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Vent'anni dopo / L’11 settembre di Google

Oggi che con Google e i social non dobbiamo più ricordare, poiché basta cercare quel che sfugge alla nostra memoria su un motore di ricerca, cosa ricordiamo dell'11 settembre? Su Instagram appaiono centinaia di profili: September 11, 2001, Twin Towers 11/9, Investigate September 2001, We will never forget, No Fear all Glory, Forever in our Heart. Su Facebook sono infiniti i rimandi a quel giorno, come su Twitter. Su Tik Tok i video dell'attacco alle Torri Gemelle sono innumerevoli e quelli dei broadcast televisivi si mischiano alle testimonianze personali. Ogni avanzamento tecnologico cambia la nostra memoria, e il processo di sintesi a cui la memoria analogica ci aveva abituati si trasforma in archiviazione nella memoria digitale: una comprensione più profonda di quanto ricordavamo, incoraggiata dallo sforzo di mettere insieme elementi diversi, viene rimpiazzata da un procedimento meccanico che ha il vantaggio e il dono della facilità di saper connettere. Quel che faceva il nostro cervello lo fa Google.   La memoria era più della somma dei nostri ricordi, Google e i social network sono la somma dei nostri click. La nostra capacità di elaborare un ricordo si sposta dall'...

Anna Wiener Bret Easton Ellis / Il Bianco e l'oscuro

Due libri ci trascinano nella valle oscura e nel bianco nebbioso della tecnologia. Si chiamano proprio così La valle oscura di Anna Wiener e Bianco di Bret Easton Ellis. Un "romanzo" e un'"autobiografia" (così li presentano i rispettivi editori, Adelphi e Einaudi) che raccontano come sta cambiando il modo di narrare nell'epoca dei social, oggi che possiamo raccontare qualsiasi storia in qualunque modo. Il libro di Anna Wiener è la vicenda di un apprendistato nella Silicon Valley, straordinario luogo propulsore della potenza di Internet, diventata la trama delle nostre vite. Quello di Ellis è il resoconto di come forme molto antiche dell'attività umana stiano modificando la loro natura grazie alla tecnologia, che trasforma in micidiali trappole le piattaforme social di comunicazione, sulla carta espressioni avanzate di democrazia. Tutti e due i libri fanno ricorso a un linguaggio ibrido, tra il romanzo e il saggio, tutti e due abbandonano moduli epici di narrazione, in storie dove non ci sono eroi e dove anzi la quotidianità esalta il senso dell'esperienza ordinaria, vero motore di esistenze altrimenti inghiottite nell'anonimato.   Nel...

La Rete nella narrativa americana di oggi / Qualcos'altro di cui avere paura

Il bel libro di Luca Pantarotto Fuga dalla rete. Letteratura americana e tecnodipendenza (Milieu edizioni, 2021) pone molte domande sulla tecnologia che influenza le nostre vite. La rivoluzione digitale ha finito per coinvolgere anche la letteratura e Pantarotto ci offre un censimento accurato di tutto quello che gli scrittori di narrativa americani, il Paese della Silicon Valley dove nasce Internet, hanno prodotto in un arco di tempo che va dalla nascita del "cyberpunk" all'ultimo racconto appena uscito di Don De Lillo. Nessuno degli scrittori presi in esame riesce a restituire in un romanzo il mimetismo cui ci siamo conformati, non appena la rete e i social network hanno colonizzato l'esistenza, invadendo il nostro tempo e il nostro pensiero. Nessuno di loro ci ha messi di fronte a questa spregiudicata capacità di adattamento, che ha ridisegnato velocemente i confini delle convinzioni sociali, politiche e morali. Una delle prime ragioni per le quali l'America non ha ancora prodotto il "Grande Romanzo Americano dell'era di Internet" sta nelle biografie degli scrittori. I più giovani, più o meno della stessa generazione, sono Mark Doten...

