a caccia di reliquie. Accanto alle folle che fanno la fila per acquistare il biglietto d’ingresso sostano le “blindate”, quelle dei magistrati che intervengono nei dibattiti e degli altri ospiti minacciati dalle oscure potenze del Male. Dunque...

McLuhan sarebbe il mago dell'iPad

Strano destino, quello di Marshall McLuhan. Tra gli autori più citati del Novecento, aspetta ancora qualcuno che ne spieghi il portato intellettuale. A trent’anni esatti dalla sua scomparsa, deve arrivare chi sappia valutarne non solo l’incidenza teorica ma anche il carico morale e politico, ideologico e religioso di tutto il suo lavoro.   Tuttavia questo qualcuno, a conti fatti, non arriverà mai. Ed è bene che sia così. Se un giorno si materializzasse, costui finirebbe per riportare l’eccentricità del personaggio McLuhan entro gabbie interpretative che ne svilirebbero il senso e il valore. La natura di Marshall McLuhan è infatti, prima di ogni altra cosa, quella di essere non una persona ma, appunto, un personaggio, un tipo psicologico, una divertita caricatura di se stesso. Si potrebbe dire, per esempio, che questo acuto autore di libri celeberrimi come Understanding Media o La Galassia Gutenberg, questo geniale produttore di fortunati slogan teorici (la differenza fra media caldi e freddi, l’opposizione fra occhio e orecchio, l’uomo tipografico, il villaggio globale e simili) abbia lavorato tutta...