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università

(39 risultati)

Scuola post shock

Si può riflettere di formazione scolastica, oggi, come si faceva prima della crisi del Covid-19, con gli stessi termini, gli stessi dati, le stesse prospettive? Possiamo ancora chiederci se sia giusto che chi si occupa di educazione faccia bene i conti con l’universo del digitale, le sue lusinghe e le sue insidie, come prima, e ricorra alle ‘evidenze fattuali’ per avere e dare indicazioni convincenti sull’uso dei dispositivi tecnologici? La mia risposta è negativa. Muove infatti da una prospettiva necessariamente più ampia di quella di cui molto si discute nell’attuale frangente, cioè del come e in quali condizioni materiali garantire la ripresa delle attività consuete. Nelle classi certo si tornerà, le lezioni prima o poi riprenderanno, via via si stabilirà, in un modo o nell’altro, un’accettabile o comunque accettata normalità. Non fa problema. Né lo fa la previsione di dover far ricorso ancora all’online, malgrado la gran quantità di riserve manifestate. Piuttosto, resterà, come problema aperto, imprevedibile nei suoi esiti, lo shock provato con l’interruzione delle pratiche scolastiche usuali: agirà in profondità e verrà a galla nelle situazioni critiche, che non mancheranno...

Modelli alternativi / Le due università. Ipotesi sulla crisi italiana

Cosa mai mi avrà indotto martedì 9 giugno 2020, dopo una giornata trascorsa nella stanza virtuale di una collega per fare commissione di esami (sì, sono ricominciati) e a preparare la prova scritta a distanza del mio appello, che avrei somministrato l’indomani, a trascorrere un altro paio d’ore al pc, per cercare notizie e articoli prima, l’intero documento poi, del cosiddetto “Piano Colao”, il Rapporto del Comitato di esperti in materia economica e sociale licenziato per il Presidente del consiglio e i suoi ministri? E poi a scaricarlo sul mio cloud, a scorrere l’indice fino al paragrafo 4.5 “Istruzione, Ricerca e Competenze fattori chiave per lo sviluppo”, a cliccarvici sopra, ad aprirlo e a stamparlo? Non approfondisco le motivazioni di questo gesto insano perché il mio psicologo in questo periodo è già sovraccarico di lavoro. Beninteso: il testo non è niente di peggio di quanto chi ha conservato un residuo di interesse per le sorti dell’università pubblica italiana ha potuto leggere, fronteggiare, subire in almeno un decennio di provvedimenti e proposte, più o meno dalla “riforma” Gelmini (la quale era a sua volta il precipitato di almeno un altro decennio di istanze e...

Un abbozzo di diario / L’università pubblica a distanza

Ho trascorso l’intera mattinata di sabato 28 marzo 2020 a smanettare su Microsoft Forms, un applicativo della suite di Office 365 alla quale è abbinata anche Microsoft Teams, la piattaforma sulla quale, dal 9 marzo scorso, si è di fatto trasferito l’ateneo di Palermo, nel quale lavoro: la didattica, certo (lezioni curriculari, lauree, seminari, ricevimento studenti…) ma anche l’attività cosiddetta gestionale (riunioni di commissione) e le adunanze degli organi collegiali (senato accademico, consiglio di amministrazione, consigli di dipartimento e di corso di studio). A suggerirmi l’utilizzo di questo programma era stato il mio amico di vecchia data Renato Lombardo, collega docente di Chimica fisica a Unipa, il quale si è prodigato a realizzare un tutorial e a diffonderlo sulle pagine social giusto quel sabato mattina (su Facebook, tra gli altri, proprio all’inizio della quarantena, è stato creato il gruppo “C’è vita (digitale e non) su Unipa”, che si è rapidamente popolato), venendo in soccorso a decine di colleghi comprensibilmente spaesati, malgrado il lavoro di assistenza, generoso e in molti casi davvero straordinario, offerto ai docenti dai tecnici dei dipartimenti.   Mi...

