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Disney

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Star Wars. Il fandom colpisce ancora

Nel caso siate latitanti in un bunker sotterraneo da qualche anno, potreste non essere al corrente del fatto che il 16 dicembre la Disney ha fatto uscire in pompa magna l’ultimo (per ora) capitolo di Star Wars, questa volta col sottotitolo Il risveglio della Forza, diretto da J.J. Abrams e probabilmente destinato a battere tutti i record battibili nel rutilante mondo dei blockbuster hollywoodiani. Nel caso poi la vostra latitanza duri da diversi decenni, potreste non sapere nemmeno che Star Wars ha fatto la sua comparsa nell’immaginario collettivo nell’anno domini 1977, primo film di una serie creata da George Lucas che sarebbe poi proseguita con altri cinque capitoli realizzati tra il 1980 e il 2005 (sulla qualità degli ultimi tre episodi non ci soffermeremo).   Ai fini di quest’articolo in fondo contano solo queste informazioni, insieme alle non trascurabili nozioni riguardanti gli incassi stratosferici (prima al cinema e poi in home video) e la straordinaria capacità della saga di convertire al suo credo milioni di fan, disposti a qualsiasi tipo di perversione pur di dimostrare al mondo la loro fede ed...

Inside Out. Del cinema cognitivista

I film per bambini sono il risultato di un’impresa immane: devono piacere al target elettivo, gli infanti, ma anche ai genitori che li accompagnano. Altrimenti gli adulti, spettatori coatti, direbbero “Possibile che io debba portare i miei figli a vedere simili baggianate?” e finirebbero col sabotare l’andata al cinema, malgrado pianti e strilli dei piccoli. Occorre quindi evitare anche agli adulti – ai quali capita anche, talvolta, di essere persone colte – una emozione che non è prevista nel film Inside Out: la noia. Un’emozione fondamentale per scrittori e filosofi – se ne occuparono Kierkegaard, Sartre, Moravia, Agamben – ma evidentemente non per l’Ekman-Pensiero. Si dà il caso che questo film della Pixar e di Disney – scritto e diretto da Pete Docter e Ronnie del Carmen – sia ispirato alle teorie del citatisssimo psicologo Paul Ekman, il quale ha “scoperto” che ciascuno di noi è retto da sei emozioni fondamentali: rabbia, paura, tristezza, disgusto, gioia e sorpresa. I registi hanno eliminato la sesta, ma saggiamente si sono parati i fianchi dalle ire femministe dando a...

Inside Out. Emozioni-pulsanti

Appena uscito, mi sono precipitata a vedere Inside Out, da grande amante del cinema di animazione quale sono. E naturalmente non ne sono stata delusa, c’era tutto il corredo delle trovate che mi rendono questo genere congeniale e gradito: ecco il personaggio della Tristezza, per esempio, un vero crocicchio di motivi: il collo alto degli esistenzialisti francesi; la ciccia come in Bridget Jones e naturalmente “blue”, cioè del colore il cui nome in inglese indica anche uno stato d’animo depresso o addolorato. E poi l’amico immaginario, un insieme di animali diversi come l’ornitorinco studiato da Umberto Eco ma meno filosofico, essendo costituito da deliziosi sfilacci di zucchero filato rosa. Insomma mi sono goduta il film, contenta anche che si parlasse finalmente di emozioni, in un mondo formato Wikipedia dove tutto sembra ridursi a cognizioni o peggio, a intelligenze artificiali. Ma scesa dalla giostra mi sono interrogata sulla visione del mondo, dell’individuo e della società che questo film veicola.   Da almeno un paio di decenni si parla di fine delle ideologie ma niente e nessuno può sfuggire al fatto che la...

Inside Out. Emozioni esistenziali

Riley è una bambina alle prese con uno sconquasso esistenziale. Cambiare casa e città contemporaneamente rappresenta un dramma che nessun bambino vivrebbe a cuor leggero. Ciò nonostante, Riley riesce a dissimulare il proprio disappunto. Le buone maniere della sua buona educazione di provincia le impediscono di rivelare, in primis a se stessa, la sua avversione a un cambiamento che si preannuncia, comunque, colossale.     Il cervello, però, non tradisce. Che si tratti di un vero e proprio trauma, lo capiamo, infatti, grazie alla trovata principale del film che racconta le sue vicende, drammatizzando ciò che avviene nella sua mente in reazione agli eventi della vita. Ad animare lo spazio della sua emotività, ritroviamo, così, 5 personaggi, ognuno dei quali impersonante una passione di base: gioia, tristezza, disgusto, paura, rabbia.   Sul fatto che l’idea di rappresentare il pensiero e il comportamento attraverso la metafora della mente sia un espediente narrativo già largamente utilizzato in ogni ambito della produzione culturale, dalla filosofia alla psicologia, dalla pubblicità al cinema...

