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Paesi e città

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Genova / Paesi e città

Beati coloro che hanno un’identità. Che è come credere in Dio o giurare viscerale fedeltà al luogo in cui nascono, con forza ne avvertono il senso di appartenenza. Figli di una terra precisa, si sentono immigrati, emigranti, diversi, in un qualunque altro luogo che non sia quello di nascita identificandovi il punto del loro equilibrio psico-fisico. Perché il punto d’equilibrio, per loro, è riconoscersi in un dato punto geografico. Beato chi se ne va e poi torna, come insegnano le antiche narrazioni, secondo una circolarità di percorso, di disegno immaginario di una spirale. Certo che chi torna non si troverà mai allo stesso punto di partenza, lui e il luogo sono cambiati insieme. È l’andamento circolare del tempo, che vediamo inciso nei tronchi degli alberi.   Qualcuno ha definito il momento del ritorno come un “salto di ottava” (musicalmente parlando). E qualcuno, alludendo a questo salto, allude addirittura a un’altra dimensione, estrema – come quella traversata dal revenant che, se torna a raccontare, sa che mai potrà essere inteso. O finirà pazzo, come il...

Treviglio / Paesi e città

La Madonna, dicono, la Bella Signora. “Quàte bàle, ostia!… Ognuno c’ha la sua madonna, tutte bugiarde. Anche Treviglio c’ha la ‘madonna delle lacrime’, no?… Quale lacrime? Piange sempre, i dìs… Ma quale lacrime?”. Te non credi ai miracoli? “Ma va’!… Non esistono i miracoli. Nessuno ha fatto miracoli… Quali miracoli? Vai là dritto, torni a casa gobbo… Miracoli un cazzo”.   1522, siamo al tempo delle “guerre d’Italia”, la disputa tra Francesco I e Carlo V: fin qui, giù, nella Bassa. Il 28 febbraio l’esercito del re di Francia e quello veneziano si portano, il primo dalla Gera d’Adda e dal Cremonese, il secondo dal Bergamasco, a Lodi. In quello stesso giorno, un venerdì, il generale Odet de Foix conte di Lautrec, negli anni precedenti vittorioso e sanguinario a Milano, decide di muovere verso Treviglio. Carlo V imperatore alleato con il pontefice contro Venezia e i Francesi, questi gli schieramenti in campo. Lautrec è adirato con il vicepodestà Landriani, eccessivamente filoimperiale: le...

Milano / Paesi e città

Pochi anni e sotto questo templum le cose sono cambiate alla velocità della luce continuando a sembrare immobili. È come una legge fisica: da un lato si disgrega tutto, dall’altro tutto torna ripetersi in gesti pressoché uguali.   Lo sbriciolamento delle grandi fabbriche ha lasciato spazio alle luci dei centri commerciali. Caproni, Cinemeccanica, Lagomarsino, Lesa, Mivar, Motta, Plasmon, Tecnomasio, solo per citarne alcune, hanno indossato l’abito di IperCoop e villaggi globali in cui persino il carrello è extralarge, per fare spazio ai desideri oltremisura dei nuovi milanesi; così come a nuovi spazi abitativi che fanno scrivere a Io Donna che questa è la zona BGG: “defilata ma in progress. Loft da ex edifici industriali, teatro Parenti, studi creativi e BGG, Bella Gente Giovane”. Hanno chiuso i tanti cinema di quando ero piccola - per ultimo il Maestoso, datato come il suo nome - soppiantati da fumetterie giapponesi che aprono come chicchi di mais scoppiati. Serrano le imposte le scuole e lasciano spazio a teatri sperimentali. I percorsi in bicicletta sono sempre quelle stesse strade rotte, che...

