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natura

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Pallide e destinate a morir nubili / Primule

Tenerezza di una proda trapunta di primule. Tra l’erba non ancora rinnovata salutano ridarelle il bel tempo in arrivo. È vero, non esiste un unico fiore araldo della primavera, tuttavia il nome con cui Linneo le classificò le accredita di un prestigio maggiore tra le corolle presaghe di cieli azzurri, di sgeli e brezze frizzantine. Il genere accoglie alcune centinaia di specie, per lo più abitatrici delle zone fredde e temperate dell’emisfero boreale. Molte hanno la loro fascia d’elezione in Oriente: tra Cina e Giappone vegeta allo stato spontaneo la metà delle circa cinquecento specie conosciute, di queste numerose hanno scelto le alture himalayane. In Italia due sono quelle più diffuse: la Primula vulgaris, comune in tutto il territorio nazionale isole comprese, e la Primula veris, che non si spinge oltre le regioni del centro. Erbacee perenni con rizoma orizzontale e foglie basali reticolate riunite in rosetta, prediligono terreni umidi a mezz’ombra e pendii al ciglio dei boschi. Tanto è cara e popolare la prima che non vale la pena soffermarsi sui brevi peduncoli pelosetti portanti ciascuno calici a imbuto e cinque petali cuoriformi intinti di quel giallo definito per...

Ecologia, etica / La Terra come soggetto di diritto

Dall’ecologia all’etica   Nel suo appello a preservare resti di natura selvaggia, l’ambientalista Aldo Leopold rilevava che “la capacità di percepire il valore culturale della natura allo stato selvaggio si riduce, in ultima analisi, a una questione di umiltà intellettuale. La superficialità degli uomini d’oggi, che hanno perso le proprie radici terrene, fa loro credere di aver già scoperto ciò che conta; questi sono coloro che cianciano di imperi politici o economici destinati a durare secoli”. Nel dizionario delle virtù che dovrebbero accompagnare i tempi a venire, oltre alla mitezza e alla temperanza (termini su cui il lessico della morale concorda con il tempo delle meteore), l’umiltà costituisce, suggerisce Michel Serres, la vera essenza dell’uomo. L’homo humilis ritrova il suo contatto con le cose, ristabilisce il suo legame con la Natura e assume, riprendendo l’etimo di geometria, la Terra come misura. “Il metro è la Terra”, un’affermazione di Serres che Leopold avrebbe potuto sottoscrivere. Per l’antropocentrismo trionfante che, dal relativismo di Protagora, attraverso l’affermazione cartesiana del Soggetto, impone anche oggi al mondo le proprie leggi ei propri...

Brasile / I (non tanto) tristi tropici di Pierre Restany

Rimontando il Rio Negro   Giovedì 3 agosto 1978, lungo il fiume Rio Negro, sul battello a motore Robeson-Reis, il critico francese Pierre Restany prende appunti su un taccuino. In costume, camicia aperta e cappello per ripararsi dal sole e dagli insetti, scrive fino alle 11 circa del mattino. Un luogo inusuale per un cittadino come lui, che fa la spola tra due spazi urbani quali Parigi e Milano e, prima di visitare il Brasile, non sapeva camminare a piedi nudi sulla sabbia. Un’esperienza inaspettata per un critico che difende una generazione di artisti segnata dalla civiltà industriale, dall’umanesimo tecnologico, dall’estetica neo-dada. A coinvolgere Restany in questa traversata nell’estremo nord del Paese a partire dal porto coloniale di Manaus, sono due artisti, entrambi non brasiliani: Sepp Baendereck nato in Jugoslavia e Frans Krajcberg, nato in Polonia. I due, che hanno già esplorato assieme l’Amazzonia nel 1976, partono con l’idea di realizzare un film sulla biodiversità della regione. Restany non è nuovo al Brasile: nell’agosto 1961 il critico d’arte marxista Mário Pedrosa, tra i membri fondatori dell’AICA di Parigi nel 1949, lo aveva invitato a far parte della giuria...

