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turismo

(26 risultati)

Saint-Pierre-de-Clages / Il Villaggio del Libro ovvero un’idea ben fatta

Saint-Pierre-de-Clages: un nome lungo e ampolloso (troppo lungo e troppo ampolloso) per un villaggio svizzero di seicento anime, uno come tanti nel cantone francofono del Vallese. A metà strada tra le cittadine (ben più appariscenti) di Martigny e di Sion, ai piedi delle Alpi svizzere (come recitano i dépliant turistici), ammantato dagli immancabili vigneti svizzeri (ma cosa ne faranno mai di tanto vino, gli Svizzeri?), con una tipica popolazione contadina svizzera… Un piccolissimo centro, insomma, che non fa neppure Comune, non degno di nota particolare sulle guide della Confederazione, che il turista in cerca di sensazioni forti e di ricordi imperituri, potrebbe tranquillamente “saltare” sulla strada che conduce da una parte al Colle del Gran San Bernardo, dall’altra verso Zermatt o Saas-Fee. Vero è che il minuscolo borgo ospita una chiesa romanica del XII secolo (conservata come un gioiello di famiglia) che negli anni del Terrore rivoluzionario diede rifugio ad una comunità di monaci trappisti cacciati dalla Repubblica di Robespierre, ma neppure questo, di per sé, basterebbe a fare la gloria di Saint-Pierre…   Gli è che il turista attirato per qualche motivo a Saint-Pierre...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

Ciao (tutto a posto?)

Ciao... il saluto abituale degli italiani sembra ormai aver trovato soggiorno oltre i confini nazionali, almeno da quando in diversi altri paesi è diventato espressione comune. Niente di strano... in un mondo globalizzato, è una patente di internazionalità divisa ad esempio con bye o con hola. Se non fosse che a differenza dell'inglese o dello spagnolo l'italiano gode di una diffusione molto più limitata e quindi la "patente" raggiunta dal ciao potrebbe avere altre basi e altre origini da quella di una massa critica di parlanti. Potrebbe essere piuttosto un elemento di modernità quello che il ciao contraddistingue, fosse solo per la natura di saluto leggero ed informale, suono che dà conforto amicale e in un cui un largo campione di umanità si riconosce.       Bellissimo suono peraltro il ciao... eppure pochi conoscono le origini di una parola così comune. Ciao deriverebbe dal dialetto veneto S-ciao contrazione dell'espressione "schiavo vostro". Vale a dire, in origine, un saluto come forma di ossequio. Ebbene, solo nel Novecento in Lombardia e poi con una veloce...

Expo: Surplace

Luglio non vuol bene a Milano: l'afa, il caldo opprimente, l'esercito delle zanzare. I milanesi lo sanno e cercano di difendersi rifugiandosi nell'aria condizionata degli uffici, sotto le pale dei ventilatori, uscendo sempre prima al mattino. Le vacanze sono un miraggio, nonché l'unico argomento di conversazione. "Giù" è la parolina magica dei tanti che sono saliti dal Sud, anche negli ultimi anni. Giù è un meridione dell'anima, un sogno di mari dal blu rilucente, di mozzarelle e burrate freschissime, di pomeriggi interminabili e parenti assillanti, ma questo di solito è tralasciato. Nonni e nipoti sono stati spediti al paese o alla casetta di vacanza conquistata da generazioni che erano in grado di risparmiare. Tempi che sembrano lontanissimi.   Se ė più difficile vedere per strada i bambini, non sono stati tuttavia sostituti dai turisti dell'EXPO. I negozianti, che piangono sempre, lamentano un calo del giro d'affari del 30%, e accusano gli organizzatori di EXPO di concorrenza sleale, soprattutto i ristoratori, penalizzati dal biglietto serale a 5 euro. Gli organizzatori respingono...

