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Conversazione con Armando Punzo / Che il cielo esista, anche se il nostro posto è l’inferno

In una lettera diffusa nella notte tra il 20 e il 21 giugno Armando Punzo ha annunciato di aver lasciato la direzione artistica di VolterraTeatro, uno storico festival internazionale di ricerca artistica che il regista della Compagnia della Fortezza dirigeva da vent’anni. Nella lunga e dettagliata lettera che in poche ore è rimbalzata su tutti i canali di comunicazione, scuotendo l’Italia del teatro e della cultura, sono riportate le ragioni di una scelta radicale ma inevitabile, dettata dal venire meno delle condizioni minime per la gestione di una manifestazione artistica che possa essere definita tale e che tale non è più quando viene affidata tramite uno scellerato bando che arriva a un mese e mezzo dall’inizio del festival, con richiesta di preventivo al ribasso economico (chi offre di meno vince, indipendentemente dal progetto), rispetto a un budget irrisorio di circa 40.000 euro.   Compagnia della Fortezza, Hamlice, Volterrateatro 2010, ph. Stefano Vaja   Negli ultimi anni, nonostante le difficoltà fossero già enormi e logoranti, ti ho visto assolutamente risoluto nel proteggere il progetto di VolterraTeatro e de I teatri dell’Impossibile: il festival andava...

Immaginare il domani / Future ways of living

“Come fare perché la tecnologia ci aiuti a creare il modo con cui vivere nei prossimi dieci anni?”. Questa la domanda a cui cercano di dare riposta i sei progetti raccolti in Future ways of living (24Ore Cultura, 304 pagine, 30 euro) cercano di dare una risposta. Il volume, pubblicato in inglese, racconta l’evento organizzato durante Expo Milano2015 da Meet the Media Guru, guidato da Maria Grazia Mattei, e Institute without Boundaries del George Brown College di Toronto, diretto da Luigi Ferrara. Le due organizzazioni hanno infatti riunito esperti internazionali – guru della computer science e dell’arte, dell’architettura e del design – e personalità accademiche e professionali per immaginare sei possibili scenari per la vita umana del futuro. Dopo due giorni di lezioni ispiratrici dei guru, i partecipanti sono stati divisi in sei team e – seguendo il metodo della charrette elaborato dall’Institute Without Boundaries – sono messi al lavoro per elaborare sei idee. Sei ipotesi basate sull’utilizzo attivo della tecnologia, “arma a disposizione” da utilizzare in modo sostenibile e umano, senza essere spettatori passivi dei trend tecnologici, per realizzare quel “Villaggio Globale”...

I Cinema a luce solida di Fabio Mauri

Mana e Industrial design   Tra luglio e settembre 1968 Fabio Mauri espone al Mana Art Market di Roma i Cinema – multipli a luce solida. La galleria, fondata nel febbraio 1968 da Nancy Marotta, era anche un centro di produzione di multipli, quasi dei prototipi considerato il numero limitato in cui erano realizzati. L’artista e compagno Gino Marotta ne ha ricordato retrospettivamente i presupposti: ci dava fastidio […] la mitizzazione dell’artista, l’opera d’arte come miracolo. Noi pensavamo all’opera d’arte come a un bene di consumo utile alla società […] un’opera che fosse riproducibile in serie, utilizzando le risorse e i linguaggi che derivavano dalle tecnologie industriali […] contro un’idea decadente dell’arte”. A guidarli era il “sogno di un modello laico di cultura che potesse emanciparsi dall’immagine straziante del grande artista, dell’artista maledetto che riceve l’ispirazione e poi non sa bene cosa comunicare" [1].   Lontana dai cascami dell’esistenzialismo post-informale, la galleria mirava a democratizzare l’esperienza...