Otto autoritratti / In cattedra. Il docente universitario

Pochi secondi dopo l’accensione dello schermo, il doodle di Google – saluto mattutino per gli internauti di buona parte del globo – mi notifica che il 5 ottobre è la Giornata mondiale degli insegnanti. Di insegnamento l’Unesco si occupa da molto tempo, potremmo dire da sempre; la Recommendation concerning the Status of Teachers risale addirittura al 1966. Ma il tema sta acquistando una crescente attualità. La ragione è semplice. I progressi della tecnologia e le trasformazioni sociali che ne discendono sono più rapidi di qualunque previsione: nessuno può garantire quindi che fra qualche decennio, o qualche lustro, gli studenti universitari incontreranno in aula una persona in carne ed ossa – ammesso e non concesso che sarà sopravvissuta la prassi di recarsi in un’aula. In cattedra, o accanto alla cattedra, potrebbe comparire l’ologramma del massimo specialista della disciplina oggetto del corso, che terrà loro una lezione magistrale, fondata su una competenza inarrivabile per la maggior parte dei suoi colleghi. Fantascienza? Può darsi. Ma tante prassi che ormai ci sono divenute familiari sarebbero state considerate fantascienza fino a non molto tempo fa.   Tante operazioni...

Insegnamento e ricerca scientifica / Università

L’università è un’istituzione che ha una storia secolare alle spalle e che svolge delle funzioni fondamentali in tutte le società moderne. La sua versione europea contemporanea deriva principalmente da quel modello formativo che è stato messo a punto a Berlino durante l’Ottocento da Wilhelm von Humboldt. Secondo tale modello, l’università deve caratterizzarsi per lo svolgimento di un ruolo che, grazie alla produzione di un sapere nuovo, originale e sviluppato criticamente, possa consentirle di contribuire alla formazione di soggettività libere, autonome e sicure di sé. Vale a dire alla formazione di individui in grado di andare a costituire i futuri ceti dirigenti della nazione. È evidente che la progressiva diffusione nella società di una condizione di benessere socioeconomico ha modificato una concezione elitaria del sistema universitario come questa. L’arrivo infatti della cosiddetta “università di massa” ha notevolmente cambiato il ruolo formativo svolto dalla formazione universitaria all’interno del sistema sociale. D’altro canto, nella società si sono moltiplicati i centri di elaborazione della cultura e tra questi certamente ha assunto un ruolo sempre più significativo il...

Le cinque (o sei) sfide cui fare fronte / A cosa serve l'Università?

A cosa serve l’università? Nella sua semplicità, la domanda sembra perfino banale. Invece non lo è affatto: anzi, è una domanda che molti – troppi – evitano con cura di porsi, specialmente se proprio nell’università lavorano. Ciò è dovuto in parte a pigrizia, in parte a inerzia, in parte a un meccanismo più o meno consapevole di autodifesa. Scomodo è infatti mettere in discussione il proprio ruolo: specie quando ci si renda conto che, per parte loro, le istituzioni (i governi, i Parlamenti che si sono succeduti negli ultimi lustri, i vari titolari del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca) a quella domanda hanno risposto in maniera precisa, e alquanto discutibile. D’altro canto, è fin troppo evidente che ostinarsi a eludere il problema mette a repentaglio il futuro: il futuro dell’intero Paese, non solo dell’università. Ma bisognerebbe aggiungere una postilla: a interessarsi di università, purtroppo, sono quasi solo gli universitari. In genere l’opinione pubblica è poco informata, malinformata, e interessata pochissimo.   A dispetto di una copertina che – lo dico con rammarico – assomiglia alla pubblicità di un collirio, Università futura. Tra democrazia...

Insegnare la letteratura / Leggere con l’orecchio

Se esiste la letteratura non possono non esistere la storia e la critica della letteratura. E dunque, chi si applica a mettere in sequenza i suoi frutti, e chi si dedica al loro giudizio. Alla loro interpretazione. Chi opera per coglierne il senso nascosto, o profondo. O per decifrare nel suo specchio le verità dell’epoca con la quale la letteratura intrattiene rapporti più o meno indiretti.  Se esiste la letteratura non può non esistere una visione, e dunque una teoria della medesima. Nel senso puro e semplice che nei suoi frutti si dà a vedere un mondo. E comunque, al di là del suo valore di intrattenimento, di divertimento – che sia in versi o in prosa, che sia un poema, un romanzo o un racconto – l’opera letteraria condensa in sé un pensiero, un’idea del mondo. Come ogni manufatto linguistico.   Esistono dunque a buon diritto il critico, lo storico, il teorico della letteratura. Ora, tali professioni, anche nel senso di fede – di fede e fiducia nella parola: che possa produrre conoscenza – si esplicano in vari modi. C’è il critico accademico, c’è il critico militante, c’è lo storico, e c’è l’interprete, e c’è il recensore di libri sui quotidiani. Chi insegna dall’...

