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Abruzzo

(12 risultati)

Il sacro e il nomade / Ricette immateriali. Pizza scima

Una ricetta che porta in Abruzzo, terra dove la montagna spesso incombe oltre la linea azzurra del mare. Ma è anche ricetta che porta altrove, ovunque la cultura ebraica abbia trovato radici. Pizza scima nel senso di scema, non lievitata, attributo che la dice lunga su valore della lievitazione e del pane lievitato tra i Cristiani e sui distinguo che invece la cultura ebraica applica alla stessa sostanza. Per gli Ebrei la lievitazione è infatti anche corruzione; la lievitazione migliora il sapore e la nutrizione degli impasti di grano – alimento vitale per eccellenza – ma anche li trasforma e li corrompe. Senza sapere di lieviti e batteri, la cultura ebraica associa la fermentazione alla decomposizione, ne intuisce la parentela pur non sapendo nulla dei microorganismi e delle loro azioni. Farina di grano, olio e vino la triade mediterranea per questa focaccia. Triade essenziale lungo l’abisso dei tempi fimo a quando l’espressione alimentazione mediterranea trova ancora un suo senso. Almeno fino ai Fenici che sembra portarono i trabucchi l’antico sistema di pesca con reti fisse sulla costa di Abruzzo dove questo  piatto viene preparato e consumato così come anche all’interno,...

Su l’Aquila a quasi dieci anni dal terremoto del 2009 / Balla sui monti, balla coi matti

A quasi dieci anni dal terremoto, L’Aquila non è ancora la città che ci si aspettava sarebbe diventata all’indomani di quell’infausta data: 6 aprile 2009. Non ci sono smart city all’orizzonte (per fortuna!), né tantomeno si è saputo dare continuazione a un passato universitario – perché ormai si tratta di un vero e proprio passato, forse persino di un passato ‘remoto’ – che sembrava, dopotutto, rendere la nostra città un posto vivo, pieno di energie, in fondo accogliente, per quanto agonizzante sotto tanti altri punti di vista. Né, ancora, l’exploit dei movimenti all’indomani del sisma ha saputo dare il via a un cambiamento decisivo nella composizione sociale, politica e culturale di una comunità che preferisce tornare indietro, prima ancora che rimanere immota. Bisogna dirselo, senza scuse né infingimenti. Il triste motto cittadino, Immota manet, se letto metaforicamente come un invito a dismettere ogni aspettativa di reale cambiamento, risuona spesso come uno scherzo di cattivo gusto, con un’ironia che ci risparmieremmo, altrimenti, ben volentieri. La terra, all’Aquila, trema spesso, eccome, ma trema innanzitutto all’idea di poter rinunciare alle sue dinamiche paludate, al...

Roma e il “respiro” dell’Appennino / Ricette immateriali. Amatriciana

Amatrice è nome e suono che inevitabilmente riporta al terribile terremoto del 2016. Nei giorni successivi a quella prima scossa del 24 Agosto, dopo le vittime e dopo le macerie e poi ancora dopo la polvere delle rovine e quella delle inefficienze, tra le innumerevoli parole ascoltate, molti inaspettatamente, impararono a conoscere che uno degli alimenti tipici dell’identità romana aveva avuto origine tra quei monti, lì ad Amatrice.   L’Amatriciana per chi la conosce può infatti essere quasi come un’eco di Roma, un suo sinonimo non troppo lontano.  Inevitabile: dire Amatriciana è creare anche un’associazione di senso, è recuperare un’esperienza che dal gusto e dalle papille sale alla memoria dei luoghi, alla consapevolezza della conoscenza lungo i percorsi emotivi e i “riconoscimenti” che gli alimenti di una comunità sempre rivelano. Perché il cibo della tradizione è sempre “un gusto e un sapere” di tutti... non ci sono chef nella tradizione alimentare, la quale poggia su basi spesso secolari: sono solo il tempo e i luoghi... questi gli ingredienti nascosti e irrinunciabili di ogni tradizione che sia tale.   E poi qui siamo di fronte a uno dei pilastri della cucina...

La sapienza degli Appennini / Ricette immateriali. Le virtù

A lungo gli Appennini sono stati una spina dorsale geografica e umana, inevitabilmente culturale, dell’Italia. Una realtà, secondo la lezione di Fernand Braudel, mediterranea come il mare che li lambisce e quasi mai ne è distante.    Una realtà che tuttavia non è sopravvissuta ai profondi mutamenti economici della seconda metà del Novecento e che la modernità ancora oggi “cristallizza” in un lento e progressivo abbandono, apparentemente irreversibile.    Un punto di equilibrio non si intravede ancora eppure in territori esangui dal punto di vista demografico ed economico sopravvive parte dell’antica cultura tradizionale e, ancora nitida, resta la sua memoria. La “dimenticanza”, quasi la rimozione da parte del nostro paese di un intero territorio, ha permesso di conservare maggiormente quello che in altre zone d’Italia, più fortunate geograficamente, si è inevitabilmente perduto.   Oggi resiste in molte comunità il sentimento diffuso di un patrimonio culturale da preservare; insieme a questo, timidamente si fa strada anche la consapevolezza che questo patrimonio ha un suo interesse e un suo valore anche economico, se è vero che nella società odierna appare...

