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Daesh

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Goethe Institut Turin / Il Grande Vecchio ovvero La guerra delle immagini

  Il 15/16 marzo a Torino due giorni di incontri sul tema delle immagini e della violenza: come dobbiamo e vogliamo rapportarci a tutte queste immagini che pervadono e ossessionano la società occidentale? Che effetto ha il predominio dell’immagine sulla costruzione e tradizione del nostro canone culturale? È possibile formulare un’etica dell’immagine per il XXI secolo? Doppiozero riprende qui un contributo di Oliviero Ponte di Pino per contribuire a costruire un dibattito attorno al tema, urgente e fondamentale.   Si spara e si muore, tra le colline, nei deserti, nelle foreste. Si muore nelle città e nei villaggi. Si muore sulle mine e sotto il mirino dei droni. Si muore davanti alle telecamere, sgozzati da un ragazzino. Si muore falciati da un kalashnikov su una spiaggia. Sono sofferenze indicibili. Una violenza insensata, disgustosa, inaccettabile. Sta togliendo vita e dignità a decine di migliaia di esseri umani. È impossibile trovare le parole per questo dolore, per queste sofferenze.   Ma le guerre, oggi più che mai, non si combattono solo con le armi. Una delle guerre più lunghe e profonde, in atto da millenni, vede fronteggiarsi parole e immagini. Parole...

Opinioni pubbliche, denunce isteriche e il silenzio possibile / Blasfemia, censura e letteratura

L'attacco contro la redazione di “Charlie Hebdo” del 7 gennaio 2015 a Parigi è stato il prologo alle stragi successive, come gli attacchi sincronizzati del 13 novembre 2015. Attraverso la scelta dell'obiettivo e con le loro motivazioni, i killer e i loro mandanti hanno tentato di legittimare quel gesto clamoroso e tutte le stragi successive. Viene da chiedersi se la redazione di una rivista satirica che vendeva circa 30.000 copie a numero sia davvero un obiettivo strategico in uno “scontro di civiltà” come quello che vorrebbero scatenare Al-Qaeda, il Daesh, i loro padrini teologici e i loro alleati.   Il 7 gennaio non è stato colpito un obiettivo militare, e nemmeno un simbolo come il World Trade Center (emblema ed epicentro della globalizzazione made in USA, a pochi metri da Wall Street) o lo Stade de France, dove stava per scendere in campo la nazionale di calcio francese. In fondo quelli di “Charlie Hebdo” erano solo stupidi scarabocchi! A essere trucidato orribilmente è stato un gruppuscolo di vignettisti anarcoidi, assai lontano dalla destra e guardato con diffidenza dalla sinistra. Insomma, un bersaglio in apparenza marginale, forse irrilevante.   Se non fosse che...

Convivere con il terrore

Lutti politicamente corretti     Il giorno dopo l’11 settembre 2001, una mia amica docente universitaria, comunista da sempre, mi dice con una certa spavalderia che per lei tre ragazzi palestinesi morti in uno scontro con la polizia israeliana proprio quel giorno la avevano impressionata molto di più delle migliaia di morti sulle Twin Towers a New York. È quel che si dice “avere due pesi, due misure”. Si ripete questa accusa dei due pesi e delle due misure ogni volta che qualche massacro in Occidente impressiona profondamente la nostra opinione pubblica. La si è tirata fuori, ovviamente, anche a seguito dell’eccidio del 13 novembre a Parigi. Si è detto: “Perché piangiamo tanto i 130 morti di Parigi e non gli oltre 40 morti di Hezbollah ammazzati qualche giorno prima a Beirut? Perché non siamo ugualmente scossi dai 224 passeggeri russi uccisi nell’esplosione dell’aereo sul Sinai l’8 novembre scorso? Eppure gli assassini sono più o meno gli stessi. I morti non sono tutti eguali?”   No, i morti non sono mai tutti eguali. La morte non ha lo stesso significato...