Pushkar, la grande fiera, e l’hic et nunc

Gli zoccoli ancora da ferrare scalpitano a vuoto a Pushkar, Rajasthan, India del Nord, avamposto del deserto di Thar, e sono pistoni che infuriano senza scalfire il confine violento di una semi immobilità obbligata. Silenziosi, sentenziosi come colpi di martello, i calci demoliscono dune di sabbia e ne formano di nuove, il deserto è una creatura animata, e i frequenti nitriti sono disperati, grida poderose e garrule di femmine partorienti.     I purosangue in posta, e ce ne sono migliaia distribuiti per tende e padroni che paiono tutti predoni impavidi pronti alla bisboccia della notte, sono in piedi su tre gambe, perché una delle anteriori è piegata in due ed è legata, sollevata e paralizzata per mezzo di corde spesse e annodate con maestria. Solo l’equilibrio precario convince le bestie all’apparente mansuetudine.   La sensazione dell’arto reciso, dello scompenso di natura, sottomette persino il desiderio selvaggio di scatenarsi in furia, e d’altronde c’è bisogno di proteggere la mercanzia dal suo stesso istinto, dall’inaudita vitalità di una merce che è merce ma è viva, dai giochi tumultuosi che i puledri inscenerebbero se lasciati in possesso del candore...

Abdicare alla solitudine

Chi manda le onde (Mondadori, 2015), ultimo romanzo di Fabio Genovesi, è una ballata polifonica dalle tonalità acide e lunari, una corale discettazione sulla mancanza e sulla fatalità. Tre voci e cinque protagonisti principali di diverse origini, generazioni e magagne, ma tutti in qualche modo spersi: Luna, nove anni, albina, larga fantasia, occhiali neri e una sprovveduta attrazione per le promesse del mare; sua madre Serena, bellezza maldestramente sepolta dalla diffidenza e dal dolore; Zot, orfano di Chernobyl, anacronistico bambino-vecchio spudoratamente ottimista; Ferro, rigido pensionato trincerato in uno stralunato cinismo e Sandro, utopista precario, insegnante distratto e catechista senza vocazione.   Tutti gli altri (Tunué, 2015), primo romanzo di Francesca Matteoni, è uno struggente assolo lucidamente lirico e surreale che canta lo sgretolamento e la ricostruzione. I personaggi sono ritagliati dalla memoria della protagonista in simboli di carta e poesia (Alce, Mangiafuoco, Medusa e tutti gli altri), vivi per intercessione di una voce narrante che vi legge, come su un mazzo di tarocchi, il passato e il destino, le epifanie e le...

Comunque vada è già un successo. Matera

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Matera, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Paolo Verri, direttore della candidatura       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Matera per la governance della candidatura e del proprio programma? Si sta definendo la creazione di una fondazione per la raccolta e la gestione dei fondi necessari alle due tipologie di interventi: quelli legati alla costruzione dei contenuti, che verranno poi utilizzati dalla fondazione stessa, e quelli legati alle infrastrutture materiali e immateriali, gestiti dagli enti competenti, o da privati chiamati a bando. L’idea di fondo è che una delle eredità della candidatura sia al contempo un programma di azioni definite e condivise, che si attueranno qualsiasi sia l’esito della competizione, con un ciclo di sei anni (2015-2016 formazione, 2017-2018 produzione, 2019-2020 distribuzione), e il rafforzamento della capacità manageriale del territorio, che si sta sempre di più attrezzando con risorse...

Patrimonio, innovazione sociale e multiculturalismo.Siena

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Siena, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Pier Luigi Sacco, direttore candidatura, economista, Professore Ordinario di Economia della Cultura e coordinatore del corso di laurea magistrale in Arte, Patrimoni e Mercati presso l’Università IULM di Milano.     Di quale struttura organizzativa intende dotarsi Siena per la governance della candidatura e del proprio programma? Pensiamo ad un ideale consiglio di fondazione di 5 componenti, con al massimo un membro indicato dalle autorità politiche e amministrative (Comune e Regione), e due consiglieri stranieri con ampia esperienza delle capitali e delle loro problematiche. Vogliamo creare un modello di governance, che minimizzi le possibilità di condizionamento politico e garantisca la profonda connessione con gli obiettivi e le strategie di lungo termine della Commissione Europea. Pubblico e privato, locale e internazionale. Quale è la vostra strategia di sostenibilità per garantire al programma...