Progetto Jazzi / Le esperienze del ritorno in Rete

  Prosegue l’intervento di doppiozero a sostegno del Progetto Jazzi, un programma di valorizzazione e narrazione del patrimonio culturale e ambientale, materiale e immateriale, del Parco Nazionale del Cilento (SA).    Dagli jazzi (“iacere, giacere”) ­– dimore temporanee, giacigli per il ricovero di animali da pascolo – prende il nome il progetto di “valorizzazione” del Parco del Cilento e del Vallo di Diano, la seconda area protetta italiana per estensione dopo il Parco del Pollino in Calabria. Con i suoi infiniti percorsi naturali, tra il mare e i monti, e un ricchissimo complesso di mulini, frantoi, ripari, stalle, cantine.   Ripari per animali da pascolo, visioni di mari e di monti: una modalità di “abitare la natura”– o di riabitarla in forma di casa, oltreché di paesaggio – che mi fa pensare al Parco intitolato a Francesco Biamonti nel Ponente ligure, i sentieri mediterranei fra gli ulivi, i percorsi degli ovili che ho avuto l’occasione di visitare (con base a S. Biagio della Cima): lì nei luoghi dei romanzi-paesaggio di Biamonti (così li ha definiti Italo Calvino) dove “uliveti abbandonati, muretti a curve, a spigoli, a controtornate (Attesa sul mare)...

Tavoli | Ettore Spalletti

È quasi severo il tavolo di Ettore Spalletti, nella sua pulizia, nella sua essenzialità. (Chi è più abituato all'essenzialità oggi?) Poi scopri che l'essenziale è invece ricchissimo: fogli bianchi, di diverse dimensioni, evidentemente di una certa qualità, due matite, candide, bianche, come pochi hanno avuto modo di usare, un barattolo con forbici e pennelli e, forse, colore, infine la numerazione, quella di un quadro probabilmente, che potrebbe essere proprio quello che l'artista sta per comporre.   Questo tavolo è lo specchio della sua arte, della sua vita, della severità o, meglio, del rigore che ha adottato quando ha scelto di rimanere nel suo paese in Abruzzo ad occuparsi di ciò di cui sentiva urgente occuparsi: la possibilità di raccontare quel luogo, o, meglio, di raccontarsi in quel luogo, di dare spazio al suo sguardo tramite il suo lavoro, di raccontare i colori del suo cielo e la forma delle sue montagne.   Spalletti sembra aver bisogno di così poco per fare così tanto. Poi però scopri qualcosa che destabilizza tanta certezza: tre sedie, due...

In Abruzzo

Avrà avuto tanti difetti il compianto “Zi’ Remo” Gaspari, ma le autostrade che collegano l’Abruzzo al resto d’Italia, come già notava Manganelli, sono state una condizione necessaria per la scoperta di una delle regioni più appartate d’Italia. La notorietà di Pacentro, bellissimo borgo conficcato nel Morrone, a qualche chilometro da Sulmona e con la Maiella che incombe alle spalle, è aumentata da quando si sa che i nonni di Madonna, la rockstar di mezza età che di cognome fa, come è noto, Ciccone, vengono da queste parti. E allora servizi televisivi che promuovono improbabili riunioni di famiglia, seguaci di Lombroso che misurano le somiglianze (che ci sono!), hanno dato un po’ di lustro a Pacentro che in realtà brilla di luce propria per chiese, fontane, portali, uniti dall’uso della bianca e nobilissima pietra della Maiella. Ma da qualche anno si viene a Pacentro, anche da parecchio lontano, per un’altra ragione: sedersi alla Taverna dei Caldora del burbero ma per niente fesso Carmine Cercone e farsi belle mangiatine della cucina abruzzese “della montagna...