Si tratta anche di te / Non si deve studiare la Ferrante all’Università

Il 7 aprile 2017 si è tenuta all’Università di Napoli Federico II una giornata di studio dedicata a Elena Ferrante, dal titolo «“di Napoli non ci si libera facilmente”: per Elena Ferrante». È stata la prima celebrazione della Ferrante nell’Università della città in cui sono ambientati i suoi romanzi, in particolare la tetralogia dell’Amica geniale che le ha dato un successo planetario. La giornata napoletana ha fatto seguito alla pubblicazione di un’inchiesta della rivista «Allegoria», sempre attentissima alle dinamiche del contemporaneo, sulla stessa Ferrante. L’Università inglese era arrivata prima, come spesso in questi casi, con panels dedicati alla Ferrante ai convegni della Society for Italian Studies a Oxford nel 2015 e a Dublino nel 2016, più seminari, conferenze e tavole rotonde a Londra, Durham, Leeds, Brighton e altrove. È anche appena uscito un interessante volume in inglese: The Works of Elena Ferrante: Reconfiguring the Margins, edited by Grace Russo Bullaro and Stephanie Love, Palgrave Macmillan, 2016.     Va tutto benissimo, perché la Ferrante è un caso commerciale, che merita discussione e approfondimento; perché il suo nome è femminile e fa gioco alla...

Un ricordo / Gianni Scalia. Dionisiaco anche negli errori

In quel periodo il nome che era meglio non fare a casa di Gianni era quello di Franco Fortini, suo acerrimo nemico accademico. Credo che avesse osteggiato la sua nomina a professore di alto livello ma è questione che non so e non voglio definire più esattamente. Non conoscevo il lato accademico di Gianni, sono stato suo allievo de facto anche perché vicino di casa. Da via dello Scalo a via Riva di Reno erano cinque minuti a piedi. Salivo da lui e mi accomodavo tra i libri, che erano l’unico mobilio del grande appartamento. Non c’erano mobili in quella casa, e se c’erano erano coperti di libri, a decine e decine di migliaia, fino al soffitto e dovunque. Era in causa con il condominio per seri pericoli di crolli, tanto che il comune gli aveva offerto una sistemazione altrove.   Non conoscevo Fortini di persona, ma lo avevo letto, e mi era capitato di incontrarlo insieme ad altri aspiranti scrittori. Questo è il ritratto di Gianni Scalia e non voglio fargli il torto di inserirci surrettiziamente quello di Fortini! Ricordo però che pensai: “Ma caro Gianni, proprio Fortini dovevi sceglierti come nemico?!”. Di Fortini in realtà non saprei dire proprio nulla. Mi era sembrato...

L’Italia si ricorda del Sud quando va in vacanza

Mi piacerebbe intervenire nel dibattito tipicamente estivo sul Mezzogiorno d’Italia. Non a caso ci si ricorda che l’Italia ha un Sud quando si va in vacanza, il Sud è la pausa estiva per politici, governanti, giornalisti e opinion makers. Eppure ben venga un’attenzione rinnovata nei confronti di questa metà del paese. Non voglio entrare nel merito delle polemiche. Certamente c’è molta banalità circolante, purtroppo anche in chi ci governa. Il “piagnisteo” di cui viene tacciato chi si preoccupa del Sud fa parte di una maniera elegante di fuggire i problemi trasformandoli in retorica. A me interessa entrare nel merito della posizione particolare in cui si trova oggi il Meridione a partire dalla mia esperienza diretta della Sicilia e dell’enclave palermitano in particolare. Chi mi conosce sa quali emozioni contrastanti mi muovono quando tratto, scrivo, filmo, mi occupo della mia terra e come mi è difficile non solo viverci ma anche tornarci. E però mi sento chiamato in causa quando se ne parla.   Qual è la situazione umana, culturale, civile siciliana e in particolare quella della...