28 gennaio 1972 / Dino Buzzati, una vita tra libri e montagne

“Ricordiamoci che la natura sta diventando una autentica ricchezza. Di tale ricchezza le Dolomiti sono una miniera prodigiosa che il mondo sempre più ci invidierà. Ma se la si sfrutta ciecamente, per la smania di pomparne i soldi, un bel giorno non ne resterà una briciola. Sono montagne delicate, basta poco a deturparle, un giorno pagheremo il conto. Un giorno, quando le Dolomiti saranno tutte un autodromo, la loro poesia andrà a farsi benedire”. Così Dino Buzzati scriveva sul Corriere della sera il 5 agosto del 1952 nell’articolo Salvare dalle macchine le Tre Cime di Lavaredo, contribuendo a preservarle da uno scempio irreparabile. Qualche avido sciagurato, con la scusa delle Olimpiadi previste a Cortina nel ’56, aveva infatti proposto di realizzare una strada che collegasse il lago di Misurina al rifugio Locatelli, passando sotto le Tre Cime e arrivando poi al rifugio Zsigmondy-Comici. Con le stesse ciniche motivazioni con le quali si sono perpetrati negli anni tanti altri scempi, e si immagina oggi di realizzare impianti che colleghino il passo Giau e il Civetta, il Monte Rosa e Cervinia, Pila e Cogne, devastando quanto rimane della bellezza delle nostre montagne: per sciare...

Carnet geoanarchico | 7 / Il libro di un'isola

Nella storia dei Geoanarchici che sto scrivendo, ho dedicato diverse pagine all’americano James Kilgo. Kilgo non era un geografo, non era un anarchico, era decisamente credente e abbastanza conservatore e, in ogni parte di sé, si sentiva radicato nella vecchia cultura del Sud. I suoi riferimenti letterari, per intenderci, erano Wendell Berry e Faulkner, ma la sua scrittura è decisamente agli antipodi, semplice, senza increspature di stile, più vicina all’oralità dello storyteller di provincia che alle prove sofisticate del romanziere urbano. Eppure adorava Don DeLillo e Cormac McCarthy, era in corrispondenza con Jim Harrison e Derek Walcott, e in Georgia, dove ha vissuto e insegnato letteratura americana, è considerato uno dei più importanti scrittori dello stato, integrato nella Hall of Fame assieme a Flannery O’Connor e Martin Luther King. In America è considerato tra gli autori più significativi della nature writing, una vera galassia pulsante che, con nomi a noi forse più noti come Barry Lopez e Gary Snyder, dovrebbe allertare l’intellettuale eurocentrico dell’esistenza di un’esperienza filosofica e letteraria ineludibile. Ineludibile, ovviamente, per chi si interessi di...

Prima che sia troppo tardi / Come acqua nella sabbia

L’acqua mancherà. Come leggende portate da viaggiatori stanchi cominciamo a sentire che l’acqua sta mancando, ma sta mancando in posti così lontani che le nostre docce continuano a scorrere come fontane e i nostri prati in giardino sono lucenti e floridi. Queste leggende tristi e fantasiose raccontano di falde inquinate, di deserti che avanzano, e alcune storie assurde sembrano l’eco di distopie e complotti, in cui i prìncipi del profitto e gli oligarchi della notte si stanno accaparrando tutte le fonti della terra. Alcuni di loro starebbero costruendo delle dighe immense, che asciugano a valle le terre dei popoli poveri. Altri starebbero chiudendo come casseforti l’accesso a immensi laghi sotterranei, in attesa di aridità future, per spillare col contagocce e a caro prezzo l’elemento essenziale della vita. Ma non adesso, vero? Forse domani, o in un remoto dopodomani che non ci tocca. Invece sta accadendo adesso, e non c’è nemmeno bisogno di imbavagliare Cassandra, perché quasi tutto nel nostro presente ci ha educato alla Grande Ucronia. La macroeconomia, che un tempo ragionava in termini di decenni, si accontenta oggi di prevedere un trimestre, il consumismo neoliberista ci...

Cronaca di un’alluvione in montagna / Non possiamo parlare con gli alberi

Ho posato il badile e scrivo ciò che ho visto nel piccolo pezzo di mondo in cui vivo, a pochi giorni dall’incendio, dall’alluvione e dal vento potentissimo che ha spezzato distese d’alberi e reso il paesaggio quasi irriconoscibile in molte valli della provincia di Belluno.  Lavoro nel reparto di manutenzione di una fabbrica a Longarone e la prima cosa strana che abbiamo avvertito, mercoledì 24 ottobre, è stata l’aria calda a mezzogiorno, quando siamo usciti dallo stabilimento per la pausa pranzo: un vento persistente che ha portato il termometro a 26 gradi centigradi. Non c’è stato il tempo di fare previsioni fosche perché un’immensa nuvola di fumo, scesa dalla stretta valle di Agordo, ha chiuso l’orizzonte e arrossato il cielo sopra Belluno: un cavo dell’alta tensione, caduto per il forte vento, aveva innescato un incendio sulle pendici arse delle Pale di San Lucano. Il fuoco, alimentato dal vento che è aumentato d’intensità nella serata, si è propagato per tutta la notte; il giorno successivo, con l’arrivo dei Canadair e i prelievi d’acqua sul lago di Santa Croce, la situazione è stata arginata. E siamo finiti sul Tg nazionale: quassù in montagna ci si preoccupa quando...