Il Cupiello di Latella: un altro Natale

È uno strano tempo, questo, per il nostro teatro. Proprio nel momento in cui si sospettava definitivamente conclusa la grande avventura novecentesca del teatro di regia (e si cominciava infatti a parlare di post-regia), sui palcoscenici italiani si affacciano negli ultimi mesi spettacoli radicali e dirompenti, belli e importanti, che proprio a quell'area – e alla sua tradizione, critica, tutta italiana – si possono in qualche modo far risalire. La misuratissima Alcesti di Massimiliano Civica (un'intervista di Massimo Marino e la recensione di Attilio Scarpellini), il Macbeth potente di Chiara Guidi (di nuovo in un bell'articolo di Scarpellini), il viaggio del Teatro delle Albe nella Vita agli arresti di Aung San Suu Kyi (recensione di Rossella Menna).   Sono lavori – molti dei quali hanno trovato spazio su doppiozero – diversi e forti della propria specificità, che però nel complesso rilanciano la sfida di quella linea genealogica che rimanda piuttosto direttamente allo scarto prodotto in Italia, a inizio del secolo scorso, fra i tentativi (a volte forzati) di importare una logica di lavoro teatrale di respiro europeo...

Andy Rocchelli. Russian Interiors

Vivono al di fuori del rumore, a Pianello Val Tidone, piena campagna piacentina, in uno studio-laboratorio da cui partono le storie per la stampa internazionale più attenta. È qui che otto anni fa nasce il collettivo fotografico cesura, cinque soci fondatori, sei collaboratori, un grande maestro. “Siamo arrivati qui come assistenti di Alex Majoli”, raccontano Arianna Arcara e Luca Santese, “e da lui abbiamo imparato come si cresce e si lavora in una bottega”.   Restare qui permette alla fotografia di non essere solo un mestiere, qualcosa che si realizza per essere venduto, ma una scelta di vita in cui ti immergi ventiquattr’ore su ventiquattro. “Avevamo vent’anni, Alex ci diceva che qui non avremmo perso tempo, avremmo imparato a lavorare in modo più rapido ed efficiente”. Restare al di fuori dalle basse competizioni, saper astrarre per criticare al meglio, confrontarsi continuamente con i colleghi amici del collettivo, con i quali l’unica ragione del confronto è crescere.   “I nostri progetti più forti sono quelli che hanno ricevuto critiche per mesi, hanno avuto anni di...

Torino, le rovine

L’Architettura non è un’Arte facile   L’Architettura non è un’Arte facile, sostiene Daniel Libeskind, architetto fra i più influenti al mondo, ebreo polacco, newyorkese di adozione, stimolato sulle recenti battute di arresto del suo controverso cantiere milanese Citylife. Certo è che il tormentato passaggio della nostra epoca nel giovane millennio ha segnato il manifestarsi conclamato di uno stato di crisi permanente e disatteso le speranze verso un futuro di nuovi paradigmi. A pagarne le spese più di altre discipline, è stata l’Architettura per la sua natura così compromessa alla capacità della società di esprimere i valori della giustizia e della bellezza.   Se il primato dell’Architettura è la complessità del suo linguaggio, saper ascoltare ed entrare in dialogo con i contesti, interpretare nel profondo la natura dei luoghi,  rendere espressivi e confortevoli gli spazi, nei suoi pieni e soprattutto nei vuoti, stiamo vivendo un’epoca infelice dove la pratica del costruire e disegnare gli spazi sembra aver smarrito il rapporto con l...

Il grande ritorno dell’Architettura in Triennale

Il Novecento è un secolo di infrastrutture. È il Secolo delle metropolitane, delle autostrade, dei viadotti, dei tralicci elettrici e dei termovalorizzatori. È il Secolo di Banham e di Venturi, delle autostrade di Los Angeles e del simbolismo “on the road” di Las Vegas. Non stupisce dunque che L’architettura del Mondo. Infrastrutture, mobilità, nuovi paesaggi, in scena alla Triennale di Milano dal 18 ottobre al 10 febbraio, sia una mostra per molti aspetti “novecentesca”.     Novecentesco è lo sguardo con cui si approccia al tema: uno sguardo concreto, che si focalizza perlopiù su infrastrutture fisiche e tangibili, evitando di indugiare troppo su tutta quella serie di reti eteree e transcorporee che hanno ossessionato il XXI Secolo. Uno sguardo critico, in cui non “vale tutto”, ma in cui il criterio di selezione delle opere esposte è ben definito a priori, a partire dal nome stesso della mostra. Protagonista è l’architettura del mondo: le infrastrutture, sì, ma non tutte. Ad interessare i curatori sono quelle opere civili che riescono ad andare...