Laino Castello / Paesi e città

Approdare nella vecchia e disabitata Laino Castello, nell’alto Cosentino, al confine con la Lucania, significa approdare su un colle boscoso e remoto dell’antico Mercurion, importantissima e ancora poco conosciuta eparchia monastica al confine tra l’Impero bizantino e quello longobardo. Il Mercurion, tra il V e l’XI secolo dopo Cristo, fu “capitale” del monachismo meridionale, ché qui si rifugiarono, qui costruirono monasteri e biblioteche, qui curarono i malati e confortarono gli indigenti migliaia di monaci italo-greci, provenienti prima dall’Oriente iconoclasta e, in seguito, dalla Sicilia saccheggiata e sterminata dal sareceno Kalil, che nel 940 costrinse alla fuga, tra i tanti, dopo averli addirittura ridotti a mangiare carne umana, i Santi Cristofaro, Macario e Saba, che proprio nel Mercurion trovarono un luogo appartato e sicuro dove compiere in pace la propria unione mistica con Dio, senza trascurare, come sottolineava Giulio Gay nel suo fondamentale libro (da ristampare) L' Italia meridionalee l'Impero Bizantino. Dall'avvento di Basilio I alla resa di Bari ai Normanni 867-1071, l’intervento sulla natura...

Tortona / Paesi e città

Tortona è una cittadina di venticinquemila abitanti in provincia di Alessandria e sta a quaranta minuti di macchina da Milano e a una cinquantina di minuti da Genova. Fai dieci minuti di auto e da Tortona provincia di Alessandria in Piemonte sei a Voghera provincia di Pavia in Lombardia. In circa un’ora d’auto si arriva a Torino e in  meno di un’ora si arriva a Piacenza in Emilia Romagna. Per questa ragione Tortona è sempre stata considerata un crocevia, un luogo di transito e io è qui che sono nato trentadue anni fa nello stesso ospedale dove a Fausto Coppi non era stata fatta la diagnosi giusta e lui ci aveva rimesso la vita: a Tortona in provincia di Alessandria.   Ci ho abitato fino a ventisei anni e se ci ripenso ora che di anni ne ho trentadue e mi sono trasferito negli Stati Uniti mi pare di poter dire che la sensazione è quella di aver vissuto resistendo alla forza del transito d’energie che passa in quel luogo costantemente. Vivere sapendo di avere due grandi città così vicine è certamente un voler resistere, a volte solo perché ci si è costretti dalle circostanze, ma...

Viareggio e Bargecchia / Paesi e città

  Sono nato a Viareggio nel mese di giugno. Conoscendo la sete d’aria di mia madre che perfino oggi spalanca le finestre anche in pieno inverno, sono certo che ho respirato aria di mare ancora prima di nascere. Il vecchio ospedale Tabarracci è separato dalla Passeggiata e dalla spiaggia solo da una piccola e odorosa pineta. Sono nato respirando resina e salmastro. Ma sono un collinare. Sì, sono nato a Viareggio ma ho sempre vissuto ad una decina di chilometri dalla Perla del Tirreno, sui colli. Il mio paese si chiama Bargecchia. Sono certo che qualcuno sarà portato a produrre un’etimologia creativa, per così dire, collegando il nome del paese al vocabolo “bar”. In realtà il toponimo deriva probabilmente da “berg”, altura, montagna. Ma, come sempre, gli errori sono fertili, ricchi di humus. In realtà il mio paese con il bar, anzi, con i bar, ha molto a che fare. Gli abitanti sono pochi ma i bar sono tanti, in proporzione. Ed è lì, dentro e fuori, sopra e accanto ai tavolini, che scorre la vita, e la non-vita. Guardano, i miei compaesani, chi passa, come passa, con chi passa....

Cembra / Paesi e città

Da ragazzo, guardando dal poggiolo verso il fondo della pianura, incontravo con lo sguardo solo la casa di un elettricista, che di sera restava l’unica luce accesa verso sud ovest. Di lì in poi, duecento metri più avanti, il pendio riprende a scendere fra i vigneti che arrivano fino all’Avisio, torrente nascosto, lontano, che scorre sul fondo segnando questa terza valle dopo aver solcato a monte quelle più fortunate di Fassa e di Fiemme. Sul finire degli anni Settanta la pianura, ora ricoperta di case, era coltivata per lo più a granturco, mentre il paese si concentrava dall’altra parte, verso la montagna. Dunque, i monti, le case a mezzacosta, la piana che gli abitanti chiamano ancora “Campagna rasa” e infine il luogo di una fatica pressoché priva di evoluzione: il ripido versante che scende con pendenze inesorabili verso il fondo, tutto ricoperto di vigneti al punto da non aver conservato quasi nulla del paesaggio naturale, un versante conquistato nei secoli al lavoro con la costruzione di più di cinquecento chilometri lineari di muri a secco su un’estensione, quella dell’intera valle, che ne...