Orizzonte in Italia / Abruzzo e Molise

Continua Orizzonte in Italia, il giro in bicicletta lungo le coste della nostra penisola: la sesta tappa ci porta in Abruzzo e Molise.   Ai marinai di ieri e di oggi   Calypso al Lido   Dormire vicino a un ponte   Ecco la guida   La malinconia a Termoli   Ogni giorno per tutto il mese   Orizzonte in costruzione   Proprio sotto ad un ponte   Un trampolino ai fedeli del Molise    

Orizzonte in Italia / Liguria, Toscana

Orizzonte in Italia è un viaggio in bicicletta lungo le coste dell’intera penisola italiana, dalla Liguria lungo la Toscana il Lazio la Campania la Basilicata la Calabria la Puglia il Molise l’Abruzzo le Marche l’Emilia il Veneto il Friuli Venezia Giulia. Una discesa a sud e una risalita a nord. Un’unica linea dell’orizzonte marino da Ventimiglia a Trieste. Un pentagramma cromatico di orizzonti italiani.   L'idea alla base del progetto Orizzonte in Italia è quello di creare fotograficamente un'unica linea di orizzonte italiano che gira intorno alla penisola. La scelta di percorrere le coste italiane in bicicletta mi permette di stare sempre direttamente a contatto con il mare e l'orizzonte e di spostarmi agilmente ad un'andatura dinamica e lenta al tempo stesso. Seguire l'orizzonte e appuntare ogni singolo scatto fotografico su un quaderno: il luogo, l'ora, la metereologia. Scattare una fotografia e portare il proprio corpo sempre più avanti per percepire il contorno (il limite) di una forma.   Dear Jonathan.   Giornatina no.   Magra di notte.  ...

Giorgio Manganelli / La favola pitagorica

Pur essendo annoverabile in una longeva tradizione novecentesca di viaggi d’autore in Italia, l'odeporica di Giorgio Manganelli sembrerebbe appartenere piuttosto a quel genere letterario che lo stesso autore, altrove, si era premurato di precisare con la sua consueta diligenza di onomaturgo: la geocritica, ovvero il “trattare un luogo alla stessa maniera con cui trattiamo sostanzialmente un libro”. Sulla scorta di questa definizione, i suoi scritti di viaggio in Italia (raccolti da Andrea Cortellessa ne La favola pitagorica) possono così diventare note e trascrizioni di una sorta di di-vagare mentale. Manganelli può interrogarsi diffusamente sull’esistenza di Ascoli Piceno, ovvero discettare sull’Abruzzo tracciandone una cartografia eccentrica; nonché raffigurarsi Piacenza come un luogo esotico quasi quanto Singapore, o ancora osservare le vestigia della Magna Grecia come fossero epifanie misteriosamente familiari.   Come in Spagna mi ispanizzo, e in Germania vagheggio di farmi goethiano, così a Firenze sperimento una trasformazione, una insidia, una seduzione che non saprei descrivere in altro modo:...

Franco Quadri - via Ramazzini 8, Milano

“Credo che sia pertinace come un fanatico. Neppure se il mondo crollasse, abbandonerebbe il lavoro in corso o cambierebbe argomento. Nelle cose essenziali non è certamente influenzabile. Per il resto, per l'inessenziale, è senza difesa, probabilmente più debole di noi...” E. Cioran, Esercizi di ammirazione. Se penso a Franco penso subito a un meraviglioso sismografo. Lo vedo così, all'erta, ipersensibile, sempre in attesa della scossa. Questa scossa non ha luogo nel mondo, ma parallelamente. Nel teatro. Ovvero è originata nelle profondità del mondo ma si rivela nel teatro. Franco vive nel teatro. Da sempre, almeno da quando aveva quindici anni, quando ha cominciato ad appuntare sui suoi taccuini, meticolosamente, con scrittura minuscola e ondeggiante, tutto quello che nel teatro ha visto. La forma della sua scrittura negli appunti presi durante gli spettacoli è davvero un'onda: se si sfogliano i suoi taccuini, si ha l'impressione di seguire il ritmo di un cuore: è palpitante, minuziosa, ha una forma sinusoidale. La sua natura di sismografo gli ha permesso di entrare in contatto con l'...

Abruzzo / Viaggio in Italia

Chi abita al nord, o meglio, è originario del nord Italia, di norma non fa differenze: per capirsi, a Torino si dice che da Cuneo in giù sono tutti terroni. Abitudine ormai talmente radicata che addirittura Flaiano ironizzò sull’argomento in questo articolo del '45 dal titolo Terroni e polentoni: “In questi giorni i quotidiani hanno riportato la notizia di un manifesto che circolerebbe nel Nord, incitante quelle laboriose e integerrime popolazioni contro i ‘terroni’. I terroni sarebbero quegli italiani che vivono al di qua della linea Spezia–Rimini. La notizia ha fatto il suo chiasso. Qualcuno l’ha commentata con amarezza, scagliandosi contro i campanilismi, un giornale ha preso addirittura le cose al tragico. Pacifici lettori hanno visto, nell’immaginazione, chiudersi le porte delle città degli affari, altri hanno meditato in cuor loro le più tremende rivalse. Intanto occorre notare che gli autori del manifesto hanno fatto le cose troppo in fretta. Stabilendo una linea di demarcazione Rimini–Spezia, hanno lasciato insoluto il più grande problema della nostra storia e cioè se...