Le belle e le bestie: Max Mara e Unicredit

Al giorno d’oggi l’architettura è diventata oggetto dell’interesse di molte persone. Non che negli ultimi tempi sia considerevolmente aumentato il numero degli appassionati o degli esperti. Piuttosto è cresciuta la nostra attenzione nei confronti dell’ambiente in cui viviamo. E con sempre maggiore frequenza il nostro habitat “naturale” è l’ambiente urbano, costituito essenzialmente di edifici.   Gli edifici che ci circondano nella maggior parte dei casi ci lasciano indifferenti; in qualche occasione riescono a entusiasmarci; in molte altre hanno la capacità di ferire la nostra sensibilità. Con una forza che solo l’architettura – in quanto “arte” sociale e spaziale – possiede, essa è in grado di comunicarci un senso di esaltazione e di pienezza, ma anche di disturbarci, se non addirittura di urtarci letteralmente, di rovinarci la vita. Se alla prima categoria di edifici appartengono rari ma preziosi splendori, la seconda è invece pullulante di insopportabili orrori.   Al di là di ciò ch’è immediatamente intuibile,...

Un matrimonio strepitoso

Se alla domanda - Come va con la tua compagna (o il tuo compagno)? rispondete  - È sostenibile! ... è probabile che non abbiate una grande considerazione del vostro rapporto sentimentale. Ammettetelo: la sostenibilità è noiosa. Michael Buckart   Sono d’accordo con Mr. Buckart. Dovremmo approfondire e implementare le nostre argomentazioni sulle performance del sistema. Finché continueremo ad accanirci sul sostenibile come leva virtuosa del cambiamento ci sono poche speranze di attivare, in un pubblico sempre più assuefatto (e scafato) dalla retorica green, eco e bio, un processo di trasformazione convincente, differenziato e, soprattutto, credibile. Volendo esagerare, pure avvincente. In sostanza, buona parte del suo successo potrebbe dipendere dal modo di pensarne e raccontarne. E questo modo potrebbe anche fare a meno di menzionare del tutto una parola usurata e incline allo standard, concentrandosi sulla narrazione di una storia, di un fatto, di una prassi che funziona in modo strepitoso. Di una strepitosa strategia di sopravvivenza vs una strategia che “tiene botta”.   Il contributo in...

Angela Zucconi

“Arrivata all’ultimo tornante della spirale, la sola certezza che ho: siamo nati per crescere dalle nostre radici e dobbiamo fare di tutto per continuare a crescere fino alla fine.” Con queste penetranti parole si conclude l’autobiografia di Angela Zucconi, donna eclettica e combattiva, straordinaria e carismatica, protagonista discreta del nostro Novecento.   Ci sono momenti della storia in cui la coscienza collettiva si coagula intorno a temi “centripeti” sui quali si affannano intelligenze e passioni, come falene nel buio su una fonte luminosa. Uno di questi momenti è stato il dopoguerra italiano, quando i pensieri della resistenza affioravano in superficie come un fiume carsico; quando la libertà dall’oppressione sprigionava energie di cambiamento, la voglia di imprese nuove e nuovi orizzonti.   Questa spinta pionieristica, è vero, è rimasta appannaggio di pochi. Non ha trovato il terreno in cui attecchire e fare presa. Al contrario, ha dovuto scontrarsi con una sordità istituzionale e un’ottusità politica in un certo senso inaspettate, e senza dubbio frustranti. Ci...