Sarnico / Paesi e città

Dal parcheggio sul lungolago, di fronte alla gelateria, ai ristoranti, ai bar-pizzerie, si può prendere a destra verso il punto in cui il lago d’Iseo (o Sebino) diventa fiume Oglio, verso la diga, attraversando il parco verde dei Lazzarini con i cedri del Libano e i giochi per i piccoli, oppure si possono voltare le spalle allo specchio d’acqua e salire al borgo storico fino al sagrato della chiesa, passando per la strada in salita ripida dove abitava la vecchia matta con il marito picchiatore e la figlia che si portava sempre appresso un odore di palude, anche quando stava nei banchi della classe scolastica. Tutti luoghi del ricordo, andando verso destra.   Prendo a sinistra. Da qui comincia il passeggio ufficiale della domenica, con famiglie al completo nel giorno di festa a sfoggiare l’ultimo modello di passeggino con ruote autofrenanti e calottina ergonomica lungo la striscia stretta di cemento delimitata da aiuole ben tenute, aldilà delle quali scorre il flusso ininterrotto delle automobili, molte di grossa cilindrata, segni del benessere raggiunto con le fabbrichette delle guarnizioni di gomma e con le piccole imprese edili note in...

Napoli / Paesi e città

“Il Signore resuscita a Napoli, credete a me, in quale altro paese potrebbe accorgersi di essere di nuovo al mondo, dove potrebbe ritrovarsi più umano, più giovane e più povero, fra gente che sappia egualmente, per antica esperienza, che cosa significhi abbracciare una croce o esserne finalmente schiodati?”.   In quest’anno che ha Pasqua cadente in aprile, a rileggere queste poche parole riviene il sapore di quello che abbiamo deposto, portando in cantina Giuseppe Marotta. I tempi son tali che a sentire quel nome e cognome qualcuno intenderebbe che si parli del direttore sportivo della Juventus. No, qui no: qui parliamo dello scrittore che morì negli anni ‘60. Derubricato a bozzettista e invece titolare d’una penna che come poche aveva una felicità: quella di scrivere. Mandiamo perciò questa cartolina da Napoli, usando parole che sono una dedica a chi l’ha scritte, tratte da San Gennaro non dice mai di no che la Avagliano editore ha meritoriamente riportato nelle librerie in questi giorni. È anche una dedica al popolo di Napoli. In giorni di vento, ma soprattutto di mare....

Torino / Paesi e città

  Torino è molto cambiata in questi ultimi due-tre anni. Sguardi stranieri s’incrociano di continuo, spesso ruvidamente comunicano fra loro, in tram, nei supermercati oppure a scuola nelle ore di ricevimento con i genitori. Provate a immaginare come i nipoti dei meridionali arrivati negli anni Cinquanta cercano di spiegare agli immigrati di seconda generazione il significato di una parola come “autogestione”. Il modo migliore per osservare il mutamento è quello di sempre: “l’occhio straniero”. Gli stranieri a Torino hanno sempre gli occhi di Marcovaldo: “Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città”. Gli extracomunitari, come i meridionali respinti o derisi perché si costruivano un piccolo orto nella vasca da bagno, con il loro sguardo riescono talvolta a perforare la scorza ruvida di chi è nato qui. L’occhio di questi Marcovaldi multietnici continua a essere l’occhio della nostalgia. In altre città non accade in eguale misura.   La letteratura è piena di esempi. Un milanese trapiantato per qualche anno a Torino, Francesco Cataluccio,...