Jane Eyre / L’albero delle castagne, amare

Sacramentano i milanesi, perché gli gibollano le carrozzerie: in questi giorni di primo autunno i frutti dell’ippocastano (Aesculus hippocastanum) vengon giù con botti fragorosi. Ma io sto dalla sua parte: girino alla larga e non lo molestino posteggiandogli sui piedi. È un tipo solido, forte di tronco, alto di palco, infonde sicurezza da ogni ramo, vigore da ogni gemma, grossa e protetta da perule vischiose. A maggio, pure le pannocchie florali, erette, impettite all’apice delle fronde, danno un’idea della personalità e del carattere di questo individuo arboreo arrivato a Vienna dall’Europa Orientale nel XVI secolo.     È poi a Parigi nel 1615, per merito di Bachelier, e nel 1633 in Inghilterra, dov’è tenuto in gran conto per le sue qualità paesaggistiche. In Italia lo introduce il medico e botanico Mattioli nel 1557, ma da noi mostra difficoltà a naturalizzarsi (non ci sono boschi di ippocastani) e si deve accontentare dei viali e dei parchi cittadini del centro-nord. Non proprio la situazione ideale per uno che ha bisogno di spazio per mostrare al meglio il suo portamento fiero e distendere la densa chioma piramidale. Così in città, quando non è attaccato dalla...

Salvus / Salvia, salvatrice!

Non preserva dalla peste bubbonica, benché probabile protagonista del bouquet di «erbe odorifere» che alcuni fiorentini portavano sotto il naso per cercare scampo alla «pestifera mortalità» del 1348: «andavano attorno, portando nelle mani chi fiori, chi erbe odorifere e chi diverse maniere di spezierie, estimando essere ottima cosa il cerebro con cotali odori confortare» (Decameron, Introduzione, 24).  Certo è che della salvia Boccaccio fa materia di novella per la giornata degli amori infelici dove, per paradosso, è causa di morte:   Era in quella parte del giardino, dove Pasquino e la Simona andati se ne erano, un grandissimo e bel cesto di salvia; a piè della quale postisi a sedere e gran pezza sollazzatosi insieme, e molto avendo ragionato d’una merenda che in quello orto ad animo riposato intendevan di fare, Pasquino dal gran cesto della salvia rivolto, di quella colse una foglia e con essa s’incominciò a stropicciare i denti e le gengie, dicendo che la salvia molto bene gli nettava d’ogni cosa che sopr’essi rimasa fosse dopo l’aver mangiato. E poi che così alquanto fregati gli ebbe, ritornò in sul ragionamento della merenda, della qual prima diceva. Né guari di...

Progetto Jazzi / Intervista a Claudia Losi

  L’associazione con questa intervista vorrebbe raccontare a tutti coloro che non saranno presenti all’inaugurazione di Voce a vento il senso del progetto, che rimarrà visibile fino al 24 settembre 2018 sul versante di Monte Bulgheria verso Licusati (Camerota).   Katia Anguelova: L’associazione Jazzi si occupa di studiare un nuovo modo di vivere la natura e del recupero dei percorsi lenti. In che modo ti ha influenzato la prima visita in Cilento, qual è stato l’impatto iniziale? Claudia Losi: Sono arrivata in una giornata di sole splendido, verso marzo 2017. I sopralluoghi sono iniziati dal mare, per poi salire in esplorazione sul versante del Monte Bulgheria verso Licusati, tra le sue rocce carsiche di un bianco accecante. Era primavera solo da pochi giorni ma già molta vegetazione era in fiore. Piante pioniere rigogliose e pronte a colonizzare nuovi siti. Poco alla volta ho raccolto informazioni ascoltando chi vive questi territori, amandoli e conoscendone le difficoltà, e da chi ne è ospite temporaneo ma legato a essi attraverso uno stretto giro d’affetti. Quello che più mi ha colpito per prima cosa è stata la pluralità di livelli di lettura possibili di questi...