cheFare. La prossima mossa

Oggi si inaugura la nuova versione del sito di cheFare, e con questa la seconda fase di selezione del percorso per il premio da 100.000 euro per un progetto d’innovazione culturale ad impatto sociale. Tra le pagine del nuovo sito sarà possibile scoprire i progetti e votarli, oltre che finanziarli attraverso la piattaforma di crowdfunding Eppela e raccontarli - o farseli raccontare - con Timu, lo strumento di social storytelling della fondazione <Ahref. Accanto alle schede dei progetti, il sito raccoglierà i contributi apparsi su La Domenica de il Sole 24 Ore, doppiozero ed i social network, dedicati ai temi che abbiamo scelto di affrontare: le trasformazioni della cultura nella società della connessione, le nuove forme dell’economia e del lavoro, le sfide della condivisione e del crowdfunding.   Quello che sorprenderà molti è che abbiamo deciso di pubblicare solo 32, e non 40 (il limite massimo), dei quasi 520 progetti pervenuti. Da dove viene questa scelta? In estrema sintesi, abbiamo deciso di puntare su quelle proposte che fossero in grado di armonizzare innovazione, impatto sociale e sostenibilità...

Nelle stanze del vetro: Venini

Sono tempi difficili. L’economia soffre, la ricerca langue, la cultura troppo spesso rinuncia alla propria autorevolezza pur di conquistare la ribalta della società dello spettacolo. Che manchino denari è certo ma, sebbene abbia oramai colonizzato le prime pagine dei giornali, non credo sia la crisi finanziaria la causa prima di questo stato di cose. Ciò di cui siamo veramente poveri sono i progetti, la capacità di reinventarci e generare sogni. Abbiamo barattato le idee con le immagini e adesso ci accorgiamo di quanto le prime siano più fertili delle seconde.   Date queste premesse, non stupisce il basso profilo dell’ultima Biennale veneziana d’architettura. D’altra parte, perché mai in mezzo a tanta incertezza la Biennale avrebbe dovuto sfoggiare solide sicurezze? La cosa che colpisce, però, è che il basso profilo non deriva da una scelta pauperista, né da una scarsità di proposte: a Venezia ci sono le super-star della creatività, non mancano le installazioni ad effetto, abbondano come sempre le presenze internazionali così come le prese di posizione morali...

cheFare: 500 progetti per la cultura

Un anno fa a doppiozero (sito, rivista ed editore digitale, incubatore culturale) ci siamo chiesti: cosa possiamo fare di molto pratico per contrastare il senso d’immobilità che la crisi economica ha portato nel mondo della cultura in Italia? La risposta è stata cheFare: un premio di 100.000 euro assegnato a un progetto di innovazione culturale con un impatto sociale significativo.   Pensavamo di ricevere al massimo un centinaio di risposte, e di vagliare un numero anche minore di progetti. Ne sono arrivati oltre 500. L’idea da cui siamo partiti è che le risposte possibili al senso di smarrimento prodotto dai continui tagli ai finanziamenti per la cultura fossero già presenti nelle realtà che agiscono nell’ambito culturale: centri, fondazioni, università, privati, cooperative, realtà non-profit, associazioni. Il problema era piuttosto come far emergere queste realtà già attive sul territorio e dar loro una mano per elaborare un progetto concreto.   Abbiamo realizzato un network di partner all’altezza di questo scopo – Avanzi, Fondazione Ahref, Make a Cube, Tafter,...

Perdutamente, la scena romana

Perdutamente, un avverbio contenente un mondo al collasso, una società alla deriva, termine che si fa immagine di una generazione. Quale migliore terreno di confronto per il teatro?   Con questo tema ricco di implicazioni, suggestioni e rimandi Gabriele Lavia ha voluto chiudere la stagione del Teatro India appena iniziata. Il luogo della sperimentazione, voluto da Mario Martone all’inizio del nuovo millennio anche nell’ottica di riqualificazione delle strutture abbandonate dalla Mira Lanza, col nuovo anno chiuderà le porte all’arte per aprirsi a una serie di lavori di ristrutturazione. A 18 compagnie selezionate sul territorio capitolino – per una volta senza bandi, ma per merito – la possibilità di far vivere lo spazio adiacente al gazometro per un paio di mesi. A ognuna delle compagini artistiche un budget produttivo di circa 6.000 euro e la possibilità di creare workshop e laboratori (gratuiti per i partecipanti) che saranno le fondamenta di un nuovo percorso di ricerca. In dicembre si avrà la possibilità di assistere a una sessione di presentazione dei lavori, piccole opere di un quarto d’...