Forlì / Paesi e città

  Forlì è una delle tante città di provincia italiane che, nel tempo, ha mantenuto una continuità con le forme della politica e del vivere civile dell’epoca dei comuni. È stata, sino a non molti anni fa, ghibellina, non solo per la grande prevalenza nel suo tessuto sociale delle forze laiche, quelle comuniste-socialiste e quella repubblicana, ma anche per l’atteggiamento di fondo dei suoi abitanti, interessati in primo luogo a realizzare progetti chiari e autosufficienti. La prima virtù per un forlivese, e per la Romagna in genere, è la concretezza, seguita dalla capacità di fare meglio del diretto avversario. È da queste parti che la dimensione della gara, per esempio della corsa in bicicletta o in moto, acquisisce una valenza assoluta, diventa un modo di vita: non la sfida nascosta e logorante implicita nell’attuale sistema finanziario-informatico, ma quella aperta di chi vuole costruire e far vedere i risultati della sua opera.   Naturalmente, i forlivesi hanno dato sempre il loro contributo ai tentativi di rinnovamento, nel bene e nel male. Al centro della piazza principale c...

Ottaviano / Paesi e città

  Ah, il grande José Feliciano. E, mi voglio rovinare, perfino i Ricchi e Poveri. Già, perché passano gli anni, passano i decenni, ma ogni volta che sento Che sarà, ogni volta che, da solo o in coro, canto “paese mio che stai sulla collina, disteso come un vecchio addormentato”, non posso fare a meno di pensare al mio, di paese, anche se (o magari proprio perché) non ci vivo più da tutti quei decenni. Sta sempre lì, Ottaviano, disteso sulle falde del monte Somma, appollaiato sopra il Vesèri che forse scorre ancora sotto terra, come un passato carsico che non si rassegna a passare; sta lì con la sua Chiesa Madre, con il Castello Mediceo finalmente strappato alle grinfie della camorra e restituito ai cittadini, con le viuzze strette e ripide del centro storico, con quella montagna incombente fatta di lapilli, di querce e di robinie.   Tranquilli: non mi metterò a suonare il languido violino della nostalgia. Sono andato via da più di trent’anni, ma non coltivo sogni da emigrante che vorrebbe tornare. E tuttavia è chiaro che la mia “patria” di scrittore...

Erba / Paesi e città

Ci devi arrivare in treno. E poi, dalla banchina, con il profilo del Resegone che chiude a destra il campo visivo, seguire con lo sguardo la linea della ferrovia, i binari che subito dopo la stazione proseguono sotto il ponte, quasi inghiottiti dalle pareti di terreno che si fanno più alte, per poi scomparire dietro la curva, verso quelle montagne che in certi giorni particolarmente tersi potresti proprio giurare che si siano fatte più grandi e più vicine, e che ti consegnino così allo sguardo ogni dettaglio, la forma degli alberi, dei sentieri, dei rifugi.   Ci devi arrivare in treno. E poi, lasciarti alle spalle la piazza, e camminare in salita costeggiando la ferrovia, i Corni di Canzo davanti a te, guardando distrattamente i SUV che ti sfrecciano davanti, e quel cartello “Piazza Padania (ex Piazza Roma)” che campeggia sulle pareti della vecchia stazione, testimonianza fastidiosa di due retoriche che si scontrano sul nulla. Ma è proprio per questo ed è proprio così, arrivando in treno, che puoi prendere Erba da lato, e circumnavigarla piuttosto che attraversarla. Non c’è un’identit...

Novara / Paesi e città

L’anomalia della catastrofe che incombe senza risolversi ci tiene sospesi, senza fiato. È l'apnea delle città sommerse, immobilizzate per sempre nell’istante della loro rovina. Case isolate ai bordi delle strade, alcune abbandonate, altre occupate, altre ancora in disfacimento. Nel paesaggio suburbano, cicatrizzato da raccordi autostradali e circonvallazioni, si entra col fiato sospeso, in apnea. In questi luoghi inospitali ci sentiamo paradossalmente a casa: nella sfera di vetro con la neve finta e la catastrofe per sempre sospesa. È la visione crepuscolare del paesaggio suburbano barrato dalla luce artificiale dei fari, appena oltre la quale si apre la visione notturna del paesaggio agricolo.