La felice e coraggiosa avventura di diventare sé. Cagliari

Continua la collaborazione con Il Giornale delle Fondazioni - Giornale dell'Arte. Pubblichiamo oggi un approfondimento su Cagliari, città italiana candidata a Capitale Europea della Cultura 2019 con un'intervista a Enrica Puggioni, Assessore alla Cultura, Pubblica Istruzione, Sport, Spettacolo e Politiche Giovanili - Comune di Cagliari.       Di quale struttura organizzativa intende dotarsi la città per la governance della candidatura e del proprio programma? Vorrei, prima di rispondere alla domanda, fare una breve premessa che faccia capire il senso e il significato della candidatura di Cagliari e che spieghi anche il modello di governance adottato. Per noi la candidatura non è un progetto, ma un processo, che si innesta, costituendone in un certo senso una sintesi a livello superiore, su un percorso di sperimentazione, produzione e formazione che individua nella cultura, e quindi nella creatività e nell’innovazione dei saperi, un motore di sviluppo urbano, economico e sociale.   Per tale motivo, e anche perché stiamo ragionando in termini di legacy per il territorio e per le comunità, di...

Danzando il giro del mondo

Oggi ci vogliono poco più di due ore per raggiungere l’Oriente, almeno quello più vicino: le capitali incantate della letteratura esotica sono a portata di mano, così come le mete più remote delle isole vergini e quelle che sono state raccontate come le esperienze di viaggio più estreme, dal safari in giù. Si può mangiare un sushi a San Francisco, vedere il kathakali a Parigi e comprare una maglia batik a Mosca. Dice il World Tourist Organization che nel 2011 circa 990 milioni di persone hanno scelto di valicare i propri confini nazionali per viaggiare, circa un sesto della popolazione mondiale. Chissà cosa ne penserebbe Jules Verne, a più voci chiamato padre del prototipo del turista moderno col suo Phileas Fogg, eroe impegnato nella straordinaria impresa di compiere un intero giro del mondo in soli (!) ottanta giorni. Forse niente di che, visto che pochi anni più tardi venne a complimentarsi con Nellie Bly, giornalista americana che impiegò soltanto 72 giorni per la stessa impresa. E fu soltanto la prima di una serie sterminata di record, rilanciata a ogni giro di boa del vertiginoso progresso...

Tunisia: l’onore dei soldi

Ti svegli una mattina a Milano, sali sulla moto, vai a Genova, imbarchi la moto, ventiquattro ore di nave e sei a Tunisi. L’odore è il solito dei paesi arabi, la luce bianca riflessa sull’asfalto. Poi nove ore di viaggio, un giorno, e sei nel deserto, a sud, alle porte del mare di sabbia. Nove milioni di metri quadri di niente e al massimo, qui e lì, qualche pozza d’acqua che chiamiamo oasi, usando un eufemismo.   Una di queste si chiama Tozeur, una cittadina vecchia di migliaia di anni, poco più di uno sbuffo di case intorno a una selva di palme, alle porte di un interminabile Sahara, in mezzo a un niente sordo e a un caldo senza appello. Ci coltivavano i datteri, da millenni, inseminando le palme a mano, maschio-femmina, dato che di api (sagge) da quelle parti non c’è traccia. Ora fanno i soldi con i turisti. O meglio, li facevano, prima che la rivoluzione araba riducesse il turismo al lumicino di qualche incosciente (il sottoscritto), e le città a un conglomerato di alberghi abbandonati, con finestre appese ai cardini come panni alle mollette.   E così Tozeur adesso è poco più di...