CheFare: premio per la cultura, 100.000€

Per doppiozero è naturale interrogarsi sullo stato della cultura in Italia. Sin dall’inizio della nostra attività abbiamo ospitato molti interventi su questo tema, offrendo prospettive diverse intorno a un dibattito che è diventato sempre più intenso negli ultimi due anni. Siamo convinti che l’uscita dall’attuale crisi non sia solo un problema economico. È anche, e soprattutto, un problema culturale: la sfiducia generalizzata e la generale mancanza di prospettive. Se da un lato è importante arginare la pratica dei tagli generalizzati alla cultura, dall’altra è però necessario anche sperimentare nuovi modi per sostenere economicamente le iniziative culturali. Bisogna cercare nuove pratiche e realizzare progetti innovativi in questo ambito. Per questo doppiozero dà il via in questi giorni a cheFare, un bando per progetti di innovazione culturale ad impatto sociale, rivolto alle imprese, alla società civile e alle organizzazioni - sia profit che  non profit - che hanno voglia di mettersi in gioco e verificare concretamente nuove forme di sostenibilità. Il vincitore del...

Vogue. 101 fotografie

28.296 fotografi, 53.461 immagini approvate dalla redazione di Vogue Italia. Tutto in poco più di un anno. Le migliori fotografie vengono ora mostrate al pubblico nella Galleria di Carla Sozzani in Corso Como 10, a Milano. Scelta forse un po’ autoreferenziale - il mondo Vogue a Milano vive soprattutto in quel piccolo cortile interno - la mostra A glimpse at Photo Vogue - 101 photographers/101 pictures raccoglie solo 101 scatti di altrettanti fotografi tra tutte le immagini caricate sulla piattaforma di Photo Vogue. L’intento era stato da subito molto chiaro: il giudizio di esperti farà da filtro alle fotografie che verranno caricate online, l’importante non sarà la "professionalità" della foto, ma la sua "anima".   Aleksandar Nakic   E così è stato: le immagini qui esposte sono cariche, ricercate, alcune molto intense, generalmente ben costruite. Non sono solo fotografie di moda come sarebbe facile pensare. Alcune sembrano reportage urbani, altre studi ed esercizi di stile nei quali ombre e geometrie si confondono celando un fiore. Bianco e nero o colore, ritratti rubati o costruiti...

Scampia - Napoli, 30 maggio 2012

Maurizio Braucci è tante “cose” insieme: prima di tutto uno scrittore di intensi racconti e romanzi, poi uno che indaga, che sta sempre nel cuore della sua Napoli e delle sue mille contraddizioni, infine uno sceneggiatore di cui soprattutto Matteo Garrone si è avvalso per le sue spedizioni agli inferi (lo splendido Gomorra e quel Reality che ha appena debuttato a Cannes). Tutte queste direzioni si intrecciano nel suo sguardo malinconico e curioso. Quando scesi a Scampia nel 2005 aveva appena pubblicato Napoli comincia a Scampia, curato insieme a Giovanni Zoppoli e edito da l’ancora del mediterraneo, e Goffredo Fofi me lo indicò come il “migliore”, quello che mi poteva fare da primo collaboratore nell’avventura della non-scuola nel napoletano.   E così è stato. Sono stati 3 anni bellissimi, che abbiamo poi raccontato in Arrevuoto. Scampia-Napoli, un libro anche questo pubblicato da l’ancora del mediterraneo, curato da Maurizio e Roberta Carlotto, contenente le drammaturgie del triennio. Poi, insieme a Emanuele Valenti, Debora Pietrobono e Marina Dammacco io ho dato vita a Punta Corsara,...