Catania / Paesi e città

Catania è una signora in nero. Il fasto barocco della città nega se stesso, perché tende all’oscurità della pietra lavica della quale è intriso. Niente a che vedere con il tufo dorato di Noto, né col fragile calcare leccese, né tanto meno con i marmi e gli ori di quello romano. Ciò accade perché il barocco catanese non è nato solo come una scelta stilistica, un adeguamento alla moda dei tempi; è stato anzitutto una necessità: bisognava ricostruire la città dopo che l’Etna, nel 1669, decise di spalancare le bocche dell’inferno. Le colate laviche raggiunsero il centro, aggredendolo in più punti. Poi, nel 1693, un terremoto diede a Catania il colpo mortale: le vestigia greco romane e l’abitato medievale vennero spazzati via come briciole di pane da un pavimento. In cambio, il vulcano donò alla città i materiali da costruzione per rimettersi in piedi. Ecco perché il barocco catanese è oscuro. Si tratta di uno stile da stress postraumatico, che incorpora le ombre e il lutto di una città intera.   La lava ha fatto un...

Cinisello B. / Paesi e città

Siamo qua come agli orli della vita, Contessa. Gli orli, a un comando, si distaccano; entra l’invisibile: vaporano i fantasmi. È cosa naturale.   dal Pirandello dei Giganti   … che reagiscono alla vita con contrazioni, ad altri impercettibili, di spasmo   da un commento all’opera di F. Tozzi     Pomeriggio quasi sera. La luce fredda passa tra le case troppo evidenti ma appiattite nella loro concretezza. Azzurro difficile da guardare in questi giorni. Il cirro ampio sospeso racconta con due svolazzi sfrangiati in prospettiva come il cielo riposi sulle case: ha i passi adunchi, sfilacciati e luminosi, di un racconto per bambini: gli orli disseminati nell’aria, poi ripiegati nelle forme di uno spazio che si va allontanando: paesaggi maestosi, dice, e indica la distanza quasi ci si accorgesse per sbaglio di quel catino d’azzurro infinito steso al contrario sulle nostre teste. Svolazzi fiammati di bianco e veli come raggi ridenti di un’inquieta ascensione; e in terra le ombre sono rattrappite nelle fessure delle strade, tra gli spifferi sibilanti e vivi dei pochi serramenti...

Trapani / Paesi e città

È da quando ho l’età della ragione che non ricordo una settimana santa senza pioggia o nuvole, e questo venerdì santo non fa eccezione. Qui, a Trapani, da almeno tre secoli il venerdì di Pasqua è il momento in cui la città si blocca per farsi attraversare tutta da una processione di Misteri che comincia il venerdì pomeriggio e dura fino al giorno dopo, a resurrezione quasi avvenuta. La gente che fa parte delle maestranze locali e le bande musicali resistono pervicacemente alla fatica e al sonno, probabilmente perché il rito ha bisogno di essere portato fino in fondo per funzionare. Se rigenerazione ci deve essere, non può che passare attraverso un momento collettivo grandioso e lievemente insensato che fa pensare a quanto gli sforzi degli uomini si siano concentrati spesso su imprese risibili; in questo caso, la devozione delle masse ha fatto da schermo al desiderio di ostentare, attraverso la ricchezza e l’originalità dei paramenti e delle statue, il prestigio del gruppo sociale d’appartenenza, perché a ogni gruppo statuario corrisponde una confraternita di settore. Nicolò, uno...