Agitare i sogni all’Università

Continua lo speciale a cura di Massimo Marino dedicato agli ottanta anni di Giuliano Scabia, uno dei padri fondatori del nuovo teatro italiano, maestro profondo e appartato di varie generazioni, artista sperimentatore, poeta, drammaturgo, regista, attore, costruttore di fantastici oggetti di cartapesta, pittore dal tratto leggero e sognante, narratore, pellegrino dell’immaginazione, tessitore di relazioni, incantatore. Dopo l’intervista Alla ricerca della lingua del tempo, la pubblicazione in quattro puntate del poema Albero stella di poeti rari – Quattro voli col poeta Blake (lo potete scaricare in pdf qui), l’articolo di Oliviero Ponte di Pino sul suo teatro, l’intervista di Attilio Scarpellini sulla delicata questione della violenza politica, incrociata in vari momenti dal ricercare di questo poeta teatrante, lo sguardo allo Scabia “veneto” di Fernando Marchiori, Francesca Gasparini racconta il laboratorio di Scabia all’Università di Bologna: il suo originale, erratico, esperienziale, teatrale insegnamento dal 1972 al 2005.   Domani sera Giuliano Scabia sarà a Milano alla serata di presentazione del nostro...

Gladwell, Davide e Golia

Davanti a tante pessime notizie che si leggono ogni giorno, sui quotidiani, nel web, o si ascoltano alla radio e in tv, vale la pena di procurarsi e leggere l’ultimo libro di Malcom Gladwel, Davide e Golia (tr. it. di D. Cormelati, Mondadori). Per chi ancora non lo conoscesse, bisogna dire che Gladwell è uno dei collaboratori di prestigio del “New Yorker”, autore di un libro davvero interessante, Punto critico (Rizzoli), uscito anni fa, e di altri stimolanti saggi. Giornalista di formazione scientifica, coltiva il gusto di dissolvere i luoghi comuni; si diverte a ribaltare le certezze diffuse anche tra i colti. Ora il sottotitolo del suo ultimo libro è: Perché i piccoli sono più forti dei grandi.   Per illustrare questo concetto è ripartito dal famoso duello tra il gigante filisteo, Golia, e il giovane pastore israelita, Davide. Una storia che conosciamo tutti, dove un ragazzino fromboliere abbatte e decapita il guerriero armato di tutto punto e di dimensioni fuori dalla norma, tremila anni fa nella valle di Elah. Puntiglioso com’è, Gladwell spiega, sulla scorta di studi medici, che Golia soffriva di...

Ivory Tower. Che cos’è l’Università?

Che cos’è l’Università? Un recente documentario sullo stato dell’università americana – Ivory Tower – pone drammaticamente l’accento su come i campus universitari di molte medie e piccole università degli States durante questi ultimi anni abbiano trasformato il loro modello standard di riferimento. Stanno diventando sempre più dei parchi di divertimento per l’intrattenimento degli studenti piuttosto che luoghi d’istruzione e d’emancipazione – un modello insomma più vicino a Disneyland che a Harvard.   Se ne trae l’idea che l’università concepita come luogo atto a sviluppare quelle capacità d’immaginazione e di pensiero che ci rendono umani, in vista non solo dello sviluppo economico di un paese ma anche della realizzazione compiuta della democrazia e del rafforzamento dei valori che la fondano, stia venendo meno. Inoltre – e non da ultimo – l’università è anche il luogo dove ci si misura con se stessi, attraverso gli esami, il rispetto delle scadenze per le consegne, l’impegno nella scrittura di una...

Conflitti, controversie, paradossi

Che cosa hanno in comune i giovani corpi ustionati by self-immolation della primavera araba, i corpi nudi politicamente imbarazzanti delle Femen, con il boicottaggio all’introduzione dei questionari di valutazione INVALSI attivato in massa da studenti e docenti italiani la prima settimana di maggio, e che sembrerebbe già caduto nell’indifferenza?   Genealogicamente, hanno molto in comune, incluso l’indifferenza.     Chi ci invita a guardare alle forme di conflitto e resistenza dove il corpo diventa dispositivo di lotta contro l’affermarsi di un nuovo discorso intorno al potere, è ancora Monsieur Foucault. Perché è lì che emergono le famose rotture ispezionate dal profeta di terzo tipo (vedi UGenea 2), lungo l’immenso lavoro dedicato alla genealogia del soggetto: la costruzione di un nuovo uomo attraverso il suo assoggettamento al sapere disciplinare. È questa la vera indagine che attraversa tutta l’opera di Foucault ben prima e oltre Archeologia del sapere, fino a Storia della sessualità, ed è con questa eredità che UGenea osserva l’università...