Craco / Paesi e città

“Settembre, andiamo, è tempo di migrare” scriveva Gabriele D’Annunzio nella poesia “I pastori”, che descrive il fascino del fenomeno della transumanza, un modello di vita pastorale che consiste nel viaggio di mandrie di mucche che partono dalla terra d’Abruzzo per raggiungere il Tavoliere della Puglia. A cogliere le sfumature di questa migrazione intrisa di storia e immersa nella natura più incontaminata non fu solo il grande poeta, ma sono anche coloro che oggi intraprendono un viaggio bucolico percorrendo gli antichi tratturi. Non si prevedono soggiorni in resort di lusso né tanto meno sono garantiti i comfort di una vacanza perfetta: occorre solo essere muniti di un bastone, di zaino o bisaccia che fa certamente più “pellegrino”, avere tanto spirito di adattamento e una buona scorta di fiato per le salite, per essere poi ripagati dalla vista meravigliosa di incantevoli paesaggi. Lasciandosi alle spalle l’arida pianura, ci si incammina per raggiungere verdi pascoli accompagnati dal rumore dei campanacci che va a scemare quando nelle ore più calde del giorno il gruppo fa una sosta per riposare all’ombra delle folte chiome degli alberi di fico, dilettandosi magari nella raccolta...

Note dall’Andalusia

Trentuno luglio, mattina presto. Sbarcato a Siviglia con la famiglia, mi propongo di trascorrere due settimane in Andalusia. La macchina noleggiata è una Polo che profuma di nuovo. La meta è Cadice, dove la mia figlia più giovane è impegnata in uno stage di cinque settimane presso un gigantesco albergo a quattro stelle. Ho in mente di completare il tour delle coste atlantiche europee, che negli anni ho percorso dalla Normandia ai Paesi Baschi, dalla Galizia all’Algarve. Nella valigia ho messo La verità di Agamennone, raccolta di articoli di Javier Cercas uscita da poco; un vecchio romanzo di Paco Ignacio Taibo I sulla guerra civile nelle Asturie, Per fermare le acque dell’oblio, e un altro vecchio libro, Bartleby e compagnia di Enrique Vila-Matas. Conto su questi amati scrittori spagnoli per entrare meglio in sintonia con una terra che non visito da più di vent’anni.   Cadice è intasata dai turisti, decidiamo di sistemarci a Porto Santa Maria, sul lato opposto della Baia gaditana. I primi giorni, in attesa di un appartamento con l’indispensabile aria condizionata, ci si piazza all’Hotel...

Venezia / Paesi e città

  Tutto sembra cospirare a rendere impossibile una qualunque topografia sensoriale o memoriale della mia città: l’“effetto” Venezia è troppo aggressivo, troppo totalitario il gadget del pellegrinaggio, troppo fitta la selva delle citazioni. Eppure, se si valorizza l’infanzia come il momento originario che influenza il resto dell’esistenza, si può anche ipotizzare che la mia esperienza della città, prima del sequestro delle emozioni, possa bucare la crosta dei luoghi comuni e del percepire collettivo: a esempio, l’idea di città putrida e “romantica” o quella di “sito” padano, completato da Gardaland e da Rimini.       Il Novecento si apre con un celebre ripudio: l’8 luglio 1910, migliaia di volantini Contro Venezia passatista furono lanciati dai futuristi dalla Torre dell’Orologio (“bruciamo le gondole, poltrone a dondolo per cretini, e innalziamo fino al cielo l’imponente geometria dei ponti metallici e degli opifici chiomati di fumo, per abolire le curve cascanti delle vecchie architetture”). E si chiude con un libello dal titolo Contre Venise (1995) che contiene un analogo monito provocatorio (“Finché non avrete ucciso il fantasma di Venezia non vi...