Diario clinico / Personalità "come se"

Mentre adattiamo il nostro stato d’animo al colore deciso dal grafico della pandemia, la ricerca della postura, quale mente e quale corpo, è il compito del giorno. Aprire o chiudere. Aprirsi o chiudersi. Scendere in strada dimentichi, come se niente fosse, oppure perfezionare il nostro personale sistema di sicurezza spostando tutto on line. Nella grammatica dei sentimenti si introduce la mestizia, e la possibilità dell’Allegro sfuma in velocità più moderate, mentre temiamo di sbiadire in una nota sola. Si può anche sognare di gridare tutti insieme: io sono un autarchico, ma non è facile capire – siamo migliorati, siamo peggiorati, ci siamo trasformati o cristallizzati, chissà, nella routine da eterno presente, di vite iperconnesse fisicamente separate, in un mondo diviso in zone dove il paesaggio della psiche diventa l’infinito in cui si rischia di sprofondare.  L’esterno appare differente da come solitamente lo si è esperito, mentre dentro casa la rappresentazione visuale si espande. Lo schermo ci conduce in terre finora inesplorate. Come se stessimo contemporaneamente osservando e partecipando a una partita a tennis che non ha né racchette né palline. Così capita in uno...

Lo stato di sospetto / Messico: il governo non esiste, è tutta colpa del governo

Vivo a Città del Messico da sei anni. Da sei anni risiedo nello stesso condominio, al primo piano di Calle Prosperidad angolo Progreso. In questo lasso di tempo relativamente breve, il nostro appartamento è stato svaligiato due volte. La prima poche settimane dopo il mio arrivo, nel 2014. Era il weekend del día de muertos e il palazzo era completamente vuoto. In pieno giorno, i ladri sono riusciti ad aprire il portone principale, e da lì hanno tranquillamente svuotato i primi tre appartamenti che hanno incontrato, tra cui il nostro. Sono quindi usciti indisturbati nello stesso modo in cui erano entrati.  Dopo un primo shock, la conseguenza principale è stata una forte stretta nelle misure di sicurezza, con una porta interna a proteggere le scale e un giro di vite alla distribuzione delle chiavi del portone ai condomini. Solo due per appartamento. E in caso un inquilino ne volesse una terza, la richiesta va fatta direttamente all’amministrazione condominiale. Il messaggio era chiaro: una copia doveva essere sfuggita di mano arrivando, chissà attraverso quali canali, alle persone sbagliate. Il sospetto cadde rapidamente sul portinaio, un’ombra che, da quel giorno e fino al suo...

Virilità / I maschi di Colleferro e noi

Se la vicenda di Colleferro sta avendo ampia risonanza mediatica, non è solo per la brutalità dell’omicidio o per il commovente eroismo di Willy. Colleferro colpisce potentemente la nostra immaginazione perché ci offre una rappresentazione del mostro perfetto: brutale, spietato, arrogante, senza possibilità di redenzione. In tal senso i fratelli Bianchi – ritratti a torso nudo, muscoli e tatuaggi in bella vista e sguardo da bullo – assolvono perfettamente a questa funzione. I loro corpi coincidono con la tradizionale iconografia del villain che ha popolato l’immaginario di tanti gangster movie: una via di mezzo tra la cinica crudeltà di Al Pacino in Scarface e quella mascolinità un po’ buffonesca del coatto romano, così bene raccontata dall’ultimo e commovente film di Claudio Caligari Non essere cattivo – e in parte ripresa nelle serie tv Romanzo Criminale e Suburra.    I fratelli Bianchi sono epitome della mostruosità perché ci permettono facilmente di prenderne le distanze. In un certo senso svolgono una funzione rassicurante, dal momento che ci indicano chiaramente dove risiede il male. D’altronde la radice della parola latina monstrum è la stessa di monstrare, ma...

This person does not exist / Chi ci salverà, chi si salverà da Mark Caltagirone?