Speciale Appennini / Gli Appennini di Silvio D’Arzo

Non mi è mai piaciuto Silvio D’Arzo. Difetto mio, certamente, oltre ogni possibile giudizio estetico. Semplicemente non sono mai riuscito a farmelo piacere, nonostante lo abbia letto a diverse età, così come non ho mai sopportato la retorica che avesse scritto in Casa d’altri un racconto perfetto secondo la definizione originaria di Eugenio Montale. Ho poi tentato di ricredermi diverse volte – con scarsa fortuna peraltro – l’ultima in occasione di una lettura pubblica degli amici Giovanni Lindo Ferretti e Clementina Santi, estimatori, tra i tanti, del D’Arzo. Il punto è che parla degli Appennini e di Cerreto (Silvio D’Arzo, all’anagrafe Ezio Comparoni era cerretano da parte di madre) con una sensibilità che non ho mai ritrovato nelle cose, o meglio che non sono mai riuscito a immaginare nella realtà. Non tanto per la mia di sensibilità, che naturalmente è quella di un altro mondo rispetto a quando lui scriveva, ma nemmeno quella sfiorata attraverso le parole e i tanti racconti familiari ascoltati nell’infanzia e in gioventù. Una sensibilità “verista” quella del D’Arzo che ritrae un mondo misero e preindustriale ormai al suo declino – D’Arzo, nato nel 1920, scrive il racconto a...

Il senso dell’attenzione per Roberto Casati / La lezione del freddo

La lezione del freddo (Einaudi, p. 184, € 18,00) è il racconto di dieci mesi vissuti in un ambiente inconsueto per il protagonista, perché dominato a lungo dal freddo, e dell’ingegno necessario per capirlo e affrontarlo.  Roberto Casati, filosofo delle scienze cognitive, deve abitare e insegnare per un anno accademico nel college di Hanover, nel New Hampshire, nel nord est degli Stati Uniti. Qui la neve e il gelo sono una presenza costante per cinque mesi, da dicembre ad aprile, con temperature che scendono anche a venti sotto zero. Un mondo del freddo che non è dominato né dal bianco, come si potrebbe pensare, né dall’oscurità, bensì dall’azzurro. Non è il freddo del mondo alpino, ricco di vette e grandi orizzonti, ma di un territorio pianeggiante e collinare, con boschi senza fine, dove è facile e pericoloso perdersi. La casa presa in affitto si trova a duecento metri dall’Appalachian Trail, l’ampio sentiero di duemiladuecento miglia che inizia in Georgia e conduce al Maine.    La vita di Casati, della moglie Beatrice, delle due figlie, Ninni e Anouche, e del loro cane Blacky, inizia nel colore di un autunno unico al mondo per varietà e sfumature, pervaso da una...

La grande cecità, il cambiamento climatico e l’impensabile / Esercita il dubbio e stai a vedere cosa offre il caso

  Derive dell’intuizione e della magia. Un prologo semiserio   Comodo è affidarsi a quello che è intuitivo e si presenta più facile da comprendere. Creature fantastiche o magie soddisfano il bisogno che abbiamo di trasgredire, però quanto basta, all’interno di un gioco dalle possibilità regolate, e allora tutto questo ci appaga, assolvendoci dalla responsabilità della verifica e della falsificazione. Ecco che l’impensabile si propone a noi, soddisfatti dalla completezza che, per quanto fasulla, ci avvolge come un manto e si presenta persino confortevole. Giungiamo così a dire che una cosa è vera perché è causa di un’altra, ma non ci impegniamo a verificare se non esistano altre cause che la rendono quella che è, in modo da escluderle tutte, tranne una. Questo è il punto, caro il mio mago. Mi rendo conto che tu hai buon gioco ad accattivarti la maggior parte delle persone: proponi loro vie per la conoscenza che costano poco e sono comode; non richiedono impegno e sono facili da capire e da ricordare. Il fatto è che sono false.   C’è stato un tempo in cui sembrava che finalmente potessi passartela male. È durato poco. Poi l’umanità ha iniziato a diventare sempre più...