Chinese boxes

“Polifemo pensa per livelli, Ulisse per dimensioni…”   Franco Farinelli     Per il mio ultimo dispaccio da Campus in Camps (prima puntata), ho deciso di “togliermi dalle scatole”. Fuori per un attimo dalle categorie, in iperventilazione, all’interno di un conflitto multidimensionale, con tante chiavi e poche porte, i danni vengono passati da mente a mente attraverso le idee e il ferro nei corpi, nel tempo. Mi suona familiare, come se non riguardasse solo questa terra contesa… sei d’accordo?   “The dreamer can always remember the genesis of the idea. True inspiration is impossible to fake…” (Ariadne in Inception, Christofer Nolan 2010). Rendere possibile un incubatore di nuove idee, nate da sognatori in eruzione in un ambiente sedato o martoriato. Questa è in linea di massima una traccia ideale che mi sembra interessante seguire, notte tempo e oltre. Una plausibile formula per chiarire l’utilità di questo programma, articolato come progetto sperimentale e pilota. Uno spazio “protetto” dove tentare l’inusuale, aggiungere informazioni,...

Traslochi della mente

Parlando del corpo in viaggio, qualche tempo fa Elisa Fontana, artista, mi offriva una suggestiva interpretazione: “viaggiare è come sottrarsi da un fluido nativo per immergersi in un altra sostanza di diversa composizione”. Sottoscrivo e rilancio. Il fluido di provenienza è la sostanza sociale e culturale che ci significa durante la crescita e il nostro edificarci come creature interdipendenti, adulte, fatte di relazioni, prassi, convinzioni, codici di mobilità, eccetera. Un primo incubatore di multiple identità. Nel viaggio, una volta emersi dal “contesto amniotico” che ci sostiene in un senso e ci confina dall’altro, veniamo catapultati all’interno di un’amalgama nella quale, bracciata dopo bracciata, rintracciamo riconoscibili o nuovi punti di riferimento per non sprofondare, rimanere a galla o perfino “surfare” l’onda di un nuovo ritmo di vita. In nuovi paradigmi quotidiani. Tracce per approfondire, potenziare o tacere parti di sé. Si potrebbe azzardare una fabbrica interiore del riciclo e del rinnovamento. Il Mufti (guida civica della comunità islamica)che ho incontrato...

Disegno italiano

A metà febbraio la Facoltà di Architettura di Yale ha ospitato un grande convegno intitolato “Is drawing dead?”, aperto in parallelo ad una mostra dedicata a Massimo Scolari. Sarà lo spaesamento da fine secolo, ma ormai ci stiamo abituando alle tante grida d’allarme sulla fine del romanzo, della fotografia, della narrazione, delle parole e, anche, del disegno. Cosa che mi sembra ancora più interessante in una fase in cui, con un’aumentata consapevolezza sulle potenzialità del digitale, proprio la pratica del disegno ha ricevuto stimoli importanti per rinnovarsi e tornare ad essere uno strumento decisivo nella grafica come nel design e, soprattutto, nell’architettura. Credo, infatti, che sia impossibile pensare all’architettura senza il disegno.   Qualunque sia stato il supporto, la tecnica, la convenzione che lo regolava, il disegno rappresenta per l’architetto il gioco in cui indulgere per puro piacere, la norma geometrica con cui governare le complessità e condividerle, il segno con cui affermare la propria individualità creativa e la propria visione nel mondo esterno. E...