Audit versus Automation University

UGenea raccoglie/incrocia le riflessioni di studiosi, artisti, ricercatori che, grazie ad un particolare modo di osservare, indagare, rappresentare, raccontare, contribuiscono alla formulazione di un approccio GENEALOGICO alla conoscenza che, in questo primo caso, riguarda l’Università. Trasversalmente alle discipline, incontreremo autori noti e meno noti, del presente, passato recente o più remoto, che guardano criticamente alla modernità, mettendone in luce limiti e potenzialità attraverso una narrazione originale, che si fa palestra per il pensiero sul futuro: Friedrich W. Nietzsche e Michel Foucault, Friz Lang, Agota Kristof, Antonio Caronia, Edgard Morin, Humberto Maturana, Bruno Latour, Marshall McLuhan, James G. Ballard, Michael Power, Laura Maran, Francesco Monico, Alessandro Monti, Pier Luigi Capucci, Alberto Melucci, Patrizia Moschella, Paola Rebughini. E ancora Maurice Benayoun, Alexandre Joly, Rebecca Allen, Cristiano Ceccato, Golan Levin, John Maeda, Max Weber, Francisco Varela, Ignacio Matte Blanco, Galileo, Franz Kafka, Buckminster Fuller, Bertold Brecht, Ivan Illich, Rainer Werner Fassbinder, Giovanni Leghissa, Derrick de...

Della Controversia, ovvero la libertà della conoscenza

Nella mia pratica di gestione di ricerca in un Dottorato internazionale, il Phd Planetary Collegium M-node, ho iniziato a pensare che in uno stato civile la legge non può imporre che l'Accademia risolva in un certo modo, ad esclusione di altri, il problema del rapporto e della tensione tra la tradizione culturale e il farsi del quotidiano. Tuttavia il processo cui le grandi forze della tradizione vanno subordinando i loro scopi a ciò che si illudono di assumere come semplice mezzo – ovvero al crescente potenziamento della tecnica, che diventa il loro autentico scopo supremo – è insieme il processo in cui il tipo di Accademia che presenta la tecnica come semplice mezzo per la promozione dei valori della tradizione è destinato a lasciare il passo al tipo di Accademia che invece rispecchia in sé la progressiva subordinazione dei valori e degli scopi tradizionali all'incremento indefinito della potenza dell'apparato scientifico-tecnologico.   Noi non possiamo sapere nulla sul mondo, né sul macrocosmo né sul microcosmo, su noi stessi, senza fare ricorso alla razionalità scientifico-tecnologica: essa...

Cattivi silenzi

Mi ha molto colpito una (cattiva) abitudine che ormai è diventata pratica corrente nel mondo di oggi. Primo Levi raccontava che nel Lager, tra le miriade di umiliazioni subite, una delle più offensive era la mancanza di risposta da parte dei nazisti e di tutto il personale di Auschwitz che alle domande dei prigionieri non rispondevano mai, nemmeno con uno sguardo. Era appunto in quel “voltarsi dall’altra parte” che Levi si sentiva umiliato e offeso, perché vedeva in quel banale gesto di scarto, un modo ancora più subdolo e sottile per cancellare l’umanità e la dignità dell’altro.   Nella nostra infelice e malata epoca contemporanea, sembra diventata ormai una pratica diffusa quella di scansare le risposte, di eludere le domande. Il silenzio, da sempre visto come segno di saggezza e riflessione, è ormai diventato un segno di falsa educazione. “Non ti rispondo per non offenderti”, sembrano dire quei visi duri, quegli sguardi fissi nel vuoto. Servizio Pubblico di Santoro ci rende spesso partecipi di queste modalità assurde, fastidiose, da parte di quei tecnici che dall’...