Cosa ci resta del paesaggio / Camille Pissarro nei campi

Siamo alle soglie del Novecento. È già valida, tra i critici francesi, l’equazione tra natura e impressionismo: a un amico che non aveva potuto vedere il Salon del 1904, il geografo anarchico Élisée Reclus suggerisce di andare direttamente a passeggiare nella foresta. Celebrati dai critici entusiasti, i tratti corti e sovrapposti di Seurat chiudono una fase di ricerca formale iniziata con la ricerca dell’impressione spontanea, e la sigillano nella rigidità delle regole geometriche. Oltre, per le avanguardie, resta solo l’astrazione. E così, da Parigi a Washington e Hong Kong, le sale degli impressionisti sono sempre affollatissime. Giverny strabocca di turisti. In Italia si va sul sicuro con l’ennesima mostra su Monet. Ma proprio laddove il libro di storia dell’arte del liceo ci lascia più sicuri di aver compreso, si celano contraddizioni profondissime. Se continuiamo a considerare l’impressionismo come una questione di tecnica e ottica pittorica, come possiamo vedere la natura come soggetto? E che valore estetico possono assumere i disegni e le stampe, in cui la linea è solida e continua, rispetto alla verità raggiungibile in pittura dagli impressionisti? La cuillette des...

Progetto Jazzi / Ma che cos’è un albero?

  Continua l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA). Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Stanotte una tempesta si è abbattuta furiosa contro le case. Ha piovuto fortissimo e tirato vento: mulinelli d’acqua, quasi delle piccole trombe. Oggi sono...

E chi recise all’oleandro un ramo? / Oleandro

Chiamano il mare, gli oleandri. Lo annunciano. Ridono a mazzi, nel mezzo delle autostrade, con colori solari: bianchi rosa rossi (anche gialli) sul verde cupo delle lance fogliari. Ti dicono che sei in arrivo, laggiù tra poco vedrai le dune, le spiagge con i gigli della sabbia (Pancratium maritimum), e il blu. Certo, se si vuole, anche le sdraio e gli ombrelloni oni oni…     Alfieri dell’estate mediterranea, l’accompagnano con lunga fioritura da maggio ad agosto. Rustici, sopportano qualche grado sottozero, cosicché anche al nord li possiamo coltivare in giardino. Facili e generosi – basta un rametto in acqua perché mettano radichette – sono un’essenza decorativa diffusa e vistosa. I fiori, raccolti in corimbi ai vertici delle frasche, sono tubolosi con girandole, semplici o doppie, di cinque petali dal cuore cigliato. A fine ciclo producono un bruno follicolo fusiforme che a maturità si apre liberando i semi, di pappi dotati per il volo. Le foglie, verticillate in serie ternaria con saldi piccioli ed evidenti nervature centrali, sono persistenti e fanno una macchia di lame coriacee che ispira un vigore elastico, specie nei giovani rami assurgenti.    ...

L'intelligenza della forma / L'Eugenia e i garofani

Quelli che usiamo per aromatizzare cibi e bevande sono i boccioli essiccati di un albero originario di Filippine e Indonesia, appartenente alla famiglia delle Mirtaceae e dal nome scientifico di Syzygium aromaticum. Trovo però più simpatica la dicitura Eugenia caryophyllata, con cui pure è noto, benché l’aggettivo rinvii ad altra inopinata famiglia, le Caryophyllaceae, propria invece del fiore che tutti noi siamo soliti chiamare garofano e i botanici Dianthus. Nella confusione onomastica non ho ben capito se sia la spezia a rinviare al fiore – forse per la foggia del chiodo simile al bottone florale non ancora dischiuso – o, al contrario, il profumo del fiore a ricordare l’aroma della spezia.     Comunque sia, il garofano che – profumo a parte – nulla ha in comune con l’Eugenia, ci porta sulla riviera ligure dove da secoli si coltiva nelle serre in faccia al mare in barba a Mario Calvino che, a detta del figlio Italo (La strada di San Giovanni), si batteva contro la monocultura del garofano nel sanremese. I Dianthus, per altro, sono un mondo a sé per numero e varietà. Limitarsi a quello che dal Dianthus caryophillus, presente in natura e attraverso vari incroci, ha dato...