Space of confidence

Devo ringraziare Rawan Sharaf, direttrice di Palestinian Art Court ad Al Quds (Gerusalemme), per avermi ispirato il titolo di questo dispaccio. Penso racchiuda buona parte della ricerca che sto compiendo individualmente come progettista-trasformatore e insieme al gruppo di Campus in Camps. Rawan parla di space of confidence riferendosi al lavoro di engagement (coinvolgimento) che sta compiendo con abitanti e commercianti della strada dove ha sede la Fondazione da lei diretta, nel tentativo di costruire possibilità relazionali nel quartiere per ri-acquistare una reciproca e costruttiva confidenza sociale, indebolita dall’occupazione in corso.   Senza dilungarmi oltre sui dettagli di tale iniziativa, ritorno velocemente al nostro spazio di confidenza. Un commento di Fiorenza Menni da Bologna mi fa ripensare al logo e agli arredi, appena realizzati e montati, come ad applicazioni del pensiero e non a un mero “prodotto”. Semplici, economici e rapidi da realizzare, gli elementi d’arredo organizzano l’ambiente in modo flessibile nell’uso e colorato nell’atmosfera. A dominare sono le cromie, distanti dalla formalità...

Il museo come serial televisivo

Agli inizi del 2007 il Comune di Reggio Emilia ha scelto Italo Rota, in quanto architetto di fama internazionale. Non si è a conoscenza di alcun testo scritto sottoposto all’architetto in funzione di progetto culturale sul museo; neppure, come si è fatto in altri casi nel nostro paese, si è formata una commissione o un comitato scientifico che affianchi il progettista; non risulta neppure un coinvolgimento diretto dei conservatori che avevano il compito di seguire le collezioni archeologiche e quelle scientifiche. Tutto è stato più semplice e diretto: “A lui è stata chiesta una proposta che, a partire dalla progettazione degli allestimenti del Museo, contribuisse a rafforzarne l’identità e le capacità di comunicazione”.   A più di cinque anni dall’approvazione del “concept generale” (questo il termine usato nelle delibere relative), non c’è ancora stata una presentazione organica e completa di questo progetto di “riallestimento” o “riqualificazione” dei musei civici. E questo è certamente uno degli aspetti più...

Persona, posizione, forma, cambiamento

  Oggi è il mio primo giorno come ospite del Dheisheh Camp. Abiterò temporaneamente nella guest-house del Centro Culturale Al-Feniq, centralità simbolica e operativa del campo, in attesa di spostarmi nuovamentein un’altra quotidianità Refugee. Nel frattempo si sono aggregate due figure chiave di questo progetto: Yasser Hem’dan, Project Administrator, e Vivien Sansour, Project Coordinator. Giorno per giorno assistiamo alla genesi di Campus in Camps dove le competenze e le osservazioni dei nuovi arrivati offrono ulteriori elementi di avanzamento.   Ho dedicato le prime due settimane al disegno degli arredi e abbozzando una numerosa serie di segni in grado di trasformarsi in un logotipo. Per le opere, interamente in legno MDF e multistrato, il percorso è stato svelto e divertente. Da tempo non entravo nel mondo del design su misura e, benché semplici e funzionali, devo dire che siamo tutti piuttosto contenti che i componenti siano interessanti nella modalità d’uso e allegri nei colori, compatibili con l’economia di progetto....

La visione del futuro nasce tra i profughi

Mi trovo a Beit Sahour, un villaggio vicino a Bethlehem, in Palestina. Il viaggio per arrivare è avvenuto in modo inaspettatamente ricco. Questa volta ho deciso di arrivare dalla Giordania, via Istanbul. Da Amman, superato il ponte King Hussein, sono arrivato a Jericho dove ha luogo la prassi di confine per l’identificazione e la selezione degli ingressi. Il bagaglio, il corpo, la psiche ai raggi X.   Ad accogliermi, Sandi Hilal e Alessandro Petti, i progettisti e agitatori culturali che movimentano il fenomeno Decolonizing Architecture. Sono loro a curare e dirigere il progetto Campus in Camps, il motivo del mio stare, che a partire dal 16 febbraio offre a 15 giovani palestinesi un percorso formativo di due anni finalizzato a individuare nuovi modelli e processi da mettere in atto per rappresentare e raccontare un’altra visione nel futuro dei Refugee Camp. Nelle aspettative, una delle azioni in grado di portare un miglioramento progressivo della qualità della vita in questi luoghi.   Il sistema di partnership messo in piedi per la sua concretizzazione è composta da attori legittimati e con esperienza sul campo e, soprattutto,...