Dopo Parigi

L’ha detto molto bene una delle voci arabe più acute, Kamel Daoud: il gruppo fanatico noto con le iniziali inglesi di ISIS è prima di tutto una cultura (per alcuni una subcultura o una contro–cultura), solo secondariamente è una forza armata. Una risposta militare è urgente, ma nel tempo lo scopo principale sarà fermare l’espansione e i rimbalzi del suo odio.   I governi occidentali non hanno un piano su questo. Si limitano a seguire i sondaggi di opinione: secondo cui gli elettori, sia a destra che a sinistra, vogliono risposte immediate a questa infezione psichica. Prima o poi, i populismi infieriscono sulle conseguenze dei mali, lasciando indisturbati i mali stessi. Purtroppo, le risposte troppo calde alla paranoia, più che arrestarla rischiano di diffonderla. Le sue contraddizioni si propagano. Voci crescenti chiedono di non accettare più immigrati “arabi”, dimenticando che in gran parte essi sono proprio in fuga dall’ISIS: sono cioè un prodotto dell’odio fondamentalista, non una sua causa. Senza rendersene conto, l’Occidente ripete crudelmente una tragedia assurda,...

Let's Love

Dico “exposer” a proposito di una mostra d’arte a Parigi. Dico “exposer” ma la mia amica capisce “exploser”. Esposizione/esplosione: in italiano sono meno omofoni che in francese, dove tra i due si glissa giusto una elle. Può essere colpa della mia pronuncia difettosa, dei lavori in corso sulla facciata del palazzo adiacente, del vicino che sposta il tavolo accanto per passare perché sulle terrasse dei café lo spazio è millimetrico, di una banale interferenza nella trasmissione di un segnale tra mittente e destinatario, della distanza tra la mia bocca e le sue orecchie.   Può essere. Ma sappiamo bene che non è così, che non si tratta di una variante del duetto tra Armstrong e Fitzgerald: “You like poteto and I like potato / You like tometo and I like tomato”. Io dico “exposition” e tu dici “explosion”? No, perché ogni volta che dirò “exposer” penseremo a “exploser”, perché sentiremo a lungo “explosion” dietro “exposition”, perché continueremo a parlare di esplosione anche...

Terrorismo e videogiochi

Anche nell'attacco a Parigi, i videogiochi. La tipica inquietudine che genitori, educatori e frettolosi commentatori provano nei confronti dei videogiochi, da quando questi ultimi sono nati, oggi prende proporzioni abnormi. Questo perché si è saputo che i reclutatori di Daesh attirano e addestrano terroristi con giochi come Call of Duty e l'organizzazione comunica anche attraverso le chat delle Playstation, efficienti e difficili da intercettare. L'ansia per l'adolescente di famiglia, la sua possibile dipendenza dal joystick e il possibile scambio fra vita virtuale e vita reale, si amplifica a dismisura, diventa una questione politica e militare di livello planetario. È la Realtà tutta, che oramai teme il proprio Game Over.   Nell'intervista che un invero riluttante Daniel Pennac ha concesso per Repubblica a Fabio Gambaro (19/11/2015) riecheggiano le argomentazioni contro i videogiochi che normalmente, e da decenni ormai, seguono certi violenti casi di cronaca. Parlando dei terroristi, Pennac dice: «Nelle loro azioni omicide c’è la ricerca di sensazioni estreme ai limiti dell’estasi, come nello...

Il copyright del male, il copyright dei morti

Cosa sta accadendo intorno a noi? Qualcosa che nella sua radicalità estrae dal comune sentire le onde più profonde dell’ovvietà. Un’ovvietà che fa fatica ad applicarsi a tragedie, a terribili avvenimenti, ma che una volta trovato lo spiraglio è inarrestabile. Lo si vede nei commenti su quella fogna che è ormai diventata Facebook, lo si vede però anche nei discorsi, negli scambi di battute. È l’Occidente che viene fuori, mai come adesso, anche nelle più remote periferie dell’Impero. E che riafferma con forza di “sapere”. Quando centinaia di migliaia di messaggi in occasione dei fatti terribili di Parigi si concentrano sulle “colpe dell’Occidente”, quando ci si indigna che si notino i morti parigini ma non quelli di Beirut, tutto questo manifesta l’idea che la gestione del male mondiale è e deve essere ancora nostra. Ogni terrorista e ogni organizzazione terrorista è “chiaramente” pilotata dall’Occidente, ogni fatto luttuoso in Europa o negli Stati Uniti fa parte di una “strategia della tensione” di cui i terroristi...