Esami di maturità / Dai campi a scuola e ritorno

A volte succede. E nel petto avverti la freschezza che hai sempre associato al sentimento della riconoscenza. A volte anche l’habitat più corroso dalla polvere e dalla noia, il mondo della scuola, ti può sorprendere, come non credevi più che ti potesse capitare. Come, di rado, può ancora accadere durante un viaggio, fra le pagine di un libro oppure nello sguardo di chi ti vuole bene.   Insomma, chiamato ancora una volta a presiedere una commissione di maturità nella ricca città del Nord che qualche lettore di Doppiozero ricorderà; mi ritrovo in pieno centro città ma in mezzo a sette ettari di verde: un Istituto Tecnico Agrario. Ci sarò passato accanto centinaia di volte senza immaginarne l’esistenza. Quelli per me erano gli spazi del vecchio Ospedale Psichiatrico, un luogo di dolore, dove da giovane avevo tentato insieme all’amico Ferrario i primi esperimenti di reportages col videotape… Ma da trent’anni, all’ombra di quegli aceri secolari, funziona una scuola degna di lode. Immaginate campi di grano e frutteti rigogliosi, filari di vite sperimentale, orti ordinatissimi irrigati e coltivati da studenti e professori, grandi serre destinate alla floricoltura, un capannone...

Soggettività animale tra desiderio ed estasi / L’animale chiacchiera con il mondo

Che cos’è l’animalità? È questo l’interrogativo che intende affrontare Etologia filosofica. Alla ricerca della soggettività animale (Mimesis, 2016), testo in cui Roberto Marchesini mira a scuotere le fondamenta dell’edificio umanistico, sorretto dalla credenza in un sé autarchico, puro e incontaminato. Si tratta di una ricerca che, attraverso un’indagine sui modelli teorici che hanno definito l’animalità, ha l’obiettivo di cambiare radicalmente il modo con cui ci rapportiamo non soltanto agli eterospecifici ma anche a noi stessi.   Etologia filosofica si presenta, dunque, come un’opera di demolizione delle certezze identitarie sulle quali riposa la concezione di “uomo”, accompagnata dalla creazione di un nuovo concetto di animalità. Come afferma Gilles Deleuze in Che cos’è l’atto di creazione (Cronopio, 2010), se la filosofia è quella disciplina attraverso cui fabbricare nuovi concetti, allora possiamo affermare che il saggio di Marchesini si situa all’interno di una cornice prettamente filosofica. Si tratta di una peculiarità della ricerca espressa chiaramente dall’autore: «Il mio intento in questo saggio è […] eminentemente filosofico», afferma Marchesini (Etologia...

Le meraviglie nascoste del mondo / Atlas obscura

Stai per partire per un viaggio. Sei uno che non va all’avventura e pianifica sempre i propri spostamenti. Hai tenuto da parte vari ritagli riguardanti le località che visiterai. Hai anche in mente di acquistare un volume tra i molti che si offrono di guidarti in quel paese. L’hai preso e ora lo sfogli. Ci sono tutte le cose che ti aspetti di vedere. Le annoti su un taccuino: non vuoi perderti nulla. Poi hai un’illuminazione: Non è che queste cose le ho già viste, anche se non sono mai andato là? Rifletti: Vero, ma io le voglio vederle ugualmente per sapere se sono davvero così, per vedere che effetto mi fanno. Subito un altro pensiero fa capolino: Voglio vedere anche qualcosa di non visto. Ti chiedi: Dove posso vedere il non visto? Il non-visto è qualcosa di oscuro, d’incerto, di misterioso. Lo ignori. Non potrebbe che essere così. Tuttavia la guida c’è. Devi solo digitare un indirizzo web: Atlas Obscura.   Si tratta di un sito fondato nel 2009 da due giovani americani: Joshua Foer e Dylan Thuras, cui si è aggiunta una donna, Ella Morton. Lì troverai quello che desideri. Se vuoi, puoi anche comprare in internet un libro che ha il medesimo titolo del sito, e come sottotitolo...