Monticchiello / Paesi e città

A Monticchiello si arriva percorrendo una strada che sembra un serpente tra campi dorati di grano tagliato e radi alberi e cespugli. È un paese medievale di antica cultura agricola riposto nella Val d’Orcia, una terra un tempo dura, oggi da cartolina. Da quarantasei anni questo borgo che d’inverno arriva a malapena a duecento anime è sinonimo di Teatro Povero. A gennaio ci si ritrova in settanta-ottanta, quasi la metà degli abitanti, vecchi, adulti, giovani, bambini, per pensare allo spettacolo da mettere in scena in piazza tra la fine di luglio e la prima quindicina di agosto. La cronaca, già intinta di mito, parla di feste e rappresentazioni popolari che negli anni caldi intorno al 1967 sentono il bisogno di raccontare le trasformazioni che stava vivendo il paese, andando a scandagliare la memoria del passato, le “radici”. Dal dramma storico si passa all’“autodramma”, alla messa in scena di sé, dei propri problemi di piccola comunità in via di estinzione.     I toni saranno sempre quelli di un’autoanalisi tesa e inventiva che spazia dalle crisi economiche attraversate con la fine della cultura mezzadrile e dell’economia contadina al ricordo delle tradizioni, dalla...

Roscigno e Corleto / Paesi e città

Roscigno è uno di quei paesi che raggiungi in due ore e visiti in venti minuti. Ma anche uno di quelli in cui il tragitto è parte integrante della méta. Oggi, per esempio, ho osservato per la prima volta le ghiandaie, uccelli visti finora solo impagliati sulla libreria di mio padre.   La Salerno-Reggio Calabria è deserta. Così, in breve tempo raggiungo un paesaggio che si fa presto Lucania: silenzi, poiane, prati e grano, cieli alti davanti e, di lato, la maestà selvatica delle montagne. Ogni tanto vedi tesori non meno importanti di un museo o di un parco archeologico: casolari abbandonati, antichi rifugi di contadini e pastori, vuoti e come riassorbiti dalla vegetazione. Alla mia sinistra un pendio roccioso coperto d’ulivi. Qui le olive non si raccolgono perché non conviene. Se ti fermi a raccoglierle non viene nessuno a reclamarle. Nascono e muoiono, come gli insetti e le pietre, senza testimoni.   In cima alle montagne, piccoli paesi quasi del tutto disabitati. Le case restano raccolte nella pronuncia ferma di colori che sembrano sorti dalla pietra, fatti della stessa fibra dei tronchi, dello stesso incarnato della paglia e dell’argilla. Sono case in coro, in cui ogni...

Assisi / Paesi e città

Un giorno o due ad Assisi. Una cosa che non ti aspetti. Non perché sia improbabile, ma perché a volte anche le cose più probabili sorprendono. Almeno se ad Assisi ci arrivi seguendo un itinerario particolare. Un convegno di studi su J.R.R. Tolkien organizzato da Padre Guglielmo Spirito e da me, in ottobre, è l’occasione per iniziare il percorso da Rivotorto di Assisi, villaggio nella piana sotto il Monte Subasio. Qui si trova la chiesa dedicata a San Francesco, la cui costruzione iniziò nel 1600. Nel convento attiguo vive una comunità di frati francescani.   Siamo in un posto quanto mai significativo. Nell’edificio sacro, semplice ed elegante, c’è un piccolo, nudo e fondamentale nucleo di spiritualità: il Tugurio, primo luogo di vita comune del Poverello di Assisi e dei suoi confratelli. Pietra esposta, compatta e solida come se si trattasse di una costruzione preistorica. Possente, nella sua essenzialità. Da una parte, la panca dove il Santo dormiva, dall’altra il punto in cui lui e gli altri accendevano il fuoco. Dalla residenza dei frati, dove sono ospite, lo sguardo si allarga sulla splendida veduta del Subasio, con Assisi che spicca per il chiarore delle sue costruzioni...