Ohio: swing state

Se doveste scegliere uno stato dell’unione dove assistere alla prossima campagna elettorale per le presidenziali americane, non dubitate nemmeno un secondo e venite qui, a Cincinnati o a Columbus, in Ohio. L’Ohio è lo “swing state” per eccellenza, l’ago della bilancia elettorale, il “bellwether state”, dove si capisce dove andrà l’intera nazione; lo stato che incarna la medietas nazionale rispetto alle preferenze di ogni tipo. Non a caso moltissime multinazionali hanno la loro sede americana qui, proprio per intercettare meglio e prima le tendenze dell’intero continente, soprattutto in termini di trend di consumo. E non sorprende quindi che Obama e Romney siano ritornati da queste parti in diverse occasioni durante la campagna elettorale, perché la battaglia elettorale non si vince a New York o in Texas, dove la polarizzazione politica è stabile da tempo, ma in questi stati “cerniera” - dal punto di vista sia geografico, che sociale. A riprova la percentuale dei voti: a livello nazionale il 50.6% per Obama contro il 47.80% per Romney, in Ohio 50.18% contro 48.18%.   L’...

Yo Soy 132 e il futuro della democrazia messicana

Antonio Attolini, studente universitario di 22 anni, è uno dei leader giovanissimi del movimento Yo Soy 132, movimento sociale messicano scaturito prima e dopo le elezioni presidenziali del luglio 2012. Il loro percorso si sta strutturando a partire da una richiesta di base (la democratizzazione dei media), una fitta rete di relazioni con altri movimenti e intellettuali, manifestazioni pubbliche, oltre a concretissime proposte di legge per il miglioramento della democrazia messicana. Una democrazia corrosa dal narcotraffico e dalla corruzione, con alcune evidenti consonanze con la storia italiana... Queste sono le domande che in un piovoso pomeriggio di luglio ho proposto a Antonio, per offrire maggior luce sul movimento Yo Soy 132.       ALESSANDRO RAVEGGI – Le prime domande che ti faccio sono alcune domande basilari sul movimento Yo Soy 132: come è nato? Come si è formato e quando, il famoso hashtag di Twitter #YoSoy132?   ANTONIO ATTOLINI – Il movimento Yoy Soy 132 è nato una settimana dopo la visita di Enrique Peña Nieto alla Universidad Iberoamericana a Città del Messico, una universit...

La top ten è gentilmente offerta da Maalox Plus

La prima volta fu per caso. Laureato al Dams di Bologna indirizzo canterini, volevo fare la rockstar, le preoccupazioni erano relative agli arrangiamenti e il tempo aveva a che fare con la scansione metrica della partitura. Dopo un concerto a Roma il gestore del locale mi disse “ho solo banconote da mille euro, vi faccio un assegno” e io pensai, adesso lo compila in macchina e lo intesta ai Good Ole Boys! Tutto sommato non me la passavo male, vivevo in 4/4 ma un po’ ci pensavo a questa storia del lavoro serio. La seconda volta fu per caso, uno stage per una free-press bolognese. Niente male, pensai, una redazione, accrediti, anteprime. Invece al colloquio mi dissero: “si tratta di distribuire i quotidiani al semaforo”. Gentilmente rifiutai.   Poi venne Milano con le sue lucine, gli ape, la circonvalla, le rape nelle pagine di cronaca, un master e le allettanti prospettive di lavoro. Pochi mesi al Piccolo Teatro, quello di Strehler, poi in una grande agenzia di comunicazione e lì il tempo cambiò significato, importanza, valore. Tutto fu risucchiato nell’immenso tritacarne dei mass-media e si trasformò in una...