San Pier d’Arena / Paesi e città

Dovrei parlare di Genova perché secondo i certificati che ho all’anagrafe è lì che sono nato. Però fino a quasi trent’anni ho vissuto in un posto dove la gente quando andava in centro diceva “andiamo a Genova”. Allora vuol dire che non ci vivevo a Genova e infatti sui miei documenti di allora, a controllarli bene, dopo il nome del capoluogo ci si vedeva un trattino e poi quello di un’altra cosa, Sampierdarena. Ho scritto cosa apposta perché ancora adesso non la saprei definire, città no perché non ce l’aveva mica il sindaco, quartiere nemmeno visto che era lei a essere divisa in quartieri, il Canto, la Coscia, il Campasso, San Gaetano…: insomma un po’ meno di una città e qualcosa di più di un quartiere. Infatti il maestro ci faceva scrivere delegazione, una parola che non afferravo del tutto, come senso, e che poi ho capito che stava a Genova come un’agenzia sta alla banca. Così Genova diventava un’entità inafferrabile che viveva nelle sue singole parti senza però confondersi con loro, e questo mistero non accadeva solo a Sampierdarena...

Torino / Paesi e città

Pensavo che camminare per Torino è un modo come un altro per vederla e per fare strani collegamenti. Oggi per lavoro dovevo andare in Strada del Fortino presso un hotel, dove si teneva una riunione che dovevo seguire e di cui dovevo scrivere. Strada del Fortino taglia via Cigna, che è la continuazione di corso Palestro. All’incrocio tra via Cigna, corso Palestro e corso Regina si apre il Rondò della Forca, così nominato perché era quello lo spiazzo dove venivano eseguite le condanne a morte.   Sono due le ipotesi di spostamento a piedi. La prima: il mio ufficio è in piazza Albarello, potrei fare due passi, lasciarmi sulla sinistra la Biblioteca Civica, prendere corso Palestro,arrivareal fondo e accorgermi che c’è una statua del Beato Cottolengo, poi attraversare il Rondò, fare qualche passo in via Cigna girare a sinistra e prendere Strada del Fortino, un po’ di passi ed ecco l’Hotel. La seconda è prendere via della Consolata precorrerla tutta, passare davanti alla Consolata, attraversare corso Regina, costeggiare il Cottolengo, passare San Pietro in Vincoli, detto altrimenti il...

Paola / Paesi e città

C’è sempre un luogo, un nome, che conta più di tutto. Paola è un luogo con un nome di donna. È il mio paese. Quel nome per me è come il mare che ha davanti, il mare occidentale che mi ha visto nascere. Cerco sempre il mare, anche quando non ce n’è. Forse perché sono nato in questo posto di mare, e ho sempre vissuto col mare davanti. Il mare sempre. Il mare di Paola. Mi confondo col mare. Il mare grande di Paola spalancato sotto lo specchio delle montagne. Ovunque vada, più che estraneo dopo un poco mi sento naufrago. Ho quel mare dentro.È come una calamita silente che mi risucchia a sé da qualsiasi punto, che contrae il tempo e lo spazio in una cosa sola, e mi richiama a sé da ogni luogo, anche il più remoto. Una cosa è certa: Paola è un magnete, un basamento geomantico, terra e acqua a cui resto attratto. Il mio punto archimedico. L’unico, oramai. Paola è sempre lì, per me, sposa e sponda.   Sillabare a memoria in luoghi distratti e nel silenzio di certi pensieri sviati il nome di Paola mi retrocede sempre, mi riporta a destino, come un...

Lerici / Paesi e città

Una volta a Lerici c’era il mare. Giuro, ne ho le prove, come dice Arminio. Il mare e altro, ma adesso occupiamoci solo del mare. Come faccio a dirlo? Beh, quando qualche volta ritorno là e, come mia abitudine, mi frugo nel naso (Federico!!! Almeno fallo che io non ti veda! La Signora, la pianista) mi sembra di sentire sempre quel misto inconfondibile di puzzo d’alga e carcassa di granchio in decomposizione. E le mie narici dilatate e sgombre riaprono, come Sesamo, il mondo perduto dei Ravatti ( lericino, in italiano ‘ciarpame’, ‘res nullius’ in latino), roba che noi bambini trovavamo poco sopra la battigia dopo le mareggiate e nascondevamo nelle nostre favolose tasche (e poi nei cassetti, fuori dagli sguardi indiscreti della summenzionata).   Chiamarla roba è forzato: un niente, un tempo, appunto, qualcosa una volta con una forma e una funzione, ora trasformate, resa irriconoscibile dal mare: prima sasso grigio e poi barattolo di Coca Cola (non stupite, a Lerici, nel ’45, aveva già fatto la sua comparsa una delle prime avvisaglie della nuova invasione barbarica, tecnologica questa volta, tanto pi...