Hannover e ritorno

Una breve vacanza ad Hannover, nel Nord della Germania, e d’improvviso una domanda cretina: come abbiamo fatto a vincere tante volte contro i tedeschi, molti anni fa in Messico e in Spagna, e più di recente a casa loro, nella semifinale del mondiale di calcio? Qui le strade sono pulite, i tram elettrici funzionano a dovere, le scuole costruite negli anni settanta vengono smantellate e sostituite con nuovi edifici più ecologici e funzionali, nei supermercati si raccolgono come vuoti a rendere le bottiglie di plastica, e gli autisti si fermano davanti a un pedone che intende attraversare sulle strisce pedonali. Sull’autostrada tra Hannover e Wernigerode ci sono poi centinaia di alti mulini a vento per la produzione di energia pulita, di seconda generazione, mi dicono, che verranno tra non molto rimpiazzati da impianti di terza generazione, e centrali per la produzione di bioenergie, mentre le macchine sfrecciano alla velocità che vogliono, ma tutte con moderazione e senza frenesia.   A Wernigerode il mio amico Jens mi procura subito due brochure sulla cittadina ex DDR, una in tedesco e l’altra in inglese, che comincio a leggere con...

Direzione Vatnajökull

Direzione Vatnajökull. Questa parola impronunciabile è il nome del più grande ghiacciaio d’Europa. La rinascita dell’Islanda, dopo il default del 2008, parte (anche) da qui, da uno dei luoghi naturali più belli di quest’isola. E da qui comincia anche il nostro viaggio alla scoperta di una terra unica.   I suoni elettrici invadono l’abitacolo dell’auto come una nenia meditativa, mentre fuori sfila un paesaggio lunare di steppe e di lava. Sono le note dei Sigur Ròs, la traduzione musicale dell’essenza islandese. Rumori, piano, flauto, tromba e ritmi lenti cullano il silenzio delle nostre voci. Ancora pochi chilometri ci separano dal gigante di ghiaccio. Non c’è traffico sulla Ring Road, la strada principale dell’Islanda, l’unica interamente asfaltata, che percorre ad anello l’intera isola. Lo sguardo si perde lontano, cosa che succede spesso, perché qui il metro di misura è l’infinito. Non c’è nemmeno un albero, solo linee essenziali con geometrie senza angoli che salgono e scendono dolcemente. Qua e là in mezzo al niente gruppi di...

Marina di Lizzano / Paesi e città

Ogni estate la solita storia. Il turismo sembra impennarsi a giudicare dalla moltitudine di individui che, macchina fotografica alla mano, immortalano il mare. E invece no, son sempre gli stessi. Lo dice anche il PIL. Marina di Lizzano è una frazione di Lizzano, un comune in provincia di Taranto, che dista dal capoluogo 40 km. Fatevi un giro per le strade della città dei due mari, sottraete a chicchessia un telefono integrato di fotocamera e troverete almeno un’immagine del mare nostrum nel software. Ogni volta, vederlo, è come fosse la prima. I nordisti che ci hanno onorato della loro presenza, sanno di cosa parlo. Più di un forestiero mi ha interrogato incredulo sul perché cotanto ben di Dio non fosse valorizzato a dovere. Sempre la stessa solfa, la loro; sempre la stessa reazione la mia: sguardo basso e alzata di spalle. Marina di Lizzano non ha nulla da invidiare al mare dei Caraibi. Sì, lo so, dà molto più lustro alla propria immagine un “vado al mare ai Caraibi…” piuttosto che a Marina di Lizzano, concordo. Chi passa di qui, di rado dimentica quei colori, quei silenzi, quegli odori, quei...

Orta / Paesi e città

  Lake Orta, Italy, è la scritta che campeggia sulla grande rotonda di prato appena risistemata che dà accesso al paese di Orta San Giulio, provincia di Novara, un borgo “tra i più belli d’Italia”, come dicono i depliants turistici. In questo momento un operaio sta pettinando con cura il tappeto erboso all’inglese che è stato appena disteso sull’aiuola in vista della stagione estiva. Lake Orta. In italiano lago d’Orta, cioè un luogo, come tanti in Italia, pieno di cultura, arte e paesaggio – in una parola bellezza. Bellezza antica che, fatta salva la capacità individuale di goderne in solitaria immersione, nella prassi e nelle dichiarazioni di principio degli amministratori e delle istituzioni culturali viene tradotta nei due concetti cardine di ogni discorso sui beni culturali: conservazione e valorizzazione. Sulla buona pratica del primo pesa, qui, il giogo di una rinata aggressività speculativa a cui sta tenendo testa solo l’ostinazione di un Comitato locale di cittadini; sulla virtuosità delle pratiche di valorizzazione pesano invece ben altre ipoteche. Intanto...