Catanzaro / Paesi e città

In una campagna pubblicitaria di molti anni fa, Beppe Grillo, allora in versione “solo comico”, si era prestato a fare da testimonial tv per una serie di spot dedicati allo yogurt Yomo. Era indubbia­mente una pubblicità originale per quei tempi. Grillo caz­zeggia amabilmente con un mostriciattolo - ispirato da una parodia di Incontri ravvicinati del terzo tipo (1977) e da ET (1982) di Steven Spielberg - che è sceso sulla terra da un’astronave solo per mangiare lo Yomo. Mentre gesticola e motteggia al suo solito modo, in questa buffa situazione (immortalata in sei o sette spot prodotti e andati in onda all’epoca), spicca su tutto l’abbigliamento del comico. Un dettaglio nella partitura delle gag aveva evidente­mente il compito di sovraesporre la già comica assurdità delle scenette. Grillo indossa una tipica felpa sportiva da college che porta scritto, ben visibile e in un inglese a lettere cubitali, il logo “University of Catanzaro”. In realtà (ci vorrebbero le teche Rai per controllare), l’espediente comico della felpa derisoria che inalberava l’improbabile vessillo “University of Catanzaro”, Grillo lo aveva indossato anche prima di quello spot fortunato. Addirittura ai suoi...

Fuori sede

Le scuole hanno chiuso: per alcuni sono arrivati gli esami e in certi casi il pensiero va già all’università, magari da frequentare “fuori sede”, in città italiane diverse da quelle di residenza, o “addirittura” in altri Paesi.   Generalmente è una situazione - quest’ultima - che entusiasma le future matricole, e un po’ meno i genitori delle stesse. Vuoi per l’aspetto economico, non indifferente, vuoi per timori d’altra natura, diciamo relazionali. Ecco, se proprio ci si volesse fare del male, la lettura adatta per l’estate è Io sono Charlotte Simmons (2004) di Tom Wolfe. Dove si narra del primo, travagliatissimo anno alla Dupont University della protagonista, che proviene da un paesino del North Carolina ove… “I Simmons non avevano mai dato una festa a casa loro in County Road 1709 e persino quella, per la madre di Charlotte, non era da considerare una festa. Essendo una fedele seguace di una congregazione del Nord, la Chiesa del Vangelo di Cristo, pensava che i party fossero stati inventati da gente oziosa, con più soldi che carattere” (Tom Wolfe,...

Primavera messicana | La verità del cactus

La prima, più segreta, verità del cactus non è quella della sua resistenza all’aridità: è la sua fioritura, che a volte sarà splendida e smagliante, altre una corona regale al di sopra di affilate spine. Come la primavera, in Messico, questa non avrà mai sosta: attraverserà le stagioni e gli altipiani, si disferà al caldo tiepido invernale del Distrito Federal, scuoterà i propri colori nelle tormente estive in Chiapas, creperà la terra riarsa nel Nord della frontiera. E siamo proprio al Nord, nell’impressionante romanzo Porque parece mentira la verdad nunca se sabe di Daniel Sada. Dove due figli, Salomón e Papías, sputano in faccia al padre Trinidad, meschino commerciante di provincia, ribellandosi. L’oltraggio ha luogo nel paesino immaginario di Remadrin, nel quale, a seguito di una smascherata frode elettorale, cadono uno dopo l’altro cadaveri senza nome da un misterioso camion, in processione. Saranno i manifestanti uccisi in una rappresaglia governativa? E, tra quelli, ci saranno i figli di Trinidad? Quale sia la verità che sibila nei tourbillon di parole...

Bruno Osimo. Bar Atlantic

Il Bar Atlantic (Marcos y Marcos, 320 pp., 15 €) è il bar dell’Esselunga, un bancone circolare lucido di piastrelle blu oltremare; un approdo rassicurante per camerieri, commesse, magazzinieri e clienti abituali. Un non-luogo che del porto ha il nome oceanico, il viavai stanco e operoso e la confusione creativa di sonorità familiari e inusuali. Qui Bruno Osimo ha messo a punto il suo romanzo e qui il suo protagonista siede a un tavolino d’angolo: un caffè americano e il laptop acceso nelle pause sospese tra le tante vite incompiute che compongono la sua precaria unità. Adàm è israeliano, dottore in lingua e letteratura ebraica, ha trentacinque anni e cinque contratti in cinque università differenti; ha una casa a Milano, una moglie e cinque donne che lo aspettano nei porti remoti della sua odissea professionale.   È una routine collaudata: il lunedì dopo la lezione ad Alessandria cerca di soddisfare Paola, docente ordinario, spendendo il minor tempo possibile e senza molto trasporto. Il martedì invece è di Monìca, dai lineamenti semitici ed esotici e dalla voce roca...