Progetto Jazzi / La valle della luna

  Proseguirono a sud, lungo la costa, cacciando, pescando, nuotando e comprando cavalli. Ora Billy si serviva dei vapori per inoltrare le sue bestie a destinazione. Così attraversarono le contee di Del Norte, di Humboldt, di Mendocino, di Sonoma – contee più vaste di molti Stati dell’Est – calpestando il suolo di foreste gigantesche, pescando in innumerevoli acque ricche di trote, e attraversando altrettante floridissime valli. E dovunque, Saxon cercava la sua Valle della Luna. Talvolta, quando tutto sembrava perfetto, ella trovava che la strada ferrata era troppo lontana, o che vi erano solo madroños e manzanitas, o che vi era troppa nebbia. «Noi abbiamo bisogno d’un cocktail di sole, una volta ogni tanto» osservava a Billy. «Sicuro, troppa nebbia potrebbe ubriacarci peggio del sole. Per noi ci vuole qualcosa di mezzo, e vedrai che dovremo scostarci dalla costa per trovarlo.» L’autunno già era sopraggiunto, quando a Fort Ross volsero la schiena al Pacifico per inoltrarsi nella Valle del Fiume Rosso, molto sotto Ukiah, sulla via di Cazadero e di Guerneville. A Santa Rosa, Billy fu alquanto ritardato dalla spedizione d’una partita di cavalli, e solo nel pomeriggio poterono...

La mostra di Domon Ken a Roma / Lo sguardo e il tempo

La mostra di Domon Ken a Roma – Lo sguardo e il tempo   È in corso fino al 18 settembre a Roma, presso il Museo dell’Ara Pacis, una mostra di opere del fotografo giapponese Domon Ken (1909 - 1990).   Autoritratto, 1958.    Per interpretare una fotografia, ci sarebbero innumerevoli modi di lettura, ma una cosa è certa: un’immagine fotografica è sempre il contenitore di un istante storico, nel senso che non possiamo mai negare che la cosa è stata là, come scriveva Roland Barthes ne La camera chiara. Quindi, possiamo considerare l’immagine fotografica in qualche modo come un campo storico disteso tra due sguardi, lo spazio che si apre con lo sguardo della macchina fotografica e che si chiude con lo sguardo dello spettatore. C’è chi analizza il primo cercando di capire cosa il fotografo avesse cercato di fissare con la luce (Wenders dice che il fotografo è colui che disegna con la luce), o meglio, quali fattori consapevoli e inconsapevoli, quindi a volte aldilà dell’intenzione dell’autore, di quel particolare tempo storico abbiano determinato quell’immagine. E c’è chi s’interessa al secondo per capire quali emozioni e riflessioni una fotografia possa provocare in...

La vita delle piante / Requiem per tre alberi

I giardinieri sono arrivati. Devono tagliare a pezzi due querce e un cedro lunghi trenta metri che, all’alba disgraziata del 31 luglio scorso, una bufera ha abbattuto al suolo come birilli.   _ Altri giorni di sofferenza al rumore rabbioso, snervante, delle motoseghe. Poi verrà la ruspa a ribaltare ceppi e radici per coprire le voragini. Si dovranno sezionare e sistemate i ciocchi, trinciare i rami più fini e le fronde. Nulla andrà buttato: ne verrà legna buona per il camino e pacciame di qualità per le aiuole. Ma il giardino non sarà più lo stesso.     So bene che i giardini non sono mai gli stessi, cambiano in continuazione, sempre mutevoli e diversi: il tasso barbasso, nuovo ospite, s’è allogato di sua iniziativa nei pressi della peonia rossa e ora la sovrasta con il suo candeliere; chissà quale compagnia sceglierà per la prossima stagione. Il Cornus kousa ha agonizzato tutta la torrida scorsa estate e in primavera ho dovuto registrarne la morte. Eventi lieti e no, che si mettono nel conto dell’ordinaria amministrazione. Ma questo schianto, benché nella natura delle cose, è devastante.     Di recente, un amico spagnolo in visita al giardino mi...

Progetto Jazzi / A quei luoghi continuo a tornare

  Apriamo con questo contributo della scrittrice Carmen Pellegrino l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).  Gli Jazzi (da iacere, giacere) erano dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo, punto di connessione tra tratturi e paesi: luoghi dell’indugio, della presa di contatto con le cose. Il progetto intende recuperare questo modo di abitare la natura, raccontando percorsi da attraversare con lentezza, riappropriandosi di spazi e luoghi e della loro storia, rinnovando esperienze – come l’osservare le stelle o il nascere del giorno – capaci di ripristinare il contatto con la natura, con il ciclo delle cose e delle stagioni. La sfida è anche quella di produrre innovazione e rigenerazione sociale, recuperando strutture e architetture rurali, mettendo in moto un circolo virtuoso di ospitalità diffusa che si nutra delle realtà esistenti e delle reti di relazione con i ‘nuovi viaggiatori'.   Lo chiamavamo il mare d’altri. Quel mare in lontananza che col dito indicavamo ai turisti – ‘...