Scampia / Paesi e città

Undici turisti provenienti da Pisa sono stati arrestati per aver comprato droga nell’outlet di Scampia. I compratori alloggiavano in buoni alberghi napoletani, poi, due di loro in taxi, arrivavano nelle piazze di spaccio, acquistavano e tornavano in albergo. Stanotte sono state arrestate altre sette persone, quest’ultime provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, identica, s’immagina, la metodologia d’acquisto. Un nuova moda quindi? Una specie di turismo esotico con pacchetto brivido cocaina incluso nel tour? Non sono casi isolati, se ne sentono raccontare parecchi.   A Scampia il prezzo della droga è basso e questo spinge le persone a spostarsi anche da altre Regioni per comprare in regime di sconto. Naturalmente, se devo mettere in conto l’autostrada, il prezzo della benzina, il pernottamento è chiaro che devo ottimizzare il viaggio e quindi sono portato ad acquistare molte dosi di droga, altrimenti il bilancio è negativo. Ciò, in pratica e dal punto di vista giuridico, vuol dire che la dose di droga comprata è di gran lunga superiore a quella concessa per uso personale, quindi per l’acquirente...

Castell’Arquato / Paesi e città

a Castell’Arquato dicono “che bello” perché sembra un borgo umbro o toscano, tipo San Gimignano però in Emilia   a Castell’Arquato ci sono le balene in pieno centro e delle belle spiagge con alte dune di sabbia finissima, dette calanchi, appena fuori dal paese   a Castell’Arquato non c’è un corso dove fare una vasca, per questo si può andare nel torrente Arda o a Piacenza in via XX Settembre   a Castell’Arquato però si può fare un bosslano, che sarebbe una ciambella, praticamente si parte dal Bar Sport e si gira intorno a un isolato di case, non importa in quale direzione   a Castell’Arquato un mio amico, che qualche anno dopo avrebbe fatto una rapina a mano armata, mi ha proposto all’asilo di fuggire dai bagni, e le suore, che hanno le orecchie lunghe e senton tutto, per punizione ci hanno esposto al pubblico ludibrio   a Castell’Arquato non c’è il cinema però c’è un negozio di reggiseni imbottiti   a Castell’Arquato al centro della grande sala dove ora c’è lo scheletro...

Songavazzo / Paesi e città

Da dove vogliamo cominciare? Facciamo così: da quel giorno di primavera del 1991 in cui presi la decisione di venire a vivere a Songavazzo (abitanti attuali 698), uno dei sette comuni alle Falde della Presolana, la Regina delle Orobie (Prealpi di Lombardia, per capirci). La frase fatidica uscì dalla mia bocca alla vigilia del mio primo viaggio in USA dove feci anche la mia prima reading pubblica, all’Earth Day di Albany, stato di New York. A pensarci ora, ehi, andai all’Ovest e come rientrai in Italia, andai al Nord. Va bene, non esageriamo: dopotutto venivo da Monza, e sebbene il mio sangue parli siciliano lì ero nato e lì ero cresciuto, cercando in ogni modo di andarmene. Un grande balzo in avanti. Avevo ventisette anni e da grande volevo fare lo scrittore. E poiché amavo tutto ciò che era vicino alla natura e alla parte spirituale della Vita (e dunque della Letteratura), questa mi sembrò una buona idea.   Ciò che mi ha sempre colpito della vita di paese, in montagna, è la forte caratterizzazione degli eventi quotidiani. Magari meno sfumature ma più definizione – più...