Viareggio e Bargecchia / Paesi e città

  Sono nato a Viareggio nel mese di giugno. Conoscendo la sete d’aria di mia madre che perfino oggi spalanca le finestre anche in pieno inverno, sono certo che ho respirato aria di mare ancora prima di nascere. Il vecchio ospedale Tabarracci è separato dalla Passeggiata e dalla spiaggia solo da una piccola e odorosa pineta. Sono nato respirando resina e salmastro. Ma sono un collinare. Sì, sono nato a Viareggio ma ho sempre vissuto ad una decina di chilometri dalla Perla del Tirreno, sui colli. Il mio paese si chiama Bargecchia. Sono certo che qualcuno sarà portato a produrre un’etimologia creativa, per così dire, collegando il nome del paese al vocabolo “bar”. In realtà il toponimo deriva probabilmente da “berg”, altura, montagna. Ma, come sempre, gli errori sono fertili, ricchi di humus. In realtà il mio paese con il bar, anzi, con i bar, ha molto a che fare. Gli abitanti sono pochi ma i bar sono tanti, in proporzione. Ed è lì, dentro e fuori, sopra e accanto ai tavolini, che scorre la vita, e la non-vita. Guardano, i miei compaesani, chi passa, come passa, con chi passa....

Scampia / Paesi e città

Undici turisti provenienti da Pisa sono stati arrestati per aver comprato droga nell’outlet di Scampia. I compratori alloggiavano in buoni alberghi napoletani, poi, due di loro in taxi, arrivavano nelle piazze di spaccio, acquistavano e tornavano in albergo. Stanotte sono state arrestate altre sette persone, quest’ultime provenienti dalla Basilicata e dalla Calabria, identica, s’immagina, la metodologia d’acquisto. Un nuova moda quindi? Una specie di turismo esotico con pacchetto brivido cocaina incluso nel tour? Non sono casi isolati, se ne sentono raccontare parecchi.   A Scampia il prezzo della droga è basso e questo spinge le persone a spostarsi anche da altre Regioni per comprare in regime di sconto. Naturalmente, se devo mettere in conto l’autostrada, il prezzo della benzina, il pernottamento è chiaro che devo ottimizzare il viaggio e quindi sono portato ad acquistare molte dosi di droga, altrimenti il bilancio è negativo. Ciò, in pratica e dal punto di vista giuridico, vuol dire che la dose di droga comprata è di gran lunga superiore a quella concessa per uso personale, quindi per l’acquirente...

Merano / Paesi e città

Ritenuta a torto una città turistica, Merano è da sempre (anzi da un paio di secoli) una città di cura. Luftkurortera la definizione corrente nelle guide di inizio Novecento, ossia luogo dall’aria curativa. Oggi, naturalmente, la definizione non risponde più al vero; a volte, d’inverno, l’aria è irrespirabile; anche qui sono costretti a bloccare il traffico. Ciò nonostante permane quest’associazione d’idee, fra la città o cittadina e la malattia. Sarà forse per questo che molti turisti (non tutti, certo) hanno un aspetto sofferente, debilitato, spento e paiono trascinarsi per i viali e le promenades, ansimando, sbuffando, lenti come gottosi? Sarà per questo che l’età media dei medesimi si aggira tra i settanta e gli ottanta, al punto che un poeta sudtirolese, N.C. Kaser, la definì, alcuni anni orsono, casa di riposo della Germania federale?   Merano vanta tra i suoi ospiti scrittori illustri. Bisognerebbe specificare: scrittori malati illustri. Benché spesso lo siano diventati dopo, illustri. Dopo che la malattia che li aveva portati a Merano, in...