Inside Out: pianto, rimpianto, compianto

Il film di cui si parla nella rubrica Odeon di questa settimana ha già suscitato reazioni entusiaste, un grande interesse ma anche critiche e discussioni accese, in relazione ai temi trattati. Pertanto doppiozero ha pensato di fare seguire all’articolata recensione di Andrea Bellavita una serie di interventi di collaboratori.         Nel suo sorprendente e disturbante (e per questo necessario) L’infanzia non è un gioco. Paradossi e ipocrisie dei genitori di oggi, Stefano Benzoni scrive: “Che cosa desideriamo noi dai bambini? Come desideriamo che siano? Li vogliamo docili e appagati, meglio se appagati di spettacoli che piacciono anche a noi. In questo senso, l’onnipresenza del fantastico negli intrattenimenti per bambini è forse uno dei fenomeni più evidenti del modo in cui i genitori oggi tendono a confondere l’educazione al gioco con il proprio intrattenimento, il bimbo buono sa starsene buono e godere degli spettacoli fantastici che piacciono anche a mamma e papà”. A supporto della sua tesi mette insieme, non senza una certa pindarica forzatura, le saghe di Harry Potter e de Il...

I nuovi paesaggi del video mapping 3d

Il cinema, nel corso del tempo, ha sempre cercato di uscire dagli spazi angusti dello schermo per abbracciare superfici insolite e impreviste. Negli ultimi anni questa tendenza si è estremizzata in modo tale da assumere le caratteristiche di una forma artistica propria.   Si tratta del video mapping 3d, una nuova declinazione della videoarte in cui le immagini sono concepite per essere proiettate su edifici, elementi scultorei artificiali o presenze naturali del paesaggio. In questo modo si modifica la percezione “naturale” delle forme tridimensionali, attraverso la sovrapposizione di una “pellicola” di luce, che, nell’oscurità dell’evento notturno, realizza la sensazione di una nuova realtà fluida, che va a sostituirsi all’elemento solido esistente.   Una poetica che rende questo tipo di eventi forti e coinvolgenti, e che trova a sua efficacia proprio nel gioco con l’ambiguità percettiva. La luce produce animazioni bidimensionali che si adeguano alle architetture, dapprima vi si sovrappongono e si insinuano per poi modificarle subito, oppure negarle con delle vere e proprie “...

Nonne e cibo

Se avete provato a leggere un fumetto di Topolino da grandi sapete che voglio dire: per qualche misteriosa ragione quando si guardano le vignette dopo una certa età si notano cose che i bambini non considerano. Loro si concentrano sulla storia, sui personaggi, sulle azioni, sui “paf!”, “gulp!” e tutto il resto, noi su sfondi, passanti, paesaggi, tratti, colori etc. E sui cani. I quali, si sa, nei fumetti Disney hanno una caratteristica comune: somigliano ai loro padroni. Il tizio col bulldog ha la tipica espressione arcigna di questa razza, la signorina con il barboncino ha i capelli ricci un po’ lunghi che penzolano come delle orecchie, nonché l’atteggiamento aristocratico tipico di questo quadrupede e via così. Nelle fotografie di Gabriele Galimberti che compongono il reportage Delicatessen with love, accade qualcosa del genere.     I protagonisti, o per meglio dire le protagoniste, tutte invariabilmente nonne, somigliano ai piatti che hanno appena cucinato. Si tratta infatti di una collezione di immagini che affianca uno scatto fatto a un piatto a quello che ritrae la sua cuoca, dietro a un tavolo sul...

Disordine nella savana

PNEUMATICI. Osservo ammirato i sandali neri del masai, piatti per non lasciare impronte sul terreno. Questo straordinario popolo africano di guerrieri e pastori fa da guardia notturna al campeggio eco-compatibile in cui mi trovo, immerso nella savana sud-orientale del Kenya.Chiedo al masai di cosa sono fatte le sue scarpe, aspettandomi il nome di qualche pericoloso animale. La risposta mi lascia di sasso: vecchi pneumatici. “Ex Africa semper aliquid novi...”   SAFARI. In swahili Safari vuol dire viaggio, un viaggio nel viaggio insomma, e un viaggio nella storia, perché questo ambiente è il più vicino a quello dei primi uomini. Il mio non è un safari fotografico, che ha preso piede quando sono stati banditi il bracconaggio e, in seguito, il commercio d’avorio. Certo, da quando non si deve più chiudere un occhio per guardare dentro l’obiettivo della macchina fotografica, si possono scattare foto senza distogliere lo sguardo da quanto ci sta davanti. Ma per il ghepardo adagiato sul formicaio ci vuole uno zoom professionale che non ho, e poi di immagini così ne ho viste già tante. Preferisco...

Nella stupenda notte della crisi

Che fare: Milano. Nell’Italia degli anni settanta e ottanta era prassi che le città medie e grandi avessero una politica culturale fatta di mostre, concerti, incontri, per arrivare fino ai corsi delle 150 ore. Un desiderio di acculturazione diffusa che valeva tanto più per Milano se si pensa alla tradizione del Piccolo Teatro e della grande stagione di mostre di Palazzo Reale. Quello che è successo dopo lo descrive, da par suo, Giovanni Agosti in Le rovine di Milano, appena uscito da Feltrinelli. Ora nella città lombarda, dopo l’inaspettata vittoria di Pisapia alle elezioni comunali di primavera e la nomina di Stefano Boeri , ben noto in molti ambienti culturali, ad assessore alla Cultura, non è però più tempo di cahiers des doléances o di aggirarsi per rovine fumanti, anche perché singoli e piccoli gruppi hanno continuato ad agire. Doppiozero ha chiesto a chi lavora nella Milano della cultura di indicare un singolo progetto nel proprio settore e la strada per arrivarci per migliorare la qualità dell’offerta culturale e, di conseguenza, la convivenza civile. Lo abbiamo chiesto ad under 40,...