Si perdoni qui l'approccio smaccatamente autobiografico, tanto più deprecabile quanto più in voga e scontato al tempo dell'ego; ma debbo confessare che anche stavolta sono stato ispirato da questo frammento di Elemire Zolla: “Da un'epoca si travalica in un'altra quando le idee, i sentimenti, le immagini ossessive o consolatrici più diffuse incominciano ad appassire (...) Che cosa sta per sostituirsi, in tali momenti, agli antichi dei, alle vecchie costumanze? Per saperlo – così suona l'impegnativo incoraggiamento – bisognerà visitare i luoghi meno raccomandabili, gente che si sarebbe tentati di scartare come prossima alla follia”. Appunto. Sempre per non mettere le mani avanti, aggiungo un minimo sindacale d'imbarazzo nell'esordire su Doppiozero recando in dono la vicenda di Pamelona Prati, già starlette ultrasessantenne del Bagaglino televisivo, che esclusa dai circuiti del glamour, e aggravata da ulteriori tristi problematiche, come si dice a proposito di fragilità psicologiche e faccende economiche, per rientrare nel giro ha voluto e/o dovuto inventarsi un matrimonio fasullo con una persona, Mark Caltagirone, quello da cui qui si cercherebbe scampo, ma che non esiste proprio....

Ad ognuno la sua "bolla" / Innovazione

Se si ripensa alla storia economica e sociale dell’Occidente negli ultimi due secoli, risulta evidente come le innovazioni tecnologiche incorporate nei prodotti venduti sul mercato abbiano consentito agli individui di poter godere di una grande quantità di vantaggi. Tali prodotti hanno infatti permesso di ridurre i costi di produzione e quindi i prezzi di vendita, così come d’innalzare il livello qualitativo e di ampliare le prestazioni e le occasioni d’uso. In sostanza, hanno apportato dei notevoli miglioramenti alla qualità della vita delle persone.    Ciò non significa però che il processo d’introduzione sul mercato delle innovazioni comporti solamente delle conseguenze di segno positivo. Oltre alle evidenti conseguenze negative che possono essere rintracciate in termini d’inquinamento sull’ambiente (si pensi soltanto ai deleteri effetti prodotti dalla motorizzazione di massa), va sottolineato come sia spesso dannosa l’attuale tendenza a moltiplicare i prodotti in grado di soddisfare lo stesso bisogno di base. Lo yogurt, ad esempio, sino a non molti anni fa era presente sul mercato in una sola versione (bianco intero, in vasetto di vetro), mentre adesso è disponibile...

Storie che svaniscono / La guerra di Instagram, Snapchat e Facebook

Quasi due anni fa, qui è stato pubblicato un mio articolo su Snapchat, un social network all’epoca non molto conosciuto in Italia che ho scelto di analizzare per la peculiarità delle sue storie, brevi testi sincretici composti da video e immagini, dalla durata e dalla permanenza limitata, copiate neanche troppo velatamente da Instagram e Facebook, grazie a cui sono diventate di dominio pubblico. Negli ultimi tempi, infatti, le storie sono diventate il canale comunicativo preferito dei personaggi pubblici, tanto che la stampa spesso e volentieri le usa come fatti oggetto di notizia.   Dopo un boom iniziale, le storie di Snapchat hanno registrato un declino di visualizzazioni attestato attorno al 40% causato dall’avvento di quelle di Instagram che, dal canto suo, in 25 settimane dal lancio, da agosto 2016 fino metà gennaio 2017, ha raggiunto i 150 milioni di utenti giornalieri dopo un periodo di magra, probabilmente dovuto al social di Spiegel e Murphy. I primi a venire meno agli aggiornamenti di Snapchat sono stati gli influencer, che hanno immediatamente appurato il calo di visualizzazioni spostandosi sul più fruttuoso Instagram. Il maggior volume di condivisioni di...